Archivio per agosto 11th, 2009

Stamani, arrivando in scooter ad un fondicello nelle vicinanze della litoranea Castro – Tricase, con l’intento di raccogliervi qualche sparuta manciata di pomodori, peperoni e melanzane, appena prima d’iniziare l’opera, sono stato mio malgrado spettatore di una scena tanto insolita, per fortuna, quanto triste.

Difatti, sul bordo del nastro d’asfalto viario, giaceva la massa pennuta di un volatile di media taglia, presumibilmente un falchetto, le ali dalle sfumature calde e solari ancorché tendenti al bruno, gli artigli involontariamente ostentati  nella loro oramai assoluta innocuità,  il capo purtroppo dilaniato, con logica macchia rossa d’intorno.

Ho avuto l’impressione che l’immatura e ingloriosa fine del magnifico esemplare si fosse consumata da poco, forse negli ultimi scorci del buio notturno o agli incipienti bagliori dell’alba, durante un volo a bassa quota sopra la distesa delle marine, infrantosi, v’è da credere, sul parabrezza di un’auto trovatasi a transitare velocemente proprio attraverso quell’itinerario inconsapevole.

Spostata, quasi senza accorgermene, la creatura del cielo al margine della strada, sono rimasto un bel po’ con lo sguardo posato sui resti e, alla fine, per un misterioso impulso interiore, mi è venuto spontaneo di collegare la scena all’odierna ricorrenza di  San Lorenzo.

Così come lo sono, attesi più che mai,  gli schizzi delle Perseidi sotto la volta blu di questa notte, in fondo, volendolo,  anche lo schianto del bellissimo volatile contro un bolide della modernità si può considerare alla stregua di una caduta, o meglio caduta ideale.

Un evento senza clamore che, nonostante l’immobilità di quegli occhi già vispi e acuti, non ha mancato, a modo suo, di portarsi appresso una scia di speranza e di favorevoli auspici.

Insomma, 10 agosto, un falchetto alla stregua di una stella e i miei poveri ortaggi, raccolti alla marina, riscontrati stavolta di un sapore diverso, particolare.

 

10 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Come non soffermarsi e riflettere sui grandi temi che trovansi pesantemente e drammaticamente sul tappeto? Come fingere di ignorare, o sottovalutare scriteriatamente, la pesante crisi economica e finanziaria che attanaglia lo scenario internazionale, i focolai di guerra e i disordini sparsi su una ventina di aree del pianeta, i fenomeni di terrorismo, la realtà del buco nell’ozono, le diffuse situazioni di fame e miseria e, infine, per quanto riguarda il nostro Paese, le perenni contrapposizioni fra schieramenti politici, i conti pubblici in difficoltà, il debito dello Stato superiore al prodotto interno lordo e così via?

E però, avvertendo l’impatto, aggiuntivo, forte e cospicuo dei problemi “terra terra” della cosiddetta quotidianità, viene, in pari tempo, di pensare che valga anche la pena di calarsi, senza soluzione di continuità, nelle faccende frazionate, ma non meno concrete e prossime, che toccano, momento per momento, ciascun cittadino, vuoi come singolo, vuoi come membro della collettività.

In pratica, insomma, è il caso che tutti, indistintamente, siamo più pragmatici, e in particolare più sinceri e seri, con noi stessi, non esitando a dire la nostra – anche a rischio di andare contro corrente- ogni qual volta ci rendiamo conto che i sistemi e le mode circostanti sono prevalentemente ammantati da effimere promesse di benefici e godimenti, quando, addirittura, non si rivelano dannosi per il corpo e per la mente.

Si sono intessute infinite discussioni sugli abnormi aumenti dei prezzi negli ultimi otto/nove anni, mettendoli pressoché automaticamente in relazione con l’entrata in vigore dell’euro, quasi che la nuova moneta avesse portato con sé una sorta di irresistibile lievito. Ma quando mai!

Come è noto, da che mondo è mondo, v’è chi vende e v’è chi compra. In realtà, nel periodo in questione, non si sono registrati, nell’insieme, significativi, spontanei e ineludibili  processi di ascesa dei costi con riferimento ad importanti beni naturali e/o  materie prime (anche per quel che attiene al petrolio, bisogna infatti ricordare che il prolungato aumento, a tratti peraltro rientrato, della quotazione per barile è stato in buona parte controbilanciato dalla svalutazione della divisa di riferimento, cioè il dollaro, rispetto a numerose monete, fra cui l’euro).

