<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>A Bocca aperta &#187; Senza categoria</title>
	<atom:link href="http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/category/senza-categoria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta</link>
	<description>L&#039;esercizio di un comune osservatore di strada, entusiasta ragazzo di ieri.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 17:40:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Le primarie del centrodestra a Lecce: in lizza, una strana coppia</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/02/06/le-primarie-del-centrodestra-a-lecce-in-lizza-una-strana-coppia/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/02/06/le-primarie-del-centrodestra-a-lecce-in-lizza-una-strana-coppia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 18:06:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1297</guid>
		<description><![CDATA[  Sì, il duo &#8211; o, meglio ancora, il duopolio fuori tema &#8211; “Paolo”, impersonato da Perrone, sindaco uscente della città, e da Pagliaro, imprenditore nel ramo dei media radio – televisivi. Il primo, per la verità, va calcando le scene pubbliche, come politico e amministratore locale, già da un quindicennio, e però, nonostante tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Sì, il duo &#8211; o, meglio ancora, il duopolio fuori tema &#8211; “Paolo”, impersonato da Perrone, sindaco uscente della città, e da Pagliaro, imprenditore nel ramo dei media radio – televisivi.</p>
<p>Il primo, per la verità, va calcando le scene pubbliche, come politico e amministratore locale, già da un quindicennio, e però, nonostante tale arco d’esperienza, sembra reggersi, tenere testa e imporsi, soprattutto grazie al notevole sostegno economico e finanziario che ha alle spalle, appartenendo a una famiglia ricca e potente, piuttosto che in forza di personalità, carisma e capacità di trascinamento, requisiti che le cariche e le responsabilità ricoperte presupporrebbero.</p>
<p>Nella sua figura, a parere di chi scrive, non è dato di scorgere i vivi raggi di luce del leader.</p>
<p>Il secondo contendente, indubbiamente dotato di abilità, stando ai risultati conseguiti come proprietario d’azienda, è invece totalmente nuovo alla materia e all’obiettivo potenziale: addirittura, del tutto assente e distante dalla gestione della cosa pubblica, sino all’estate del 2010, quando si pose a capo di un Comitato per la promozione della Regione Salento, invero, almeno sin qui, non un progetto ma una boutade.</p>
<p>Insomma, i due personaggi in discorso, francamente, non sono l’autentica rappresentazione, non possono esserlo, della comunità leccese.</p>
<p>Anche se le primarie racchiudono la manifestazione di una scelta libera e volontaria, nella specifica circostanza, la partita sembra giocarsi con una sorta di mazzo di carte truccato.</p>
<p>Come dire che, a prescindere dal nominativo che raccoglierà il maggior numero di preferenze, si tratterà pur sempre di un responso di scarso valore e significato concreto e, perciò, l’auspicio più saggio e giusto da farsi è che, il prossimo 26 febbraio, al seggio, non si registrino lunghe file d’affluenza.</p>
<p>6 febbraio 2012</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/02/06/le-primarie-del-centrodestra-a-lecce-in-lizza-una-strana-coppia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In controtendenza climatica: la luce e il sole di Lecce</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/02/02/in-controtendenza-climatica-la-luce-e-il-sole-di-lecce/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/02/02/in-controtendenza-climatica-la-luce-e-il-sole-di-lecce/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1293</guid>
		<description><![CDATA[In giro, imperversa il maltempo, è una cosa seria. Basti pensare che, contrariamente a quanto va accadendo da alcuni mesi, sul palco dell’informazione e delle notizie in generale, sono passati in secondo piano finanche gli aggiornamenti sulla crisi economica, sul vituperato spread, sui pericoli per l’ U.E e per la stessa moneta unica, infine, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In giro, imperversa il maltempo, è una cosa seria.</p>
<p>Basti pensare che, contrariamente a quanto va accadendo da alcuni mesi, sul palco dell’informazione e delle notizie in generale, sono passati in secondo piano finanche gli aggiornamenti sulla crisi economica, sul vituperato spread, sui pericoli per l’ U.E e per la stessa moneta unica, infine, per stare sulla più recente attualità, è posposta anche la vicenda del naufragio della “Costa Concordia”.</p>
<p>Maltempo, dunque, con cronache di temperature polari, di precipitazioni nevose eccezionalmente abbondanti, di conseguenti intralci al traffico, sia su strada, che, addirittura, su rotaia: è di mercoledì 1, la vicenda del treno Bologna – Taranto, rimasto intrappolato, con svariate centinaia di passeggeri a bordo e al freddo, nelle campagne del forlivese.</p>
<p>Effetti negativi concreti e però, al solito, conditi anche da commenti, paragoni, puntualizzazioni circa i precedenti, si dice che, da ben ventisette anni, non si registravano temperature così basse e nevicate di simili dimensioni. Sennonché, non si tratta della prima volta, quando s’intende calcare la mano, enfatizzare un evento rispetto ai corsi storici, si scivola sovente sulla memoria corta, presi unicamente dalla frenesia di conferire risalto a ciò che accade oggi, di riempire con caratteri cubitali le pagine dei giornali e rendere roboanti i notiziari della radio e della televisione.</p>
<p>Ciò non toglie, tuttavia, che la situazione prodotta dagli eventi atmosferici diffusamente in corso sia particolarmente delicata. Stamani, mi riferiva mio figlio, residente in Lombardia, che stava arrancando lungo le strade cittadine innevate, dovendo raggiungere il suo studio, con fatica e difficoltà come mai gli era capitato; a conferma dei disagi, aggiungeva che le scuole erano chiuse e i nipotini, conseguentemente, trattenuti in casa.</p>
<p>Nel contesto della suggestione, per fortuna, non mancano voci che, fra strato bianco e freddo, conservano una dose di equilibrato buon senso, rammentando, in fondo, che se gli eventi atmosferici di questo genere non maturano ora che siamo nel pieno dell’inverno, quand’è che devono verificarsi?</p>
<p>Sì, ormai abbiamo preso l’abitudine di ripeterci che le stagioni sono saltate, tuttavia non è il caso che ci lasciamo fuorviare, né tantomeno di sentirci “scandalizzati”, laddove, occasionalmente, intervengano congiunture o fenomeni meteo, pur di carattere accentuato all’estremo, se, in fondo, sono eventi propri del periodo.</p>
<p>Scaturiscono, le presenti note, anche da un particolare, che potrà sembrare strano, mentre è semplicemente uno spaccato, minuscolo e parziale quanto si vuole, della realtà.</p>
<p>L’Italia è lunga, le previsioni del tempo abbracciano lo stivale dalle Alpi sino alla Sicilia e a Lampedusa, ma, proprio per il fatto che la penisola è lunga, taluni angoli, talvolta, possono restare fuori campo rispetto all’osservazione, ai calcoli e alle indicazioni degli addetti ai lavori.</p>
<p>Qui, a Lecce, ad esempio, per carità, l’inverno trovasi al culmine come altrove, però la situazione è eccezionale in senso opposto, in confronto ad altre latitudini.</p>
<p>A parte l’isolata giornata di mercoledì 1° febbraio, caratterizzata da cielo grigio, leggero vento fastidioso, pioggerellina insistita, oggi, giovedì 2, il cielo è tornato a schiarirsi, fra sereno e nuvolette che schermano i raggi e il disco del sole, una situazione che, in concomitanza con la festa della Candelora, fa venire in mente il detto che, in bocca ai nonni e bisnonni, trasudava saggezza e risuonava verosimile e appropriato: “<em>Alla Cannilora, ogni ceddru s’addova e se non s’è addovato, o è vecchio o è malatu</em>”. Tradotto in italiano: “Per la Candelora, ogni uccello fa la cova. Se non la fa, o è vecchio, o è malato”.</p>
<p>Rimarcavo, comunque, l’eccezionalità della situazione, non a caso, non per suscitare invidia in chi sta soffrendo i fenomeni di neve e temperature rigidissime, ma, per dirla tutta, martedì 31 gennaio, a Lecce e nell’intera provincia, si è registrata una giornata da paradiso, contraddistinta da una luce non comune, intensa e accesa che, da sola, bastava a dare calore, suscitare ricordi lontani di aria primaverile e estiva, temperatura al mattino sui 6 – 7 gradi, nel primo pomeriggio intorno ai 10 – 11, perciò gradevole. Niente vento, cielo azzurrissimo, a completare una sorta di magia e, insieme, di malia, davvero fantastica.</p>
<p>Le stesse, rare nubi inframmezzanti la distesa in alto sembravano pure loro sorridere.</p>
<p>Dire che, correva l’ultimo dei giorni così chiamati della merla, canonicamente i maggiormente freddi, cupi e tristi del calendario.</p>
<p>Ma, quale merla, a Lecce non v’ era proprio alcuna merla, lo scorso 31! Nel cortiletto del condominio di una casa popolare, un robusto ficus, fronzuto e verdeggiante, pullulava, al contrario, di folti stuoli di passerotti cinguettanti e festosi, come nelle stagioni belle, altro che merla scura e imbacuccata di coltre bianca.</p>
