Archivio per giugno 23rd, 2009

 

V’è obiettivamente da chiedersi, specialmente per noi pugliesi, che senso abbia affrontare nove/dieci ore d’aereo, faticose e dispendiose, per arrivare a godere dello spettacolo, ancorché fascinoso, d’atolli, lagune, fondali e barriere coralline, quando, a portata di mano, trovasi presente  una meraviglia della natura come l’arcipelago delle Tremiti, che poco e niente ha da invidiare, per bellezza e magia, alle famose e decantate Maldive.

Basta soltanto raggiungere il gruppo d’isolette, appena defilato dal Gargano, servendosi dell’elicottero in partenza da Foggia ed ecco che l’analogia con i tesori dell’Oceano Indiano è  quasi perfetta.

La sensazione di gustare uno spettacolo eccezionale, se non unico, si esalta e completa con il giro dell’arcipelago, via mare o attraverso i sentieri che si snodano ben mimetizzati nelle pinete, fra ripe scoscese e calette d’incanto.

Siffatto quadro, già di per sé e nell’insieme, è indiscutibilmente di una bellezza magnifica. Ad ulteriore arricchimento dell’opera d’arte naturale, mette conto di porre l’accento su due particolari sfumature,  pennellate speciali – diciamo così – del mirabile autore.

La prima, concerne il tramonto alle Tremiti, la qual cosa si configura come un arcobaleno di nuance e toni a tutto tondo; la seconda, identifica la notte di queste isole e la volta del cielo nella fase in cui, giustappunto, prevalgono la quiete e il silenzio: la coltre, lassù, non appare scura e tetra ma pitturata di un blu intenso, accompagnato da luccichii scintillanti e, inoltre, arricchita dai ricami degli infiniti puntini luminosi.

Peccato, che il concreto impatto quotidiano con  le Tremiti non sempre s’innesti con lo splendore, l’armonia e l’assetto delicato del territorio.

Ad esempio, vero e proprio pugno nell’occhio per la sublime tavolozza, almeno nel periodo d’avvio della stagione estiva, ecco, purtroppo, la presenza di numerose, e talvolta vaste, aree incolte, disgustose sterpaglie sintomo di degrado, a ridosso di case, esercizi commerciali e ricettivi e, finanche, d’edifici pubblici ancora nuovi o nuovissimi, quali il poliambulatorio dell’ASL, la sede distaccata del Comune e la moderna chiesa nell’isola di San Domino. Uno spettacolo – ma è pura e cruda realtà – da cancellare radicalmente, senza indugi, dal palinsesto.

E’ indubitabile che, per il governo di un’amministrazione comunale atipica del genere di quella delle Diomedee, i problemi sono tanti, si affollano e incalzano ed è pressoché impossibile risolverli con le sole risorse disponibili in casa,  non esistendo bacchette magiche.

E però, è parimente indubitabile che, nell’arcipelago di sogno, bisogna mettere mano ad una radicale pulizia, a costo anche di dover suonare la sveglia, fino ad un ritmo incalzante e assordante, all’indirizzo di Strutture pubbliche di livello regionale o addirittura nazionale, al fine di procacciarsi le indispensabili risorse finanziarie.

La natura merita un biglietto da visita e d’immagine più consono.

 

 

24 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail : rocco_b@alice.it

 

 

 

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Ormai da lunga pezza, solo solito sottopormi annualmente ad un ciclo di cure termali (fango-massoterapia), con soggiorno di tredici giorni in un hotel, appositamente attrezzato, di una località dei Colli Euganei. Acquistando il pacchetto promozionale della seconda metà di novembre, vengo a spendere circa 900 euro, oltre al  biglietto del viaggio.

Ogni volta che mi trovo nello Stabilimento, noto che un’apprezzabile parte degli ospiti “curandi”  è costituita da militari in servizio, anche di giovane età, e ciò, a quanto sembra, grazie ad apposite convenzioni vigenti, per consolidata tradizione, fra gli alberghi termali della zona e il Ministero della Difesa.

Ma il particolare, anzi il problema, è che, per detta categoria d’ospiti, fare le cure non costa nulla (salvo i massaggi, se richiesti), dal momento che i fanghi, e soprattutto il corrispettivo del soggiorno in pensione completa, restano interamente a carico del Ministero. Quindi, una vera e propria vacanza gratis per  migliaia e migliaia di ospiti delle terme.

Chiaramente, una simile realtà suona anacronistica e amara, specie nell’attuale fase di crisi e di ristrettezza nelle finanze statali.

Senza, è ovvio, il minimo intento penalizzante nei confronti degli operatori dell’area euganea, sarebbe interessante :

-         ricevere conferma dal  Ministero della Difesa in merito all’esistenza di questa realtà;

-         conoscere la cifra stanziata annualmente per il relativo capitolo di spesa;

-         avere un’idea dell’esborso complessivo sostenuto nell’ultimo decennio.

Ancor più, ove le cose stessero nei termini di cui sopra, apparirebbe opportuno e urgente eliminare totalmente lo sperpero, possibilmente già attraverso la prossima Finanziaria.

 

23 giugno 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

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