Scritto da rocco in Senza categoria

 

 

Dal momento che tutti, proprio tutti – comprese le massime istituzioni pubbliche e anche il Papa – ne parlano ad ogni piè sospinto dichiarandosi preoccupati, si vede che la crisi economica, produttiva, finanziaria, occupazionale, di liquidità, esiste sul serio.

Di conseguenza, all’universo del popolo non resta che muoversi e sbarcare il lunario fra Monti e valli di lacrime (magari fosse ironia!) e che Dio la mandi buona.

Eppure, notizia di qualche giorno fa, chicca nuova (si fa per dire) colta sul “Corriere della Sera”, i quattro Vice Presidenti della Camera dei Deputati, in aggiunta all’indennità di funzione in quanto parlamentari, all’indennità di carica, alle diarie e ai vari rimborsi spese, per portaborse e viaggi, usufruirebbero, a titolo completamente gratuito, di “un appartamento di servizio, con servitù e vitto inclusi”.

Alla faccia degli onorevolissimi interessati, Lupi, Leone, Buttiglione e Bindi (sì, c’è anche Rosy Bindi, la “pasionaria”, l’asceta, la mistica, la quale, nella fase iniziale dei soggiorni politici romani, sembra che alloggiasse presso un Istituto di Suore).

Siccome non s’è sentita né letta alcuna smentita sull’argomento, la fresca rivelazione dovrebbe rispecchiare la realtà.

Ma, se le cose stessero così, l’autentica bestialità dell’appartamento con servitù e vitto gratis, nel sentire dell’universo popolare, si porrebbe addosso all’albero di Natale 2011 alla stregua di una pallina non sottile, leggera e decorata secondo tradizione, bensì impregnata di veleno.

Sicché, il classico biglietto sotto il medesimo albero dovrebbe suggerire che l’assurdo, demenziale privilegio in discorso sia sradicato e abolito immediatamente, senza lasciar passare neanche un giorno.

A proposito d’albero e palline natalizie, meno male che, nonostante tutto, permangono e resistono comportamenti, immagini, sensazioni e suggestioni di carattere semplice, innocente, pulito, d’altri tempi.

Da ragazzino, lo scrivente trascorreva le stagioni estive, in seno alla famiglia, in una casetta (stanza più cucinino) nelle vicinanze del mare, affacciata sull’insenatura “Acquaviva” di Marittima.

A pochi metri di distanza, sorgeva un’altra casetta di pietre, abitata da un nucleo di compaesani, sei componenti, fra cui due figlie in età scolare: compagne di rudimentali giochi al fresco di un carrubo, la più piccola, in particolare, dolce e semplice.

Valeria, è il suo nome, adesso ha sessanta anni e oltre, è sposata da una vita e anche nonna. Orbene, ieri, al crepuscolo, transitando lentamente in macchina davanti alla sua abitazione urbana, con cortiletto aperto e muretto di delimitazione sul fronte strada, ho scorto V. insieme con il marito, uno accanto all’altra, appoggiati di spalle al muretto e rivolti verso un angolo del fronte casa dove trovavasi allestito un semplicissimo, piccolo e tradizionale abete di Natale.

La coppia se ne stava lì immobile, pareva incantata a rimirare la realizzazione, appena vivificata da una manciata di minuscole lampadine colorate. Quasi che avesse davanti una visione prodigiosa, un incanto, un miracolo, una Madonna.

Orbene, la sensazione tratta dall’automobilista di passaggio, alla luce dell’inconsueto spettacolo, è che, ai rami di quell’albero, anche se materialmente non ne pendeva alcuna, si trovassero appese una moltitudine di palline colorate, emananti profumo di sobrietà senza tempo e aria fresca e pulita.

16 dicembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

 

 

Non nasce, il presente titolo, ad imitazione di canzoni di moda di qualche decennio fa, esso ha, bensì, origine dall’esclamazione/esternazione spontanea dell’amico di passeggiata in questa serata: un leccese doc, il quale ha trascorso l’intera esistenza a contatto degli angoli e, perciò, conoscendo come nessun’ altro il luogo, la città.

Eppure, egli è ancora pazzamente innamorato dell’aria, del volto della capitale del barocco, tanto da essere indotto a una dichiarazione d’amore un po’ speciale, giustappunto “quanto è bella Lecce”, paragonabile soltanto al modo di dire di un coniuge all’altro, insieme da cinquanta o sessanta anni con altrettanti calendari di albe e di notti a contatto di respiro, “quanto è bella la mia compagna (o compagno) di vita”.

E’ d’uopo una premessa, una piccola premessa, banale solo all’apparenza. Si parte dall’idea, di due coppie, di mangiare una pizza, semplicemente per stare insieme, per parlare e, quindi, ci si incontra in un locale del centro, dove si ha modo di assaporare la comunissima specialità tipicamente italiana, rivelatasi peraltro ottima, preceduta appena da uno stuzzichino paesano.

Forchetta e coltello sono veloci, particolarmente lesti nella circostanza, quasi che rechino dentro una molla, una spinta, non passa neppure mezzora, tre quarti d’ora da quando ci si è seduti e prevale l’idea di sbrigarsi, farsi portare il conto e uscire, girare un po’ per Lecce.

La serata è mite, leggermente umida ma gradevole, una temperatura insolita per il periodo, il primo sguardo intorno, uscendo dal locale, è per una ampia piazza, un luogo importante del tessuto urbano, racchiudente anche vestigia antiche, che da tempo immemorabile aspetta d’essere sistemata, rimessa a nuovo, esposta in pieno nella la sua bellezza. Esistono già progetti pronti, ma, naturalmente, la burocrazia non è mai troppa in questo paese.

Le scivoliamo lentamente accanto e, poi, l’abbraccio con le mura possenti del castello Carlo V, a dir la verità da poco sistemato, oggetto di restauro e che, quindi, si presenta nello splendore che gli è proprio. Pochi passi ancora e ci si tuffa in quello che è definito il cuore per antonomasia della capitale del barocco, ossia Piazza S. Oronzo.