<p>A tal punto bella, la giornata, che, alle tredici, mi sono messo in macchina e ho fatto un salto a Castro e a Marittima: lì, egualmente, aria gradevolissima, mare che pareva volerti raccontare qualcosa, tranquillo. Mi è stato anche dato di raggiungere un fazzoletto di terra a ridosso della scogliera, dove sono solito dedicarmi a sparuti esercizi di mestiere contadino, provando a coltivare qualche verdura: cosicché, nel primo pomeriggio, ho con soddisfazione raccolto una bella minestra di broccoli di rape, frutto finale di semi sparsi sulla pura terra rossa, germogliati e spuntati grazie a risicate gocce d’acqua piovana e sotto i raggi del sole, trasformatisi in pianticelle, a loro volta nutritesi anche del sapore della salsedine che dalle vicinissime onde e scogliere si diffonde flagrante.</p>
<p>Verdura invero oltremodo gustosa, che nulla ha ovviamente  a che vedere con l’analoga che si acquista nei negozi e nei supermercati.</p>
<p>Ultimata l’operazione del raccolto, ho scarpinato, una mezzoretta, dal fondo basso sino alla cima dell’appezzamento, che si distende in declivio, con discreta pendenza, ogni volta che lo attraverso ricavo anche gli effetti benefici di un piccolo, utile esercizio fisico.</p>
<p>Ho potuto riprendere, nel giro, un piacevole contatto con i giovani alberi d’ulivo ivi messi a dimora, alberi che hanno incominciato a dare i primi frutti, col ricavo di piccoli quantitativi d’olio purissimo. Nel mentre, ho trovato gli sparsi cespugli di mirto ancora carichi di minuscole palline color blu scuro, sprazzi di profumo nella corrente fresca stagione di quiete e di pace.</p>
<p>Ovviamente, nelle appena decorse giornate in città e ancor più durante la breve parentesi a ridosso del mare e nel fondicello con i giovani ulivi, ho pensato all’immensa differenza, nella circostanza decisamente favorevole per questa latitudine geografica, rispetto alle scene e alle situazioni climatico ambientali, dure e crude, che si vanno sperimentando nel nord del nostro Paese e in varie altre nazioni del continente.</p>
<p>Beh, una volta tanto, un valido motivo per compiacersi e sentirsi contenti, sebbene qui manchino tante opportunità e risorse, di trovarsi a vivere nel bel Salento e nella meravigliosa capitale del barocco.</p>
<p>Ovviamente, con l’auspicio che, nei prossimi giorni, l’andamento climatico non abbia a capovolgersi.</p>
<p>2 febbraio 2012</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/02/02/in-controtendenza-climatica-la-luce-e-il-sole-di-lecce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La cerimonia dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/28/la-cerimonia-dellinaugurazione-dellanno-giudiziario/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/28/la-cerimonia-dellinaugurazione-dellanno-giudiziario/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 19:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1290</guid>
		<description><![CDATA[Sabato 28 gennaio, rituale, solenne inaugurazione, in tutti i Distretti di Corte d’Appello, del nuovo anno giudiziario. Per la prima volta, ho voluto assistere a tale evento, ancorché non dal vivo, ossia a dire con la materiale presenza nel salone d’onore del Palazzo di Giustizia, ma da spettatore privato e isolato, in casa, davanti al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 28 gennaio, rituale, solenne inaugurazione, in tutti i Distretti di Corte d’Appello, del nuovo anno giudiziario.</p>
<p>Per la prima volta, ho voluto assistere a tale evento, ancorché non dal vivo, ossia a dire con la materiale presenza nel salone d’onore del Palazzo di Giustizia, ma da spettatore privato e isolato, in casa, davanti al teleschermo.</p>
<p>Invero, lo spettacolo della celebrazione non mi ha lasciato indifferente, dandomi, anzi, spunto per una serie di riflessioni.</p>
<p>Un accenno alla coreografia.</p>
<p>Nelle immagini riprese dalle telecamere, ho colto uno spaccato duale, a metà fra l’ambientazione del celeberrimo capolavoro collodiano per ragazzi e le epopee, le magnificenze sceniche suscitate dai capolavori omerici.</p>
<p>A ricordarmi “Pinocchio”, le figure dei due militari della Benemerita, in alta uniforme, diritte e severe alle spalle del padrone di casa, ossia dell’alto magistrato posto alla guida del Distretto Giudiziario del Salento, il quale ha svolto una lunga relazione, praticamente tracciando e passando in rassegna, dall’osservatorio e secondo l’angolatura del suo ruolo, la maggior parte delle problematiche, delle cadute, delle devianze e delle reità presenti nel contesto sociale del nostro paese.</p>
<p>Parole, sovente di pietra, autentici sassi, certamente non verbi d’infallibilità, nondimeno richiamanti l’attenzione e l’allarme su aspetti che non vanno, situazioni di degrado, diffuse illegalità esistenti intorno, annidate se non camuffate nel tessuto collettivo, cosiddetto civile.</p>
<p>Rievocando la scena, a parte gli alti esponenti della Magistratura seduti a fianco, sui due lati, del Presidente, immediatamente sotto lo scranno o palco, con le spalle al Superiore e i volti verso l’uditorio, ecco le altre figure di Giudici, maschi e femmine, della Corte d’Appello del capoluogo salentino, con la consueta tunica rossa distintiva, che nel caso dei Magistrati apicali, si presenta arricchita da brandelli o strati bianchi, insistiti, d’ermellino: a proposito di detto particolare, v’è da augurarsi che gli ornamenti siano ereditati per lunghissime tradizioni di Eccellenze e non oggetto di rinnovamento e/o ricambio frequente, che suonerebbe come non rispetto del raro, ricercato esemplare, ricoperto del bianco e prezioso mantello.</p>
<p>Presenti nel salone della celebrazione, i poteri e le Autorità del territorio, una platea attenta, giacché, in fondo, aleggia diffuso e latente il contenuto dei diversi capitoli, fra eventi, criticità, azioni, successi, resistenze, lavoro da fare.</p>
<p>Si va dalle disfunzioni del sistema giustizia, ai consistenti arretrati, alla carenza di organici specialmente fra i collaboratori dei Giudici, all’inadeguatezza delle sedi, alle problematiche collegate al sistema carcerario, maggiormente incidenti, queste ultime, sulla carne delle persone, nettamente all’opposto degli obiettivi di rispetto e, possibilmente, di riscatto, che le condanne e le pene, anche nei confronti dei trasgressori di maggior peso e gravita, dovrebbero comunque lasciare e salvaguardare.</p>
<p>Restando intorno al pianeta carceri, ne vanno di mezzo finanche innumerevoli tenere creature, costrette, per trascorrere i primi anni di vita vicino alle rispettive mamme, ad avere come nursery e panorama le sbarre, spesso arrugginite, e le brandine delle celle, inequivocabilmente un ambiente affatto sinonimo di gaiezza e di spensieratezza.</p>
<p>Non mancano le proposte miranti a rimediare alle carenze, almeno alle più consistenti, e però i mezzi sono quelli che sono e quindi, ha sottolineato bene nella relazione il Presidente della Corte d’Appello, a prescindere dalle risorse e dalle riforme, ciò che s’impone per cercare di rendere efficiente e umana la giustizia e i sistemi che ruotano nella sua orbita, è intanto, da subito, il massimo impegno da parte degli operatori.</p>
<p>Tornando al discorso celebrativo odierno, affinché il contenuto non rimanga fine a se stesso, un documento che, magari, raccolto in una brochure per gli addetti ai lavori, rischia di essere riposto su un tavolo o in una libreria, sarebbe opportuno fare in modo che il lavoro d’illustrazione, enumerazione, denuncia e richiamo svolto attraverso la relazione arrivi alla maggior parte possibile di conoscenze e coscienze.</p>
<p>In tale ottica, vorrei suggerire, ad esempio, che i responsabili delle scuole di 2° grado, frequentate da ragazzi fra i 14 e i 19 anni, il primo giorno successivo alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario, disponessero nell’ambito di ogni classe, al posto delle lezioni programmate, la lettura della relazione, curando ovviamente di stimolare e tenere viva l’attenzione degli astanti, mediante il diretto e personale coinvolgimento di gruppi di studenti nella lettura, giustappunto,  del testo.</p>
<p>Credo che sarebbe come porgere di prima mano, a vaste leve di quasi giovani e prossimi uomini della nostra società, un intenso approfondimento delle realtà e delle verità del paese in cui vivono.</p>
<p>28 gennaio 2012</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/28/la-cerimonia-dellinaugurazione-dellanno-giudiziario/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dispaccio urgente per il Governo</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/26/dispaccio-urgente-per-il-governo/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/26/dispaccio-urgente-per-il-governo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 18:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1288</guid>
		<description><![CDATA[  All’attenzione del Presidente Monti e del Ministro dell’Interno Cancellieri Da quando siete stati chiamati e vi siete insediati, andate dicendo con ogni mezzo – dalle tribune del Parlamento, attraverso conferenze stampa, interviste alla televisione e sui giornali – che il vostro impegno pressante, diuturno e disinteressato è quello di salvaguardare il Paese dalla fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><em>All’attenzione del Presidente Monti e del Ministro dell’Interno Cancellieri</em></p>
