Archivio per agosto, 2009

Stamani, girando a piedi per il paesello, mi è ad un tratto capitato di soffermarmi ad osservare una figura femminile, che incedeva, a passi più lenti, nella mia stessa direzione: pian piano, prima le sono andato dietro, poi l’ho raggiunta e sopravanzata.

In questo posto, si può dire che la comunità si trovi racchiusa in una manciata e, perciò, il volto della signora mi era già noto. Fra i settanta e gli ottanta, lineamenti marcati e duri per fatto antropologico, occhi vigili, penetranti ed espressivi, da tipica donna del sud, adusa alle calure estive e all’umidità che sprigiona dallo scirocco e, soprattutto finché è stata giovane, alla fatica senza risparmio.

Ma, di lei, nella circostanza, mi hanno colpito e impressionato, in modo particolare, i capelli, indistintamente bianchissimi, che mi hanno richiamato alla mente l’immagine di una minuscola pozza di neve in tarda primavera: ogni sottile filo, alla stregua delle corde di uno strumento, sembrava volesse esprimere ed emettere un suono distinto, dar luogo, senza bisogno di spartiti, ad un ideale concerto, o meglio rosario, di parole, pensieri, emozioni, rimpianti.

Fuor d’ogni dubbio, una stranezza misteriosa, e, tuttavia, risaltava chiaro e nitido un sottofondo di dolore, di dispiacere, di sofferenza.

A monte e all’origine di siffatto, trasparente stato d’animo della signora, non l’immatura dipartita, parecchi anni fa, del consorte, non l’essere rimasta sola a sostenere, con risorse povere, il peso della famiglia.

In realtà, la donna e compaesana trovatasi occasionalmente lungo i miei passi, è stata ridotta ad una specie di calvario vivente dalla piega, tristissima piega, formatasi, purtroppo, nell’esistenza di uno dei figli, ossia la dipendenza da stupefacenti con le conseguenze e gli effetti annessi e connessi, di ogni tipo.

Si pensi, un figlio, sangue del suo sangue, che è talvolta arrivato, sebbene privo di controllo e di consapevolezza, finanche ad opprimere, minacciare, vessare la genitrice, ad andare, insomma, contro natura.

Tanto che, alla fine, alla povera mamma, è dato di respirare un attimo, ma è mera apparenza, solo nei periodi in cui, il giovane è allontanato, prelevato da casa. Realtà, questa, ancora contro natura.

Nelle moderne società, bisogna riconoscerlo, esiste attenzione viva e vigile, anche da parte delle pubbliche istituzioni, all’indirizzo delle folte schiere di cittadini, specialmente se giovani, che, ahinoi, finiscono attanagliati nelle grinfie e sotto il giogo delle sostanze stupefacenti. Inoltre, sono presenti strutture più o meno pienamente idonee per il recupero di tali “vittime” e per la loro definitiva uscita dal triste e nero tunnel.

Mentre, al contrario, poco e niente sembra farsi o progettarsi in favore e a beneficio dei familiari, primariamente dei genitori, i quali vivono e soffrono, non di riflesso bensì sulla viva carne, tragedie egualmente pesanti e devastanti.

L’involontario approccio oggi avuto con la mia compaesana dai capelli precocemente candidi ha stimolato ed orientato il mio sentire verso quest’ultima, triste realtà, lasciata, come dire, in balia di se stessa e, in pari tempo, mi ha fatto riflettere che, intorno e in mezzo a noi,  allignano, sovente in clima di generale disattenzione,  diffusi drammi umani, silenziosi ma certamente non meno dolorosi.

 

27 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Non v’è giorno in cui – con scansioni e aggiornamenti rigorosi e sistematici, di mattino, pomeriggio e sera – i programmi radio televisivi, come pure le colonne e i siti web dei mezzi d’informazione in genere, non propongano e riportino ampi servizi, interviste, commenti, raffronti e statistiche in  merito alla vetta, ormai ultra himalaiana, su cui si è attestato il monte premi del Superenalotto.

Quasi che si trattasse di una sorta di evento clou del millennio, ben più importante e determinante per la collettività, ad esempio, della ricostruzione post terremoto in Abruzzo, della crisi economico-finanziaria ed occupazionale, del terrorismo, dei ricorrenti drammi degli immigrati e di altri problemi di rilievo e peso che incombono.

E’ giusto che sia così?