Nell’area dell’anfiteatro sono già state allestite le casette di pietra o pajare per il tradizionale presepe di Natale, erette sebbene non ancora completamente pronte, l’inaugurazione avverrà qualche giorno prima del 25, ma, sin d’adesso, affacciandosi e osservando,è come se si anticipasse e si vivesse l’avvento della santa notte.

Piazza S. Oronzo, è recentemente ritornata custode di un gioiello luccicante, di una sorta di bellezza unica per conto suo: il preclaro monumento barocco del Sedile è uno splendore d’argento fra cristalli e luci particolari, con elementi architettonici rimessi a nuova vita e a regola d’arte, medaglioni nella classica pietra leccese che s’affacciano ammalianti agli occhi del passante, come del visitatore o dell’esperto, a guisa di opere autenticamente mirabili.

Secondo gli usi e costumi dominanti, ogni settore della società moderna vuole spazio, la sua parte e, di qui, in Piazza S. Oronzo, sono stati allestiti, per il periodo natalizio, una serie di padiglioni in materiali moderni, al cui interno si espletano attività commerciali, sia pure nobilitate, in questo caso, con l’etichetta di sagra o fiera dei pupi, ossia a dire delle statuine tipiche dei presepi domestici.

Si nota parecchia gente fra i banchi di vendita, il che fa prevalere il senso e il clima del commercio, l’aria degli affari, connotati non proprio in linea con la bellezza della location.

Al contrario, un’idea apprezzabile può definirsi quella delle piccole tende allestite lungo il perimetro del Palazzo di Città o Palazzo Carafa. Sono ambiti composti, che non stonano; in aggiunta ad essi, da quest’anno per la prima volta, sulle pareti del medesimo Palazzo Carafa, sono stati appoggiati, addirittura sembrano inseriti dentro i conci, modelli di stelle, evidentemente sempre in omaggio al prossimo Natale.

E’ naturale che, come fanno tutti i leccesi e non solo, da Piazza S. Oronzo si passi in una delle vie dell’eleganza cittadina, Vittorio Emanuele. Oltre a veder affacciati lungo i suoi lati eleganti negozi e vetrine di classe, tale arteria è diventata il primo tratto del centro storico cittadino dove si estrinseca, ogni giorno e in tutte le stagioni, il rito, l’abitudine, l’usanza del sedersi all’aperto, del bere o mangiare qualcosa ai tavoli appositamente allestiti, non un aperto qualsiasi, uno stare fuori qualunque, bensì in angoli rivestiti di particolare attrazione, contenuto e significato.

Un esempio degno di apprezzamento, fra le iniziative di tale tipo, è dato da una rinomata libreria, i cui titolari, con saggezza e lungimiranza, hanno deciso di abbinare alla vivissima attività a sfondo culturale e didattico, imperniata su un vasto catalogo e una ricca dotazione di opere scolastiche, d’arte e scrittorie in genere, anche l’attività d’intrattenimento, attraverso una bella infilata, per un’intera piazzetta, di tavolini e sedie all’esterno.

L’esercizio citato è solo il primo tassello, giacché da lì, partendo da una parete della chiesa di S. Irene e poi a seguire, uno dietro l’altro, si trova tutta una serie di similari angoli di intrattenimento, di sosta, non soltanto dei giovani: vi si consumano gli alimenti o bevande o ingredienti più disparati, da tutti gli avventori traspare il piacere di fare questo in questo modo, fidanzati, amici, gruppi familiari, nugoli di turisti, finanche persone del posto, di una certa età, le quali, la sera, abdicano al desco ordinario in casa per uscire e mangiare qualcosa fuori.

Ciascuno di detti angoli si differenzia dagli altri, non si nota una catena di montaggio, ma la personalizzazione distintiva dei vari posti dove sostare.

Da via Vittorio Emanuele è d’obbligo la svolta a sinistra per accedere al cuore dell’arte leccese, Piazza Duomo.

Se Piazza S. Oronzo è il cuore della tradizione, l’epicentro dell’arte nel capoluogo è, appunto, Piazza Duomo: si può ragguagliare a un nido, un concentrato di bellezze, gli occhi si appagano, si saziano, s’illuminano nel passare in rassegna gli edifici che fanno da contorno e da perimetro a questo sito. 

Seminario, i due ingressi della chiesa cattedrale, gli altri edifici, i negozi artigiani, la sede dell’Archivio Diocesano, l’insieme dà l’idea di uno scrigno di gioielli. Non occorre necessariamente che si sia esperti o addetti ai lavori, anche gli animi semplici, i volti e gli sguardi di chiunque, dai bambini ai nonni, ne traggono gioioso godimento.

Stasera, in Piazza Duomo, si registra una presenza in più, sottoforma di svettante albero di Natale realizzato con piccole luci di colore dorato, a sagoma di abete snello. Invero, l’aver sostituto il naturale verde dei suoi rami con fianchi di minuscole lampadine dorate lo rende più caldo, meglio in sintonia con i contorni dell’ambiente: in definitiva, va giudicato opportuno, discreto e composto, l’intervento di chi ha voluto realizzare il simbolico abbellimento.

E però, in questa serata, la preziosità d‘eccellenza e fantastica, fermandosi in Piazza Duomo, consiste nel poter godere della visione di un binomio, una coppia di meraviglie, che, senza tema d’esagerare, è dato di definire uniche e in certo senso irripetibili.

V’è l’elevatissimo campanile, naturalmente illuminato nelle sue arcate progressive sino alla sommità, che sembra ergersi al pari di una scala per accedere oltre la volta azzurra o, di notte, blu scura e, appena a ponente, a sormontarne la cima, trovasi affacciato il volto pressoché tondo, placido, luminoso, se non sorridente inequivocabilmente sereno, della luna.

Ecco, la luna, rispetto alla configurazione assegnata al campanile, si pone nel ruolo di un’ulteriore passerella per arrivare proprio al cospetto di Chi tutto ha ideato e creato.

