Scritto da rocco in Senza categoria

Ad opera di un nutrito drappello di cittadini, alcuni dei quali personaggi noti e/o autorevoli, è stato recentemente costituito, mediante solenne rogito notarile, un movimento – comitato col proposito di indire un referendum per l’istituzione della Regione Salento.

Nella presentazione dell’evento riportata dalla stampa, si legge che l’organismo in questione “è appena nato, ma già avanza spedito sulle proprie gambe col piglio deciso di chi di strada ne vuol macinarne a chilometri”.

Di grazia, quando mai! La sensazione è, piuttosto, che si tratti di polvere e fumo, di scarica adrenalinica da protagonismo ed esibizionismo: la struttura che si vorrebbe concepire – specialmente in un momento in cui v’è bisogno e urgenza di tagliare o eliminare gli enti e le istituzioni soverchi e superflui, con i relativi insostenibili costi – non sta proprio in piedi, altro che speditezza di passi e chilometrici, fecondi obiettivi.

Ad ogni modo, non si è certamente di fronte ad una novità, ma all’ennesima, arciriciclata pulsione autonomistica.

Parimenti obsoleta, la motivazione che gli “statisti” di queste bande vanno ora adducendo, ossia di conseguire l’affrancamento, una volta per tutte, dalla parzialità dei “baresi”, i quali gestirebbero le risorse pubbliche e indirizzerebbero le iniziative utili, prevalentemente a beneficio della loro area.

E’, questa, un’ ulteriore, grave e pericolosa amenità.

Ammettendo pure che Vendola e compagni (con riferimento all’oggi) indulgano a qualche preferenza, è assurdo, improponibile pensare di spaccare la regione Puglia.

Esistono, infatti, sistemi di ben altra natura, democratici e senza costi, per opporsi ad eventuali ingiustizie o prevaricazioni: già dai banchi del Consiglio e, comunque, sotto forma di argomentazioni serie, di denuncie appropriate, lotte dialettiche ad oltranza, proposte alternative e paritetiche, azioni e materie tutte che, ove davvero idonee, riuscirebbero ovviamente a trovare notevole e favorevole cassa di risonanza con conseguente eco e appoggio da parte dei media, non solo entro i confini dello specifico ambito territoriale, ma anche a livello nazionale e di Governo centrale.

Ciò, ha titolo per definirsi, giustamente, strada, per il resto si tratta di chiacchiere, se non di premesse e fonti per danni e sprechi rovinosi e deleteri, ampiamente al di là dei proclamati e attesi vantaggi post ipotetica scissione.

Semplice notazione geografica, per quel che può significare, non si dimentichi che l’attuale capoluogo trovasi, nel territorio pugliese, in posizione quasi mediana, distando all’incirca 200 chilometri da Chieuti, il comune di confine più a nord e 219 chilometri da S. Maria di Leuca verso sud.

Da ultimo, ma non per importanza e delicatezza, si ritiene di avanzare una notazione di costume: il movimento – comitato in questione è stato ideato e fondato dal leccese  Paolo Pagliaro, editore di Mixermedia, un Gruppo che comprende tv e radio private.

Beh, che c’entra, intanto, l’editore Pagliaro con la gestione della cosa pubblica e quale apporto di competenza  potrebbe egli conferire alla ipotizzata Regione Salento? E, poi, in caso di sua candidatura ed elezione ad amministratore, dove e come si andrebbe a parare? Si intende forse ricalcare nel Tacco d’Italia – ovviamente su scala proporzionalmente limitata – la così tanto vituperata e combattuta posizione di denunciata conflittualità in cui versa un certo Presidente del Consiglio, il quale è anche imprenditore e editore?

Infine, perché gli illustri personaggi richiamati in apertura, laddove vogliano autenticamente bene alla terra di appartenenza, non orientano, eventualmente, i loro mezzi, le loro doti, le loro capacità e il loro impegno, in assoluto spirito di no profit personale, verso interventi di pubblico interesse inequivocabilmente seri e al di sopra d’ogni sospetto?

 

15 agosto 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Una Risposta a “Clamorosa boutade agostana: si crei la Regione Salento”
  1. Giuseppe Schiavone Giuseppe Schiavone scrive:

    Aderire al movimento teso all’istituzione della Regione Salento significa aderirvi per il bene della nostra Terra, per rilevanti ragioni storiche, socio-economiche e funzionali, proposte nel tempo da molteplici voci del popolo salentino, dal 1946 in poi, dall’Assemblea Costituente e dai cittadini di ieri e di oggi; e adesso rilanciate in modo più forte e diffuso, con impellenza, perché la pazienza civica è giunta al colmo.
    Esse contengono una cogenza democratica che non può essere ignorata ulteriormente, meno che mai boicottata o addirittura contrastata. Esse, pertanto, “debbono” essere prese in considerazione attivando i meccanismi costituzionali previsti, per illustrare dettagliatamente il progetto in questione e per accertare la volontà generale del Corpo elettorale, tramite referendum (v. Costituzione Italiana, art. 132).
    Sorprendente appare, perciò, la proposta (apparsa su Quotidiano dell’8 sett. u.s., ad opera di un Consigliere comunale della Sinistra di Lecce) di costituire nientemeno un comitato anti-referendum, con un obiettivo di contrasto antidemocratico, con l’aggiunta di una campagna di stampa mirante ad alterare ideologicamente la verità dei dati di riferimento e a banalizzare od offendere il progetto Regione Salento, facendolo passare per una squallida operazione di secessione o di frazionismo geopolitico egoistico, “fanatismo etnocentrico” è stato scritto da un altro avversario (v. Quotidiano, 2 sett. u.s.). Ad ulteriore sostegno di siffatta mobilitazione sono scesi in campo gli ideologi di vari partiti, per difendere la “casta politica” minacciata di perdere il controllo della situazione.
    Stupisce soprattutto il comportamento della Sinistra, che per dottrina e tradizione dovrebbe difendere i diritti dei cittadini, le loro istanze, soprattutto quando qualcuno tenta di espropriarli della loro legittima sovranità. Dove sta la migliore Sinistra storica, e quella alternativa, la Sinistra delle primarie, contraria alle prassi delle varie oligarchie, la Sinistra sempre pronta a sostenere i movimenti che nascono dal basso, dove sta? Perché si “con-fonde” con i gruppi di potere che osteggiano il rinnovamento del Salento?
    Il referendum non può essere negato. È un diritto del cittadino, un dovere delle istituzioni (Consigli Comunali e Provinciali, Parlamento), purché chiesto nei termini di legge. I Partiti politici (v. Costituzione Italiana, artt. 49 e 50) dovrebbero agevolare questa istanza e questo processo. Dovrebbero cooperare in quest’azione di coscientizzazione democratica.
    Successivamente ognuno voterà come riterrà opportuno: contro o a favore del Salento.
    Dopo, i promotori della Regione Salento si ritireranno, poiché essi non costituiscono un Partito, ma costituiscono un “progetto”, offerto, con civica educazione, allo sviluppo e al bene del nostro territorio.

    Lecce, 17 sett. 2010.

    Prof. Giuseppe Schiavone
    Ordinario di Storia delle dottrine politiche
    Università del Salento

  2.  
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