Personalmente, nel riconoscere e anzi rispettando in pieno il diritto delle folle oceaniche di partecipanti alla cuccagna in parola, vorrei dire una semplice cosa: basta con il clamore mediatico, radio-tv e giornali tacciano sul tema, limitandosi a fornire solo i dati sulle giocate, i numeri estratti e le eventuali vincite.

Penso che, dall’invocato silenzio, l’apparato e la mole del gioco non usciranno stravolti, neanche minimamente, mentre coloro – pochi o molti che siano – i quali non annettono interesse alla faccenda, potranno finalmente trovare pace.

Grazie dell’attenzione.

 

21 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Non suoni strano, ma sabato 15 ho avvertito il bisogno di ritagliarmi uno spazio per assistere alla Messa. Ciò, in quanto, come è noto, quel giorno, oltre a segnare la ricorrenza – certamente assai più risonante – del Ferragosto, coincide anche con la festa cristiana dell’Assunzione in cielo della Madonna.

Un particolare, intenso e fonte di riflessione, che ha accompagnato la mia sosta su una tradizionale panca di legno della chiesetta, è stata la presenza, fra i non numerosi fedeli, di alcune donne d’età avanzata, tutte rigorosamente vestite di nero, dalle calze sino al fazzolettone sul capo.

Siffatto abbigliamento risale a tempi lontani, tuttavia permane ed è sentito ed usato ancora: vuoi in segno di lutto e di rispetto per i famigliari passati a miglior vita, sia, più semplicemente, come una sorta di divisa femminile, contraddistintiva del consistente covone di primavere sulle spalle.

Durante la cerimonia, il termometro era intorno ai trenta e, a moderare l’afa, c’erano appena un paio di piccoli ventilatori, eppure le signore in scuro sembravano assolutamente a loro agio.

Terminata la Messa, ho impreziosito il riservato strappo al calendario del giorno, visitando brevemente i miei genitori nella dimora che li accoglie all’ombra dei cipressi.

 

17 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Come ampiamente riportato dai quotidiani on line, nonché da radio e tele giornali, un piccolo Comune del Salento, dotato di un ridente tratto costiero e avviato su interessanti prospettive di sviluppo turistico, ha improvvisamente visto convenire sul proprio territorio un ragguardevole numero di persone, in prevalenza giovani (1000, 2000, 4000 o 6000, la cifra precisa ha poca importanza), per un raduno, una festa, una celebrazione, non si sa di che genere e di quale nome, ma, sicuramente, senza ombra di autorizzazione.

Detti ospiti – con autovetture, torpedoni, caravan, tende, moto e vari impianti ed attrezzature – si sono “accomodati” all’interno di una serie di fondi agricoli di proprietà privata, a breve distanza dai centri abitati.

Cosa hanno fatto insieme, in circa 36 ore di soggiorno, non è dato di conoscere, anche se si può immaginare.

Esistono, comunque, alcuni esiti e conseguenze inconfutabili: in primis, purtroppo, la morte di una giovane potentina sui vent’anni, il cui corpo esanime è stato abbandonato e rinvenuto in una vicina stazione di servizio. Poi, l’ininterrotta, assordante diffusione di musica – o, meglio, di uno stucchevole e monotono tum, tum, tum, tum – , scaraventata d’intorno, in un vastissimo orizzonte, grazie ad un impianto d’amplificazione da 6000W, la qual cosa, tappi o non tappi nelle orecchie, ha tormentato e minato, giorno e notte, le meningi e l’equilibrio esistenziale di migliaia di residenti e turisti.

Ulteriore sintomo, le frequenti processioni di “convegnisti” verso bar e posti di ristoro delle località limitrofe, con bottiglie e lattine brandite in mano alla grande.

Si tiene a dichiarare che vigili urbani, carabinieri e poliziotti hanno tenuto a bada la situazione e che non si poteva fare di più, data l’enorme folla di arrivati.

Ovviamente e con rispetto, ad ognuno il suo mestiere, e però l’invasione di diversi immobili privati, con sicuri danni per i titolari, e l’inaudita, demenziale esplosione di decibel, forse non si dovevano lasciar passare e consumare in tutta tranquillità, per 36 lunghissime ore. Ad esempio, non si poteva disattivare, con un’operazione a sorpresa, l’impianto di amplificazione?