Bastano sparuti attimi per essere presi appieno dalla magia della descritta eccezionale contingenza, di questo insieme fuori del comune, campanile del duomo e luna: la sequenza conferisce l’immagine di voci che parlano alle coscienze, alle menti e ai cuori degli umani, si traduce in fiore all’occhiello di questa città bella, realtà che affascina tutti, non cessa di piacere a chi vi è nato e in pari tempo non manca di catturare l’apprezzamento, la gioia di circolarvi, da parte di quanti arrivano da ogni parte, da ogni altra realtà, magari non meno bella e interessante, Lecce è unica, è ineguagliabile.

Le bellezze e gli angoli sfiorati e scrutati nell’odierna passeggiata serotina, sono ovviamente una piccola parte del patrimonio artistico di Lecce, per completare la rassegna occorrerebbero giri e osservazioni ben più prolungati.

Fra le sensazioni della camminata in compagnia della coppia di amici, un altro aspetto colpisce: la presenza consistente, considerevole di gente in giro, nonostante si sia in dicembre, nonostante, come detto all’inizio, che vada calando e penetri una spanna d’umidità, le strade sono affollate, le piazze e piazzette pullulano, pullulano letteralmente di adulti, ma specialmente di giovani, ragazzi, ragazze.

Di tutti i tipi, figure le più variegate, dissimili e, nondimeno, aventi in comune il piacere di vivere, non ci può essere esitazione, in altri termini, a definire questo popolo della sera, l’affollato popolo della sera, anch’esso come una serie di monumenti, parimenti degni d’attenzione, anzi di particolare attenzione, trattandosi di monumenti in carne e ossa, viventi.

E’ bello soffermarsi su qualche viso, sul modo di abbigliarsi di determinate figure, magari giovanissime e che però denotano, alla luce di minuscoli particolari, i segni di personalità non vuote, bensì piene, specchio di animi e interiorità pieni, è in fondo appagante constatare come molti di questi ragazzi siano portati a distinguersi, ad essere loro e basta, la predisposizione o  il desiderio in tal senso promettono bene riguardo al divenire, alla vita da adulti dei giovani protagonisti in discorso.

Lungo innumerevoli pub, locali, ritrovi, banconi di mescita, Lecce si rivela viva e attiva come non mai, in questo modo il quadrante dell’orologio in cui si vive va ad estendersi, non più atti da svolgersi canonicamente sotto la luce del sole e basta, sono belle, piene e intense anche le sere: quelle come l’odierna, hanno poi un sapore del tutto indicativo, segnando la vigilia di una festa, di una venuta.

Purtroppo, a Lecce, come dovunque, attualmente non ci sono solo svaghi,  volti belli, consolatori, promettenti, si annidano anche difficoltà, disagi, carenza di lavoro, problemi di persone, di istituzioni, problemi finanziari in particolare.

Anzi, riguardo a questi lacci e fardelli, la vita responsabile c’impone di essere sensibili, equilibrati e vigili a tempo pieno nel corso della nostra quotidianità. Rispetto a tale doveroso vincolo, un piccolo strappo, una deroga, resti separata la rievocazione di una breve passeggiata di piacere, di piacere autentico attraverso Lecce e  fra le sue bellezze.

11 dicembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

                                                  

Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Sen. Prof. Mario Monti.

Illustrissimo Signor Presidente,

Lei non ha bisogno di consigli o suggerimenti, è pienamente all’altezza, ha le idee chiare e saprebbe benissimo come muoversi, quali passi compiere e che andatura tenere lungo il percorso delicato, difficile e periglioso che è stato messo nelle Sue mani.

La prego, perciò, di voler considerare il contenuto della presente come semplice voce disinteressata e onesta di un comune osservatore di strada, un Suo quasi coetaneo, classe 1941, pensionato eppure non in solluchero per aver smesso di lavorare.

Richiamando il condizionale “saprebbe bene come muoversi” intenzionalmente adoperato nel precedente capoverso, vorrei dirle, con pacatezza ma insieme con forza, di stare attento a partiti e politici in genere, di non farsi incantare, “quelli”, in fondo, dicono di volerle dare appoggio e però, non appena si arrivi a toccare o semplicemente a sfiorare certi tasti, faranno di tutto, con le buone o con le cattive, per incartarla, ostacolarla, mettersi di traverso, rendere difficile il cammino e l’azione, se non, addirittura, fermarla.

Ad ogni modo, sono personalmente pervaso da fiducia e speranza, giacché a Lei, secondo quanto mi risulta, nulla è piovuto gratuitamente dall’alto, ha dovuto lavorare e sudare sin da giovanissimo: quindi, tirerà avanti, passerà sopra e oltre, travolgendole, le resistenze, le meline, le trappole.

Io che, nel lontano 1978, ho avuto la ventura di trasferirmi nella Sua Lombardia e d’ivi operare per una quindicina d’anni, sono da sempre un Suo ammiratore, dai primi tempi della Sua docenza alla “Bocconi”, conservo ancora davanti agli occhi il Suo incontro – confronto con il Professor Pasquale Saraceno, un giovane e un vecchio entrambi preparati, equilibrati, lungimiranti e saggi.

Mi è piaciuto dall’inizio, e tuttora lo apprezzo, anche in veste di editorialista, con le Sue note stese, spesso, in una serie di alinea fatti di semplici puntini.

Lei non ha per niente cercato, né voluto per mera vanagloria, l’ascesa in politica, si è sentito “chiamato” e si è messo a disposizione, consapevole di caricarsi un fardello, ma, in cuor Suo, da subito risoluto a mettercela tutta. Senza ombra di piaggeria, ciascun italiano dovrebbe possedere una sua particolare dote: la volitività.

Ma, caro Professor Monti, gli apparati ai vertici del Paese, nell’arco degli ultimi decenni, si sono profondamente “ammalorati” e deteriorati, al punto da non attendere alle loro fondamentali funzioni, latitano i valori sani e la dirittura morale. Si sono ridotti, in larga prevalenza, a un guazzabuglio d’intrecci di bottega, di compromessi e comportamenti tutt’altro che lodevoli ed esemplari.