<p>Da quando siete stati chiamati e vi siete insediati, andate dicendo con ogni mezzo – dalle tribune del Parlamento, attraverso conferenze stampa, interviste alla televisione e sui giornali – che il vostro impegno pressante, diuturno e disinteressato è quello di salvaguardare il Paese dalla fine irreversibile in fondo al baratro, spalancatosi in conseguenza di decenni di bagordi e ultimamente reso viepiù profondo e senza parapetti da immani e irrefrenabili ondate speculative internazionali.</p>
<p>Purtroppo, gli strumenti e i provvedimenti sinora adottati per realizzare un primo, basilare punto d’ancoraggio e di non annegamento hanno soprattutto il nome di tasse. Ma, speriamo bene.</p>
<p>Sennonché, nel durante dell’indubbio dramma economico e finanziario in cui versiamo, si ha l’impressione che vi stia letteralmente e completamente sfuggendo la pericolosa circostanza che, da svariati giorni, il medesimo Paese è ridotto a piedi scalzi e nudi (per giunta col freddo che c’è in giro), per effetto di una serie di agitazioni, proteste, scioperi e blocchi.</p>
<p>Invero, risulta scarsa la vostra sensibilità e sotto tono il livello dei vostri interventi riguardo a tali turbolenze, salvo qualche accenno al dovere, valido per tutti, di rispettare le leggi.</p>
<p>Insomma, mentre le varie categorie accampano motivi di parte più o meno fondati, c’è un intero popolo schiacciato e reso schiavo dai disservizi.</p>
<p>Nel pomeriggio, percorrendo in auto, per un improvviso e ineludibile adempimento, metà della provincia in cui risiedo (800.000 abitanti), non ho trovato una sola stazione di servizio funzionante, sulle ventiquattro incontrate lungo il tragitto: roba che non esiste più nemmeno nella giungla e nelle lande deserte.</p>
<p>Occorre che vi diate  una mossa, signori del Governo, con parole a chiare e forti lettere e, soprattutto, sottoforma di interventi concreti e urgenti da parte delle istituzioni preposte: così, non si può proprio andare avanti.</p>
<p>26 gennaio 2012</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>email: rocco_b @alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/26/dispaccio-urgente-per-il-governo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ricordi dall&#8217;Ariacorte: &#8216;a Valeria &#8216;e l&#8217;Ancilu</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/24/ricordi-dallariacorte-a-valeria-e-lancilu/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/24/ricordi-dallariacorte-a-valeria-e-lancilu/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 00:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1281</guid>
		<description><![CDATA[Ricordi dall’Ariacorte: ‘a Valeria ‘e l’Ancilu Si mantengono permanentemente verdi, taluni ricordi, anche lontani, succede anzi maggiormente proprio per i lontani, quelli relativi alla prima età, giacché, allora, la memoria recava molto spazio e, perciò, le vicende e i volti vi si sono allocati saldamente e restano vivi e presenti anche a distanza. In questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ricordi dall’Ariacorte: ‘a Valeria ‘e l’Ancilu</strong></p>
<p>Si mantengono permanentemente verdi, taluni ricordi, anche lontani, succede anzi maggiormente proprio per i lontani, quelli relativi alla prima età, giacché, allora, la memoria recava molto spazio e, perciò, le vicende e i volti vi si sono allocati saldamente e restano vivi e presenti anche a distanza.</p>
<p>In questi appunti, si rievoca un quartiere del paesello, il mio quartiere, l’Ariacorte, uno dei più antichi e caratteristici angoli del piccolo borgo.</p>
<p>Lì, sono nato e ho vissuto sino a 19 anni.</p>
<p>In fondo, l’Ariacorte, con le sue brevi stradine, i suoi incroci, i suoi angoli, è stata, per la mia persona, una seconda culla, una “naca” secondo il gergo paesano, che, prodigiosamente, abbassava le fiancate man mano che crescevo, aprendomi alla vista orizzonti viepiù ampi.</p>
<p>Mi era cara, l’Ariacorte, mi è stata cara dai primi passi, sino a quando non ho lasciato il paese. Ma, l’amo tuttora, rivedo le sue vestigia, anche se cambiate dal punto di vista degli abitanti, e rivedo me stesso, dei tempi sereni e leggeri che si vivevano con piacere, ancorché si disponesse di poco, un tutt’uno di comunità, di sparuto insieme, dai vecchi ai giovanissimi, ai neonati, ci si conosceva indistintamente, ognuno sapeva, degli altri, confidenze, piaceri e dispiaceri, notizie buone e meno buone.</p>
<p>A distanza di molti decenni dalle mie prime esperienze, dell’Ariacorte, mi sovvengono fra le altre, in maniera particolare, due figure, alle quali mi è venuto spontaneo, in quest’occasione, di dedicare il titolo delle note, una coppia di coniugi, Valeria e Angelo.</p>
<p>Mi ricordo dei suddetti, marito e moglie, che ancora versavano in età media, sui quaranta o cinquanta, mentre io sgambettavo con il mio brio, la mia intraprendenza, il non stare fermo un attimo, girare ovunque, infilarsi normalmente anche nelle case dei vicini, il che non era difficile, per il semplice motivo che le porte erano lasciate aperte, vigendo l’abitudine di considerarsi, nel gruppo di strade del rione, semplicemente una famiglia allargata.</p>
<p>Valeria e Angelo, figure unite e affiatate, non avevano avuto la gioia di vedere la loro casa allietata e confortata da prole, vivevano soli: però, penso di poter dire, pur con i limiti dei ricordi di bambino e di ragazzo, che, tutto sommato, si facevano buona compagnia, intensamente, a vicenda.</p>
<p>Valeria aveva, specialmente, le mani fatate, sapeva fare  tante cose.</p>
<p>Grazie alla sua abilità, alla sua iniziativa e al suo impegno, era riuscita a emergere in seno alla comunità, arrivando, dopo aver fatto la normale trafila da operaia per lunghi anni, al ruolo di maestra, di “mescia”, del magazzino, ossia a dire di una delle quattro manifatture di tabacco che operavano nel paesello.</p>
<p>Un compito di responsabilità e, soprattutto, di capacità di coordinare, di ascoltare, le 60 o 70 operaie paesane, amiche e magari parenti, che lavoravano in quell’opificio: era lei a guidarle, ne controllava il lavoro, le seguiva, però senza supponenza, davvero una buona “mescia” di magazzino, Valeria.</p>
<p>Questo faceva a tempo pieno per 3 – 4 mesi all’anno, praticamente da novembre a marzo, nei restanti periodi, solitamente, accompagnava il marito Angelo in campagna, aiutandolo a coltivare le loro piccole proprietà o a raccogliere qualche frutto; soprattutto, ella, grazie alle mani fatate, era bravissima nella tessitura a mano.</p>
<p>Sicché, nel locale a piano terra della sua abitazione, aveva sistemato un antico, semplice ma efficace telaio in legno, di legno duro, di quello buono che dura a lungo, “ strumento” che, talvolta, passava di generazione in generazione, può darsi che a quello stesso telaio avessero lavorato la mamma e la nonna di Valeria.</p>
<p>A un certo punto era pervenuto a lei, ponendosi non come comune mezzo di lavoro, bensì a guisa d’attrezzatura prodigiosa, attraverso la quale ella tirava fuori la sua capacità di artigiana, o meglio, d’artista tessitrice.</p>
<p>Sì, anche su questo fronte, era una maestra, Valeria, non una semplice tessitrice.</p>
<p>Di comuni operatrici, n’esistevano in ogni famiglia, era abitudine che ciascun nucleo, appunto, avesse in casa un telaio, mediante il quale, con ore e ore di paziente dedizione, si predisponevano i tessuti da utilizzare per il confezionamento dei corredi delle figlie femmine.</p>
<p>Valeria aveva imparato e fatto esperienza già in casa dei suoi genitori prima di sposarsi, successivamente s’era messa a lavorare, a tessere, per conto delle altre famiglie, la sua attività non era un lavoro incentrato sui tessuti che poi sarebbero stati utilizzati per il grosso, l’ordinario del corredo, bensì un lavoro fine, si dedicava a realizzare eleganti coperte, o copriletti, o tovaglie di pregio, talora in materie prime particolarmente delicate, come  lino o seta,  articoli davvero di  altissima qualità che oggi, basta osservare in una vetrina dei negozi di lusso capi magari neppure  realizzati manualmente o artigianalmente, segnerebbero prezzi di vendita considerevoli.</p>
<p>Durante i pomeriggi e/o le giornate intere nel locale terraneo di fronte al telaio, Valeria vedeva passare innumerevoli famiglie, generazioni di ragazze e giovani che si rivolgevano a lei per l’approntamento di manufatti di particolare pregio, gli ultimi, i migliori, che avrebbero fatto fare bella figura ai fini del “giudizio” dei compaesani, parenti e familiari sulla qualità del corredo.</p>
<p>Già, corredo. Una parola che, al paese, era pronunciata quasi mai, allora si parlava di “dota”, con la a finale, a volersi riferire a tutti i capi di biancheria o di arredamento per la casa degli sposi, della camera da letto o dei tavoli da pranzo, che avrebbero composto il corredo che la donna portava, giustappunto, in dote.</p>
