Archivio per luglio, 2009

Secondo il rapporto annuale ISTAT 2008, ci sono in Italia 8.078.000 individui – pari al 13,6% della popolazione complessiva e corrispondenti a 2.737.000 nuclei familiari – definibili “relativamente poveri”.

E però, a mio avviso, il parametro preso a base per tale classificazione – spesa mensile inferiore a 999,67 euro per ciascuna famiglia di due persone –  non si può considerare del tutto appropriato ed esaustivo.

Difatti, occorre prioritariamente distinguere le famiglie che dispongono di un’abitazione di proprietà da quelle che occupano case in affitto: si tratta di casistiche nettamente differenti e non collocabili sul medesimo piano di valutazione.

Penso che due persone che dispongono di alloggio proprio, riescano, senza ovviamente scialare, a vivere sobriamente ma decorosamente.

 

31 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Racconta Virgilio che l’eroe troiano Enea approdò sull’italico suolo in un “certo” punto, che, sicuramente, ci è familiare, anzi, molto verosimilmente, ci appartiene. Ma, questa è un’altra storia.

E però, in certo qual modo ricollegandomi all’anzidetto specialissimo evento, mi piace immaginare che, forse a causa di una cocente delusione, la divina Pallade Atena per i greci o Minerva per i romani – il cui nome costituisce, non a caso,  parte integrante dell’appellativo originale del piccolo borgo di cui mi accingo a dire, appunto Castrum Minervae – abbia lasciato stillare intorno a sé una piccola pioggia di lacrime, lacrime che, penetrando poi nel terreno e irrorandolo, hanno dato vita ad un humus dei tutto speciale, a sua volta fonte e origine di una vasta gamma, meglio un concentrato, di bellezze naturali straordinarie e mirabili, del genere diffuso in questa ridente e amena plaga del sud Salento.
Un puntino quasi invisibile sulle carte geografiche, che, però, incorpora il pregio di ergersi un po’ ad una sorta di ombelico del connubio fra gli ultimi strati del verde Adriatico e le più vivaci distese, dalle sfumature blu intenso, del mare Ionio.
Come per effetto di un miracolo strano, ma di miracolo non si tratta, Castro è compostamente “vecchia”, sulle orme della sua antica e gloriosa storia, intessuta anche da vicende di saccheggi e distruzioni, per opera di orde piratesche e di bramosi eserciti conquistatori che salpavano le ancore dalle opposte sponde, vicinissime, del Canale d’Otranto. Si offre, nello stesso tempo, gioiosamente giovane, dal momento che è riuscita a conservare, anche il giorno d’oggi, una compatta voglia di vita e di crescita: qui, si deve sottolineare, non esiste, se non in termini modesti, il problema del calo delle nascite, sicché i giovani, i ragazzi e i bimbi appaiono numerosi, almeno quanto (se non addirittura di più) viene dato di constatare con riferimento alle persone anziane.
Castro, la minuscola con appena 100/150 anime nei tempi lontani, pur tuttavia centro importante nella storia della cristianità. Difatti, essa – molti, forse, non lo sanno – è stata, per tanti e tanti secoli, sede vescovile, con giurisdizione su una decina di piccoli paesi del circondario, guidata da una lunga serie di Pastori della Chiesa dalle più svariate provenienze, anche se in prevalenza di origini meridionali.
Me li raffiguro, tali successori degli Apostoli, dimoranti sì nel loro “piccolo” palazzo vescovile, ma certamente in condizioni di naturale e dignitosa povertà: e, del resto, come poteva essere altrimenti alla luce e sulla base di una comunità  - e relative risorse – così risicate?
Chissà quale vita austera, al di là dei paramenti sacri e degli stemmi, dovevano condurre! Chissà come e con quali mezzi di fortuna si arrischiavano, quando arrivava il momento, ad affrontare i viaggi a Roma, alla sede di Pietro, per le periodiche visite “ad limina”! Nel corso di così lunghi spostamenti, sostavano in lussuose dimore pluristellate, ovvero  si accontentavano dell’ospitalità di qualche “collega” o povero parroco dei paesi che attraversavano?
Castro, dunque, e i suoi vescovi, rimasti insediati lì sino all’anno 1818, allorquando la diocesi, al pari di altri similari organismi di piccola portata, venne abolita, dopo che, negli ultimi periodi, mancando completamente i mezzi per il “mantenimento” della sede, alcuni Presuli erano stati costretti ad abbandonare la loro residenza e si erano trasferiti nei paraggi, prima nella località di Poggiardo e poi in un convento di frati della confinante Marittima.
