Archivio per febbraio, 2010

 

Davvero, sul fronte degli scandali, furti, truffe, approfittamenti, episodi di corruzione e altre iatture similari, sembra muoversi e avanzare inarrestabile una sorta d’onda lunga senza limiti, nel senso che neppure la distanza fra i due poli dell’asse terrestre è bastevole a contenere le sue dimensioni.

Nessuna voglia o intento di spargere qualunquismo, la spaventosa sequenza di casi e realtà concrete del genere sta a portata di mano, anzi proprio sulla punta delle dita, senza bisogno di andare troppo lontano nel tempo.

La scansione più recente reca il titolo “presunto maxi riciclaggio di circa 2 miliardi d’euro”, ossia 3.874 miliardi delle cessate lire.

Di primo acchito, salvo beninteso accertamenti definitivi e inoppugnabili, al cospetto di tanto ben di Dio o mal del diavolo, si può avvertire unicamente un senso di sgomento.

In paragone numerico, finisce col ridursi ad acquetta, ad una facezia, la portata del tristemente famoso crack del Banco Ambrosiano, sui cui conti risultò gravare un buco finanziario di “appena” 1200 miliardi.

E una pillola d’analgesico lo sboom della Banca Privata Italiana del satanico Michele Sindona, in cui finirono in fumo 268 miliardi.

A andando ancora avanti, si avvertono come meno che un punto e virgola i 10 miliardi che l’inglese avvocato Mills si sarebbe illecitamente “trattenuto” dal Gruppo Fininvest.

Purtroppo, la sensazione è che, in giro, con vorticosa progressività man mano che si sale ai “piani alti”, imperversi attualmente la moda o, in sintonia con altre tristi cronache, la droga del mordere la mela giorno e notte, dello spingersi oltre, scavalcando confini e barriere morali e materiali, ventiquattro ore su ventiquattro.

Certamente, anche il mitico Paride “morse” idealmente la mela, con la conseguenza, da un lato, di conquistarsi in cambio l’amore di Elena, la donna più bella del mondo, dall’altro, però, di indurre il di lei marito Menelao alla vendetta, con lo scatenamento della guerra di Troia.

Ma, intorno all’oggi, si è arrivati a spingersi di gran lunga più oltre.

A questo punto, autentico paradosso esistenziale e di costume, ecco riecheggiare, intrisi essenzialmente di contenuto simbolico, i versi in gergo dialettale che le contadine erano solite intonare curve sotto il sole nel lavoro dei campi:

“Quannu lu ceddrù, pizzica la puma, la ucca se la sente zzuccarata”( in italiano “ogni volta che l’uccellino dà un piccolo morso  alla mela, si sente la bocca zuccherata”.

Come è agevolmente osservabile, nel verso anzidetto il motore dell’azione è rappresentato dal minuscolo becco di un piumato, passero o pettirosso o storno, che, mosso dal naturale bisogno di sostentarsi, genera anche un “godimento” dolce al palato.

Al contrario, a volteggiare e a far man bassa dei frutti e delle messi dei campi contemporanei, si muovono fraudolentemente immense e insaziabili fauci. La qual cosa, a parte i nefasti effetti d’altro ordine che viene a provocare, è triste e disarmante per ogni animo comune.

 

26 febbraio 2010

 

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), la popolazione residente in Italia si attesta su 60.387.000 unità, rispetto ai 57.000.000 di soggetti censiti il 21.10.2001; negli anzidetti totali sono compresi gli stranieri, pari rispettivamente a 4.279.000 e 1.335.000.

I più 2.944.000 residenti originari di altri paesi risultano, quindi, assolutamente determinanti ai fini della lievitazione complessiva, 3.387.000, nel numero degli abitanti.

Dati particolari assai indicativi, i residenti minori di 14 anni costituiscono il 14% del totale, mentre gli over 65 sono il 20,2%.