<p>L’arte della tessitura praticata da Valeria era ineguagliabile, ella era, forse, l’unica o la più brava del paese, per cui aveva sempre una clientela in coda e, talvolta, a chi si presentava, doveva dire “ guarda che avrai da aspettare un bel po’ di tempo”, ma non v’era chi non fosse paziente ad attendere il proprio turno, tanto era ambìto il poter dire “io ho quattro, cinque elementi del mio corredo realizzati da Valeria”.</p>
<p>Da parte sua, il marito Angelo passava prevalentemente il suo tempo in campagna, faceva il contadino in via permanente, da giovane s’era saltuariamente spostato fuori del paese, per attendere al lavoro nei frantoi oleari o della vendemmia e della vinificazione dei grappoli, soprattutto nel Brindisino.</p>
<p>Due persone fatte l’una per l’altra, sconosciuta una parola a tono elevato, o una discussione, vuoi fra loro e tanto meno nei rapporti con i compaesani.</p>
<p>Molto devote, non mancavano mai alle novene, alle funzioni dei periodi prossimi alle grandi festività, per l’appunto, religiose.</p>
<p>Sia Angelo, sia Valeria, erano benvoluti da chicchessia, anche da noi ragazzini, che, nonostante le nostre intemperanze, ci “sforzavamo”, in fondo, di sopperire, nei loro confronti, alla mancanza diretta di prole.</p>
<p>Sovente, abitando ad appena venti &#8211; trenta metri di distanza, mi recavo e trascorrevo ore nel locale di Valeria. In qualche occasione, l’aiutavo nei lavori preparatori a quella che sarebbe stata la sua opera di tessitura, piccole fasi, ognuna con la sua importanza nel processo d’insieme.</p>
<p>Dei filati, realizzati mediante la paziente filatura, in casa, con il fuso, della relativa materia prima di produzione familiare, o acquistati sottoforma di balle dal commerciante ambulante Pasqualino Distante, che girava fra i paesi con il suo calesse e la trombetta d’ottone per richiamare e attirare i clienti, una delle prime cose che si faceva era di trasformarli in matasse, in grandi matasse, attraverso un arnese o attrezzo chiamato “macinula”.</p>
<p>A seguire, da dette matasse, con una lunga asta metallica detta “cusifierru” &#8211; recante in alto una circonferenza e in basso una punta sottile &#8211; che si faceva ruotare su una base in legno massiccio d’ulivo, durissimo, con una o due piccole incavature, base detta misula, infilando, attraverso la punta sottile, tubetti di canna già appositamente predisposti, denominati canneddri e canneddre, con la rotazione a forza di mani e di braccia del cusifierru poggiato sulla misula e partendo dal capo della matassa, si realizzavano innumerevoli, centinaia o migliaia di cilindretti di filato avvolto.</p>
<p>A tale lavoro di incannulatura, s’aggiungeva quindi un altro stadio denominato di orditura, nel senso che si formavano lunghissimi segmenti di filato, successivamente raccolti a guisa di salsicce: dopo di che, partiva il lavoro al telaio di Valeria. La quale, attraverso determinate sezioni dell’attrezzatura chiamate” lizzi”, ordinava detti filati continui a seconda del tipo di tessuto e del capo da realizzare.</p>
<p>La tessitura vera e propria consisteva nell’intercalare, a questi segmenti tesi lungo le varie parti del telaio e assicurati, nella loro consistenza iniziale d’avvio processo, a una sorta d’asse cilindrico posto all’estremità posteriore del telaio stesso, altri filati. A tal fine, si faceva andare avanti e indietro, da destra a sinistra o viceversa, una piccola barchetta di legno detta spoletta, all’interno della quale si sistemavano i ricordati canneddri o canneddre, azionando contemporaneamente una pedaliera per ottenere i giusti movimenti per l’intreccio, ricavando così il panno di tessuto vero e proprio o finale.</p>
<p>Questo, il lavoro di massima di una tessitrice,</p>
<p>Nel caso di Valeria, merita di sottolinearlo, intervenivano, però, tecniche ben più fini, che presupponevano, ovviamente, tempi maggiori e mutevoli a seconda della complessità, delle dimensioni e del pregio del capo realizzando, con lavoro di forbicine, di piccole cuciture, di sistemazione di fili, di disegni di trame sul tessuto, un processo che, al termine, dava luogo a vere e proprie opere d’arte.</p>
<p>Valeria e Angelo, due personaggi dell’Ariacorte che, pur non essendo gli unici, rammento con maggior piacere e intensità di sentimento.</p>
<p>Non avendo figli, la loro casa, compreso il locale occupato dal telaio, è pervenuta a diversi eredi nipoti, i quali, come spesso accade in situazioni di beni indivisi, non l’hanno utilizzata direttamente, sicché, a distanza d’anni, l’immobile ha finito con l’essere venduto a terzi, è arrivata gente di fuori, turisti che ormai rappresentano una componente indicativa della popolazione del paesello.</p>
<p>E’ vero, i nuovi proprietari sono presenti solo nei tre mesi estivi, salvo qualche breve puntata nel resto dell’anno, nondimeno, quando capita di scoprire quell’uscio socchiuso o si nota qualcuno che entra o esce, anche se sono mutate le facce, le fogge e il modo di muoversi, sembra di vedere gli abitanti di un rosario di stagioni fa, ovvero Valeria e Angelo.</p>
<p>24 gennaio 2012</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/24/ricordi-dallariacorte-a-valeria-e-lancilu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La &#8220;Costa Concordia&#8221; e la nave Italia</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/21/la-costa-concordia-e-la-nave-italia/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/21/la-costa-concordia-e-la-nave-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 14:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1278</guid>
		<description><![CDATA[Dall’attimo dell’improvvido, malaugurato e devastante urto contro uno scoglio di granito affiorante a un palmo di mare dalla costa dell’isola del Giglio, si é a piena ragione innescato, in tempo reale e su scala planetaria, un “grandioso” spettacolo, intriso d’immagini, cronache e commenti su ogni fase e scansione del naufragio della “Costa Concordia”. Fotogramma dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’attimo dell’improvvido, malaugurato e devastante urto contro uno scoglio di granito affiorante a un palmo di mare dalla costa dell’isola del Giglio, si é a piena ragione innescato, in tempo reale e su scala planetaria, un “grandioso” spettacolo, intriso d’immagini, cronache e commenti su ogni fase e scansione del naufragio della “Costa Concordia”.</p>
<p>Fotogramma dopo fotogramma, sono stati passati al setaccio, e posti sulla graticola, interrogativi, cause, colpe, effetti e esiti, purtroppo anche luttuosi, del triste, dannoso e pesante evento.</p>
<p>Tuttavia, la sciagura in cui é incredibilmente incappato il modernissimo e sofisticato gigante della navigazione di vacanza e di divertimento, si é lasciato dietro uno spaccato di realta e d’attualita che, nonostante I contorni di drammi, perdite di vite e disagi, vale, puó essere preso, come spunto di conforto e speranza a proposito e nel quadro della tempesta o procellum in cui si trova coinvolta la nave Italia.</p>
<p>Orbene, circa la rotta del nostro Paese, senza ovviamente sottovalutare le innumerevoli insidie fatte di scogli subdoli, onde altissime, stormi di burrasche e, addirittura, mine disseminate qua e lá, non sembra il caso di indulgere a pessimismo cieco e di darsi per vinti, escludendo a priori il ritorno del bastimento comune su acque calme e lungo itinerari sicuri.</p>
<p>E peró, per riuscire a guadagnare un porto, un attracco solido e una sosta serena e prolungata, é indispensabile il concorso e la partecipazione intensa dell’intero equipaggio, dall’ultimo mozzo al comandante. In altri termini, fare e dare oltre il necessario e il dovuto.</p>
<p>Fantasie di un sognatore velleitario? No, si tratta semplicemente del pensiero di un guardiano del faro fiducioso.</p>
<p>21 gennaio 2012</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/21/la-costa-concordia-e-la-nave-italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quella sigaretta a zio D., involontario testimone di un&#8217;assenza scolastica ingiustificata</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/14/quella-sigaretta-a-zio-d-involontario-testimone-di-unassenza-scolastica-ingiustificata/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/14/quella-sigaretta-a-zio-d-involontario-testimone-di-unassenza-scolastica-ingiustificata/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:51:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1268</guid>
		<description><![CDATA[  Zio D., oltre ad aver sposato una sorella di mia madre, era anche mio padrino di battesimo, per tale ragione gli ero affezionato, diciamo così, in modo particolare e pure lui aveva un occhio di riguardo per me. Contadino dalle fasce, sin da piccolo si era speso totalmente nel lavoro, sia al paesello, sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Zio D., oltre ad aver sposato una sorella di mia madre, era anche mio padrino di battesimo, per tale ragione gli ero affezionato, diciamo così, in modo particolare e pure lui aveva un occhio di riguardo per me.</p>
<p>Contadino dalle fasce, sin da piccolo si era speso totalmente nel lavoro, sia al paesello, sia e specialmente in prolungate campagne d’attività a Brindisi, presso una famiglia di proprietari  terrieri, in seno alla quale, man mano, era divenuto collaboratore di fiducia per svariate funzioni: assistenza ai vigneti, raccolta e trasformazione dell’uva, conservazione del vino, cura degli uliveti e molitura dei frutti.</p>
