Archivio per dicembre, 2009
La frequenza delle scuole medie segnò per me non soltanto il passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, ma anche l’ottenimento dei primi permessi o concessioni da parte dei miei genitori.
Rientrava fra tali conquiste la possibilità, durante la stagione estiva, sul far del crepuscolo del sabato, di radunarmi con un gruppo di sette o otto amici, di recarmi insieme con loro a Porticelli, nei pressi dell’ insenatura Acquaviva, dove i miei avevano da poco fatto costruire una casetta di villeggiatura e di restare a dormire lì, al fine di trovarci, l’indomani mattina, tutti insieme, già pronti sul posto per dedicarci alla pesca dagli scogli, con canne e lenze che ciascuno di noi si procurava ed “armava”.
Arrivati alla méta e consumata una frugale cena, scendevamo, attraverso un sentiero, giù nell’Acquaviva e, come prima operazione del programma, raschiavamo gli scogli su bassi fondali mediante l’utilizzo di retini – anche questi fabbricati da noi stessi – per catturare piccole scorte di gamberetti, da utilizzare l’indomani mattina come esche, riponendo, intanto, i saltellanti crostacei in vasetti di latta con coperchio.
Terminata questa operazione, ci portavamo nuovamente nella casetta di Porticelli, soffermandoci per qualche ora a parlare ed a scherzare – nel buio assoluto, mancando la corrente elettrica e con il solo riferimento luminoso, quindi, delle stelle e , se c’era, della luna – fino a che non ci veniva sonno.
Sonno, per la verità, non molto lungo, giacché, all’alba, gli occhi si riaprivano automaticamente; seguiva un rapido sciacquo del viso e, subito, tutti di corsa verso la scogliera per iniziare le calate con la lenza.
Si formava una bella fila di giovanissimi pescatori dilettanti e si dava ben presto vita ad una sequenza di grida, commenti, risate, che segnavano in particolare la cattura di ciascun esemplare di pesci. Ovviamente, s’innestava una vera e propria gara.
Trascorrevamo, così, diverse ore intenti a pescare, sino a quando la calura del sole, che si alzava sempre più su, non diveniva forte e difficile da sopportare.
Quelle mattinate domenicali, comprese le vigilie di preparazione in comitiva, ci riempivano d’autentica gioia, una sensazione che ci portavamo appresso e manifestavamo anche al rientro nelle nostre rispettive case.
Oggi è l’ultimo dell’anno e, quindi, è d’uopo l’augurio di un sereno e pescoso 2010 per tutti.
31 dicembre 2009
Rocco Boccadamo
Lecce
e.mail: rocco_b@alice.it
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Aleggia la sensazione, invero strana, che risalga appena a ieri la mitica oscillazione del pendolo del tempo, alle ore zero di quel primo di gennaio, segnante il passaggio da un millennio all’altro. Da allora, invece, sono trascorsi ben nove anni, un arco ragguardevole, per di più intriso da tomi oceanici d’avvenimenti d’ogni genere e di tutti i colori: purtroppo, con tendenza prevalente al nero negativo e meno al bianco di segno più.
Succede, quasi, che lo scorrere del calendario, anzi dei calendari, sospinto da un misterioso abbrivio ed automatismo di movimento, sia arrivato a scivolare inavvertitamente accanto alla cognizione, alla consapevolezza, alla percezione e all’apprezzamento dell’uomo. Merito o colpa, a seconda dei punti di vista, delle modernissime tecnologie telematiche ed informatiche che globalizzano ciascun individuo nella visione del tutto, a 360 gradi, su scala universale.
Resta peraltro chiaro che ogni consuntivo sulla vita che si snoda, per noi e intorno a noi, risente inevitabilmente dell’influenza soggettiva di chi tira le somme.
Poco male, l’osservatore di strada autore di queste note intende astenersi dal quantificare fila e totali, mentre, riguardo alla gestione annuale che sta per chiudersi, sente il piacere d’indugiare e di soffermarsi su pochi ma indicativi fatti o “spilli” di cronaca registratisi in seno alla società “Salento”.
