Archivio per giugno 21st, 2009

Non solo per la circostanza di avere tre figli, ma anche e soprattutto per via di un radicato “credo” nel naturale e fisiologico succedersi dei cicli generazionali alla stregua del più grande ed entusiasmante prodigio che esista, mi sento molto presente e comprensivo verso le giovani leve. Osservarne  il germoglio, sino all’accostamento e all’accesso a tutto titolo in seno al mondo degli adulti, costituisce per i miei occhi uno spunto d’interesse proprio speciale e suscita dentro di me molteplici, edificanti riflessioni.

Sul piano relazionale concreto, mi sembra, infine, di riuscire ad intessere un bel dialogo con i ragazzi d’oggi, sia porgendo che ascoltando.

Eppure, vi sono talune immagini, con loro protagonisti, che non mi piacciono e, anzi, preferirei non vedere.

Mi riferisco ai folti nugoli che, specialmente il mattino del sabato e della domenica, sciamano dalle discoteche per passare a vivere il rito del “dopo”, rispetto la notte trascorsa, fra assordanti frastuoni più o meno gradevoli.

Essi si presentano brandendo diffusamente – trattasi di costante che riguarda egualmente entrambi i sessi – bottiglie o lattine contenenti bevande di ogni genere: quasi che, attraverso quei contenitori di mere vaghezze, i giovani protagonisti volessero, in un certo senso, restare abbarbicati, anche durante l’ordinario divenire,  alla aleatorietà  della parentesi di sballo musicale appena vissuta ed esauritasi, che, in realtà, nulla di concreto può lasciar dietro.

E’ questa, una sequenza che, francamente, mi turba e mi dà un profondo senso d’amarezza: gradirei, semplicemente, la visione di un prorompente, magari anche disordinato, esodo, senza però bottiglie o lattine al seguito.

Purtroppo, la realtà descritta ricorre con sistematicità, a livello che travalica una banale moda: arriva addirittura ad essere esasperata oltre il senso della disciplina e della corretta condotta. Al riguardo, mi ritornano alla mente le immagini, diffuse da tutti i mass media,  girate a Venezia in Piazza S. Marco nelle prime ore di un Capodanno: danneggiamenti e distruzioni barbarici e selvaggi, sul tappeto dei  penosi scheletri dei fuochi e petardi della mezzanotte, e, giusto lì e a quell’ora, fra le mani di taluni giovani, ancora bottiglie semipiene, non di analcolici ma di whisky e cognac ad altissima gradazione.

Così, a parer mio, non va affatto bene. Anzi, non sarebbe il caso che si facesse  qualche riflessione sull’opportunità o meno di perpetuare la dilagante stagione, in ogni angolo del paese, di manifestazioni o eventi o spettacoli di piazza organizzati dalle amministrazioni pubbliche, vale a dire a carico anche della parte della popolazione – che poi è la prevalente – per cui tali iniziative non rivestono la minima ombra d’interesse?

 

22 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

 

   

 

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Al piano terra del Palazzo delle Poste di Lecce Centro, resiste, purtroppo immutabile e inamovibile, lo Sportello 14, sotto le cui forche caudine è indispensabile passare per poter ritirare la corrispondenza raccomandata e assicurata che il portalettere non riesce a consegnare al domicilio del destinatario e a fronte della quale si provvede ad infilare nella cassetta l’odiosa – e in certo senso “temuta” per via delle abbozzate indicazioni che contiene – cartolina gialla.

Sportello 14, esclusivo e obbligatorio per la generalità, o quasi, degli utenti del capoluogo e, di conseguenza, sinonimo di lunghe, spesso lunghissime, attese in coda.

Dopo aver in diverse occasioni sensibilizzato i Responsabili di Poste Italiane Lecce Centro a cercare di potenziare, quanto meno all’occorrenza, il numero degli addetti, visto che nulla o pressoché nulla è nel frattempo successo, desidero ora fare un’osservazione/provocazione: nell’anno 2009, è davvero impensabile e inattuabile che ai destinatari interessati sia dato modo di ritirare le raccomandate o assicurate, rimaste non recapitate in prima battuta, con un percorso più agevole, ossia a dire recandosi semplicemente ai rispettivi uffici postali di zona, anziché a Lecce Centro?

Se vi sono procedure organizzative da studiare e porre in atto, per favore, si provveda fattivamente e costruttivamente, senza se e senza ma

Oltretutto, almeno a quanto appare a un non addetto ai lavori, negli uffici periferici, lo sportello “prodotti postali” è quello meno carico di lavoro.

 

17 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

 

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Il tratto di costa a scogliera fra Castro, Marina di Andrano e Tricase Porto, incipit orientale del luminoso e ameno Sud Salento, mi è da sempre particolarmente caro.

Un mirabile tracciato, che si dipana in tenue zigzagare con calette, seni, piccoli promontori, sporgenze, incavature, sbocchi di fiumare d’acqua dolce e fresca che convergono verso il mare, dall’immediato entroterra, lungo camminamenti a saliscendi, scavati nei millenni, nel sottosuolo di natura carsica.

Argentiera, Fiume della Neia, Acquaviva (autentica madreperla, per bellezza), Porticelli, Serriti, Piscuddru, Chianca Liscia, Grotta Verde, l’Isola, ecco gli appellativi strani, per non dire stravaganti, che segnano le tappe più significative del percorso.

Nel seno dell’Acquaviva, a cavallo dei fondali bassi verso la riva pietrosa, un tempo si parlava di “Rena dei ciucci”, ho mosso da bimbetto i passi rudimentali e abbozzati del nuoto, stranamente apprendendo a praticarlo dapprima sott’acqua, e solo successivamente mantenendomi a galla sulla distesa frizzantina.

Poi, interminabili gare di attraversamento da una sponda all’altra e, in corsa, verso il Pizzo, nonché di tuffi dalla Loggetta Grande e, al top, dal Fiume.

My three cats” è il nome che contraddistingue un modesto e vecchio legno, sormontato da tre vele di colore amaranto.

In questa mattinata di giugno, il vento è solo un abbozzo, quasi il respiro di un neonato e, perciò, la mia barchetta fende la distesa più lentamente di quanto possono fare stanche bracciate.

Frattanto, il sole illumina chiaro senza riverberi, la volta del cielo è tinta di azzurro intenso e accattivante.

Alle spalle delle rocce non distanti, le sequenze uniformi degli argentei ulivi sembrano richiamare la serena armonia dei versi Virgiliani, che proprio da queste parti vollero prefigurare l’approdo di Enea, mitico eroe d’Ilio.

Eccezionalmente, mi scopro assoluto solitario nell’intera falce di mare da Castro al Capo di Leuca: credetemi, il godimento è sublime, integrale, lascia un segno incancellabile nell’intimo profondo.

 

20 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo*

Lecce

 

*giornalista

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