<p>Insomma, zio D., pur essendosi formata una famiglia e arrivato ad avere un discreto numero di figli, passava la maggior  parte dell’anno a Brindisi.</p>
<p>A prescindere dalla sede del suo lavoro di contadino, agricoltore, frantoiano, va sottolineata la grandissima mole di operosità a cui egli si sottoponeva, senza orari, oltre ogni logica misura, d’altro canto, in quei tempi, non esistevano i mezzi moderni che alleviano notevolmente le fatiche nei campi: in sintesi, si “ammazzava” di lavoro.</p>
<p>E non è che, in caso di qualche acciacco, da cui, purtroppo, iniziò a essere toccato già da giovane, si recasse dal medico o in farmacia, i malanni, così come venivano, dovevano passare, da soli, ma, conseguentemente, a lungo andare, il suo fisico finì col risentirne.</p>
<p>E, saltuariamente, incappava anche in pesanti debilitazioni, che lo costringevano a sottoporsi a serie terapie e cure.</p>
<p>Sotto questo regime di vita e di attività lavorativa, praticamente già prima dei 50 anni, le sue forze finirono con essere ridotte e, in un certo senso,con riposo zio D. arrivò a scontare l’eccessiva operosità tenuta da ragazzo e da giovane con il riposo impostogli.</p>
<p>Cessarono anche le trasferte a Brindisi, calarono le entrate per il bilancio famigliare, sebbene, nel frattempo, i figli fossero un po’ cresciuti e la moglie, quando c’era da svolgere qualche lavoro, non si tirasse indietro: per fortuna, forse, a zio D. fu riconosciuta una modesta pensione d’invalidità.</p>
<p>°   °   °</p>
<p>A poco più di 15 anni, presi a fare il filarino a una ragazza quasi mia coetanea, bella figliola di buona famiglia abitante in un paese vicino, R., e, pur d’incontrarmi con lei, nel pomeriggio, finiti i miei compiti scolastici, non esitavo a inforcare la bicicletta e mi recavo a casa sua, col pretesto di aiutarla nello studio.</p>
<p>Diventò una sorta di soccorso alla famiglia, il mio, giacché la madre di R., avendo capito che l’aspirante alla figlia era svelto e bravo, non esitava a chiedermi di dare una mano, per far capire le declinazioni del latino e le espressioni aritmetiche, anche alla sua secondogenita, frequentante le prime classi della media.</p>
<p>Ricordo, fra l’altro, che, in un’occasione, la premurosa genitrice giunse a dirmi: “Guarda, se fai entrare nella testa di M.R. il meccanismo di queste robe, io ti regalerò una penna stilografica, vedi è un’Aurora 88, non nuovissima, tuttavia perfettamente funzionante”.</p>
<p>Fu la prima volta, per me, di essere protagonista di una sorta di baratto, uno scambio in natura didattico culturale, ad ogni modo quell’aurora 88, che mai e poi mai avrei potuto procurarmi diversamente, divenne mia.</p>
<p>Ma io pensavo a R., ben più che di insegnare matematica e latino alla sorellina e, man mano che passava il tempo, crescevano pure le idee e l’iniziativa.</p>
<p>Nel 1958, proposi a R. di trascorrere mezza giornata insieme, da soli, clandestinamente, a Lecce, località dove lei si recava quotidianamente per frequentare la scuola superiore, mentre io studiavo a Maglie; di ritagliarci una mattinata lì, ovviamente marinando le lezioni, da parte mia, anziché scendere a Maglie dalla solita corriera che prendevamo entrambi, avrei proseguito sino a Lecce, oltretutto il controllore delle Sud est, con gli anni divenuto amico, non mi avrebbe fatto pagare neppure la differenza di biglietto e poi, all’orario di sempre, ce ne saremmo ritornati alle rispettive case.</p>
<p>Concordammo, come giorno per l’avventura, il 2 di maggio, che, oltre ad essere successivo alla festa nazionale del lavoro, era l’indomani della festa del santo patrono nel paese di R., festa che, secondo copione, presupponeva di andare a letto tardissimo, dopo aver per di più dedicato poco tempo allo studio.</p>
<p>Così avvenne.</p>
<p>Arrivati nel capoluogo salentino verso le 7,45, c’era il problema di trascorrere l’intervallo sino all’orario d’ingresso a scuola, in un posto nascosto, riservato, in modo da non essere visti, da compagni o professori di R., sicché pensammo di infilarci per qualche tempo nel cortile di un vicino palazzo.</p>
<p>Quindi, via verso un cinematografo, il “Santalucia”, non molto distante, in cui si effettuavano programmazioni anche di mattino, giustappunto le matinée, è ancora vivo il ricordo, quel giorno si dava un  film americano di grido del 1956 “L’uomo che sapeva troppo” con due famosi attori, James Stewart e Doris Day, la pellicola conteneva una pregevole colonna sonora, nel cui ambito era dato di ascoltare una stupenda canzone “Whatever will be, will be”, in italiano, “Che serà, serà” eseguita dalla personale voce dell’affascinante Doris Day.</p>
<p>Senza essere un appassionato di musica e di canzoni, quelle antichissime strofe, per giunta nel lessico anglosassone semisconosciuto e la musica della canzone mai mi sono uscite di mente.</p>
<p>A dir tutta la verità, R. e io, guardavamo sì le sequenze del film e ci gustavamo la canzone di Doris Day, però, nel buio o quasi della sala cinematografica, attendevamo anche a qualcosa d’altro, secondo le abitudini e nei limiti propri di quei tempi e in linea con il genere delle spinte affettive correnti fra ragazzi e giovani d’allora.</p>
<p>Recava il calendario, come anzi ricordato, l’anno 1958 e in estate, filarino con R. a parte e un po’ posto in ferie, avvenne un evento eccezionale, giusto in concomitanza con i campionati mondiali di calcio che segnarono l’esplosione della fama del grande e mitico Pelé.</p>
<p>Un altro mio zio, A., il quale prestava servizio in Polizia nel Friuli, reduce da un incidente di lavoro con la moto e posto in convalescenza, pensò di trascorrere il periodo di riposo e di riabilitazione al paesello; nell’occasione, volle portare con sé la fidanzata che, i genitori, non fecero però scendere al sud da sola, bensì in compagnia di una giovane cugina e di uno zio di quest’ultima.</p>
<p>Da parte mia, non persi tempo, trascurando completamente i mondiali di calcio, m’intruppai subito nella comitiva dei friulani, lo zio A. era il fratello piccolo di mia madre, si passava con me appena otto anni, gli ero legato, in un certo senso presi a fare tutto quello che facevano gli arrivati, fra cui trascorrere parte delle giornate in riva al mare, tenendo compagnia, per non farla “annoiare”, alla biondissima cugina, T., alla Marina di Andrano, nei pressi della caratteristica Grotta Verde, dove lo zio D. menzionato all’inizio aveva una casetta di villeggiatura e dove, in quel periodo, in assenza della moglie e dei figli trasferitisi temporaneamente in Basilicata per coltivarvi il tabacco, s’era spostato con i suoi acciacchi.</p>
<p>Ebbe a rivelarsi indubbiamente bella, quella vacanza, in tutto diversa dalle precedenti, io non lasciai un istante la giovane cugina, anche se la medesima mi aveva confidato di avere un ragazzo, dalle sue parti. Con zio D., nel ruolo di spettatore silenzioso di parole, contatti e diatribe fra il nipote e la giovane del nord est.</p>
<p>Finito il periodo, la comitiva, ovviamente, se ne partì dal paesello e io ripresi i contatti e i rapporti con R.</p>
<p>Iniziò il nuovo anno scolastico, s’avvicinò velocemente la primavera; bastò appena uno sguardo d’intesa affinché R. e io ci determinassimo a ripetere la giornata, la mattinata d’evasione in quel di Lecce.</p>
<p>Nella seconda edizione, però, niente cinematografo, bensì semplicemente una passeggiata verso le campagne che, all’epoca, erano a portata di mano rispetto all’abitato, alle scuole e al centro cittadino.</p>
<p>Così, trascorremmo una gradevole parentesi di due &#8211; tre ore di tranquillità fra prati fioriti, scogli e fazzoletti di terra verdeggianti, dopo di che ci dirigemmo verso la stazione delle autocorriere per il ritorno a casa.</p>
<p>R. salì per prima sul mezzo e mentre, a mia volta, mettevo piede sull’autobus, bastò un attimo perché scorgessi, in prima fila seduto immediatamente dietro il conducente, un volto familiare, notissimo, si trattava di zio D., il quale, pensai subito, verosimilmente si era recato a Lecce per una visita medica o un controllo specialistico.</p>
<p>Non impiegò un istante, neppure zio D., a notarmi e gli venne del tutto naturale dire: ” Nipote, e tu che fai qui, hai cambiato scuola, non dovevi essere a Maglie?”.</p>
<p>Da parte mia, ovviamente non gli diedi alcuna risposta, rimasi con il volto impietrito, perplesso e preoccupato di eventuali scoperte dell’altarino della “vacanza” dalle lezioni con R.</p>
<p>Anche il buon uomo capì subito di essere stato, diciamo così, indiscreto, tant’è che, in un baleno, venne ad aggiungere: ”Oh, nipote, guarda che io non ho visto nulla, naturalmente non ho visto nulla”. I tratti del mio viso si schiarirono e anche la mia mente ritornò leggera.</p>
<p>Lo zio, convintosi d’aver rimediato all’iniziale domanda inquisitoria e che, dentro di me, era superata ogni remora di pericolo, girandosi spontaneamente ancora una volta, ebbe a chiedermi: “Nipote, dammi una sigaretta adesso!”. Fu automatico che io sfilassi dal mezzo pacchetto di nazionali senza filtro un cilindretto bianco riempito di tabacco e glielo porgessi.</p>