Un breve inciso. A proposito di Marittima, mette conto di sottolineare come i corsi della storia siano davvero strani, ove si pensi che il locale convento è attualmente di proprietà di un nobile imprenditore inglese –  Lord Alistair Mc Alpine –  il quale  – previo una serie di ammirevoli, importanti e radicali restauri – lo ho adibito a sua stabile dimora e, in aggiunta, vi ha organizzato un’attività turistica d’élite nella formula del “bed & breakfast”.
Castro cancellata quindi, come Diocesi, oramai da due secoli. Attenzione però, non si è trattato di un colpo di spugna in ogni senso! Le autorità ecclesiastiche hanno infatti ”conservato” gelosamente  la antica e prestigiosa sede vescovile “castrensis”, tenendola annoverata fra le cosiddette “Chiese titolari”, quelle, cioè, che sono attribuite, giusto come titolo, al momento della nomina, a nuovi Vescovi, delle più svariate parti del mondo, i quali non siano Pastori residenziali di una determinata città o sede, vale a dire, ad esempio, i Vescovi Ausiliari, i Nunzi Apostolici, i prelati preposti ad organismi pontifici. Per la cronaca, attualmente -precisamente dal dicembre 1979- il titolo di “Vescovo titolare di Castro delle Puglie” è proprio di un Ausiliare della arcidiocesi della città nord americana di Milwaukee, S. E. Rev.ma Mons. Richard J. Sklba.
L’antica “Castrum Minervae” “, richiamata all’inizio, si identifica attualmente  con Castro Città o Castro Alta, adagiata su un costone/promontorio discretamente rialzato sul mare e cinta in parte, almeno intorno all’estensione del borgo, da mura e da una catena di castelli con torri cilindriche o a sagoma di parallelepipedo.
Per la verità, la torre più grande,  da circa un trentennio, è stata “sdemanializzata”, passando così in capo ad  un facoltoso medico, il quale l’ha trasformata in lussuosa residenza privata che vanta, soprattutto, un panorama a dir poco mozzafiato: vi si spazia verso nord, quasi a voler rivolgere un rispettoso saluto ideale alla Serenissima, regina di sempre dell’Adriatico, verso est, dove a portata di mano si trovano, e sovente si scorgono, le coste e i rilievi dell’Albania e della Grecia, verso sud, nella quale direzione lo sguardo, doppiato il capo di Santa Maria di Leuca, sembra invece rivolgersi all’universo delle civiltà musulmane, importanti e contrapposte.
Sostando presso questa torre, si ha veramente la sensazione di “sollevarsi” dall’esistenza quotidiana, con i suoi intoppi e le sue brutture e, per un arcano artificio, di salire, salire in alto.
A pochi passi, ecco il piccolo, ma molto armonioso, edificio dell’ex cattedrale, con, annesso, un raccolto e ben restaurato palazzo vescovile. Soffermandosi, sia pure per un momento, all’interno della chiesa, si riceve, come per un prodigio, una ventata di sublimazione dello spirito: la mente e il cuore si spostano indietro e lontano; intimamente, viene a registrarsi la rievocazione di annunci di Natività, proclami di Resurrezione del Signore, canti solenni di “Te Deum” di ringraziamento, succedutisi nel corso di secoli; quasi, non ci si avvede più della comunità del terzo millennio che qui, appena all’esterno, è, al contrario, pullulante, viva ed attiva. Da due lati, l’ex cattedrale si affaccia su uno slargo molto accogliente e tranquillo, riparato dai venti, dove, anche in pieno inverno, è concesso di godere beatamente sostando sotto il sole, che non brucia ma riscalda.
A breve distanza, si apre il piccolo e infiorato Vico S. Dorotea, terminante in un belvedere che si affaccia, a fianco di un altro torrione dei castelli, verso il porticciolo della marina, le incombenti  Serre salentine e il capo di Santa Maria di Leuca.
A ridosso del primo castello, cilindrico, si stende un‘altra piazzetta, costituente il classico punto di ritrovo dei castrioti in ogni stagione, largo impreziosito da un‘ampia terrazza quasi protesa verso il mare sottostante sul fronte nord est e nord, con veduta delle scogliere della Grotta Zinzulusa, di Porto Miggiano e di Santa Cesarea Terme.
E’, questo, il sito da cui, più frequentemente e maggiormente, si ha modo di impattare visivamente con la costa greco /albanese, che in certe occasioni, d’inverno in particolare, grazie ad uno speciale fenomeno di rifrazione della luce volgarmente denominato “Fata Morgana”, sembra trovarsi a pochissimi chilometri di distanza, potendo addirittura distinguerne finanche determinati particolari, come strade, edifici ed altri punti cospicui.