Per cominciare, gli sembra un’operazione aziendale estremamente positiva il sempre più incisivo cammino, delle Autorità inquirenti e Forze di Polizia all’uopo preposte, nel contrasto a taluni disastrosi e dissanguanti utilizzi illeciti di soldi pubblici da parte di affaristi (non imprenditori seri), di solito sospinti e ispirati da altri affaristi (non professionisti o consulenti degni di tali nomi). Si riferisce, chi scrive, alle distorte applicazioni alla Legge 488, gioendo nel constatare che ora, finalmente, si vanno toccando non solamente i pesciolini, ma anche i “pezzi grossi”, mausolei che si ritenevano inavvicinabili.
In proposito, come non sottolineare che fare impresa, realizzare utili da un sano e corretto intraprendere, è una cosa, mentre rubare è un’altra cosa?
Continuando, giudica sacrosanta e apprezzabile l’azione delle anzidette istituzioni, a tutto campo e senza guardare in faccia a nessuno, avverso gli scandali economico – finanziari in genere, grandi e piccoli, che, purtroppo fioriscono a mucchi in ogni dove: freschi di stagione e clamorosi, quelli inerenti ai palazzi di Via Brenta in Lecce, ove hanno sede uffici giudiziari, con ipotesi di sopravvalutazioni abnormi e presunti arricchimenti indebiti, affluiti presumibilmente in più tasche.
Ancora, recepisce con particolare sollievo, giacché in certe occasioni se ne è personalmente fatto stimolatore attraverso appositi vibrati scritti, le notizie di indicativi stanziamenti, da parte dell’ Enel, mirati a rendere sani e vivibili l’ambiente, l’atmosfera e l’habitat intorno alla Centrale di Cerano, una realtà che tanto può incidere, nel bene e nel male, per questa terra e per la nostra stessa salute.
Ora, se è consentito, Buon nuovo anno!
29 dicembre 2009
Rocco Boccadamo
Lecce
e.mail: rocco_b@alice.it
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Nell’incantevole cornice della Basilica di S. Croce, fiore all’occhiello dell’arte barocca che contraddistingue e impreziosisce il capoluogo salentino, in corrispondenza dell’altare a destra rispetto a quello centrale, trova posto, durante tutto il periodo natalizio, un piccolo ma speciale presepio.
Difatti, nel monumento sacro in questione, per precisa scelta del Parroco e del Rettore della confraternita che vi ha sede, la tradizionale rappresentazione della nascita di Gesù deve rispettare, con assoluta fedeltà, il semplice e naturale contesto ambientale in cui, due millenni addietro, si materializzò l’evento cardine della storia cristiana.
Agli anzidetti dettami, impronta rigorosamente le proprie ideazioni e la sua stessa manualità l’artista che, da quattro anni, si occupa, giustappunto, dell’allestimento del presepio in S. Croce, il professore Giuseppe Arseni, di Marittima, docente di discipline plastiche presso il Liceo artistico statale “V.Ciardo” di Lecce, il quale ha il pregio non comune di saper coinvolgere nel lavoro preparatorio anche gli allievi, raccogliendone qualche suggerimento.
In concreto, la realizzazione di Giuseppe Arseni è basata, pressoché esclusivamente, sul riutilizzo di materiali.
Così, cartoni/contenitori di elettrodomestici, rivoltati e verniciati con sabbione, tufo e calce, si trasformano in case e palazzotti. Involucri di sacchetti di cemento, opportunamente sagomati sopra un’anima di cassette di frutta, altri pezzi di cartone e rami d’albero, danno vita al paesaggio agreste. L’ambiente più importante, ossia la grotta della Natività, ha per colonne portanti frontali due cortecce di sughero, per intelaiatura e pareti strisce di legno di pallet e spessi cartoni, per copertura canne di mare stagionate, teli di juta ricavati da vecchi sacchi e frasche.
Tutto al naturale, niente colori o additivi chimici.