<p>Forse, quello descritto, il dono inconsueto di una sigaretta, fra nipote e zio, da figlioccio a padrino, ha rappresentato l’ultimo gesto concreto, l’atto conclusivo della coesistenza fra due generazioni, un binomio d’intensi affetti familiari, due vite assolutamente diverse, basate su percorsi, interessi e itinerari dissimili, e tuttavia sempre complementari e vicendevolmente integrate.</p>
<p>Sono, questi, minuscoli particolari che mi fanno serbare dentro, vivi, ricordi lontani nel tempo, tracce che hanno segnato stagioni spensierate e parallelamente di crescita, fonti e presupposti per la maturazione verso l’età adulta, con le correlate peculiari esperienze, novità e voci.</p>
<p>14 gennaio 2012</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/14/quella-sigaretta-a-zio-d-involontario-testimone-di-unassenza-scolastica-ingiustificata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ai primi albori del 2012, una miscellanea di sensazioni, immagini, sentimenti, eventi e riflessioni</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/04/ai-primi-albori-del-2012-una-miscellanea-di-sensazioni-immagini-sentimenti-eventi-e-riflessioni/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/04/ai-primi-albori-del-2012-una-miscellanea-di-sensazioni-immagini-sentimenti-eventi-e-riflessioni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 19:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1262</guid>
		<description><![CDATA[Introdotto da una piacevole sveglia, grazie anche al bellissimo sole che accarezza la temperatura frizzante, l’esordio del nuovo anno fa fortuitamente segnare l’incontro con una compaesana, figura assai familiare e presente nelle antiche stagioni comuni, la quale, ormai da lungo tempo, vive nel capoluogo e, beata lei, ha superato i 90. Due figli grandi, sistemati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Introdotto da una piacevole sveglia, grazie anche al bellissimo sole che accarezza la temperatura frizzante, l’esordio del nuovo anno fa fortuitamente segnare l’incontro con una compaesana, figura assai familiare e presente nelle antiche stagioni comuni, la quale, ormai da lungo tempo, vive nel capoluogo e, beata lei, ha superato i 90.</p>
<p>Due figli grandi, sistemati con propri nuclei familiari e, a quanto da lei confidato, una nipote già laureata e che s’accinge a convolare a nozze.</p>
<p>Discendente da un casato abbiente del natio paesello, il suo nome di battesimo, Virginia, sin dai primi vagiti, si è trasformato nel vezzeggiativo Lavinia, donna Vinia per tutti i concittadini, almeno per quelli  di una volta.</p>
<p>Da quando ci siamo ritrovati a Lecce, detta donna, ad ogni incontro, dimostra ed elargisce un tratto di spiccata cordialità e un notevole senso di affabilità, comportamento, forse, ispirato dalle identiche radici di territorio e dai non pochi, reciproci ricordi.</p>
<p>Nell’occasione, la predetta amica, immediatamente dopo lo scambio degli auguri, mi chiede se sono a conoscenza di un episodio non buono avvenuto qualche giorno prima nei pressi di Marittima, per la precisione ad Andrano, ossia a dire del tragico incidente stradale occorso ad un pescatore del posto, appena andato in pensione.</p>
<p>Si chiamava Rocco, il povero malcapitato, proveniente con la sua motoretta da una strada di campagna, rimasto a terra esanime; a lungo, aveva atteso al lavoro in mare, insieme a un fratello e allo stesso padre, Mesciu Carmine, con il loro  gozzo in legno ormeggiato nel porticciolo andranese.</p>
<p>Lavinia ha ragione a rievocare l’evento in discorso, per un motivo preciso: la casetta della famiglia di pescatori confinava, e tuttora confina, con il villino fino a poco tempo fa da lei posseduto in zona Arenosa, sormontante, giustappunto, il minuscolo approdo e, di conseguenza, almeno in passato, esistevano rapporti stretti, cordiali e amichevoli, da buoni vicini, peraltro non cancellati dall’avanzare dell’età e dalla distanza.</p>
<p>Precisa, Lavinia, che, durante le sue vacanze e il soggiorno col marito e i figli lì al casino dell’Arenosa, succedeva spesso che i confinanti le passassero in omaggio piccoli quantitativi di pesce da loro pescato, di quello utilizzato per la tavola di famiglia, talora ancora guizzante e freschissimo, allora allora portato a casa dalla barca, oppure già cucinato, ed era sempre e in ogni caso un dono molto gradito, apprezzato ben al di là del controvalore venale.</p>
<p>A un certo punto, Lavinia, ai complimenti, miei e di mia moglie, per il bellissimo traguardo dei suoi 90 anni, raggiunto la scorsa estate, sembra quasi sbottare in un piccolo cruccio, lei pur così tranquilla, aggiustata, sempre compita, sistemata e graziosamente abbigliata. Dice: “Sapete, mi dispiace proprio di essere arrivata ai novanta”. E noi a obiettare: “Dai, anzi dovresti essere felice”. E ancora lei: “No, pur essendo consapevole che tanti ne sono passati e ne ho vissuto, ora mi duole che, davanti a me, non ne rimangono molti, ciò mi dispiace vivamente, rinuncerei volentieri ad una decina delle primavere che ho addosso”.</p>
<p>Noi sorridiamo, continuiamo a sostenerla, osservando che, la sua, è un’autentica eccezione, un esempio di buona salute, di autonomia e, infine, le auguriamo, così come fai lei al nostro indirizzo, un ottimo 2012.</p>
<p>                                               °   °   °</p>
<p>La giornata dell’1, sia a Lecce, sia alle marine di Castro e Marittima, si snoda alla stregua di un incanto, aria moderatamente fredda e tuttavia gradevole, in cielo nemmeno una nube; prima del tramonto, dal balcone del condominio, si registra addirittura uno spettacolo eccezionale, in lontananza si gode la distesa della campagna con l’orizzonte terso e una visibilità di diverse decine di chilometri, le sommità degli edifici cittadini più alti paiono sorridere, grazie alla fascia dei loro perimetri esposta verso ovest indorata dai raggi del sole che si avvia a concludere il suo arco.</p>
<p>Davvero molto bello, dunque, almeno in queste plaghe, l’inizio del 2012 sotto il profilo climatico.</p>
<p>Sennonché, ahinoi, la realtà non poggia soltanto su cielo sereno, visibilità nitida, orizzonti e panorami ameni, nel concreto è quella che sentiamo ogni giorno in televisione, che apprendiamo leggendo i giornali, quella di cui parliamo con amici, conoscenti, parenti e familiari: i suoi connotati sono parecchio pesanti.</p>
<p>Peraltro, l’attuale stato delle cose non è giunto all’improvviso, si tratta di situazione fuori misura, esagerata, caratterizzata dall’abbandono di tanti principi di sobrietà, del senso dell’economia, del controllo della misura dei passi, un coacervo di debolezze e difetti portato avanti non da anni, ma da decenni.</p>
<p>Adesso è scoppiato il botto, il vaso è traboccato, dominano segnali di timore e di preoccupazione, che, invero, non sono soltanto di fantasia, sono autentici.</p>
<p>Con l’aggiunta di un ma, un grosso ma: risulta estremamente problematico porre rimedio a siffatto stato di cose.</p>
<p>Sì, per carità, valgono i provvedimenti presi dal nuovo governo, di rigore, di tassazioni, di sacrifici e, certamente, gioveranno anche quelli che si accinge a prendere onde cercare di migliorare il funzionamento dell’apparato pubblico e i sistemi contrattuali inerenti al lavoro, per diminuire i balzelli e le forche caudine della burocrazia, il che è chiaramente indispensabile in uno stato e in una società moderna.</p>
<p>E però, quanto sopra non basterà, a motivo che la situazione di estrema precarietà economica e finanziaria vigente e allarmante, tocca, ha per protagonisti, nella totalità i sessanta milioni d’italiani, nessuno escluso, a qualsiasi livello, anche se la stragrande maggioranza non vive in solluccheri e in nidi di bambagia, anzi fa a stento fronte ai bisogni; purtroppo, in ogni strato sociale, si è consolidato uno squilibrio tra entrate e uscite, fra ricavi e costi e spese.</p>
<p>Morale della favola, occorre, in buona sostanza, che, da questo momento, senza lasciare passare neppure un ulteriore secondo, ciascuno di noi, ciascuno degli abitanti dello stivale, cambi musica, dia una regolata alla consistenza del proprio dare e del proprio avere, metta in regola i conti personali, contemperi il soddisfacimento delle necessità e dei desideri alle risorse di cui dispone, e niente più.</p>
<p>Non c’entrano i colori della politica, le ideologie dei partiti, o, meglio, se influiscono, in questo caso ciò avviene in misura limitata.</p>
<p>Ma, rimane ovvio che, se il comportamento indicato deve essere messo in atto dalla totalità degli abitanti, i primi a doverne tenere conto s’identificano con coloro che sono stati scelti o nominati alla guida dell’apparato del Paese, a cominciare dai parlamentari, ministri, grandi manager, e così via scendendo ai livelli medi e bassi.</p>
<p>Nello stesso tempo, va detto che non sono solamente i senatori, i deputati e i componenti del governo o i direttori generali, a gravare molto, a incidere sul costo sproporzionato della politica e dell’amministrazione pubblica.</p>