Sicuramente, Lei, già lo sapeva bene, viepiù sicuramente se n’è reso edotto adesso che si trova in prossimità di tale apparato.

Vada per la Sua strada, Signor Presidente, non guardi in faccia a nessuno, si fidi unicamente di coloro che si è messo a fianco.

In attesa dei primi importanti provvedimenti in materia fiscale, economica e di welfare, per l’appunto alla vigilia, mi viene di rammentare, in particolare, un concetto da Lei espresso all’atto dell’insediamento nel ruolo di Primo Ministro, cioè la costante indispensabile ispirazione all’equità.

In base alle voci circolanti, fra le altre misure, sarebbe previsto il rialzo di due punti percentuali delle aliquote Irpef sui redditi medio – alti, ossia eccedenti i cinquantacinque milioni.

Io sono coinvolto in tali ipotizzati provvedimenti, come anche nel ripristino dell’Ici sulla prima casa e nel blocco della rivalutazione della pensione, ma, ciononostante, non ritengo di dovermi strappare i capelli. Quando c’è da tirare la cinghia, occorre comportarsi da uomini, da cittadini seri e responsabili, non da “membri”, talvolta mercenari, degli apparati stravolti cui ho fatto cenno e riferimento prima.

E però, proprio ed esclusivamente per equità, mentre i 41 e 43 per cento sugli scaglioni superiori salgono a 43 e 45 per cento, in questa manciata di ore mancante al Consiglio dei Ministri, perché, Signor Presidente, non valutare di aumentare indicativamente la tassazione dei redditi davvero alti? Ad esempio, oltre 200.000 euro far pagare non il 43% ma il 50%, oltre 500.000 il 55% e oltre 1.000.000 d’euro il 60%, in modo da pervenire, così, a imposte realmente progressive.

Bene l’intervento sulle barche, ma perché non anche sulle autovetture che superano i 2000 c.c.?

Signor Presidente, oltre a sistemare, formulare, far approvare e rendere efficace il “pacchetto” di misure, è il caso che Lei indica al più presto il “Censimento generale dell’evasione fiscale e degli evasori tributari”, da completarsi in tre mesi, impiegando come ufficiali di censimento non solo la Guardia di Finanza e il personale dell’Agenzia delle Entrate, ma, ove occorra, pure le altre Forze di Polizia e i militari.

Non ho la presunzione di suggerirlo, ma il formulario da far compilare deve contenere tutte le sfaccettature della vita quotidiana e operativa delle persone fisiche e giuridiche, dell’essere e dell’avere di ogni italiano, senza esclusioni, estendendosi la rilevazione anche ad eventuali paradisi fiscali, società di comodo nazionali e estere o Offshore, società fiduciarie, blind trust e via dicendo. Insomma, non deve scappare nessuno e niente, secondo il modello e la realtà degli U.S.A. dove, come noto, le tasse sono pagate da tutti e su qualunque reddito.

E non si manchi, infine e molto importante, di avvertire i cittadini che, in caso di dichiarazioni non veritiere, scatterebbero pesanti misure restrittive, di carcere vero, ovviamente con costi di mantenimento nello stato detentivo totalmente a carico di siffatti rei, i quali, fuor di discussione, dispongono, e come, dei mezzi per pagarsi da soli la prigione.

Io, Signor Presidente, spero con il cuore che il Suo impegno si traduca in un servizio utile e importante per il Paese.

Auguri.

3 dicembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

 

Da oltre vent’anni, in primavera o in autunno, raggiungo M.T. per un ciclo di fango balneoterapia. Un albergo della località, il M.H.T., è stato eletto a mia temporanea casa, l’aria che vi respiro, al pari dei rapporti con i proprietari e il personale, hanno viepiù assunto connotati e toni di familiarità.

Ne ho viste, di facce e vicende, al M.H.T.! Anche se, man mano, le cose sono fortemente cambiate, continuo a trovarmi bene, nei tredici giorni di permanenza per volta non avverto troppo il distacco dal mio Salento e dal mio mare.

Verso la metà degli anni ’90, è maggio, intorno alle quattordici, dopo aver consumato il pasto al consueto tavolo in fondo al salone ristorante dal lato delle cucine, sto ritornando lentamente nella hall, sfilando lungo i  tavoli degli altri ospiti o “curandi”e lasciandomi dietro una scia di “buongiorno” di cortesia.

A un certo punto, mi perviene, più nitido e sentito, il saluto di risposta da un tavolo dove siedono un’anziana signora e una giovane e alta donna bionda. Aggiunge, la prima, d’avermi da un pezzo notato, solo, sotto la parente distante, precisando che, da parte sua, ha invece avuto in assegnazione un tavolo da ripartire con una seconda persona, per l’appunto la bionda più giovane.

“Io sono ormai vecchia, non necessito di soverchi discorsi, distrazioni o divagazioni”, seguita a dire l’anziana, “al contrario, alla mia vicina, piacerebbe avere qualcuno con il quale parlare, intrattenersi, compiere una passeggiata, magari ballare. Lei, che ne direbbe?”.

Pur precisando di non conoscere e non praticare il ballo, accetto l’invito, la proposta. Come esordio, accompagno le due a prendere insieme il caffè, dopo di che, da subito, inizio a scambiare compagnia con la giovane: nella hall, ai bordi delle piscine, nel giardino dell’albergo, durante passeggiate per il paese, con qualche puntatina in direzione dei Colli, stiamo insieme e ci conosciamo.

Rosa è nata e vive in Alto Adige, a pochi chilometri dal confine austriaco, è sposata e ha due figlie ormai adulte, collabora alla gestione, a carattere familiare, di un albergo pensione di proprietà.

Ciò che, in particolare, mi colpisce della donna, è la dolcezza, la semplicità, la discrezione, mi rendo conto che, dentro, ha molto di più rispetto a quello che tira fuori: così si pone, con naturalezza, anche quando sorride scherzosa dicendo di “avere ancora fame….”, quando se ne sta in silenzio ad ascoltare il fruscio dei rami e delle foglie in mezzo ai Colli in piena vegetazione, quando mi parla delle sue montagne, per me del tutto sconosciute e misteriose, portandomele vicino, quasi facendomele sfiorare.