All’estremità del paese, nella parte che conduce ad una piccola altura chiamata con un pizzico di esagerazione monte Lacquaro, si usufruisce ancora di una entusiasmante veduta su Porto Miggiano e Santa Cesarea Terme, nonché su altre rade e grotte marine, prima fra tutte la Grotta Romanelli.
A Castro città, le giornate si dipanano attive e vive ma, nel contempo, quiete e silenti: un autentico prodigio, rispetto alla frenesia e al movimento, almeno durante la bella stagione e nei week-end, che caratterizzano invece Castro Marina, rinomata località di soggiorno e turismo, frequentata da nutriti eserciti di villeggianti -provenienti non solo dalle zone limitrofe, ma anche da tutta l’Italia, specie dal Nord, e dall’estero- i quali rimangono letteralmente estasiati dalla bellezza di questo mare e inebriati dalle acque cristalline che ridanno vitalità e senso di benessere a chi vi si immerga.
Fare il bagno a Castro Marina ingenera un sublime piacere, senza prezzo e senza paragone.
Nell’ambito del porticciolo, accanto ai villeggianti, si snoda anche la vita di un discreto numero di pescatori: invero, ora i pescherecci si sono ridotti appena ad un paio e, in più, rimangono solo i piccoli battelli dei singoli. Eppure, i pescatori castrioti conservano ancora un’abitudine, contratta nel corso delle lunghe stagioni delle battute di pesca in gruppo, quella, cioè, di parlare tra di loro solitamente ad alta voce, così come facevano in alto mare per superare i rumori delle onde, della motobarca e dei movimenti dell’attività marinaresca.
Sebbene il mio paese di nascita sia la piccola località contermine di Marittima e, per ragioni di lavoro, abbia dovuto trascorrere diversi decenni fuori regione, Castro è da sempre un po’ parte della mia vita: conosco molti degli abitanti e auspico di arrivare ad essere considerato, da loro, quasi alla stregua di compaesano.
Altro particolare: nel Santuario di Castro Marina, quarantacinque anni addietro, mi sono sposato.
D’estate, poi, lascio agli ormeggi, nel porticciolo, la mia piccola barca a vela, per le quotidiane regate nella rada, al largo oppure nei dintorni.
Un bel quadretto d’insieme, vero?
Infine, conservo presenti e integri taluni ricordi, molto belli, di quand’ero ragazzo.
Innanzitutto, le gite su barche da pesca, rigorosamente a remi e dotate di grandi lampare, per accompagnare la statua della Madonna di Pompei ,in occasione della tradizionale processione a mare, nel mese di agosto. Particolarmente impresso nella mente, quindi, un piccolo episodio, risalente al 1950 o 1951, periodo in cui, durante le vacanze scolastiche, mio padre soleva portarmi con sé in Municipio, dove era impiegato, per aiutarlo: così che, un giorno, allo sportello dell’anagrafe, mi capitò di rilasciare la prima carta di identità ad un bellissima ragazza bionda di Castro, di quindici o sedici anni, il cui nome di battesimo era Natalizia. Solo pochi anni fa, un po’ prima della scomparsa di detta persona, ho scoperto che si trattava della madre di due soci della cooperativa che custodisce le barche dei villeggianti, compresa la mia. Successivamente, ho riferito dell’episodio a Luigi, padre dei predetti e vedovo della stupenda Natalizia; questi si è profondamente commosso ed ha voluto rendere partecipe della mia antica testimonianza un giovane nipote, il quale, da quella volta, ho notato che mi si rivolge con maggior rispetto e riguardo. Nel frattempo, purtroppo, anche Luigi se ne è andato.
E poi, le scalate dei costoni di Pizzo Mucurune, alla “caccia” di giovani gazze (qui sono chiamate ciole) nidificanti nei numerosi anfratti, uccelli che venivano portati in casa, in un certo senso addomesticati, e giungevano a far parte, per l’intera estate, dei nuclei familiari.
E che dire dei richiami ad alta voce, di buon mattino, da parte di pescatori rientranti dalla nottata trascorsa in mare, i quali si fermavano a riva in corrispondenza della “marina” e della semplice casettina di vacanza della mia famiglia per lasciare a mio padre piccoli panieri, o semplici incartate, di pesci azzurri spesso ancora guizzanti?
Minuscoli amarcord, intrisi però di profondo significato umano.
L’approdo di Enea fu, indiscutibilmente, una mirabile premessa di civiltà. Da umile beneficiato ideale, a distanza di millenni, desidero trarne ispirazione e concludere le presenti righe con un augurio: per i tempi a venire ed a favore di un’equilibrata crescita di Castro, il mio  auspicio è che si introducano, accanto a quelle tradizionali e/o già in atti, ulteriori, nuove ed intelligenti formule di turismo culturale.