Come è noto, l’Istat si identifica come caposaldo positivo e lodevole in seno alle strutture della Pubblica Amministrazione. Le sue tabelle, rilevazioni e analisi sono sempre frutto di studi approfonditi e di ricerche rigorose e puntuali.

Nella lodevole linea d’azione dell’ente si colloca anche l’aggiornamento del cosiddetto “paniere di prodotti” preso a base per la determinazione delle variazioni annuali del costo della vita. Durante l’ultimo triennio, vi sono stati inseriti “cespiti” nuovi, come chiavi USB, film in dvd, mais in confezione, badanti, smartphone, insalatina in confezione, navigatori satellitari, voli nazionali low cost; mentre, di contro, sono stati eliminati le seguenti voci: lampadine ad incandescenza, fiammiferi, riparazioni orologi, prodotti della “Cucirini”, ossia gomitoli e spagnolette di cotone.

Chi scrive, serba ancora viva la memoria del censimento generale della popolazione del 1951: un mito, le due – tre persone del paese incaricate delle rilevazioni famiglia per famiglia (ufficiali di censimento); un’avventura quasi magica, il viaggio su una vecchia “Balilla” in compagnia del padre impiegato all’anagrafe e del Signor Segretario Comunale, da Marittima a Ugento, capoluogo di Mandamento, per il deposito dei registri e documenti riepilogativi del censimento in parola.

All’epoca, nel rione Ariacorte in cui sono stato messo al mondo, si contavano 21 nuclei familiari per 124 componenti. Non c’è che dire, una densità “pressappoco” sulle basi attuali.  

Ritornando all’Istat e invocando un sogno, non sarebbe niente male se, alle notizie che allo stato acquisisce e fornisce pubblicamente, arrivasse a poter aggiungere anche la determinazione esatta dei giri d’affari sommersi che sfuggono, cioè, a qualsiasi prelievo fiscale e, soprattutto, l’indicazione, nome, cognome, ragione e denominazione sociale, di quanti non danno all’Erario il dovuto, ai sensi delle leggi in vigore.

Infine, un personale desiderio. Il principe Emanuele Filiberto di Savoia e il cantante Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, sulla scia del successo sanremese, diano vita ad un partito o movimento politico: sarà un indicatore prezioso, una linea guida essenziale, vedere quanti italiani residenti aderiranno all’iniziativa.

 

20 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Quest’anno, come è noto, in leggero anticipo rispetto alla più famosa rassegna canora di Sanremo, si è inaugurato il festival dei lenzuoli, intesi in senso di manifesti murali cinque x sette, preludio alle elezioni regionali di fine marzo.

Tali strumenti di propaganda, oltre che per gli abbelliti e nell’intenzione accattivanti volti in cinemascope dei personaggi candidati, si distinguono, al solito, per l’inventiva, l’originalità e  la ricercata ecletticità  insite negli slogan, motti e frasi che propongono.

Davvero, spartiti per ogni gusto, idonei a soddisfare qualsiasi inclinazione o orientamento: ci vuole poco, è sufficiente un breve giro in città per restare abbacinati.

Chi scrive, con metro d’osservazione discreto e in perfetta par condicio, ha potuto cogliere, ad esempio, con riferimento alla propria Regione, questa terna -  è ovvio, non di brani di canzoni – di veicoli di propaganda:

 

manifesto del Governatore uscente che si ricandida

Poche scorie, via smammare,

disse il sole al nucleare.

La poesia è nei fatti.

manifesto del candidato consigliere del Pdl Aldo xxxxxx

Noi Leccesi puntiamo in Aldo

… naturalmente.

manifesto del candidato Governatore del Centro

Io Sud. E tu?

 

Analogamente a Sanremo, sia pure portando un po’di pazienza, anche nella sfida dei lenzuoli si avrà un vincitore.