Circa, infine, la misera fine della giovane, è stata una fatalità inevitabile? Si è proprio sicuri che  non si sarebbe potuto intervenire in qualche modo, soprattutto prima?

Da ultimo, un interrogativo secco: la marea di gente è arrivata in quel sito solo grazie ad internet, a Google Earth ecc. ecc. o vi sono stati anche organizzatori e guide in carne ed ossa?

 

16 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Una legge appena varata prevede, fra l’altro, decisi interventi e pesanti sanzioni a carico di chi sporca strade, piazze e luoghi pubblici in genere, anche attraverso il semplice gesto, sin qui quasi automatico e ritenuto innocente, del buttare o lasciare in giro mozziconi, cartacce, resti di cibo.

Presto detto, gli effetti di tale provvedimento sono apparsi immediati e strabilianti.

Difatti, è stato sufficiente osservare, come è capitato a chi scrive stamani alle 7.30, le condizioni del piazzale antistante al santuario di San Rocco a Torrepaduli (Lecce), in concomitanza dei festeggiamenti in onore, giustappunto, del Pellegrino di Montpellier protettore dei cani, festeggiamenti che comprendono la notte fra il 15 e il 16 agosto, incentrata su riti che, a dire il vero, non contengono alcunché di carattere religioso.

Ebbene, non un piazzale, ma un grande letamaio, cosparso di rifiuti e resti d’ogni genere.

Particolare d’autentica beffa nello squallido scenario – a valle, ovviamente, della reiterata dimostrazione d’inciviltà da parte di tanti, rimasti ovviamente impuniti, in barba al conclamato rigore della legge – la presenza, ivi, di ben due vigili urbani, i quali, invece di sbracciarsi per chiamare e sollecitare, quanto meno a quell’ora, la squadra di pulizia, sembravano interessati e accaniti nei confronti di un vu cumprà, borsone di paccottiglie al seguito, in procinto di stendere a terra il suo telo di speranza, con l’obiettivo di procurarsi il necessario per un pasto.

 

16 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Stamani, arrivando in scooter ad un fondicello nelle vicinanze della litoranea Castro – Tricase, con l’intento di raccogliervi qualche sparuta manciata di pomodori, peperoni e melanzane, appena prima d’iniziare l’opera, sono stato mio malgrado spettatore di una scena tanto insolita, per fortuna, quanto triste.

Difatti, sul bordo del nastro d’asfalto viario, giaceva la massa pennuta di un volatile di media taglia, presumibilmente un falchetto, le ali dalle sfumature calde e solari ancorché tendenti al bruno, gli artigli involontariamente ostentati  nella loro oramai assoluta innocuità,  il capo purtroppo dilaniato, con logica macchia rossa d’intorno.

Ho avuto l’impressione che l’immatura e ingloriosa fine del magnifico esemplare si fosse consumata da poco, forse negli ultimi scorci del buio notturno o agli incipienti bagliori dell’alba, durante un volo a bassa quota sopra la distesa delle marine, infrantosi, v’è da credere, sul parabrezza di un’auto trovatasi a transitare velocemente proprio attraverso quell’itinerario inconsapevole.

Spostata, quasi senza accorgermene, la creatura del cielo al margine della strada, sono rimasto un bel po’ con lo sguardo posato sui resti e, alla fine, per un misterioso impulso interiore, mi è venuto spontaneo di collegare la scena all’odierna ricorrenza di  San Lorenzo.

Così come lo sono, attesi più che mai,  gli schizzi delle Perseidi sotto la volta blu di questa notte, in fondo, volendolo,  anche lo schianto del bellissimo volatile contro un bolide della modernità si può considerare alla stregua di una caduta, o meglio caduta ideale.

Un evento senza clamore che, nonostante l’immobilità di quegli occhi già vispi e acuti, non ha mancato, a modo suo, di portarsi appresso una scia di speranza e di favorevoli auspici.

Insomma, 10 agosto, un falchetto alla stregua di una stella e i miei poveri ortaggi, raccolti alla marina, riscontrati stavolta di un sapore diverso, particolare.