28 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

calendario di sagre e/o celebrazioni similari che impreziosiscono e deliziano l’atmosfera delle località salentine, in special modo durante i mesi estivi, si è appena affacciata la riedizione dell’evento “Marangiane in festa” (marangiane sta per melanzane), ma, ancora più eclatante, è giunto l’annuncio della mitica e irrinunciabile “Festa delle fiche”.

Come in tutte le cose, v’è ovviamente chi “non ama” tal genere di celebrazioni e chi, invece, ne trae gusto, quasi non riesce, giustappunto, a farne a meno. Democratico che sia così.

E però, a prescindere dal trovarsi dall’una o dall’altra parte, esiste uno specifico aspetto che suscita qualche interrogativo.

Prendendo, ad esempio, l’accennata “Feste delle fiche”, oltre al Comitato e ad una lunga serie di sponsor, sulla relativa locandina figura in bella mostra il patrocinio di ben tre enti pubblici: Regione Puglia, Provincia di Lecce e Comune di Diso. Domanda: trattasi di un patrocinio a titolo gratuito, riportato al mero scopo di conferire alla manifestazione un tono d’ufficialità?

Oppure, i tre enti elargiscono delle somme? E si possono considerare giuste, per queste causali, eventuali dazioni, ancorché di importo modesto, fatte ovviamente con risorse della generalità dei contribuenti? Non si sta vivendo una crisi, anzi una crisi seria?

 

27 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

 

Comments Nessun Commento »

 

 

A iosa

ne ho rimirato

di incipienti primavere;

e però, mai debutto

della stagione bella

avvertii speciale

come questo.

Di scena, i colli sonnacchiosi

cingenti il bianco borgo;

un piccolo tratturo

schermato da modeste chiome

fronzute ed arruffate,

già sito di sommari

e disordinati spuntini;

qualche passerotto

timido spettatore

che cinguetta

festosamente incerto.