16 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Sul sito web del più antico e diffuso quotidiano della Puglia, in un pezzo dal titolo ”Aspiranti avvocati baresi “bocciati perché ciucci in italiano”, si legge che, all’atto della correzione dei compiti scritti nell’esame per l’abilitazione alla professione forense, i Commissari competenti sono stati costretti a compiere una vera e propria strage, per via di gravi errori grammaticali: “habbiamo” invece di abbiamo,  “un’altro”  anziché un altro, “correzzione” al posto di correzione.

Alla fine, solamente tre candidati su dieci sono stati ammessi alle prove orali.

Non v’é alcun dubbio, è grave che giovani laureati incorrano in simili strafalcioni. E però, in questo Paese, di questi tempi, sembra proprio che non esistano limiti e che non sia il caso di meravigliarsi più di tanto.

Ad esempio, basta guardare o sentire un attimo in TV con quale e quanta correttezza grammaticale e di sintassi si esprime l’onorevole Antonio Di Pietro: non un semplice aspirante avvocato, ma già famoso – il più famoso – magistrato italiano, ex Ministro e ora, addirittura,  capo di un partito politico nazionale.

 

 

15 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Si prevede che, in Italia, gli “innamorati” – 20.000.000 di soggetti – destineranno mediamente 60 euro ciascuno ai festeggiamenti per la ricorrenza di San Valentino e che, fra acquisti di cioccolatini, peluche, gioielli, fiori e regali tecnologici, si genererà quindi un giro d’affari complessivo di 1200 milioni d’euro.

Ciò, nonostante la crisi, gli aumenti dei prezzi e la generale contrazione dei consumi.

Posto che il 14 febbraio è da molti secoli la festa degli innamorati, ma solo da pochi decenni è diventata anche e soprattutto “festa commerciale”, è forse il caso di fare qualche riflessione.

Secondo il Fondo Monetario Internazione, ogni italiano, nel 2008, ha potuto contare su un prodotto interno lordo pro capite di $USA 38.996. L’analogo indicatore è stato pari a $USA 295 in Eritrea, $USA 212 in Liberia e $USA 138 in Burundi: rapporti di disuguaglianza che non stanno né in cielo né in terra, e però, sulla faccia del pianeta,  situazioni di  ricchezza (diciamo così) e di povertà anzi miseria coesistono e si contrappongono da sempre.

Ma, tornando ai consumi di casa nostra per il solo giorno di San Valentino – 1.200 milioni di euro ossia 1.644 milioni di $USA – può avere un minimo senso che tali risorse spese in 24 ore siano di gran lunga superiori addirittura a quelle con cui l’intera popolazione degli anzidetti Paesi deve riuscire a campare un intero anno (Eritrea 1.268 milioni di $USA, Burundi 859 milioni di $USA e Liberia 684 milioni di $USA)?

 

14 febbraio 2010 

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Mala tempora currunt.

Non solo con riferimento alle incombenti avversità atmosferiche, ma anche per i nuovi scandali, con correlati provvedimenti giudiziari, testé esplosi.

Il clamore più alto è stato suscitato da una serie di presunte azioni illecite nell’ambito di grossi appalti d’opere pubbliche indetti dalla Protezione Civile Nazionale, addirittura con coinvolgimento dei relativi vertici.

E però, in contemporanea, il vulcano di miserie, si fa per dire, del Bel Paese ha eruttato altri scandali, senza rulli di tamburi, ma non meno rilevanti e odiosi.

E’ difatti emerso che un funzionario del Comune di Taranto ha intascato una mensilità di stipendio pari niente poco di meno che a € 129.740, chiaramente implementata con voci retributive fasulle. Questo è niente, se si vuole un pagamento pesantissimo, tuttavia singolo, una tantum.

E’ venuto anche fuori che, mediante marchingegni similari, trenta funzionari del medesimo ente hanno lucrato di una busta paga di € 70.000, non occasionale, non una sola volta, ma per cinque lunghi anni.

Presto detto, € 70.000, per dodici (saltiamo la tredicesima), per cinque, per trenta, equivalgono a € 126.000.000. Alla faccia!

