Archivio per giugno, 2009

Indirizzato, separatamente, per e.mail:

 

Alla cortese attenzione del Dottor Fulvio Conti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Enel spa

 

Alla cortese attenzione dell’ Ing. Paolo Scaroni, Amministratore Delegato di Eni spa

 

Castro, perla fulgida dell’ideale collana costiera orientale del nostro Paese, posizionata proprio là dove si celebra l’abbraccio tra Adriatico e Ionio, si staglia nel panorama delle meraviglie naturali, paesaggistiche,storiche ed artistiche, alla stregua di un autentico e sacro scrigno, perennemente dischiuso per l’ammirazione, la fruizione e il godimento, nello spirito e nel cuore, non solo dei suoi abitanti, ma anche delle popolazioni salentine e pugliesi in generale, nonché delle massicce schiere di turisti, visitatori e affezionati, provenienti da altre regioni e dall’estero.

Fiore all’occhiello della cittadina – insieme con il castello, le torri medioevali e le antiche mura del Borgo alto – è, da sempre, la Piazzetta della Marina, prospiciente le scogliere d’incanto e specchiata nelle acque cristalline della rada.

Purtroppo, nel pomeriggio del 31 gennaio 2009, la summenzionata Piazzetta è stata teatro di uno spaventoso crollo che, fortunatamente senza danni alle persone, ha ridotto ad un cumulo di macerie e rovine una serie di locali adibiti ad esercizi commerciali e diverse case di abitazione sovrastanti.

A valle della terribile disgrazia, si sono inanellati una serie di coinvolgimenti e implicazioni su più fronti. E però, ciò che si palesa più triste è il terribile spettacolo degli esiti del disastroso franamento, scansioni che suscitano dolore e lacrime dentro.

Basta soffermare gli occhi, per un momento di raffronto, su come era quel delizioso angolo e sulle condizioni in cui trovasi ridotto adesso.

Chissà, se ci sarà mai un cantiere di ricostruzione, di ripristino del luogo allo stato originario! Comunque, bisognerà superare tante difficoltà e saranno necessari tempi non brevi, prima che si arrivi a decidere e a porre in atto passi concreti e risolutivi

Nelle more, affinché Castro possa seguitare a vivere, in virtù dei palpiti e dei sussulti di laboriosità e di innato senso dell’accoglienza dei suoi abitanti ed operatori turistici, meglio se sostenuti, in questa delicata fase, anche da un concreto, rapido e sia pur provvisorio riscatto d’immagine e di visibilità “fisica”, ci vorrebbe, sarebbe opportuno e prezioso, un miracolo, un intervento prodigioso particolare.

A chi scrive, è tante volte capitato, nei suoi giri e periodi di dimora in varie città, di essere spettatore di lavori di rifacimento e/o di ristrutturazione di monumenti, chiese e altri immobili di prestigio, e di vedere i relativi cantieri inseriti in una sorta di palcoscenico a tutto campo, rivestiti da un sipario solido e adatto, spesso con la riproduzione della figura del monumento o dell’edificio. E di scorgere, su siffatti opportuni involucri, il nome e il logo di uno sponsor, o meglio dire di un mecenate, come, ad esempio, le insegne di codesto prestigioso Gruppo societario.

Ora, ponendomi giustappunto sulle orme di tale lodevole consuetudine, rara e perciò meritoria vocazione, a titolo personale, quale affezionato da sempre a Castro, e soprattutto nella veste di spontaneo e disinteressato promotore del “Gruppo Amici di Castro”, creato sul noto social network “Facebook” nelle ore immediatamente successive alla frana del 31/1/2009 e che conta oltre 2000 iscritti, mi permetto, sicuro della Sua sensibilità, di prendere l’iniziativa di lanciare un appello a Lei, massimo rappresentante di  ENEL /E.N.I. s.p.a.     .

La preghiera che Le rivolgo è di far visionare e approfondire, nel modo ritenuto più opportuno, dagli appositi livelli aziendali, l’evento precipitato su Castro e, beninteso raccordandosi preventivamente con l’Amministrazione Comunale, la Provincia di Lecce, la Regione Puglia, la Sovrintendenza e ogni altra struttura pubblica interessata, di considerare e realizzare al più presto un intervento per la ricopertura della parte della piccola collina e degli immobili franati, possibilmente con stampa, sul frontespizio, dell’immagine dell’angolo della Piazzetta come appariva prima del 31 gennaio 2009.

