Archivio per gennaio, 2010

Recatomi stamani all’Inps per farmi attivare il servizio di “Posta elettronica certificata”, ho aspettato il turno seduto accanto a una signora settantenne, la quale si era portata lì per chiedere chiarimenti in merito alla rata di pensione appena accreditatale.

Ad un certo punto, la mia vicina ha preso a parlarmi, a confidarsi sino a rendermi partecipe del suo bilancio personale, così sintetizzabile: entrate, un assegno sociale di 330 euro mensili e un indennizzo di guerra, ereditato dal padre, di altri 300 euro; uscite, con simili chiari di luna, figurarsi, proprio l’indispensabile, senza alcuna minima concessione, diciamo di natura leggera.

La signora, in mano un foglietto con appunti a penna, ossia la sua lavagnetta del dare e dell’avere, mi ha dettagliato che il lascito paterno si trova assorbito, sino all’ultimo centesimo, dagli esborsi fissi e irrinunciabili, quali il canone di locazione (80 euro), le utenze e il vitto. Invece, la pensione sociale deve servire per fronteggiare le altre uscite, meno fisse e rigide ma parimenti continue, come, ad esempio e da annotazioni sul foglietto, medicinali, visite mediche, compensi all’infermiera per le iniezioni, ricarica cellulare, riparazione scarpe, detersivi, modesti doni (non più di 5 euro per volta) a parenti, in occasione di compleanni.

Insomma, colonne di dare e avere proprio da scialarsi.

Pur tuttavia, non è mancata una nota di colore positivo, nel senso che la settantenne si è dimostrata nient’affatto in preda allo sconforto, anzi battagliera e in un certo senso orgogliosa di farcela con quel poco.

Imprevedibilmente a contatto di uno spaccato umano così precario e insieme indicativo, la mia unica reazione è stata di sentirmi piccolo piccolo con la P.E.C. sottobraccio, di avvertire dentro uno strano e pungente rossore.

Uscito dagli uffici previdenziali, guarda l’ironia della sorte, mi è capitato di scorgere un manifesto intitolato “La Puglia prima di tutto” (un partito locale), recante due grandi scritte “La vostra serenità è il mio augurio” e “Buon Natale”, l’immagine di una Grotta stilizzata e, ancora a caratteri cubitali, nome e cognome di un assessore al Comune di Lecce.

Non c’è che dire, oggettivamente un gesto di sensibilità e di buona educazione, estrinsecato dall’esponente politico, non ho motivo di dubitare e ad ogni modo lo spero, attingendo alle proprie tasche.

E però, dopo l’anzidetto contatto con la settantenne all’Inps e, forse, ancora preso emotivamente, mi è venuto spontaneo di pensare che l’assessore, in una prossima occasione, farebbe bene a destinare il costo di siffatti strumenti augurali, ad un gesto di solidarietà concreta, al caso a beneficio dell’anonima amica settantenne con pensione misera o di qualsivoglia altro soggetto versante in condizioni analoghe.

 

4 gennaio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

 

 

Sul calendario, campeggia, fiammante, la datazione 2010, dall’anno vecchio, siamo passati all’anno nuovo.

E però, d’intorno, un ritornello rimane invariato, la tiritera del mirabolante e vieppiù arcimiliardario jackpot del Superenalotto.

Gli annunci mirati su questo straordinario percorso di fortuna prevalgono, per intensità di toni e per frequenza, su qualunque altra notizia.

Parrebbe che, noi tutti – l’italico popolo una volta tanto unanime – addirittura non riuscissimo a sottrarci, a sopravvivere senza siffatta chimera o, meglio, potenziale miniera d’oro.

Così sia, sebbene, alla fine, il vero lucro finisca con l’arrivare, più che altro, a favore di chi ha in mano il banco e di chi mantiene i riflettori dell’attenzione permanentemente accesi sulla scena.

Quando non esisteva per niente la globalizzazione e, lungo le strade, circolavano appena le prime seicento, in questo periodo, nelle giornate soleggiate e dal cielo reso blu  trasparente dall’aria fresca e tersa, era bello ed appagante compiere passeggiate in campagna, in particolare nelle zone vicine al mare composte da gradoni fatti di macchie di terra e scogli e rocce.

Si avvertiva intenso, quasi sembrava di palparlo, il profumo degli arbusti, naturalissimi e semplici, di mirto, dai minuscoli bruni frutti succosi e gustosi al palato, e, intanto, le vie respiratorie ti inondavano, dentro, di zefiri salubri e rigeneranti, quelli, sì, certamente veicoli di allungamento della vita.

Durante tali giri, non v’era neppure bisogno di portarsi appresso una borraccia d’acqua, giacché il prezioso liquido si trovava a portata di mano nelle piccole buche o conche che caratterizzavano e tratteggiavano gli anzi ricordati scogli e rocce: si rivelava un gioco, anche per i bambini, attingervi con le palme o accedervi direttamente con le labbra e, quindi, sorbire.

Quanta differenza, nel modo di appagare i bisogni!

In mezzo alle due situazioni o realtà o rievocazioni sopra delineate, evidentemente agli antipodi fra loro, è giunta, con accenti sommessi e silenziosi, la notizia che, in un piccolo paese di queste parti, un ex cimitero, dicasi luogo sacro, versa in situazione di estremo degrado, in completo abbandono, con loculi dischiusi e resti umani sparsi.

Al che, qualsivoglia commento appare superfluo e fuori posto, salvo la notazione che, laddove non v’è rispetto per i morti, risulta velleitario e anacronistico immaginare il rispetto tra vivi.

 

2 gennaio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »





Iscriviti al tBlog e crea un tuo profilo!

Switch to our mobile site