Il terreno è tappezzato, a tratti, con tufo bianco, sabbione e arbusti o cespugli; inoltre, di tanto in tanto, con macchie di muschio color verde scuro (in gergo dialettale, velluto), ricercato e colto pazientemente in angoli della campagna salentina non contaminati da diserbanti, defoglianti e robe del genere.
Sullo sfondo del cielo, infine, una miriade di piccole stelle realizzate con minuscoli batuffoli di cotone, e anche ciò non è a caso, intendendo bensì ricordare che, sino a tempi non molto lontani, nel Salento si coltivavano anche piante di cotone.
Completano, popolano e vivificano l’ambiente, stupende e pregevoli statue in cartapesta leccese, raffiguranti l’Angelo, la Sacra Famiglia, il bue e l’asinello, i pastori e i loro armenti, i Re Magi.
Due brevi sottolineature.
La prima è che Giuseppe Arseni, a parte il livello di bravura maturato con lo studio, l’impegno, la passione e attraverso l’esperienza di docente, è, come dire, un figlio d’arte proprio genuino: il papà faceva l’imbianchino (lattature, il termine dialettale), di fatto era un artigiano decoratore e pittore, e la nonna lavorava da fornaia, nei tempi in cui ogni famiglia si faceva preparare e cuocere il proprio pane, nel forno pubblico esistente in tutti i paesi.
La seconda, è che di presepi se ne costruiscono tanti, e però quello della Basilica di S. Croce è davvero un bell’insieme, rievocante, con sicura impronta artistica, certe buone immagini del passato, insomma da visitare e ammirare, anzi da gustare.
28 dicembre 2009
Rocco Boccadamo
Lecce
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Sin da quand’ero ragazzo, nel mio intimo ha sempre albergato, con impulsi composti ma nitidi, un piccolo e insieme speciale sentimento: il sano orgoglio dell’italianità, dell’appartenenza – sia pure a guisa di granello piccolissimo – al decantato, ammirato e stimato “popolo di santi, navigatori e poeti”.
Per di più, a prescindere dall’effetto come anzi riversatosi sulla mia persona, trovo bello sottolineare che siffatta lusinghiera reputazione goduta dalla gente del vecchio stivale si è perpetuata nell’arco di secoli, grazie, anche, alle implementazioni che man mano sono arrivate a conquistarsi un posto a fianco delle emerite realtà originarie: si pensi, ad esempio, alla moda e al fai da te in genere con etichetta italiana.
Non che il vivere quotidiano nel nostro paese sia mai stato dispensato da problemi, disagi, sacrifici e limiti; tutt’altro, di sicuro nessun paradiso in terra.
Però, l’impronta delle qualità, delle eccellenze, delle doti di spicco verso cui si volgevano gli altri popoli, quasi a volervisi specchiare, hanno, per lunghissima pezza, costituito nella penisola una solida e sana pietra miliare per le coscienze, le azioni e i comportamenti concreti dei più.
Purtroppo, come è cambiato, e non da adesso, lo scenario che ci circonda! Al punto, che non sembra affatto sintomo di qualunquismo affermare che lo scadimento dei costumi trovasi proprio alla portata degli occhi di tutti.
Lontana, dunque, anni luce la terra di “santi, eccetera eccetera”, al giorno d’oggi il Bel Paese presenta, sul palcoscenico del mondo, prevalentemente un cast di “divi” di cui, davvero, non v’è chi non avrebbe fatto volentieri a meno: faccendieri intriganti, maneggioni senza scrupoli, finanzieri, imprenditori e dirigenti che fabbricano carte false e rubano, evasori fiscali, controllori che non vigilano e forse sono collusi, autorità e politici che sono latitanti quando, addirittura, non vanno a braccetto con coloro che si macchiano in prima persona dei reati.
Schiacciata, danneggiata e resa povera dal grande circo di scellerati impuniti, ecco, di contro, un’autentica marea di cittadini ignavi e sprovveduti, ai quali chissà se sarà mai resa giustizia e se saranno rifusi, in tutto o in parte, i danni.