Scende a M.T. accompagnata in auto dal marito, il quale, poi, alla fine del soggiorno, ritorna per rilevarla, non possono assentarsi insieme dal paese e dal loro albergo.

Pochi i giorni di sodalizio con Rosa, pochi ma intensi.

Rientrato, dopo, alla mia abituale residenza, saltuariamente prendo contatto con lei per telefono, colloqui sempre sobri, privi di lungaggini e di parole in soprannumero. 

Nel successivo divenire, accade che, per un po’ di stagioni, salti le cure alle terme. Riprendendo l’abitudine e continuando a far capo al consueto albergo, il M.H.T., per prima cosa, chiedo a Roberto, addetto alla reception, notizie di Rosa: si ingenera un impatto brusco e terribile, gli occhi dell’interlocutore come impietriti e impallati e, a seguire, una frase, una verità sottovoce: “Ma, dottore, guardi che Rosa non viene più qui, l’anno scorso è mancata. Per la prima volta, quest’anno, è venuto da noi suo marito”.

Al che, resto muto e immobile, per un attimo addirittura combattuto dal dubbio se fermarmi o ritornare casa.

                                                                                                                       °   °   °

Hanno, così, preso a scorrere stagioni e cicli di cure senza Rosa e però impregnati del suo ricordo, la sua figura e il suo volto a quel tavolo nella sala ristorante e tutt’intorno.

Nei giorni passati, tramite internet, mi sono accostato alla località d’origine di Rosa, ho trovato l’immagine del suo albergo e una bella fotografia della sua famiglia, il marito, le due figlie, i generi e due nipotini. Nel sito web, nonostante che siano già trascorsi molti anni della sua salita in alto fra le aquile dei cieli azzurri, ho trovato anche lei, con il suo nome e cognome che segnano l’inizio della ragione sociale della società intestataria dell’albergo alpino.

Un affettuoso pensiero di saluto, Rosa, dall’occasionale compagno di fanghi termali lontani; Rosa è solo la metà del tuo nome vero e completo, la seconda parte consistendo in un altro bellissimo nome che, guarda il caso, è portato da quattro dei miei cinque nipotini.

Un giorno, Rosa, se sarò in tempo, mi riprometto di salutarti da vicino nei pressi del confine, comunque verrò a incontrarti allorquando giungerà anche per me il momento di volare alto.

24 novembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

                          

Sembra pressoché impossibile, il giorno d’oggi, imbattersi in prodotti, di qualsiasi genere, a buon mercato, anzi, in ogni dove e comparto, i prezzi tendono costantemente a tirar su.

Nondimeno, allo scrivente, è appena capitato di essere testimone di un’eccezione in materia, minuscola, isolata ma concreta e autentica.

V’è una modesta villetta a piano terra e 1° piano, sul balcone un’anziana donna, con antico “fazzolettone” che le copre il capo, intenta a stendere ad asciugare, sui fili zincati all’uopo predisposti, alcuni panni.

V’è, a fianco dell’abitazione, un giardinetto con tappeto di foglie ingiallite e, soprattutto, al centro, un grande albero di cachi, grondante, letteralmente e copiosamente grondante, di frutti dall’accattivante colore giallo-aranciato. Certamente, molte centinaia di esemplari pendenti.

L’immagine colpisce e incuriosisce il passante e, di qui, la precisa domanda, alla signora sul balcone, circa il tempo della piena maturazione di quel ben di Dio.

La risposta è sorprendente: “Li stanno vendendo, 15 per un euro; sembrano duri, però bisogna tenere presente che basta conservarli qualche giorno in casa e divengono perfettamente pronti per essere consumati”.

Notando un’esitazione nel curioso sconosciuto, aggiunge, la donna, a conferma: “Sì, quindici cachi a un euro, ma, mi raccomando, bisogna venire con un sacchetto”.

Tutta qui la sequenza. Non c’è che dire, la sola idea di poter prendere in mano una bella scorta dei gustosi frutti tipici dell’autunno contro un corrispettivo così risicato – giustappunto un euro – fa piacere e dà coraggio.

22 novembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

 

Perché noi italiani, nonostante i lunghissimi rosari di limiti, difetti, vizi, vizietti, peccati e sfizi che ci contraddistinguono dentro e fuori, sopra, sotto e tutt’intorno, ci identifichiamo, in fondo, alla stregua di radici, memoria, storia e testimonianza in ogni dove, nel mondo intero, non v’è, sostanzialmente, angolo del pianeta dove non siamo passati, lasciando il segno o, meglio dire, tracce incancellabili.

E’ vero, talvolta agiamo e ci comportiamo non da angioletti, ma da diavoli e, però, rechiamo con noi, sempre, contenuti, idee, iniziative, non siamo fumo che passa e vola via, dissolvendosi nel niente.

Un esempio in carne e ossa della tesi sulla nostra forza e capacità eccezionale mi si è presentato di fronte, occasionalmente e imprevedibilmente, nel pomeriggio di domenica 20 novembre.

Sul treno “Eurostar city” Milano – Padova, a metà percorso, per un’ora circa, viene a prendere posto accanto a me una ragazza, magra, alta, lunghi capelli castani con méche, gradevole volto di colorito anch’esso tendente al castano, occhioni che colpiscono e catturano.

Al “ragazzo di ieri”, la figura dà, di primo acchito, l’idea di una bella giovane italiana, delle nostre parti.

La compagna di viaggio prende subito, come è adesso costume a quell’età e non solo, a smanettare su un iPhone; chiedo se l’apparecchiatura includa la connessione a internet, affermativa la risposta,  contro un canone specifico di 2 euro per settimana, oltre ai 10 per telefonate e messaggi.