 

10 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Come non soffermarsi e riflettere sui grandi temi che trovansi pesantemente e drammaticamente sul tappeto? Come fingere di ignorare, o sottovalutare scriteriatamente, la pesante crisi economica e finanziaria che attanaglia lo scenario internazionale, i focolai di guerra e i disordini sparsi su una ventina di aree del pianeta, i fenomeni di terrorismo, la realtà del buco nell’ozono, le diffuse situazioni di fame e miseria e, infine, per quanto riguarda il nostro Paese, le perenni contrapposizioni fra schieramenti politici, i conti pubblici in difficoltà, il debito dello Stato superiore al prodotto interno lordo e così via?

E però, avvertendo l’impatto, aggiuntivo, forte e cospicuo dei problemi “terra terra” della cosiddetta quotidianità, viene, in pari tempo, di pensare che valga anche la pena di calarsi, senza soluzione di continuità, nelle faccende frazionate, ma non meno concrete e prossime, che toccano, momento per momento, ciascun cittadino, vuoi come singolo, vuoi come membro della collettività.

In pratica, insomma, è il caso che tutti, indistintamente, siamo più pragmatici, e in particolare più sinceri e seri, con noi stessi, non esitando a dire la nostra – anche a rischio di andare contro corrente- ogni qual volta ci rendiamo conto che i sistemi e le mode circostanti sono prevalentemente ammantati da effimere promesse di benefici e godimenti, quando, addirittura, non si rivelano dannosi per il corpo e per la mente.

Si sono intessute infinite discussioni sugli abnormi aumenti dei prezzi negli ultimi otto/nove anni, mettendoli pressoché automaticamente in relazione con l’entrata in vigore dell’euro, quasi che la nuova moneta avesse portato con sé una sorta di irresistibile lievito. Ma quando mai!

Come è noto, da che mondo è mondo, v’è chi vende e v’è chi compra. In realtà, nel periodo in questione, non si sono registrati, nell’insieme, significativi, spontanei e ineludibili  processi di ascesa dei costi con riferimento ad importanti beni naturali e/o  materie prime (anche per quel che attiene al petrolio, bisogna infatti ricordare che il prolungato aumento, a tratti peraltro rientrato, della quotazione per barile è stato in buona parte controbilanciato dalla svalutazione della divisa di riferimento, cioè il dollaro, rispetto a numerose monete, fra cui l’euro).

Di contro, sono intervenute manovre subdole e, diciamolo apertamente, truffaldine, ad opera di una certa, e purtroppo vasta, componente fornitrice di merci o servizi, con spudorato impinguamento  dei rispettivi introiti, a scapito e con spoliazione dei compratori: come se la predetta componente avesse messo le mani nelle tasche di questi ultimi.

Al che, come regolarsi? Bisogna muoversi senza indugio e tirando dritto, solamente in tal modo tante situazioni potranno ritornare ad uno stadio, se non del tutto normale, per lo meno sostenibile. In concreto, ad esempio, si compili una bella lista di beni e di prestazioni di largo spettro, si parta dai relativi prezzi a fine 2000, dopodiché si operino equi aggiornamenti, abolendo però, contestualmente, i prezzi e le tariffe, a dir poco molto più esosi, oggi praticati e richiesti.

Guardia di Finanza, Agenzie delle Entrate, Vigili Urbani, in aggiunta ai compiti meritori che già svolgete, ponete mano ad una nuova opera in tal senso, opera dall’esito non improbabile, purché la si avvii con fermezza:  e i risultati non mancheranno di arrivare.

Parliamo ora di pubblicità. Trattasi di un autentico veleno, dagli effetti oramai divenuti mortali: sembra, perciò, opportuno e salutare assestarle, allegoricamente, una sonora sberla, sia nella forma, sia nella petulante intensità, sia nei contenuti .

Come è possibile ascoltare ad ogni piè sospinto slogan/proposte del genere: “Cogli l’occasione, mettiti alla prova, la tale autovettura può essere tua a soli 23.600 euro”(circa quarantacinquemilioni delle cessate lire)? Siamo matti? Gli ideatori e i propagatori di tali annunci dovrebbero semplicemente guardarsi allo specchio e sotterrarsi per la vergogna. Siffatte “offerte”, per molti cittadini, corrispondono ad un anno/un anno e mezzo di stipendio, per non parlare dei pensionati, sicché il meccanismo prevalente che ne può derivare è quello di far impazzire gli animi, di stimolare il compimento di passi azzardati e spropositati.

Proprio l’antitesi di un esempio/segnale di civile progresso e comportamento.