Totalmente fiducioso che questo appello toccherà la Sua attenzione e susciterà un fattivo coinvolgimento, attendo, con il cuore, di ricevere un Suo cortese riscontro e, ancor più, di prendere atto, mi auguro a breve, di un positivo seguito.

Sinceramente grazie, sin d’ora.

Distinti saluti.

 

Rocco Boccadamo *

Castro/Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

 

tel. 0836921154 – 3397488553

 

 

 

* giornalista pubblicista

 

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Serbo ancora vivo, nella mente, il ricordo del libricino di preghiere e devozioni dal titolo “Massime eterne”, che ciascuna donna del mio paesello possedeva e custodiva gelosamente per tutta la vita, portandoselo immancabilmente appresso e sfogliandolo con cura e raccoglimento durante la Messa e gli altri riti religiosi.

Anche le mie dolci zie materne ne erano fornite e, se mi comportavo bene, consentivano a me, bimbetto di tre – quattro anni, di maneggiarlo sotto il loro occhio vigile. Particolare caratteristica, quelle pagine erano farcite di numerose, a decine, piccole immagini colorate di santi e sante, giustappunto di santini.

Avevo preso talmente tanta confidenza con il libretto e gli allegati, che sapevo riconoscere le figurine senza bisogno di leggere i nomi, mi bastava scorrere uno spicchio delle immagini: in fondo, era come se compissi una sorta di gioco.

Oggi, che mi ritrovo tutt’altro che bimbetto e con i volumetti “Massime eterne” divenuti merce rara se non  completamente scomparsa,  gli anzidetti lontani ricordi pseudoreligiosi vengono rinfocolati dentro di me, pensate un po’, dalle valanghe di cartoncini propagandistici dei candidati alle elezioni, con volti  in artistica posa ad alta definizione a cui manca solo…l’aureola. Tali stampe costituiscono un’appendice, per l’agevole consegna nelle mani o nei taschini della gente, ai grandi, addirittura giganteschi, manifesti che campeggiano negli appositi spazi e pannelli.

Spero che non suoni irriverente l’accostamento fra santini del 2009 e immagini del libretto delle zie e che non s’ingeneri confusione fra sacro e profano.

Ad ogni modo, ritornando alle campagne elettorali, c’è da dire che sino ad alcuni decenni fa, si rivelavano efficaci i manifesti senza volti e di formato medio piccolo, recanti la semplice scritta “Vota A”, “Vota B”. Chiaramente, allora si rivolgeva più rispetto al senso della parsimonia e del risparmio, mentre di questi tempi – evidentemente nel miraggio d’interessi assai accresciutisi – imperversa la tendenza al facile spreco di risorse, spesso ingenti.

E’ vero, arriva sempre puntuale l’osservazione che i tempi sono cambiati, però, a mio avviso, non c’è affatto da consolarsi.

 

27 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

 

 

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Quando contavo dodici o tredici anni, nel mio paesello di Marittima ci fu un avvenimento notevole per l’intera comunità: il cambio del parroco.

A guidare la parrocchia di S. Vitale, arrivò, da una località più grande situata nelle vicinanze dove svolgeva il compito di vice parroco, don G. P., un presbitero ancora giovane e pieno d’energie, chiamato a subentrare ad un altro sacerdote avente il medesimo nome di battesimo, ma dotato di un temperamento in certo senso opposto, vale a dire oltremodo mite e tranquillo.

Già la domenica in cui prese possesso della nuova sede, don G.P. si distinse, e colpì l’affollata platea di fedeli, con un’omelia pervasa da accenti forti e da vibrati proclami, nonché ricca di richiami dei valori fondamentali cui, secondo l’oratore, bisognava improntare non solo la pratica strettamente religiosa, ma anche i rapporti di civile convivenza.

Nel giro di pochi giorni, il nuovo parroco mi adocchiò fra il gruppo di ragazzi che erano soliti frequentare le funzioni e l’oratorio e non ci volle molto perché arrivasse a conoscermi a fondo: lui dimostrava di ”considerarmi” e di apprezzarmi, io, in tal modo stimolato, iniziai ad essergli vicino, dedicandogli una parte del mio tempo libero dalla scuola e dai compiti.

Allora, erano ancora molto vive determinate abitudini risalenti a tempi antichi, ad esempio il rispetto dell’astinenza dai normali pasti e/o dal consumo delle carni in alcuni giorni dell’anno, fra cui il 7 di dicembre, vigilia della festa dell’Immacolata.