Cuori che

battono all’unisono,

palpiti che

si aggrovigliano

fra emozioni intense,

labbra che

si suggellano

d’impeto progressivo,

con forza e a lungo,

braccia che

cingono

spalle morbide e cedenti,

carezze che

sapientemente

sfiorano guance purpuree,

ancora mani orientate

a saggiare e scoprire

velleità serbate e

insieme scoppiettanti,

e così

fin verso il setoso

e anelato grembo

che, per la tarantola,

è in più magione.

Ecco, è quasi

la soglia del paradiso.

 

 

Rocco Boccadamo

 

Dal volume “Il geco e la coccinella”, dato alle stampe nel dicembre 2005

Comments Nessun Commento »

Senza trovarsi propriamente in un celebrato Eden, bensì in un tacco di terra semplice e insieme nobile, è sempre bello ed appagante, non solo per lo spirito, vivere o soggiornare da queste parti.

La natura si mostra prodiga e generosa nel dischiudere agli occhi e alle menti le sue magie, chiamate mare d’autentico incanto, coste che sembrano confidare misteri millenari e nello stesso tempo attuali, cielo azzurro intenso, tramonti mozzafiato, punteggiati da sfumature che nessun artista del pennello riuscirebbe a comporre.

All’habitat d’intorno, si sommano ricchezze e tesori d’arte, parimenti di grandissimo rilievo e fascino.

In un siffatto crogiolo di meraviglie a portata di mano, si tramandano, conferendo ulteriore motivo di ricchezza ed interesse, tradizioni e riti essenziali, sentiti, privi di fronzoli, che, perciò, resistono alle stagioni, anzi ai secoli.

Mi piace citare, datata 22 luglio, la rituale festa/fiera di S. Maria Maddalena, in un paesino vicinissimo al mio, vale a dire Castiglione d’Otranto.

Negli anni ormai remoti della fanciullezza, l’evento era connotato come “Fiera delle cipolle” e chi scrive era solito parteciparvi, in compagnia dei nonni paterni, raggiungendo Castiglione da Marittima, nelle prime ore del mattino ancora al buio, a bordo di un traino di legno dalle lunghe stanghe  e altissime ruote a raggi, tirato da un cavallo robusto e paziente che il conducente doveva, con abilità, frenare con vigore nel tratto in brusca discesa che immetteva alla località.

All’epoca, era molto diffuso un proverbio collegato alla ricorrenza: “ A Santa Maria Maddalena, va alla vigna e si trova prena”.

Duplice il  riferimento sottinteso: ai grappoli che, cucinati dal caldo solare sulle zolle rossissime, erano stimolati ad un’accelerata maturazione, ovvero a qualche giovane donna che, recandosi a lavorare nella vigna e in virtù di incontri e attrazioni amorosi, finiva col trovarsi “prena”, accezione dialettale di pregna.

 

23 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco‑bålice.it

Comments Nessun Commento »

In relazione al mancato incasso dei 5 milioni del primo premio della Lotteria Italia e alla conseguente destinazione di tale somma alle casse dell’Erario, desidero avanzare una proposta.

Anziché farla affluire sic et simpliciter nel mare magnum dei fondi pubblici, si impieghi la sopravvenienza  di che trattasi per l’assegnazione di 10.000 premi da € 500 cadauno ad altrettanti neo diplomati agli ultimi esami di Stato.

Graduatoria senza trucchi, da stilarsi con modalità snelle e celeri, di concerto tra il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia, tenendo conto sia della votazione riportata dai giovani, sia del reddito 2008 del nucleo familiare d’appartenenza.

 

22 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Annuncio in stampatello letto sull’home page di un noto sito internet: “TUTTI PAZZI PER I NUOVI TELEFONINI”. Commento a seguire “tutti vogliono anche il cellulare per guardare la tv, scattare fotografie in alta risoluzione e contenervi migliaia di brani  musicali”.

 Ma come, non basta che nel nostro Paese vi siano più cellulari che abitanti? Non basta che da noi l’uso dei telefonini sia “ludico” e “frivolo” più spesso che altrove e che si detenga già il record nella propensione all’innamoramento verso le nuove tecnologie che debuttano sul mercato? Non basta che, fra acquisto degli apparecchi e traffico, si producano consumi (in gran parte sperperi) pari a qualche decina di miliardi di euro?