Oltre che per via delle suddette note dolenti, provo, personalmente, un senso di profondo rammarico nel constatare che, ormai, il Paese di cui faccio parte è caratterizzato da scioperi perpetui: ogni volta, una singola categoria, sotto la bandiera della rivendicazione di propri diritti, danneggia vistosamente, spesso irrimediabilmente, tutte le altre categorie di cittadini. Un’immane spirale viziosa, un’inconcepibile catena di controsensi.
Per non parlare, infine, dell’imo assoluto in cui risultano precipitati finanche valori e principi elementari, naturali e fondamentali.
A questo punto, che aggiungere? Semplicemente auspicare che il Padreterno ci salvaguardi dagli “scivoloni” che ci insidiano senza tregua e intervenga per rimettere tutti sulla retta carreggiata.
27 dicembre 2009
Rocco Boccadamo
Lecce
e.mail: rocco_b@alice.it
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Martedì 22 dicembre ho appreso dalla stampa che, in base a decreto del Ministro delle sviluppo economico, il canone RAI per il 2010 aumenta di euro 1,50, passando da 107,50 a 109,00 euro.
Alla luce di ciò, avendo già provveduto, il 7.12.2009, a versare il canone nell’attuale misura di 107,50, per senso civico e di rispetto delle leggi, non mi resta, evidentemente, che recarmi di nuovo in posta e corrispondere la differenza.
La stessa cosa, sono sicuro, dovranno fare i moltissimi italiani che, come me, non hanno aspettato l’ultimo momento.
E però, con un pizzico di rammarico, mi viene spontaneo di domandare se la RAI e il ministero competente non avrebbero potuto essere più tempestivi.
22 dicembre 2009
Rocco Boccadamo
Lecce
e.mail: rocco_b@alice.it
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Caro Gesù Bambino,
in questi tempi di computer, posta elettronica, messaggini, video conversazioni e chi più ne ha più ne metta, uno “scolaretto” che si approssima alla boa dei settanta avverte il bisogno di mandarti, alla vecchia maniera, due righe di sfogo e di petizione.
Mi rendo conto che, alla presenza di un Destinatario Speciale che già sa tutto, cioè a dire conosce perfettamente i pensieri, le riflessioni più profonde, le ansie e le angosce piccole e grandi di ogni essere, la mia iniziativa rischia di apparire ovvia e superata già nella sua maturazione, pur tuttavia, amato Bambinello, permettimi egualmente di snocciolarla e, pur nella sua pochezza, di manifestarla sino in fondo, per me stesso e, idealmente, anche per gli altri.
Nella “classe” di cui faccio parte, siamo purtroppo più alunni discoli che bravi ragazzi, il Tuo registro è intensamente costellato di voti negativi e di note di biasimo. Nondimeno, è strano che sia un allievo a voler sollecitare il Maestro ad intervenire, ma, purtroppo, non se ne può più.
Per la verità, mi sembra quasi di svolgere a ruota libera un tema senza traccia in cui devono trovare posto, sottoforma di confessioni, una gamma di consapevolezze dai contorni negativi e pesanti, anzi molto pesanti e perciò non oltre sostenibili.
La preghiera che Ti rivolgo, Gesù, è di ascoltare queste litanie di “mea culpa” ed istanze di intervento e di avvalorarle, interponendo quindi i Tuoi migliori uffici, affinché, da parte della Superiorità che può senza alcun limite, se ne tenga conto e si dia seguito nel migliore dei modi.
Come Ti è stato dato di registrare nel recente periodo, nella piccola Italia vanno inanellandosi tante discussioni e polemiche, spesso divampanti, a proposito del cosiddetto “fine vita”.
Coinvolgendoti in questa specifica faccenda, mi sento oltremodo piccolo e pure un po’ allibito: difatti, già due millenni addietro, proprio il caso del Tuo trapasso sul Golgota è emerso come emblema e sintesi della problematica in questione, allora senza squilli di tromboni né scontri dialettici, ma semplicemente con il sommesso lamento delle pie donne e il “riconoscimento” finale degli stessi pretoriani di guardia ai piedi della Croce.