Per finire, in tema di stipendi e salari, viene osservato e  affermato  che  con  1000/1200 euro al mese non si riesce a campare. Orbene, tale indicazione costituisce un formidabile messaggio, senza però essere puntuale e fedelmente realistica.

In verità, si impone di distinguere da caso a caso. Talvolta, vedasi un single il quale vive in famiglia e non ha praticamente alcun onere connesso con il proprio sostentamento, i 1000/1200 euro bastano e avanzano pure. Talvolta, cioè allorquando a valle di tale livello di retribuzione o entrata vi sia un intero nucleo familiare, certamente i 1000/1200 euro non si palesano sufficienti.

Morale, su questi delicatissimi argomenti, ci si deve esprimere con completezza e precisione, diversamente si finisce col fare mera demagogia: e al punto in cui siamo situati, non si avverte proprio il bisogno di ventate demagogiche.

 

 

9 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Si sostiene, da parte di taluni, che il succedersi degli eventi e delle ricorrenze di antica tradizione costituisce un mero fatto di calendario e nulla più, come se, insomma, la società contemporanea fosse oramai impostata ed organizzata su scansioni del tutto avulse dal passato e finanche dalle cose belle e sane di ieri.

Personalmente, non sono per niente d’accordo con questa sorta di scisma ideale; mi trovo, anzi, convinto che l’unica scelta saggia, per l’uomo del terzo millennio, sia quella di dialogare e convivere con la modernità, il nuovo e, se si vuole, anche con la rivoluzione dei costumi, e però serbando, sempre, saldi legami con determinate abitudini e, soprattutto, con certi valori del modello esistenziale che contraddistingueva, se non i secoli, almeno i trascorsi decenni.

Cosicché, nella modesta biblioteca della mia mente, ha ancora posto, fra le altre, la ricorrenza del 10 agosto, intitolata a Lorenzo il santo del giorno, con il rito, o meglio dire, il mito, delle stelle cadenti.

Sì, pure adesso che espongo capelli prevalentemente grigi, io sono solito attendere il 10 agosto, alla stregua di una parentesi magica che si inserisce nel processo meccanico, agitato e confuso della quotidianità.

Non a caso, quindi, stasera sono a cena, in familiare allargata compagnia, su una veranda a ridosso della scogliera che, in questo tratto di costa salentina, incornicia il bel mare di Puglia: l’illuminazione è sobria, in alto il manto blu cupo è nitido e distinto, con le sue innumerevoli brillanti punteggiature.

Fra una portata e l’altra, invece di indulgere alla conversazione con i commensali, mi accorgo di rivolgermi, di tanto in tanto, verso l’alto e di scrutare; alla fine del pasto, oriento e trattengo più insistentemente gli occhi su quei puntini sfavillanti che, secondo il mio sentire, già nella loro immobile fissità, inducono ai sogni.

Giunge così a passare abbondantemente la mezzanotte, ma, invero, di stelle cadenti non mi capita di scorgerne alcuna.

Al che – pur con ogni rispetto per i fisici e gli astronomi, i quali, da parte loro, sostengono che le stelle cadenti sono visibili durante tutto l’anno, purché si osservi il cielo -  mi viene spontaneo pensare che, anche con riferimento all’evento canonicamente odierno, non solamente il mondo, ma addirittura l’universo, non sia più lo stesso. Ciò, non tanto per via di mutamenti naturali in senso stretto, quanto per effetto del nostro approccio con le leggi ed i fenomeni, appunto, della natura e, più precisamente, per il mutato spirito con cui ci disponiamo nei confronti dell’ambiente circostante e/o sovrastante.

Non è sufficiente osservare, quindi, che non esistono le stagioni di una volta, il clima di una volta; occorre, bensì, prendere atto che non esistono più nemmeno le stelle cadenti di una volta.

Come tutti ricordiamo, la visione dei fantastici schizzi di luce nel buio della notte veniva collegata ad un sentimento umano qual è, in fondo, la formulazione di un desiderio, con la credenza che, attraverso quell’arcano abbinamento, se ne sarebbe resa agevole la realizzazione, l’avveramento.

Ora, invece, per come si sono messe le cose, è bene che ci poniamo, più che altro, a pensare e a meditare, in tal modo lasciando riecheggiare il fenomeno nella nostra fantasia ed immaginazione e serbandocelo, contemporaneamente, nel cuore, come veicolo vivificante e di sostegno per affrontare il cammino di ogni giorno.