 Mi chiedo, con preoccupazione, dove si andrà a parare di questo passo. Temo, purtroppo, che, in barba alla crisi, non si tratti di semplice pazzia per lo sfizio cellulari, ma di morbo ad estesissima diffusione che colpisce svariati consumi discutibili, una vera e propria pandemia, insomma.

 

21 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

 

 

 

 

Comments 1 Commento »

Su un centralissimo viale della mia città, si affaccia, con due vetrine, un esercizio commerciale non rispecchiante le caratteristiche della classica tradizione nostrana, ma contraddistinto da una serie d’insegne dall’impronta decisamente internazionale.

Attratto dalla novità e incuriosito dalla presenza di numerosi apparenti avventori, sia all’interno che al di fuori del locale, ho voluto dare un’occhiata.

Nel primo ambiente, dietro il banco, una giovane coppia di colore, intenta ad ascoltare e servire i clienti oppure a comunicare con l’ausilio di telefoni o cellulari; lungo le pareti, diverse scaffalature con esposizione di prodotti per la casa e per l’igiene personale, nonché di altri vari articoli. Nella seconda stanza, tre o quattro cabine telefoniche, occupate da utenti, del genere che, una volta, quando ancora non esisteva la teleselezione, caratterizzavano i cosiddetti centralini SIP operanti in tutte le città.

Presentandomi ai due, che, da subito, mi avevano dato l’impressione di essere  i titolari o  gestori del negozio, ho appreso  della loro origine senegalese, della frequenza di studi universitari e del  possesso di una laurea, della conoscenza delle principali lingue, ma, soprattutto, della loro iniziativa, un po’ d’anni addietro, di avviare le pratiche per le licenze amministrative ai fini dello svolgimento di un attività autonoma, nella formula ormai diffusa del franchising.

Così, da qualche tempo, i nostri amici senegalesi – chiaramente e regolarmente integratisi nel capoluogo talentino – fanno da tramite, in cambio di un’onesta provvigione, per  rimesse di fondi messi uno sull’altro chissà con quanta fatica, fra le migliaia di extracomunitari venuti in Italia a cercar lavoro e migliore fortuna e le rispettive famiglie, rimaste nei paesi di provenienza (i trasferimenti, a quanto dettomi, hanno luogo in tempo reale). In aggiunta, trattano la vendita di carte telefoniche internazionali, ecco il perché delle cabine, e di qualche prodotto di consumo.

La scena della anzi descritta realtà a conduzione senegalese, mi ha richiamato alla memoria i milioni di nostri connazionali, i quali, intorno alla fine del diciannovesimo secolo e per  gran  parte di quello ultimo, hanno formato correnti  migratorie – che adesso, invece, ci capita di ricevere – verso un ventaglio di direzioni le più disparate, spinti dal desiderio di pervenire a  migliori condizioni di vita, esattamente come fanno, nella stragrande maggioranza se non nella totalità, gli stranieri che il giorno d’oggi giungono a stabilirsi tra noi.

In particolare, mi ha dato estro per riflettere sulle “loro rimesse emigranti” che affluivano in Italia a fiumi, allora  tramite le banche e gli   uffici postali, piccoli e continui tesori che, oltre a costituire la fonte per il mantenimento ordinario d’eserciti di famiglie, creavano la base di risorse per avviare ad una professione i figli o per far sposare le ragazze.

Insomma, non c’è che dire: cambiano i tempi, si alternano i protagonisti, ma certi meccanismi fondamentali e naturali rimangono sempre gli stessi.

 

20 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail:rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Nel luglio 1969, come è ricordato proprio in questi giorni, ebbe luogo il leggendario, primo sbarco dell’uomo sulla luna: non c’è che dire, si trattò di un avvenimento epocale, di una grande pagina della storia moderna.

Sarò un minimalista,  e però, in uno con la rievocazione dell’importante anniversario, mi viene l’estro di soffermarmi su qualche briciola di contestualità.