Fai, dunque, che – su questo punto – le menti ed i cuori di oggi, astraendo dalle razze e dalle bandiere politiche ed ideologiche, arrivino a porsi sui giusti indirizzi e nella luce più chiara.
Ti sarà giunto, forse anche infastidendoti un tantino, l’eco delle sequenze a proposito del planetario crack o bolla finanziaria, consumatosi nell’ambito d’insospettabili istituzioni del settore, per mano di potenti faccendieri senza scrupoli e poi disseminato da intermediari certamente non disinteressati, alla fine riverberatosi con lo svuotamento delle casse degli Stati e delle stesse tasche di un esercito di utenti fiduciosi quanto, talvolta, sprovveduti, con vanificazione dei risparmi raggranellati con sacrificio, magari nel corso di un’intera vita.
Or bene, dinnanzi a tali fatti, caro Bambino, senza voler male ad alcuno, ma semplicemente per monito e richiamo, non credi che sia necessario qualche segnale? Perché non “trasformare” gli arroganti protagonisti di queste operazioni, dall’attuale condizione di grandi signori che non si fanno mancare nulla, e ai quali tutto è consentito, in innocui capri (sì, proprio i maschi delle capre) costretti a mantenersi nutrendosi esclusivamente dell’erba di teneri pascoli?
Che ne pensi poi dei numerosi dittatori, malvagi e profittatori – non solo quelli in testa alla classifica di tristissima fama, ma anche tutti gli altri senza nome ma parimenti deleteri – che imperversano sulla faccia della terra? Pur nella mia “miseria” di scolaro discolo e quindi con meriti e credenziali carenti, vorrei auspicare che il Padre Eterno compisse il prodigio di convertire questi individui verso i lidi del buon vivere e del rispetto del prossimo, oppure, se la Sua volontà non dovesse volgersi in quel modo, che i medesimi, così come si verificò secondo la parabola evangelica del ricco possidente accumulatore di beni e dovizie, venissero “richiamati” lassù.
Infine, diletto Pargolo, trascurando tanti altri affreschi stridenti e/o scrostati dello scenario contemporaneo, lascia che io deponga sotto la Tua culla il più vasto e grave problema di oggi, per la gente su scala planetaria: la fame e la povertà. Qui davvero non si può andare avanti, con gli attuali sistemi e le isolate seppur lodevoli iniziative di carità ed assistenziali non ce ne usciamo. Ogni giorno si consumano milioni di autentici drammi: il Signore, infatti, dà generosamente il dono della vita a stuoli di creature, nei cui confronti, però, a motivo degli stenti e della miseria o addirittura per assoluta mancanza di cibo e di acqua, l’avventura esistenziale viene a chiudersi troppo presto e tristemente.
Mi pare che, allo stato delle cose, a meno che dall’Alto non si voglia disporre miracolosamente e in modo incontrovertibile l’equa distribuzione sul globo di tutti i beni e risorse necessari, permettendo che ciascun individuo possa accedervi e disporne liberamente, solamente una iniziativa serva a modificare l’attuale standing di discriminazione e di ingiustizia sociale. Il Padre – come era solito fare in talune occasioni agli albori della creazione – si manifesti con il Suo volto corrucciato, ma nello stesso tempo premuroso, alla vista di tutti gli esseri viventi, affacciandosi ad esempio dal cerchio di una Luna piena sullo sfondo dell’azzurro del cielo, e ammonisca tutti coloro i quali posseggono mezzi oltre il necessario, nessuno escluso, a condividere categoricamente le risorse con i fratelli che ne sono privi, ponendo così fine alla fame, alla sete e alla miseria.
Io credo che un “invito” del genere troverebbe molto ascolto ed avrebbe un seguito ed effetti positivi più concreti rispetto a qualunque serie di umana ispirazione, anche se ripetuta e consistente, di iniziative e promozioni caritatevoli a favore del prossimo .