Mi piacerebbe, tuttavia, che ciò valesse unicamente per le persone comuni, come chi scrive, ma non per le figure che sono o sono state protagonisti o testimoni di vicende ed eventi straordinari, belli e brutti, positivi e negativi, talvolta finanche nefasti, per coloro che effettivamente hanno lasciato un segno indelebile: vorrei far voti affinché, al loro cospetto, alle loro pupille restasse sempre puntuale e consueta, sotto l’arco blu di questa notte, la corsa delle stelle cadenti originali, autentiche e millenarie.

Nel ruolo di spettatori privilegiati, vedrei i nostri connazionali militari impegnati in paesi stranieri,  le masse di disperati che fuggono nelle tenebre, tra  mille pericoli, sulle onde dei nostri mari, il presunto simbolo del terrorismo Ben Laden,  il nuovo Presidente americano Obama, il Papa tedesco che, con i suoi occhi, di visioni ne ha godute davvero tante, la bella signora fuggita dalla sua baita ai piedi di montagne lontane sulla scia di una drammatica tragedia familiare, nel cui copione si è consumata l’esistenza di un bimbo.

Infine, vorrei includere anche la figura dolce, mite e semplice di una mamma ancora così giovane che il destino ha voluto che mi privasse della sua compagnia e dei suoi consigli ed ammonimenti.

E’ tra questi poveri pensieri che ho avvertito un po’ strana la notte di San Lorenzo 2009.

 

11 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Nino fa il pescatore, per la precisione ha sempre svolto, sin da ragazzino, il mestiere di pescatore. Adesso, ha di gran lunga superato i settanta, i capelli sono bianchi, e però il fisico, mantenutosi asciutto, permane solido, seppure, è ovvio, non più agile e scattante.

Egli rientra oramai, a pieno diritto, nella categoria dei pensionati, ma la sua esistenza, dalle prime luci dell’alba e dallo spuntare dei raggi giovani del sole, si chiama tuttora mare, attività in mare.

Da quando la grande barca consortile, qui chiamata “chianci”, è andata in disarmo, Nino ha ridato smalto al suo piccolo battello personale, motorizzato con un fuoribordo di pochi cavalli e rinverdito il lavoro individuale, autonomo, costante e continuo, libero – come ama dire -  dalla timbratura del cartellino.

Insieme con la barca propria, il suo attrezzo di lavoro predominante è il “conzo”, lunga lenza di cordame sottile color marroncino, inframmezzata da numerosi – 100, 150, 200 o 300 – peduncoli di nailon, destinati a restare a pelo d’acqua o a bassa profondità grazie ad un artigianale ma sapiente gioco di minuscoli piombi e cubi di sughero, ovviamente muniti, all’estremità, di ami.

Mi è capitato molte volte di assistere all’armamento del “conzo” con apposite esche e alla disposizione graduale e progressiva, in cerchi, all’interno di un largo canestro circolare, fabbricato a mano con utilizzo di giunchi.

Stamani, invece, ho casualmente incrociato Nino, nel momento in cui egli consegnava alla cooperativa il frutto della sua pesca: un sacchetto di plastica, contenitore del tutto alla buona quindi, impreziosito dalla presenza di un discreto bottino di pesce pregiato, esattamente di saraghi.

E’ stato un rito molto semplice e veloce, secondo antiche consuetudini: pesatura del complessivo su una bilancia basculante poggiata sul pavimento, rapida suddivisione del pescato, da parte del gestore della cooperativa e insieme sotto l’occhio attento di Nino, fra prima scelta e seconda scelta, quest’ultimo atto in base al taglio dei saraghi (un esemplare, prossimo al mezzo chilo di peso, non ha neppure fatto in tempo ad essere deposto sul banco di vendita, giacché un  avventore presente nella cooperativa se l’è accaparrato a volo).

Infine, compilazione a matita di una “ricevuta”, con la quantificazione separata fra 1^ e 2^ qualità, su un semplice foglio grigio, di quelli adoperati per incartare giustappunto il pesce, e contestuale annotazione di conformità, parimenti manuale, su un brogliaccio interno dell’esercizio.

Ho osservato, con discreta attenzione il volto di Nino: senza sprizzare gioia da tutti i pori, appariva, in fondo, appagato, da quel piccolo, nello stesso tempo per lui molto grande, frutto del suo lavoro.

 

2 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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