Subito, la ragazza tiene a precisare di non essere proprio italiana, bensì nativa del Brasile, e, tuttavia, di conoscere la nostra lingua, giacché, nell’ambito dei suoi studi universitari, ha inserito la frequenza di un corso d’italiano presso una scuola specializzata di Milano (progetto Erasmus). Occupa un appartamento, con altre tre ragazze, in zona Navigli.

Le faccio notare che i suoi lineamenti sembrano mediterranei, magari italiani, Gabrielle – si chiama così – sorride, conferma che tanti osservano la stessa cosa; insisto, esiste forse un antenato d’origine italiana? E, a questo punto, si apre la finestra della “confessione”.

La bisnonna materna di Gabrielle era nata nelle vicinanze di Roma, per l’esattezza nella piccola località di Zagarolo e pure gli antenati del papà provenivano dal Sud Italia,  prima dell’emigrazione in Brasile.

Banale coincidenza, fortuita situazione caduta lì sulla strada ferrata? A mio parere, non si direbbe, trattandosi, piuttosto, della riprova, sintetica quanto indicativa, della presenza di nostri connazionali, tali almeno per origine, in ogni plaga dei continenti, anche i più lontani.

I genitori di Gabrielle sono, rispettivamente, manager di una multinazionale italiana operante in America meridionale e professoressa universitaria.

La ragazza si dichiara orgogliosa di possedere la doppia cittadinanza, brasiliana e italiana, e di essere animata da un profondo amore per la nostra Penisola.

Il viaggio in treno è finito, anche Gabrielle scende nella città del Santo, ci scambiamo una cordiale stretta di mano, lei scappa via, agile, davanti, regalandomi un’ultima immagine della sua figura, che viepiù colpisce e cattura.

Riprendendo le righe iniziali, credo di poter chiudere il presente diario di viaggio all’insegna di una misurata fiducia.

21 novembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

 

Sabato 20 novembre, il nuovo Governo guidato da Mario Monti è entrato nella pienezza dei poteri e sembra, almeno per ora, unanime l’auspicio che la sua azione, improntata a competenza, saggezza, rigore, equilibrio, buon esempio e celerità, dia ristoro e un positivo scossone alle malandate condizioni del nostro Paese, a cominciare dalle pubbliche finanze.

In pari data, il Papa è volato in una delle più povere e disgraziate nazioni dell’Africa, il Benin, con l’intento, anche, di rendere omaggio alla tomba di un’illustre figura nativa di quella misera terra, Bernardin Gantin, figlio di ferroviere, elevato alla dignità cardinalizia nel 1977 a “soli” 55 anni, poi diventato Decano del Sacro Collegio di Santa Romana Chiesa, spirato nel 2008. Come accade in occasione di tutte le missioni pontificie verso aree dal clima torrido, anche stamani, a Fiumicino, ha fatto spicco il colore bianco degli abiti dei prelati al seguito, compreso ovviamente il segretario particolare del Pontefice, padre George.

Oggi, le Borse valori e i mercati monetari in genere sono chiusi, niente saliscendi al cardiopalma di quotazioni e/o spread, si può, quindi, provare a concedersi un momentaneo respiro di sollievo, ponendosi su toni in qualche modo leggeri.

Intanto, a titolo d’incoraggiamento riguardo al prossimo futuro, si può affermare che i piccioni, almeno loro, non conoscono la crisi, non ne risentono. Difatti, sui tetti in tegole della scuola “Emanuele Filiberto”, si nota una folta colonia – 150/200 esemplari – di tali volatili pacificamente e sonnacchiosamente accovacciati al sole: se così se ne stanno, in ozio e tranquillità, atteso che i tiepidi raggi riscaldano ma non saziano, si vede, è chiaro che devono avere lo stomaco pieno, altrimenti si presenterebbero intenti a svolazzare trafelati qua e là alla ricerca di cibo.

All’interno dell’edicola-tabaccheria, una giovane signora ha appena ordinato e ricevuto in mano un cospicuo numero di cartoncini gratta e vinci delle specie “Tris” e “Sette e mezzo”, l’esercente batte alla calcolatrice il relativo conto e proclama un totale di 45 euro, al che l’avventrice, di buona lena, chiede di acquistare ulteriori tagliandi per 10 euro ancora: di conseguenza, l’investimento diventa di 55 euro. Non è dato, ovviamente, di conoscere la frequenza delle visite all’edicola-tabaccheria da parte della cliente in questione, tuttavia 55 euro non sono bruscolini.

Fuori, sul marciapiede, la locandina a caratteri cubitali di un quotidiano grida “Nonna al volante, speronati carabinieri”. Per la verità, dov’è lo scoop, l’eccezionalità nell’episodio?  Una donna può agevolmente divenire nonna a 45–50 anni.

Un accattivante spettacolo è offerto, sugli ampi banchi d’esposizione di una frutteria, da tre cassette in cartone ricolme di grossi e lucidi mandaranci, col particolare pregio che ciascun frutto si presenta dotato del peduncolo e di una verde foglia, dando, insomma, la sensazione di essere stato raccolto da pochi minuti. La visione di tante naturale meraviglie fa piacere e bene all’animo, specie a quello di un meridionale: detti mandaranci provengono da un’azienda agricola di Corigliano Calabro, Piana di Sibari, provincia di Cosenza.

Dopo, il passante non può che restare totalmente indifferente nel transitare davanti all’insegna di un bar “Desperados – café&win bar”, apparentemente esotica e mirabolante, ma, in fondo, dal sapore più che altro di fumo.

20 novembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

l comune, viepiù ingrigito, osservatore di strada di stanza nel Sud Salento, come solitamente fa ogni anno in questo periodo, si trova in trasferta alle Terme Euganee e ciò con l’obiettivo di cogliervi un qualche lenimento ai personali piccoli, talora fastidiosi, acciacchi.

La scaletta quotidiana di fanghi, bagni e massaggi lascia, invero, spazio e modo anche per parentesi di buona lettura e per lunghe passeggiate, assecondate, queste ultime, dal bel tempo e dal clima frizzante ma gradevole, specie nelle ore intorno a mezzogiorno. E’, insomma, una situazione sostanzialmente idonea per occhiate in giro, pensieri e riflessioni d’insieme, avulse da precisi schemi.