Allora, il prezzo di un giornale quotidiano era di Lit. 70.

Sempre in quel periodo, l’indennità di trasferta riconosciuta allo scrivente dal datore di lavoro, a fronte di una temporanea missione fuori sede, ammontava a Lit. 7.000 giornaliere, ossia Lit. 210.000 mensili: tale “tesoro” doveva bastare per mangiare e dormire.

Ovviamente, potrei spaziare in mille altre sottolineature esemplificative, ma non occorre sforzo alcuno per rendersi conto che, in un quarantennio, il volto del mondo e il volto del vivere nel mondo risultano completamente mutati: ciò, certamente non in dipendenza della conquista del suolo del nostro satellite.

Si pensi alle dimensioni di un attuale bilancio familiare, riferito anche a gente comune, per non parlare dei super stipendi dei calciatori  e di certi manager, o dei cachet degli artisti o, dulcis in fundo, della posta in palio nel gioco del Superenalotto, pari a quasi 200 miliardi delle cessate lire.

Altro che luna, altro che “guarda che luna”, di questi tempi, per farsi un’idea, bisogna riferirsi all’intero sistema solare.

 

19 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

 

Comments Nessun Commento »

Calato il sipario sul G8 dell’Aquila, mi viene di soffermarmi brevemente e con termini di riflessione e paragone di estrema semplicità, insomma da comune osservatore di strada, sul risultato, diciamo così più tangibile, emerso dall’importante riunione: l’iniziativa di destinare 20 miliardi di dollari alla sicurezza alimentare, soprattutto all’agricoltura africana.

Sotto l’aspetto meramente numerico, le dimensioni dello stanziamento – in euro, 14 miliardi e mezzo – sono, senza dubbio, notevoli; e però, ragguagliate al reale e devastante stato di povertà, se non di miseria, delle popolazioni destinatarie, esse si rivelano, purtroppo, una piccola goccia nel mare. 

Vieppiù stridente risulta la pochezza e l’inadeguatezza dell’iniziativa, ove si considerino i livelli di vita e i dati statistico – economici dei quattordici Paesi che si faranno proporzionalmente carico dello stanziamento.

Basti pensare al Ghana, la nazione equatoriale visitata dal Presidente americano Obama immediatamente dopo la riunione abruzzese: 23 milioni d’abitanti e un reddito pro capite di 510 dollari. Ciò vuol dire che i 20 miliardi di dollari testé devoluti non sarebbero sufficienti neppure a portare a 1500 dollari, parametro sempre da fame, il reddito individuale dei poveri ghanesi.

Si consideri, di contro, che i quattordici Stati seduti al tavolo de L’Aquila generano, insieme, un prodotto interno lordo di 42.609 miliardi di dollari e, quindi, rispetto a tale ricchezza, il plafond fissato a beneficio dell’Africa, costituisce appena lo 0,5 per mille.

Parallelamente, nel medesimo scacchiere geografico, il reddito pro capite va dai 46.900 dollari degli USA, ai 30.600 dell’Italia e, ultimo dato in classifica, ai 2.800 dell’India: non v’è assolutamente confronto con i 510 dollari del Ghana.

Sembrerebbe, in conclusione, che, nella presente società “globale”, si fa estrema fatica a rinunciare a quello che si ha, finanche a privarsi di una piccolissima parte, per farne dono agli altri.

Quando, invece, nella medesima società, si è recentemente e tristemente assistito al caso del finanziere americano Madoff il quale è liberamente e impunemente  riuscito a bruciare, sulla pelle di nutriti eserciti di clienti, niente poco di meno che  50 miliardi di dollari.

Infine, per stare nei nostri confini, dove la mettiamo la realtà del consumo, in giochi e scommesse, di ben 26 miliardi d’euro nel solo primo semestre 2009?

Chissà se troverà mai ascolto e reale considerazione l’appello del Pontefice “occorrono risposte globali a ingiustizie intollerabili”.

 

13 luglio 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

 

Comments Nessun Commento »

Iscriviti al tBlog e crea un tuo profilo!

Switch to our mobile site