Scusami, Gesù, se oso raggiungerTi con un fardello di istanze abbastanza pesante. Ma so di mettermi in buone mani.
Ti auguro di non patire troppo il freddo nella capanna dove, fra giorni, attendo ancora una volta il Tuo arrivo.
19 dicembre 2009
Rocco Boccadamo
Lecce
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Sebbene in questo periodo, al solito, vada imperversando la “sfida dello shopping”, vogliate scusarmi, ma a me non piace per nulla il rito della corsa agli acquisti nell’imminenza del Natale e di Capodanno, delle folle che si accalcano lungo le strade dei negozi o si stordiscono nell’aria forzata dei centri commerciali.
Purtroppo, per come le cose si sono messe, altro che rito, si tratta di vera e propria mania, dipendenza e schiavitù, condizionamenti che hanno preso corpo sotto l’azione di vuoti richiami all’indirizzo di consumi il più delle volte voluttuari e superflui.
Addirittura, la situazione determinatasi, anzi oramai consolidatasi, si rivela talmente perniciosa da riuscire a intaccare la serietà e il rigore di taluni interventi delle istituzioni a salvaguardia della salute pubblica. Ecco, infatti, amministratori comunali che, in questi giorni, dicono e ripetono di essere consapevoli di un livello d’inquinamento dell’atmosfera cittadina notevolmente sopra la soglia tollerabile, ma di soprassedere, scientemente, ad agire con provvedimenti restrittivi del traffico, al fine di non danneggiare le attività commerciali.
In siffatto scenario, da parte mia, desidererei sommessamente osservare che, eccettuati i panettoni propriamente legati al Natale e l’occorrente per un buon pranzo, tutti gli altri articoli (giocattoli, maglioni, scarpe, sciarpe, pigiama, camicette, profumi, collanine e via dicendo) possono essere benissimo acquistati nel corso dell’anno, senza ingorghi ed eccessi straordinari di domanda, generanti solo confusione e, inevitabilmente, aumenti dei prezzi.
Senza trascurare che, a breve, arriveranno anche i “mitici” saldi, da cui, pure, è però il caso di guardarsi, giacché costituiscono spesso un ulteriore furbo stimolo a concentrare gli acquisti in un determinato periodo.
Ad ogni modo, il mio pensiero è che il Bambinello che si accinge a ripresentarsi nella semplicità e nella povertà della grotta sia triste, parecchio addolorato, per l’attuale situazione.
E qui arriva la provocazione. Perché, per esprimere affetto e amicizia, non si ritorna agli auguri basati su simboli d’ antica e sana tradizione, come un’arancia, una pigna, un ramoscello di vischio, un pensierino scritto a mano? Perché non si rivolge la mente al clima e ai “regali” del Natale e di Capodanno di tanti che versano nella miseria?
Forse, in tal guisa, in linea con la riflessione manzoniana “si dovrebbe pensare più a far bene che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio”, si otterrebbe il risultato di sentirsi più leggeri e, in pari tempo, di respirare un’aria migliore, senza, necessariamente, il blocco della circolazione automobilistica.
14 dicembre 2009
Rocco Boccadamo
Lecce
e.mail: rocco_b@alice.it
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Stamani, mentre, a bordo della mia auto, procedevo lentamente nel traffico cittadino, ad un certo punto mi sono trovato davanti un grosso e lussuoso fuoristrada bianco (i sofisticati dicono Suv), della nota casa tedesca Bmw.
Tale mezzo recava, sul portellone posteriore, la seguente scritta:
“ HERBALIFE (a caratteri cubitali)
“ Personal coach del benessere.
Il povero osservatore di strada autore di queste righe ha capito poco e niente, anche se, a dire il vero, gli è sembrato di dover escludere l’impatto in un segno della crisi finanziaria in corso.
Per favore, potete spiegare di che si tratta? Grazie.
9 dicembre 2009
Rocco Boccadamo
Lecce
e.mail: rocco-_b@alice.it
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