°    °   °

Fra le tante sfaccettature di moda o sul tappeto, adesso sembra di vivere in una sorta di “era delle insegne”, con ciò comprovandosi il ruolo assolutamente primario e insostituibile cui è ormai assurto il fenomeno della comunicazione commerciale, pubblicità o, se si preferisce, réclame. Non ha limiti la fantasia sul tema, ecco taluni piccoli esempi, colti durante l’odierno giro pomeridiano a piedi: VIAGGI X FACTOR, FIORERIA PORTOBELLO, QUINTO ELEMENTO PIZZERIA, in confronto il titolo campeggiante sopra un’altra vetrina, PANE E DELIZIE, si può ragguagliare alla stregua delle aste e delle prime vocali dello scrivente, a sei anni.

E, però, accanto all’immaginazione e originalità senza confini, sull’argomento incombono pure limiti, sotto forma di cadute di stile, momenti di trascuratezza e d’oblio, scivolamenti e sbracamenti che suonano disattenzione o non so che altro. Un puro caso? Non si direbbe, data la diffusione delle pecche colte nell’arco di appena un’ora, un’ora e mezzo.

Tre noti alberghi e altrettanti mega loghi al neon, in stampatello, sulla sommità dei tetti: HELVETIA, MAGNOLIA E CENTRALE. Ebbene, nel primo caso le due lettere centrali sono fulminate, nel secondo manca completamente la A finale, quanto all’ultimo, la E d’inizio è priva del semi trattino interno, in mezzo.

Nessuno si è accorto di tali mutilazioni? A nessuno passa in mente di curarsene e far riparare i guasti? E dire che si tratta dei nomi degli esercizi, del loro principale biglietto da visita visivo.

In mezzo e in aggiunta alle indicate avarie, fa addirittura senso e strazio la condizione d’abbandono in cui tuttora versa, nonostante che siano trascorsi per lo meno dieci/quindici anni dalla cessazione dell’attività, il fiore all’occhiello, il più famoso, conosciuto in tutto il mondo, albergo della cittadina capoluogo delle cure, Il Grand Hotel Orologio: oggi, di vivo, si notano solo due piccioni appollaiati al sole, rispettivamente sul davanzale di una finestra dai caratteristici ma ormai scrostati infissi esterni lignei ad ante a libro e alla sommità della facciata frontale del glorioso edificio. Il resto dà solo tristezza, peccato!

Nell’isola pedonale, lungo il Viale delle Terme, incontro casualmente un terzetto di signore, elegantemente abbigliate, due in nero e l’ultima con giaccone verde scuro, le quali parlano tra loro a voce agevolmente ascoltabile: l’accento, se non proprio inconfondibile, è abbastanza chiaro, il gruppo deve provenire dalla Puglia baresana o tarantina.

A breve distanza, sedute su panchine pubbliche, sostano, invece, in conversazione dopo lavoro, dieci donne, con, in mezzo al cerchio, un’anziana figura in carrozzella. La endemica curiosità del sottoscritto, buon pomeriggio e domanda: sono moldave e rumene, una sparuta rappresentanza, dicono, del nutrito insieme di connazionali stabilitesi in questa località, una di loro mi chiede, premurosa, se ho bisogno di una badante, la fisso e la ringrazio.

In un giardinetto nei paraggi, si erge la statua in pietra di un illustre, antico personaggio locale: dice la dedica “A Pietro d’Abano, medico e filosofo, 1250-1315”, purtroppo i caratteri dell’iscrizione sono notevolmente consunti e sbiaditi, s’imporrebbe un urgente restauro.

Transito, poi, a fianco del grande chiosco edicola -  fra gli hotel Roma e Villa Pace Terme – sulla cui vetrina figura da anni affisso un curioso cartello “Le informazioni si danno solo alle persone educate”.

Proprio quando, da un bar, esce una coppia di ragazze carine, di cui una con felpa riportante, sulla spalla, la scritta “Io sono il Sand”. Che sarà mai? Quale genere di pubblicità? In realtà, Sand (si pronuncia send dice la giovane) è semplicemente il nome di uno stabilimento balneare di Sottomarina, Alto Adriatico.

Notazione assolutamente particolare, sotto i portici del centro, gremiti di negozi d’ogni ramo, è presente una targa commemorativa in ottone “ A ricordo di Gianfranco Piras, i commercianti di via Jappelli, 2005” e una seconda dell’Amministrazione Comunale “In memoria di Gianfranco Piras, 2007”: segni che fanno tornare in mente un tragico episodio di rapina, a suo tempo sentito attraverso  la televisione.

Istantanea rapidissima, una signora d’elegante aspetto, alta e magra, lunghi capelli biondi, incede verso una destinazione non propriamente comune, guadagnando il portone della Chiesa S. Cuore ed entrandovi. Atipico, ma vero.

Verso il termine della camminata, incrociando sul Corso una stradina privata, mi fermo davanti ad una giovanissima in sella ad un “Vespino” rosso, equipaggiata con casco in tinta intonata: chiedo d’istinto alla ragazza se l’abbinamento sia stato scelto ad hoc, un suo cenno di sorriso me ne dà conferma.

16 novembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

 

Stamani, nella cittadina del Nord Est dove mi trovo per un ciclo di fanghi terapeutici, al bancone del bar registro per la prima volta lo sforamento dell’euro per una tazzina di caffè: difatti, il relativo scontrino recita 1,10. Un effetto, in fondo, marginale, pur tuttavia arriva a generarsi e a sgorgare un seguito di genere psicologico, dal momento che il mito dell’unità monetaria vigente è infranto finanche dal prezzo della più banale e comune bevanda.

Nel pomeriggio di tiepido sole decido di ritagliarmi una passeggiata sino al centro del paese: a latere, qualche commissione di servizio e, soprattutto, la prospettiva di spunti d’osservazione, si auspica indicativi.