Indubbiamente, gli interessati, o beneficiari, devono aver avuto una bella dose di pelo sullo stomaco. Ma, sopra, sotto e accanto a loro, neppure un’anima viva che abbia visto, udito o sub dorato. Altro che licenza di approfittare a man bassa, altro che omertà mafiosa!  

Pensare che un giovane impiegato di banca, appena assunto in servizio nell’ameno e fascinoso  capoluogo jonico, cinquanta anni addietro percepiva uno stipendio mensile di 67.000 lire, anzi di 54.700 lire fino al raggiungimento della maggiore età; che il biglietto per un film in prima visione costava 180 lire e che, rifornendo di carburante l’utilitaria per gli spostamenti  in città o per altri brevi tragitti, si chiedeva all’addetto alla pompa 500 e 500 (sempre lire), rispettivamente di benzina normale e benzina super.

Allora, si disponeva di risorse modeste, nondimeno ci si accontentava e si viveva decorosamente e serenamente.

Ora, invece, sembra che la parola d’ordine sia di avere il portafogli rigonfio, a qualunque costo e con qualunque mezzo.

 

12 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Intorno allo scadere del secondo  millennio, si affacciò, fra le tante, la notizia che in Italia sarebbero stati aperti grandi locali, finalizzati esclusivamente al gioco e allo svago, sotto l’insegna “Sala Bingo”.

Si parlò d’iniziative economiche con prospettive di fatturato e di utile a livelli ragguardevoli, al punto che, per la richiesta e l’ottenimento delle apposite concessioni governative, si formarono addirittura vere e proprie cordate d’imprenditori. Insomma, obiettivi assai ambiti.

Così, anche Lecce ha avuto la sua “Sala Bingo”, realizzata nei locali di un vecchio e glorioso cinematografo con affaccio su una delle più eleganti strade cittadine, il luogo del passeggio per antonomasia.

Trascorso ormai un decennio e senza nulla sapere circa i conti economici maturati dalle attività in questione, sorge spontanea una domanda, meglio una curiosità: come materialmente si svolge la vita all’interno di questi specifici templi ludici.

Certo è che appaiono decisamente straordinari, almeno alla valutazione del

comune osservatore di strada, gli orari di apertura:

-         dal lunedì al giovedì         Sala Bingo    13 – 2.30   Sala Slot  10 – 2.30

-         venerdì – sabato                “                  13 – 3.00   “               10 – 3.00

-         domenica                           “                  15 – 2.30   “              15 – 2.30.

Non c’è che dire, in così ampi spazi temporali si avvicenderanno e magari affolleranno, giocheranno, gioiranno o proveranno delusioni, faranno incontri, amicizie e altro, grossi eserciti di persone di svariate fasce d’età, mestieri e professioni diversi, colori degli occhi, della pelle e dei capelli d’ogni genere.

Semplice notazione conclusiva: intorno, evidentemente, c’è vita e vita, c’è gente e gente. Senza compiacimento o, guardando la scena al contrario, senza alcun rimpianto, per l’animo di coloro ai quali la “Sala Bingo” non interessa minimamente.

 

9 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Non v’è giorno in cui le cronache non fanno riferimento a scandali, abusi, favori illeciti, corruzioni, tangenti e altre schifosaggini del genere riconducibili ai campi più svariati, fra cui primeggia il settore della sanità pubblica. Una malefica montagna e/o cuccagna di sperperi e sfruttamenti.

Relativamente alla Puglia, da un po’ di tempo a questa parte, nell’ambaradan in questione, riecheggia spesso il nome di una manager, Lea Cosentino, giovane donna di bella presenza, riuscita, a quanto pare, a bruciare letteralmente le tappe nell’ascesa professionale sino a rilevanti posizioni di responsabilità.

La “fama” del personaggio è andata via via crescendo, al punto da essere ora indicata addirittura come “Lady Asl”.

Quando, poi, visto il collegato contesto di degrado, non solo morale, di cui si è spettatori, francamente l’anzidetto “titolo” genera un senso di nausea, repulsione fisica e soprattutto interiore.