Don G. P., durante la permanenza nella sede precedente, in occasione di detta ultima ricorrenza aveva sempre rispettato, per il pasto frugale di mezzogiorno, una ricetta tipica, tramandatasi di generazione in generazione: “puccia” alle olive e tonno sott’olio.

Purtroppo, giunto a Marittima, si trovò spiazzato, giacché l’unico negozio di generi alimentari era sprovvisto di tonno in scatola. Il mattino del suo primo 7 dicembre, incontrandomi, mi confidò, di conseguenza, il rammarico di non poter conservare la tradizionale abitudine; al che io, mi sentii mosso da un subitaneo impulso e pensai bene di offrirmi di fare un salto in bici nella località dove risiedeva prima, onde acquistare per suo conto i due etti di tonno all’olio d’oliva ed evitargli il dispiacere della rinuncia.

Don G., ovviamente, accettò con un sorriso la mia disponibilità e mi diede i soldi occorrenti: nel giro di un’ora – un’ora e mezzo, il viaggio e la commissione furono compiuti. Il mio amico parroco mi espresse molta gratitudine e mi ricompensò donandomi cinque o dieci lire.

Il rito della trasferta in bicicletta per l’acquisto di un po’ di tonno la vigilia dell’Immacolata si rinnovò per diversi anni; poi, con l’approvvigionamento del prodotto anche da parte della rivendita di Marittima, non si rese più necessario e, quindi, cessò.

Non si esaurì mai, invece, la mia amicizia e la vicinanza, anche da adulto, nei confronti di Don G. P., il quale ha, difatti, celebrato il mio matrimonio e, successivamente, conosciuto i  miei tre figli .

 

27 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail:rocco_b@alice.it

 

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Leggo sui giornali di giovedì 25 giugno: ”Il 4 luglio prossimo arriverà e si insedierà ufficialmente a Lecce il nuovo arcivescovo Mons. D’Ambrosio. Ad accoglierlo, ci sarà anche don Cesare Lodeserto, già segretario del suo predecessore Mons. Ruppi, nonché Direttore del Centro di permanenza temporanea Regina Pacis di S.Foca”.

A tale notizia, in tutta franchezza e senza alcun ombra discriminatoria, mi domando e domando quanto possa rivelarsi opportuna, fine e delicata la presenza di don Cesare nell’ambito della citata solenne cerimonia.

Come è noto, il predetto reverendo si trova da anni al centro di vicende e procedimenti di carattere giudiziario e, per dirla con parole povere, è quanto meno “chiacchierato”.

Non a caso, lo scorso anno, ha ritenuto e scelto di allontanarsi dagli ambienti locali, partendo missionario per svolgere il suo ministero di solidarietà a beneficio di bisognosi nella lontana Moldova.

Non sarebbe meglio che, almeno il 4 luglio, don Cesare se ne restasse tranquillamente in quel Paese?

 

25 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Per cercare di rinfrancare un attimo la mente dall’eco delle insistite e noiose cantilene sull’ennesima diatriba scatenatasi intorno al binomio politica e pelo, desidero dare sfogo a qualche nota più leggera, con l’auspicio che sproni a riflettere su costumi e mode, vecchi e nuovi, che si affacciano e ci circondano.

Va prendendo piede, e penso ahimè che si tratti di un processo destinato a diffondersi a tutto campo, l’abitudine di inserire, nel rituale dei ricevimenti di nozze, lo sparo di fuochi d’artificio.

Dunque, come se non bastassero le spese per l’arredamento della nuova casa, gli abiti, i fiori, il ristorante, le bomboniere, i regali ai compari, il viaggio di nozze (cioè cifre enormi, talvolta superiori, ad esempio, alla liquidazione maturata nell’intera vita lavorativa da un genitore degli sposi), ora si aggiunge anche il costo dei botti e dei bagliori pirotecnici. Ma a tal genere di coreografie, non si ricorreva solo nelle feste patronali e, a voler abbondare, nell’ultima notte dell’anno?

Purtroppo, sembra che siamo vieppiù colpiti da un vero e proprio senso di stordimento sul tema della distinzione fra consumi necessari e voluttuari.