<p>Esistono selve di privilegi annidati, da lunga pezza, anche negli ambiti sottostanti. Tanto per citare e senza voler fare polemiche inutili che poi si rivelano sterili, sono rimasto scosso da un caso: come è possibile che uno stenografo, al Senato, riceva una retribuzione annua, ho sentito bene, per due volte, di duecentonovanta mila euro lordi, di 50 mila euro superiore a quella del Presidente della Repubblica?</p>
<p>Siamo matti? In che nazione viviamo? Ancor più grave, questa non è una realtà d’oggi, data chissà da quanto, si pensi, quindi, alla mole di soldi, rispetto a quello che sarebbe stato equamente dovuto, sborsati in eccesso.</p>
<p>All’esempio richiamato, forse, fanno compagnia decine, se non centinaia di migliaia di situazioni più o meno sballate. E’ degno e sostenibile uno stato di cose del genere?</p>
<p>Non interessa quali figure &#8211; Presidenti della Camera e/o del Senato succedutisi nel tempo, uffici di Presidenza, parlamentari questori e via dicendo &#8211; hanno  stabilito corrispettivi assurdi, importi lautissimi di buste paghe e prebende dei rispettivi collaboratori e dipendenti, ciò che conta è che, ora, qualcuno, qualche organo terzo, Procura della Repubblica o Corte dei Conti, prenda di petto le cose, metta mano alla situazione e dica schiettamente: ”Voi, signori, sapevate, per decenni avete scientemente sperperato risorse dello Stato, erogando, distribuendo cifre che non reggono né in cielo né in terra”. E, soprattutto, si stabilisca che, con buona pace degli interessati, dal 1° febbraio 2012, le retribuzioni “lunari” siano dimezzate.</p>
<p>Come si fa, come non agire senza indugi? Il guaio è che, mentre noi pensiamo che dette anomalie siano sconosciute fuori degli ambienti e dei confini nazionali, al contrario, i mercati, gli altri paesi, sono perfettamente edotti che in Italia esistono catene di storture e magagne, diffuse a livello cellulare nell’intero tessuto dei residenti, ed è proprio in ciò che va ricercata la ragione per cui, nonostante il cambio di governo, in barba alle rigorose misure dallo stesso già adottate, i tristi differenziali nei rendimenti dei titoli del nostro debito pubblico e le analoghe obbligazioni di altri paesi continuano a segnare divaricazioni enormi.</p>
<p>°   °   °</p>
<p>Ci si soffermi, poi, sugli eserciti di cittadini di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, anche titolari di pensioni minime, che affollano le ricevitorie, le privative e le edicole, per le scalate ai vari e multiformi paradisi della fortuna messi a disposizione, giorno e notte, d’estate e d’inverno, da casa via web o accedendo agli esercizi aperti nelle strade e nelle piazze, alla ricerca di vincite che cambino la vita, all’inseguimento della dea bendata.</p>
<p>E’ una fregatura, un oceanico bluff.</p>
<p>75 miliardi sarebbero stati giocati durante il 2011 e pure questo dato rappresenta una roba non da matti, ma da dementi all’infinitesima potenza. Eccepirà, qualcuno, che l’Erario realizza introiti importanti grazie alle giocate. Non importa un bel niente, non è giusto che lo Stato faccia leva, così indicativamente, sugli  autentici salassi a cui si sono ridotti e si sottopongono eserciti di suoi cittadini, anche tanti che non avrebbero neppure da mangiare e farebbero ricorso alle mense della Caritas o di altri enti assistenziali.</p>
<p>Lo Stato, per sostenere i conti, ha ben altre strade percorribili. Come? Contenendo le spese per il suo funzionamento, e, in proposito, c’è da fare un lavoro immenso, non è soltanto questione della citazione simbolica dello stenografo del Senato, si tratta di una situazione senza confini, prendendo bene  le misure è possibile economizzare svariati miliardi, forse decine, di costi e spese.</p>
<p>Inoltre, non serve più parlarne, è ora di fare e agire, con assoluta risolutezza, sull’odioso fronte dell’evasione fiscale.</p>
<p>Quali critiche! Ben vengano gl’ispettori dell’ultimo dell’anno, non solo a Cortina, ma anche a Sanremo, a Capri, a Ischia, a Taormina, Costa Smeralda. Attenzione dovunque, bisogna finirla con lo scandalo che non si paghino le tasse, che da parte di milioni di soggetti si evadano e eludano le imposte dovute allo Stato.</p>
<p>Qui, altro che risanamento dei conti pubblici, laddove ognuno facesse correttamente e onestamente il suo dovere, potrebbero addirittura sopravanzare risorse.</p>
<p>Perciò, non suonerebbe peregrino intensificare gl’investimenti, aumentare il personale dell’Agenzia delle entrate e delle Fiamme gialle dedicate al settore tributario, il terreno da arare è sconfinato ed enormi i frutti potenzialmente realizzabili, capitali ora celati fra gli arbusti e nei forzieri del parassitismo, posto che chi non paga le tasse è un parassita, vive a spese degli altri.</p>
<p>Una ridda di problemi e compiti da svolgere, immensi. Coraggio, diamoci da fare, ciascuno di noi avverta l’allarme, alzi la propria voce in ogni sede, in ogni modo, in ogni occasione, ma bisogna finirla.</p>
<p>°   °   °</p>
<p>Nel percorrere la consueta statale 16 da Lecce verso Maglie per poi raggiungere Castro, esattamente all’altezza della salitella nei pressi di Galugnano, già denominata “del mandorlo”, occhieggiando sulla corsia di sorpasso che lambisco con l’autovettura, scorgo  - e, successivamente, seguo la sequenza attraverso lo specchietto retrovisore &#8211; un volatile, verosimilmente un piccione, riverso sull’asfalto, non esanime, ma ancora in  movimento, con le alucce che si dimenano, svolazzanti fra un’esistenza vissuta fino a qualche attimo prima e il buio che lo attende.</p>
<p>Probabilmente, il pennuto ha impattato contro un’autovettura o un camion di passaggio e gli è andata male.</p>
<p>Non amo granché i piccioni, per lo meno quelli “contemporanei”, sporcano i vasi sul balcone e la biancheria, anche se vantano una gradevolezza d’immagine, di fisicità, ci sono una serie di contro indicazioni accanto alla loro presenza, non li amo.</p>
<p>Però, vedere quell’esemplare in quello stato, così conciato, mi fa tenerezza, quasi mi commuove e, proprio mentre lo sbattere delle sue ali si fa più tenue fino ad arrestarsi, mi viene spontaneo di dargli un fugace saluto ideale: “Beh, adesso non volerai più fra i condomini della città o dei paesi, ma ti librerai leggero, lassù in alto”.</p>
<p>°   °   °</p>
<p>L’anno è appena agli esordi, ma, al paesello o negli immediati dintorni, si colgono già due singolari novità, fatti non frequenti che catturano l’interesse della sparuta popolazione.</p>
<p>Un giovane sacerdote di bell’aspetto, don S.F. avrebbe appena deciso di  abbandonare l’abito talare e si sarebbe determinato ad andare a convivere con una ragazza. Buona fortuna</p>
<p>Strana coincidenza, la famiglia dei religiosi, se, da un lato, perde un suo componente, parallelamente, sempre restando nell’ambito del paese, dall’altro verso, ne acquisisce uno nuovo, atteso che una giovane sulla quarantina, appartenente a famiglia benestante, ella stessa in possesso di una laurea, non sposata, sin qui dimorante con i genitori, papà e mamma, avrebbe deciso di prendere il velo e farsi suora.</p>
<p>Sommario, nel primissimo scorcio del 2012, nel Basso Salento, chi va e chi viene, nel mondo dei consacrati.</p>
<p>4 gennaio 2012</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2012/01/04/ai-primi-albori-del-2012-una-miscellanea-di-sensazioni-immagini-sentimenti-eventi-e-riflessioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A proposito di sprechi e sperperi di danaro pubblico</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2011/12/30/a-proposito-di-sprechi-e-sperperi-di-danaro-pubblico/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2011/12/30/a-proposito-di-sprechi-e-sperperi-di-danaro-pubblico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 14:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1259</guid>
		<description><![CDATA[    Egregio Presidente Monti, in occasione della conferenza stampa di fine anno e con riferimento alla segnalazione resa da un quotidiano, Ella si è ufficialmente impegnata a indagare sulla spesa di tremila euro, sostenuta dall’Agenzia del Territorio per “decorazione di uova natalizie”. Traendo spunto da tale episodio, lo scrivente desidera segnalarle che venerdì 30 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Egregio Presidente Monti,</p>
<p>in occasione della conferenza stampa di fine anno e con riferimento alla segnalazione resa da un quotidiano, Ella si è ufficialmente impegnata a indagare sulla spesa di tremila euro, sostenuta dall’Agenzia del Territorio per “decorazione di uova natalizie”.</p>
<p>Traendo spunto da tale episodio, lo scrivente desidera segnalarle che venerdì 30 dicembre, intorno alle ore 13.30 e poco prima della relativa edizione del telegiornale locale, nel palinsesto dell’emittente privata salentina “<em>Telerama</em>” è passato uno spot pubblicitario della “Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici”, società a responsabilità limitata a socio unico Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.</p>
<p>Premesso che, nella Regione Puglia e, in particolare, nel Salento, non esistono concorrenti privati delle F.S.E., non  si capisce quale giovamento possa aversi dal ricorso alla réclame che, in genere, è a pagamento.</p>