Di contro, sono intervenute manovre subdole e, diciamolo apertamente, truffaldine, ad opera di una certa, e purtroppo vasta, componente fornitrice di merci o servizi, con spudorato impinguamento  dei rispettivi introiti, a scapito e con spoliazione dei compratori: come se la predetta componente avesse messo le mani nelle tasche di questi ultimi.

Al che, come regolarsi? Bisogna muoversi senza indugio e tirando dritto, solamente in tal modo tante situazioni potranno ritornare ad uno stadio, se non del tutto normale, per lo meno sostenibile. In concreto, ad esempio, si compili una bella lista di beni e di prestazioni di largo spettro, si parta dai relativi prezzi a fine 2000, dopodiché si operino equi aggiornamenti, abolendo però, contestualmente, i prezzi e le tariffe, a dir poco molto più esosi, oggi praticati e richiesti.

Guardia di Finanza, Agenzie delle Entrate, Vigili Urbani, in aggiunta ai compiti meritori che già svolgete, ponete mano ad una nuova opera in tal senso, opera dall’esito non improbabile, purché la si avvii con fermezza:  e i risultati non mancheranno di arrivare.

Parliamo ora di pubblicità. Trattasi di un autentico veleno, dagli effetti oramai divenuti mortali: sembra, perciò, opportuno e salutare assestarle, allegoricamente, una sonora sberla, sia nella forma, sia nella petulante intensità, sia nei contenuti .

Come è possibile ascoltare ad ogni piè sospinto slogan/proposte del genere: “Cogli l’occasione, mettiti alla prova, la tale autovettura può essere tua a soli 23.600 euro”(circa quarantacinquemilioni delle cessate lire)? Siamo matti? Gli ideatori e i propagatori di tali annunci dovrebbero semplicemente guardarsi allo specchio e sotterrarsi per la vergogna. Siffatte “offerte”, per molti cittadini, corrispondono ad un anno/un anno e mezzo di stipendio, per non parlare dei pensionati, sicché il meccanismo prevalente che ne può derivare è quello di far impazzire gli animi, di stimolare il compimento di passi azzardati e spropositati.

Proprio l’antitesi di un esempio/segnale di civile progresso e comportamento.

Per finire, in tema di stipendi e salari, viene osservato e  affermato  che  con  1000/1200 euro al mese non si riesce a campare. Orbene, tale indicazione costituisce un formidabile messaggio, senza però essere puntuale e fedelmente realistica.

In verità, si impone di distinguere da caso a caso. Talvolta, vedasi un single il quale vive in famiglia e non ha praticamente alcun onere connesso con il proprio sostentamento, i 1000/1200 euro bastano e avanzano pure. Talvolta, cioè allorquando a valle di tale livello di retribuzione o entrata vi sia un intero nucleo familiare, certamente i 1000/1200 euro non si palesano sufficienti.

Morale, su questi delicatissimi argomenti, ci si deve esprimere con completezza e precisione, diversamente si finisce col fare mera demagogia: e al punto in cui siamo situati, non si avverte proprio il bisogno di ventate demagogiche.

 

 

9 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Si sostiene, da parte di taluni, che il succedersi degli eventi e delle ricorrenze di antica tradizione costituisce un mero fatto di calendario e nulla più, come se, insomma, la società contemporanea fosse oramai impostata ed organizzata su scansioni del tutto avulse dal passato e finanche dalle cose belle e sane di ieri.

Personalmente, non sono per niente d’accordo con questa sorta di scisma ideale; mi trovo, anzi, convinto che l’unica scelta saggia, per l’uomo del terzo millennio, sia quella di dialogare e convivere con la modernità, il nuovo e, se si vuole, anche con la rivoluzione dei costumi, e però serbando, sempre, saldi legami con determinate abitudini e, soprattutto, con certi valori del modello esistenziale che contraddistingueva, se non i secoli, almeno i trascorsi decenni.