In particolare, nelle località di mare, detti crepitii e fragori assordanti ingenerano fastidio e disturbo anche mentre la gente se ne sta in quiete e in silenzio a prendere il sole o a fare il bagno. E devono, addirittura, spaventare l’innocente fauna ittica, tant’è che, negli ultimi tempi, sulla superficie del mare di Castro frequentato da chi scrive, contrariamente al passato, non si vedono più guizzare, in una sorta di rincorrersi al galoppo sulle onde invitanti e lievi, i nutriti nugoli di pesciolini azzurri, i quali, oltre a tributare letizia a noi umani, davano l’impressione di divertirsi beatamente tra di loro.

In compenso, giorni fa verso il crepuscolo, in un’altra marina del Salento, sullo sfondo di un cielo d’incanto, ho scorto volteggiare, alto e morbido, un affascinante e romantico aquilone, con la sua sagoma aerodinamica e la lunga coda svolazzante sotto la  carezza del vento: mi sono a lungo soffermato a rimirarlo, ritraendone un fascio di pensieri positivi e confortanti, non solo per l’inevitabile  riaffacciarsi di ricordi passati, ma anche come spunto di confronto con la quotidianità presente.

Ecco, una piccola idea a buon mercato, gli sposi del terzo millennio potrebbero arricchire la cerimonia delle loro nozze con una gara d’aquiloni. Sarebbe tutta un’altra cosa rispetto agli spari fumosi e inquinanti, un piccolo intermezzo di semplicità e magia nel loro giorno felice.

Dimenticavo di dire che, sopra a quell’aquilone, la scena era illuminata da una coppia di puntini fantastici: la fulgida Sirio e un’altra stella,  minuscola e lontana ma  non meno sorridente.

 

25 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_balice.it

 

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V’è obiettivamente da chiedersi, specialmente per noi pugliesi, che senso abbia affrontare nove/dieci ore d’aereo, faticose e dispendiose, per arrivare a godere dello spettacolo, ancorché fascinoso, d’atolli, lagune, fondali e barriere coralline, quando, a portata di mano, trovasi presente  una meraviglia della natura come l’arcipelago delle Tremiti, che poco e niente ha da invidiare, per bellezza e magia, alle famose e decantate Maldive.

Basta soltanto raggiungere il gruppo d’isolette, appena defilato dal Gargano, servendosi dell’elicottero in partenza da Foggia ed ecco che l’analogia con i tesori dell’Oceano Indiano è  quasi perfetta.

La sensazione di gustare uno spettacolo eccezionale, se non unico, si esalta e completa con il giro dell’arcipelago, via mare o attraverso i sentieri che si snodano ben mimetizzati nelle pinete, fra ripe scoscese e calette d’incanto.

Siffatto quadro, già di per sé e nell’insieme, è indiscutibilmente di una bellezza magnifica. Ad ulteriore arricchimento dell’opera d’arte naturale, mette conto di porre l’accento su due particolari sfumature,  pennellate speciali – diciamo così – del mirabile autore.

La prima, concerne il tramonto alle Tremiti, la qual cosa si configura come un arcobaleno di nuance e toni a tutto tondo; la seconda, identifica la notte di queste isole e la volta del cielo nella fase in cui, giustappunto, prevalgono la quiete e il silenzio: la coltre, lassù, non appare scura e tetra ma pitturata di un blu intenso, accompagnato da luccichii scintillanti e, inoltre, arricchita dai ricami degli infiniti puntini luminosi.

Peccato, che il concreto impatto quotidiano con  le Tremiti non sempre s’innesti con lo splendore, l’armonia e l’assetto delicato del territorio.

Ad esempio, vero e proprio pugno nell’occhio per la sublime tavolozza, almeno nel periodo d’avvio della stagione estiva, ecco, purtroppo, la presenza di numerose, e talvolta vaste, aree incolte, disgustose sterpaglie sintomo di degrado, a ridosso di case, esercizi commerciali e ricettivi e, finanche, d’edifici pubblici ancora nuovi o nuovissimi, quali il poliambulatorio dell’ASL, la sede distaccata del Comune e la moderna chiesa nell’isola di San Domino. Uno spettacolo – ma è pura e cruda realtà – da cancellare radicalmente, senza indugi, dal palinsesto.

E’ indubitabile che, per il governo di un’amministrazione comunale atipica del genere di quella delle Diomedee, i problemi sono tanti, si affollano e incalzano ed è pressoché impossibile risolverli con le sole risorse disponibili in casa,  non esistendo bacchette magiche.

E però, è parimente indubitabile che, nell’arcipelago di sogno, bisogna mettere mano ad una radicale pulizia, a costo anche di dover suonare la sveglia, fino ad un ritmo incalzante e assordante, all’indirizzo di Strutture pubbliche di livello regionale o addirittura nazionale, al fine di procacciarsi le indispensabili risorse finanziarie.