<p>Alla luce di quanto riscontrato, salvo che, contrariamente al solito,  in questo caso la televisione privata non faccia pubblicità alle F.S.E. a titolo gratuito, vorrei pregarla di:</p>
<p>-         far appurare se il lancio odierno è una tantum, ovvero, tra “<em>Telerama</em>” e le F.S.E., è stato stipulato un contratto per una serie di inserzioni e, in ogni modo, a quanto ammonta il corrispettivo;</p>
<p>-         individuare l’esponente di F.S.E. che ha autorizzato l’inutile esborso di risorse pubbliche e, soprattutto, porre la spesa a suo completo carico.</p>
<p>Grazie dell’interessamento e degli interventi che riterrà di adottare.</p>
<p>30 dicembre 2011</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2011/12/30/a-proposito-di-sprechi-e-sperperi-di-danaro-pubblico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mare di tramontana a Castro</title>
		<link>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2011/12/24/mare-di-tramontana-a-castro/</link>
		<comments>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2011/12/24/mare-di-tramontana-a-castro/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 14:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/?p=1256</guid>
		<description><![CDATA[  Giovedì ventidue dicembre, alle soglie del Natale, il primo approccio dell’inverno indossa le vesti di una giornata non solo fredda, ma anche caratterizzata da vivace vento di tramontana, mare mosso e, appena al largo, addirittura in burrasca.  In siffatte condizioni ambientali, la sosta sulla rotonda di Castro è un’autentica meraviglia. Colpiscono i vari elementi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Giovedì ventidue dicembre, alle soglie del Natale, il primo approccio dell’inverno indossa le vesti di una giornata non solo fredda, ma anche caratterizzata da vivace vento di tramontana, mare mosso e, appena al largo, addirittura in burrasca. </p>
<p>In siffatte condizioni ambientali, la sosta sulla rotonda di Castro è un’autentica meraviglia. Colpiscono i vari elementi prima accennati, vale proprio la pena di soffermarsi a rimirarne l’insieme, dall’eccezionale palcoscenico si possono trarre molteplici pensieri, motivi di riflessione, ricordi, visioni e rievocazioni.</p>
<p>Ecco, la natura è protagonista in pieno, non meno indicativamente di ciò che accade allorquando, in un teatro cittadino, si esibiscono artisti di calibro che catturano l’attenzione e l’interesse degli spettatori.</p>
<p>Personalmente, bavero alzato e berretto in testa per non farmi attaccare troppo dai soffi settentrionali, trovo attraente soffermarmi a guardare la distesa.</p>
<p>Già, il suo colore è speciale, assolutamente non comune, come tonalità si aggira fra l’azzurro e il grigio, rispecchiando in fondo anche le sfumature in alto, ma soprattutto, la superficie, la sconfinata coperta è increspata di strisce, ghirigori, accavallamenti di bianco, evidente effetto del trascinamento operato, dai refoli decisi, sullo strato liquido: talmente espressiva, la contingente situazione del nostro Canale, da sembrare quasi un’eco di immagini, voci provenienti dalla profondità e vogliose di proferire o suggerire qualcosa.</p>
<p>La prima sequenza nella memoria è fatta di un piccolo gozzo di legno recante sulla fiancata la denominazione carina di “Davide”, non proprio comune da queste parti. A imbracciare i remi del legno, un signore di mezza età, da poco pensionato, il quale sembra usare il veicolo acquatico alla stregua d’una bicicletta, vi monta dentro ogni giorno che il tempo lo consente, a prescindere dalle stagioni.</p>
<p>E’ comunissimo notarlo nei pressi del molo frangiflutti  o a ridosso del Pizzo Mucurune in tutti i mesi dell’anno, in particolare il sabato e la domenica, unico soggetto in servizio,  gli altri operatori che si pongono a disposizione dei turisti e visitatori per escursioni in barca esercitano, in genere, da giugno a settembre/ottobre, mentre l’armatore di ”Davide” è fisso, mai che manchi, remi in mano e muovendo lentamente il piccolo legno, d’incitare e di richiamare i turisti a passeggio sulla banchina esterna del molo  foraneo, invitandoli a raggiungerlo sulla barchetta, al Porto vecchio, sua base di partenza e di rientro. Precisa ad alta voce “a prezzi modici”, si sa che le sue sono gite brevi, un quarto d’ora, venti minuti, d’altro canto il nocchiero non si avvale di motore, bensì soltanto della forza delle sue braccia d’anziano, però è egualmente bello scorgere sparuti gruppi di visitatori/utenti a bordo del risicato gozzo “Davide”.</p>
<p>Una seconda immagine che, nonostante il passare del tempo, rimane incancellabile, è quella di un bel barcone, con, al timone, un’altra figura tipica di qui, Vincenzo. Decisamente più giovane del precedente personaggio ma non in grandissima forma dal punto di vista della salute, sempre cordiale affabile e disponibile, egli si avvale di un potente entrobordo per il suo “stozzo” intitolato “Nina”, che mena i turisti sino alle grotte Zinzulusa e Romanelli  o a Porto Miggiano, giacché il motore, appunto, consente di coprire discrete distanze. Col suo modo di parlare, calmo, quieto, lento, quasi cantilenante, Vincenzo fornisce, agli ospiti, sommarie e tradizionali illustrazioni sui tratti e i dintorni della costa e del paesaggio di Castro.</p>
<p>Vincenzo è permanentemente di colorito scuro, nero, tanto che A., quando capita di incontrarlo, è indotta a sostenere che, secondo lei, non è italiano, che, magari ha origini indiane, laddove però di indiani, da queste parti, non é che ne siano capitati molti nei secoli, essendo semmai approdati gruppi di turchi, i quali, invero, nulla hanno a che vedere con il colorito di Vincenzo.</p>
<p>Ma Vincenzo è un personaggio unico e basta. Fa un certo contrasto vederlo con indosso la cotta bianca, nell’atto di servire Messa nella ex cattedrale di Castro, e però quest’ultimo ruolo rientra nell’accennata disponibilità dell’uomo a trovarsi con la gente, per la gente.</p>
<p>Vincenzo, dunque, soggetto servizievole, umile, indubbiamente unico a Castro: peccato che, al pari del proprietario di “Davide”, non ci sia più.</p>
<p>I riverberi di bianco sulla superficie scompaginata dalla spinta del vento sembrano una serie di voci, di volti e d’immagini solo superficialmente cancellate dal tempo e dagli eventi, ma che, in realtà, quanti si sono trovati a vivere lungo le stagioni passate e lasciate alle spalle, nel loro intimo  non dimenticheranno facilmente.</p>
<p>In proposito, il pensiero non può non andare a chi, sulle onde di questo tratto di mare, ha concluso i suoi giorni, a causa di vicende varie, per una burrasca che lo ha colto intento alla pesca, oppure in servizio, come qualche militare delle Fiamme Gialle in attività di contrasto e di controllo avverso ai tristemente noti fenomeni dell’immigrazione clandestina e dei trafficanti di vite umane, sfociati, talvolta, in epiloghi tragici.</p>
<p>E, poi, non è difficile immaginare che, attraverso le striature di schiuma o tra le onde sbattute dal vento, facciano capolino una serie di persone che hanno semplicemente preceduto il cronista di oggi, testimone e spettatore di una giornata di tramontana, figure riconducibili ad ambiti disparati, dai legami differenti ma, ugualmente, non meno solidi: familiari, parenti, amici, paesani, giovani e meno giovani</p>
<p>Tra dette figure &#8211; che, a loro volta, in tante occasioni si saranno verosimilmente soffermate a godersi lo spettacolo del mare, di Castro, di Marittima, dell’insenatura Acquaviva, delle scogliere di  Porticelli &#8211; mi sovviene quella di un primo cittadino, il sindaco del comune dove sono nato, il cui nome, questa è una cosa bella, di qui in avanti sarà ricordato o scritto o letto più spesso, giacché è stato recentemente deciso di intitolargli una strada e, quindi, sia per indirizzo, sia per transito, sia per sguardi rivolti verso la relativa targa toponomastica, il suo nome ricorrerà, insomma, più spesso, per il futuro e per le generazioni che seguiranno.</p>
<p>Del resto, la personalità in discorso è ampiamente meritevole di restar viva nella memoria, dal momento che, a suo tempo, non è passata inosservata, anzi ha fatto molto, ha lasciato il segno in senso positivo e costruttivo.</p>
<p>Seguita a soffiare e a sussultare, il vento di tramontana e, a un certo punto, causa anche qualche brivido. L’osservatore di strada è nondimeno molto soddisfatto dello spettacolo cui è andato assistendo, avendo potuto cogliere, in una mattinata prenatalizia, in una particolare situazione meteorologica, fra clima freddo, vento, mare mosso, burrasca al largo e impossibilità di esercizio della pesca, una rappresentazione non comune che gli è penetrata dentro, lo ha colpito, lo ha arricchito di nuove emozioni e di nuove sensazioni.</p>
<p>Del resto, sul metro e lungo il canovaccio del suo abituale e costante rapporto di amore, consuetudine, vicinanza e colloquio con la natura della propria terra d’origine.</p>
<p>Buon Natale.</p>
<p>24 dicembre 2011</p>
<p>Rocco Boccadamo</p>
<p>Lecce</p>
<p>e.mail: rocco_b@alice.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://tblog.iltaccoditalia.net/aboccaaperta/2011/12/24/mare-di-tramontana-a-castro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