Cosicché, nella modesta biblioteca della mia mente, ha ancora posto, fra le altre, la ricorrenza del 10 agosto, intitolata a Lorenzo il santo del giorno, con il rito, o meglio dire, il mito, delle stelle cadenti.

Sì, pure adesso che espongo capelli prevalentemente grigi, io sono solito attendere il 10 agosto, alla stregua di una parentesi magica che si inserisce nel processo meccanico, agitato e confuso della quotidianità.

Non a caso, quindi, stasera sono a cena, in familiare allargata compagnia, su una veranda a ridosso della scogliera che, in questo tratto di costa salentina, incornicia il bel mare di Puglia: l’illuminazione è sobria, in alto il manto blu cupo è nitido e distinto, con le sue innumerevoli brillanti punteggiature.

Fra una portata e l’altra, invece di indulgere alla conversazione con i commensali, mi accorgo di rivolgermi, di tanto in tanto, verso l’alto e di scrutare; alla fine del pasto, oriento e trattengo più insistentemente gli occhi su quei puntini sfavillanti che, secondo il mio sentire, già nella loro immobile fissità, inducono ai sogni.

Giunge così a passare abbondantemente la mezzanotte, ma, invero, di stelle cadenti non mi capita di scorgerne alcuna.

Al che – pur con ogni rispetto per i fisici e gli astronomi, i quali, da parte loro, sostengono che le stelle cadenti sono visibili durante tutto l’anno, purché si osservi il cielo -  mi viene spontaneo pensare che, anche con riferimento all’evento canonicamente odierno, non solamente il mondo, ma addirittura l’universo, non sia più lo stesso. Ciò, non tanto per via di mutamenti naturali in senso stretto, quanto per effetto del nostro approccio con le leggi ed i fenomeni, appunto, della natura e, più precisamente, per il mutato spirito con cui ci disponiamo nei confronti dell’ambiente circostante e/o sovrastante.

Non è sufficiente osservare, quindi, che non esistono le stagioni di una volta, il clima di una volta; occorre, bensì, prendere atto che non esistono più nemmeno le stelle cadenti di una volta.

Come tutti ricordiamo, la visione dei fantastici schizzi di luce nel buio della notte veniva collegata ad un sentimento umano qual è, in fondo, la formulazione di un desiderio, con la credenza che, attraverso quell’arcano abbinamento, se ne sarebbe resa agevole la realizzazione, l’avveramento.

Ora, invece, per come si sono messe le cose, è bene che ci poniamo, più che altro, a pensare e a meditare, in tal modo lasciando riecheggiare il fenomeno nella nostra fantasia ed immaginazione e serbandocelo, contemporaneamente, nel cuore, come veicolo vivificante e di sostegno per affrontare il cammino di ogni giorno.

Mi piacerebbe, tuttavia, che ciò valesse unicamente per le persone comuni, come chi scrive, ma non per le figure che sono o sono state protagonisti o testimoni di vicende ed eventi straordinari, belli e brutti, positivi e negativi, talvolta finanche nefasti, per coloro che effettivamente hanno lasciato un segno indelebile: vorrei far voti affinché, al loro cospetto, alle loro pupille restasse sempre puntuale e consueta, sotto l’arco blu di questa notte, la corsa delle stelle cadenti originali, autentiche e millenarie.

Nel ruolo di spettatori privilegiati, vedrei i nostri connazionali militari impegnati in paesi stranieri,  le masse di disperati che fuggono nelle tenebre, tra  mille pericoli, sulle onde dei nostri mari, il presunto simbolo del terrorismo Ben Laden,  il nuovo Presidente americano Obama, il Papa tedesco che, con i suoi occhi, di visioni ne ha godute davvero tante, la bella signora fuggita dalla sua baita ai piedi di montagne lontane sulla scia di una drammatica tragedia familiare, nel cui copione si è consumata l’esistenza di un bimbo.

Infine, vorrei includere anche la figura dolce, mite e semplice di una mamma ancora così giovane che il destino ha voluto che mi privasse della sua compagnia e dei suoi consigli ed ammonimenti.

E’ tra questi poveri pensieri che ho avvertito un po’ strana la notte di San Lorenzo 2009.

 

11 agosto 2009

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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