La natura merita un biglietto da visita e d’immagine più consono.

 

 

24 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail : rocco_b@alice.it

 

 

 

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Ormai da lunga pezza, solo solito sottopormi annualmente ad un ciclo di cure termali (fango-massoterapia), con soggiorno di tredici giorni in un hotel, appositamente attrezzato, di una località dei Colli Euganei. Acquistando il pacchetto promozionale della seconda metà di novembre, vengo a spendere circa 900 euro, oltre al  biglietto del viaggio.

Ogni volta che mi trovo nello Stabilimento, noto che un’apprezzabile parte degli ospiti “curandi”  è costituita da militari in servizio, anche di giovane età, e ciò, a quanto sembra, grazie ad apposite convenzioni vigenti, per consolidata tradizione, fra gli alberghi termali della zona e il Ministero della Difesa.

Ma il particolare, anzi il problema, è che, per detta categoria d’ospiti, fare le cure non costa nulla (salvo i massaggi, se richiesti), dal momento che i fanghi, e soprattutto il corrispettivo del soggiorno in pensione completa, restano interamente a carico del Ministero. Quindi, una vera e propria vacanza gratis per  migliaia e migliaia di ospiti delle terme.

Chiaramente, una simile realtà suona anacronistica e amara, specie nell’attuale fase di crisi e di ristrettezza nelle finanze statali.

Senza, è ovvio, il minimo intento penalizzante nei confronti degli operatori dell’area euganea, sarebbe interessante :

-         ricevere conferma dal  Ministero della Difesa in merito all’esistenza di questa realtà;

-         conoscere la cifra stanziata annualmente per il relativo capitolo di spesa;

-         avere un’idea dell’esborso complessivo sostenuto nell’ultimo decennio.

Ancor più, ove le cose stessero nei termini di cui sopra, apparirebbe opportuno e urgente eliminare totalmente lo sperpero, possibilmente già attraverso la prossima Finanziaria.

 

23 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

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Non solo per la circostanza di avere tre figli, ma anche e soprattutto per via di un radicato “credo” nel naturale e fisiologico succedersi dei cicli generazionali alla stregua del più grande ed entusiasmante prodigio che esista, mi sento molto presente e comprensivo verso le giovani leve. Osservarne  il germoglio, sino all’accostamento e all’accesso a tutto titolo in seno al mondo degli adulti, costituisce per i miei occhi uno spunto d’interesse proprio speciale e suscita dentro di me molteplici, edificanti riflessioni.

Sul piano relazionale concreto, mi sembra, infine, di riuscire ad intessere un bel dialogo con i ragazzi d’oggi, sia porgendo che ascoltando.

Eppure, vi sono talune immagini, con loro protagonisti, che non mi piacciono e, anzi, preferirei non vedere.

Mi riferisco ai folti nugoli che, specialmente il mattino del sabato e della domenica, sciamano dalle discoteche per passare a vivere il rito del “dopo”, rispetto la notte trascorsa, fra assordanti frastuoni più o meno gradevoli.

Essi si presentano brandendo diffusamente – trattasi di costante che riguarda egualmente entrambi i sessi – bottiglie o lattine contenenti bevande di ogni genere: quasi che, attraverso quei contenitori di mere vaghezze, i giovani protagonisti volessero, in un certo senso, restare abbarbicati, anche durante l’ordinario divenire,  alla aleatorietà  della parentesi di sballo musicale appena vissuta ed esauritasi, che, in realtà, nulla di concreto può lasciar dietro.

E’ questa, una sequenza che, francamente, mi turba e mi dà un profondo senso d’amarezza: gradirei, semplicemente, la visione di un prorompente, magari anche disordinato, esodo, senza però bottiglie o lattine al seguito.

Purtroppo, la realtà descritta ricorre con sistematicità, a livello che travalica una banale moda: arriva addirittura ad essere esasperata oltre il senso della disciplina e della corretta condotta. Al riguardo, mi ritornano alla mente le immagini, diffuse da tutti i mass media,  girate a Venezia in Piazza S. Marco nelle prime ore di un Capodanno: danneggiamenti e distruzioni barbarici e selvaggi, sul tappeto dei  penosi scheletri dei fuochi e petardi della mezzanotte, e, giusto lì e a quell’ora, fra le mani di taluni giovani, ancora bottiglie semipiene, non di analcolici ma di whisky e cognac ad altissima gradazione.