Difatti, se si ricorda, fino a ieri si diceva “Lady” o “First Lady” per individuare la moglie di un Capo di Stato, di  un Presidente oppure per riferirsi a una donna di qualità e virtù eccelse.

E’ vero, volendo largheggiare, estendere gli orizzonti sullo specifico tema,  tornano alla mente anche  le figure di Lady Chatterley del romanzo di Nabokov e di Lady Diana, l’avvenente principessa del Galles tragicamente e prematuramente scomparsa.

E però, fra le situazioni e gli esempi richiamati e la manager pugliese, non si vede proprio alcuna linea, nemmeno minima, di collegamento e accostamento.

Intanto, è il caso di  sottolineare un particolare: Lady Chatterley e Lady D. saranno a loro modo  state generose e sportive nei costumi e comportamenti sessuali, ma, accanto a tal vezzo, giammai si sono scorte tracce di mire di arricchimento, di tornaconto materiale.

Invece, riguardo alla figura della “lady” delle cronache a noi vicine, pur lasciando, ovviamente, che la verità vera siano gli inquirenti e soltanto loro, ad accertarla e definirla, le voci, le dichiarazioni, i sussurri e i sospetti di vantaggi economici collegati al suo ruolo manageriale sono insistenti e ripetuti.

 

6 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_@alice.it

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L’AGGRESSORE DI COLLEGNO

 

Si affacciano ancora nitide nella loro crudezza le sequenze della telecamera, all’esterno di un chiosco gelateria di Collegno, relative al violento pestaggio scatenato da un diciannovenne addosso ad un coetaneo, per vendicare l’onta di alcune telefonate che quest’ultimo avrebbe indirizzato alla sua ragazza.

Nella circostanza, senza necessità di ricerche e indagini, tanto di prova provata e, addirittura, piena ammissione da parte dello stesso aggressore.

Al che, ora, sgorga spontanea la domanda di un rapido processo – davvero per direttissima – a carico del colpevole e dell’emissione di una giusta condanna secondo il codice.

Inoltre, al fine di agevolare coi fatti e non solo a parole il ravvedimento del colpevole, sarà, a mio avviso, il caso che, per l’intera durata della pena, gli sia aggiuntivamente comminato l’obbligo di svolgere un lavoro socialmente utile, ad esempio sotto forma di assistenza quotidiana ad un giovane disabile. Per quanto ovvio, senza alcuna retribuzione, in modo che il notevole costo della restrizione in carcere non ricada, al solito, sulle spalle della collettività.

Mi auguro vivamente che, come registratosi nell’ambito di recenti sentenze, il giudice consideri una linea di condotta in tal senso.

 

1° febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_@alice.it

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31 gennaio 2009 – 31 gennaio 2010

Esattamente un anno dopo il crollo, il muto scenario come sospeso tra timidi scintillii di stelle e commosse umane sensazioni, si è tenuto stasera nella Piazzetta, ad iniziativa di alcuni giovani di Castro, un momento di ricordo, testimonianza e riflessione.
Semplici filari di lucine accese, alla stregua di segnali di collegamento e contatto con la distesa ormai buia poco più giù, un piccolo schermo, voci recitanti di ragazze, suggestive immagini di ieri e di oggi, pregnanti strofe poetiche.
L’iniziativa è stata intitolata “Riaccendiamo la consapevolezza”. Tre parole che non necessitano di commenti o dettagli, ma che ben valgono a spronare quanti hanno a cuore e amano Castro a mettercela tutta, fino a sudare: la Piazzetta risorgerà.
Credo che tutti gli “Amici di Castro” siano stati idealmente presenti e con l’occasione, in vista del cammino da compiere, vorrei anche auspicare numerose ulteriori adesioni al nostro Gruppo.
 
31 gennaio 2010

 

Rocco Boccadamo
Lecce

Promotore gruppo “Amici di Castro”

e.mail: rocco_b@alice.it

 

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