Così, a parer mio, non va affatto bene. Anzi, non sarebbe il caso che si facesse  qualche riflessione sull’opportunità o meno di perpetuare la dilagante stagione, in ogni angolo del paese, di manifestazioni o eventi o spettacoli di piazza organizzati dalle amministrazioni pubbliche, vale a dire a carico anche della parte della popolazione – che poi è la prevalente – per cui tali iniziative non rivestono la minima ombra d’interesse?

 

22 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

 

   

 

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Al piano terra del Palazzo delle Poste di Lecce Centro, resiste, purtroppo immutabile e inamovibile, lo Sportello 14, sotto le cui forche caudine è indispensabile passare per poter ritirare la corrispondenza raccomandata e assicurata che il portalettere non riesce a consegnare al domicilio del destinatario e a fronte della quale si provvede ad infilare nella cassetta l’odiosa – e in certo senso “temuta” per via delle abbozzate indicazioni che contiene – cartolina gialla.

Sportello 14, esclusivo e obbligatorio per la generalità, o quasi, degli utenti del capoluogo e, di conseguenza, sinonimo di lunghe, spesso lunghissime, attese in coda.

Dopo aver in diverse occasioni sensibilizzato i Responsabili di Poste Italiane Lecce Centro a cercare di potenziare, quanto meno all’occorrenza, il numero degli addetti, visto che nulla o pressoché nulla è nel frattempo successo, desidero ora fare un’osservazione/provocazione: nell’anno 2009, è davvero impensabile e inattuabile che ai destinatari interessati sia dato modo di ritirare le raccomandate o assicurate, rimaste non recapitate in prima battuta, con un percorso più agevole, ossia a dire recandosi semplicemente ai rispettivi uffici postali di zona, anziché a Lecce Centro?

Se vi sono procedure organizzative da studiare e porre in atto, per favore, si provveda fattivamente e costruttivamente, senza se e senza ma

Oltretutto, almeno a quanto appare a un non addetto ai lavori, negli uffici periferici, lo sportello “prodotti postali” è quello meno carico di lavoro.

 

17 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

 

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Il tratto di costa a scogliera fra Castro, Marina di Andrano e Tricase Porto, incipit orientale del luminoso e ameno Sud Salento, mi è da sempre particolarmente caro.

Un mirabile tracciato, che si dipana in tenue zigzagare con calette, seni, piccoli promontori, sporgenze, incavature, sbocchi di fiumare d’acqua dolce e fresca che convergono verso il mare, dall’immediato entroterra, lungo camminamenti a saliscendi, scavati nei millenni, nel sottosuolo di natura carsica.

Argentiera, Fiume della Neia, Acquaviva (autentica madreperla, per bellezza), Porticelli, Serriti, Piscuddru, Chianca Liscia, Grotta Verde, l’Isola, ecco gli appellativi strani, per non dire stravaganti, che segnano le tappe più significative del percorso.

Nel seno dell’Acquaviva, a cavallo dei fondali bassi verso la riva pietrosa, un tempo si parlava di “Rena dei ciucci”, ho mosso da bimbetto i passi rudimentali e abbozzati del nuoto, stranamente apprendendo a praticarlo dapprima sott’acqua, e solo successivamente mantenendomi a galla sulla distesa frizzantina.

Poi, interminabili gare di attraversamento da una sponda all’altra e, in corsa, verso il Pizzo, nonché di tuffi dalla Loggetta Grande e, al top, dal Fiume.

My three cats” è il nome che contraddistingue un modesto e vecchio legno, sormontato da tre vele di colore amaranto.

In questa mattinata di giugno, il vento è solo un abbozzo, quasi il respiro di un neonato e, perciò, la mia barchetta fende la distesa più lentamente di quanto possono fare stanche bracciate.

Frattanto, il sole illumina chiaro senza riverberi, la volta del cielo è tinta di azzurro intenso e accattivante.

Alle spalle delle rocce non distanti, le sequenze uniformi degli argentei ulivi sembrano richiamare la serena armonia dei versi Virgiliani, che proprio da queste parti vollero prefigurare l’approdo di Enea, mitico eroe d’Ilio.

Eccezionalmente, mi scopro assoluto solitario nell’intera falce di mare da Castro al Capo di Leuca: credetemi, il godimento è sublime, integrale, lascia un segno incancellabile nell’intimo profondo.

 

20 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo*

Lecce

 

*giornalista

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