In farmacia, ordino una boccetta di collutorio e la dottoressa, dopo aver passato sul video del registratore di cassa la fascetta magnetica della confezione, proclama il relativo prezzo in € 6,99. Non essendo di pietra, mi viene spontaneo far notare alla gentile operatrice che quel particolare corrispettivo con 99 di decimali deve essere proprio frutto della mente di un Premio Nobel, la dottoressa sorride, in fondo assentendo all’osservazione, ma, per essere precisa e compita, non esita, da parte sua, a regalarmi un bel centesimo di resto.

Nelle vicinanze, si apre l’ampia vetrina di una cartoleria con la sofisticata insegna “Papermoon”, autentico pugno nell’occhio lessicale rispetto alla denominazione dell’esercizio posto sull’altro fronte del viale: “Bar osteria ea pecca

E’ forte la tentazione nell’animo dell’osservatore foresto, automatica l’irruzione all’interno del locale e la richiesta, al gestore,  della “traduzione”: semplicemente, “ea pecca” sta per  “del peccato, del vizio”. Mah, si pensi un momento a quali e quanti vizi, ben più pesanti, sono in circolazione!

Giusto nel cuore della località, ha sede un frequentato negozio di fruttivendolo, che, per certi versi, sarebbe il caso di catalogare come gioielleria. A titolo di mero esempio, una confezione in cellophane trasparente di “funghi porcini secchi selezionati”, del peso di grammi 100, soggetto a naturale calo, reca il prezzo di vendita di € 13,50, quindi 135 euro, ovvero 261.396 delle cessate lire, al chilo, ovvero 261 lire per un grammo di prodotto.

Agli antipodi, nella bacheca esposta sulla facciata esterna della vicina chiesa parrocchiale, pende il seguente avviso: “Pasto missionario, adulti € 15, bambini sotto i 10 anni, € 10, con devoluzione del ricavato integralmente a beneficio delle nostre missioni”. E ancora, all’interno del Tempio, sulla scia del brano evangelico dell’appena trascorsa 33^ Domenica del tempo ordinario, si nota ancora un cartello “..e donò loro tutti i suoi beni”.

Ritornando alle cose prettamente laiche, una donna di mezza età è intenta a ramazzare con scrupolo il marciapiede pubblico all’esterno del cortile della sua abitazione: mi fermo e le rivolgo un complimento, definendo l’operazione in corso un evento eccezionale, al che, all’osservatore, sopraggiunge la gratificazione di un sorriso e di un grazie.

Prosegue la passeggiata e l’occhio è attratto ancora da un altro cartello: l’annuncio è “patate americane cotte in forno di pietra”; ennesima curiosità, espressa e soddisfatta a volo: euro 5, un chilo di tuberi pronti da mangiare.

Nelle grandi aiuole comunali, si ergono alcuni arbusti di corbezzoli che, nella presente fase stagionale, mettono in mostra i loro minuscoli frutti, sottoforma di graziose palline fra il giallo e il rosso vivo ormai in piena fase di maturazione. Se ne nutrono, dimostrando gradimento, famiglie di uccellini, specie pettirossi.

L’accostamento che viene alla mente s’indirizza ai compaesani di quaranta cinquanta anni fa, i quali affrontavano le giornate di duro lavoro nei campi basando il loro pasto, assai frugale e spartano, su cibi frutto della loro stessa attività contadina: una frisa  di grano o di grano e orzo e una piccola manciata di fichi secchi.

Uno dietro l’altro sulla banchina del viale, svettano eleganti, giovani platani, con un mantello di foglie che, nel corrente periodo, è un’autentica meraviglia di colori: dal viola, al violetto, al giallo, al beige, nuance nient’affatto da propaggini sul punto di cadere e/o già a terra, ma, piuttosto, gradevoli macchie di tavolozza, quasi sorrisi della straordinaria natura.

In concomitanza con tale ultima immagine, il pensiero del camminatore corre ai bellissimi e spesso sorridenti volti di tre famosi personaggi politici femminili – Mara, Stefania e Maria Stella -, anche loro, al pari delle foglie dei platani nella località termale, appena staccatesi, inevitabilmente, da un “albero”, “un tronco”, invero vetusto. 

I tre chilometri circa della mia passeggiata stanno per compiersi e, sebbene l’orologio non segni neanche le diciassette, l’aria in giro è ora discretamente imbevuta d’umidità, sicché mi oriento a guadagnare il coperto e il calduccio dell’albergo, in cui, tra l’altro, si profila una serata danzante, come, a beneficio degli ospiti tedeschi, annuncia la locandina sulla facciata degli ascensori: ”heute abend ab 20.30 – Tanzabend”.

Il saluto esterno finale mi viene da un’anziana signora, la quale si propone da dietro la finestra della sua casetta, in abbigliamento composto ed elegante, arricchito da una bella collana.

14 novembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »

Scritto da rocco in Senza categoria

                           

Anche se non è più tempo di indulgere a pericolose sotto valutazioni e di nascondersi dietro il dito, alla luce di taluni piccoli eventi e immagini che attengono al concreto, alla vita e ai comportamenti della gente, non si direbbe che si stia per soccombere.

Venerdì 11 novembre, ricorrenza di S. Martino, verso il crepuscolo, il quartiere in cui abito è allietato dal crepitio di fuochi d’artificio, protrattosi per circa un quarto d’ora. A che pro? A carico di chi le relative spese?

Stamani, sabato 12, uscendo in macchina dalla città, m’imbatto in svariati gruppi di ciclisti: dilettanti, a livello amatoriale, quello che si suole, eppure equipaggiati alla perfezione con capi e accessori accurati e di marca e, soprattutto, in sella a velocipedi modernissimi e ricercati, del costo presumibile non inferiore a 700/1000 euro a pezzo.

Per prendere il caffè al bar, devo fare i conti con una discreta coda, alle spalle di avventori alle prese con vere e proprie prime colazioni.

Sull’odierna edizione del Corriere del Mezzogiorno, a pagina 22 Tempo libero, si legge “Sagra – Vino, luci e musica, si festeggia S. Martino. Torna a Lecce la manifestazione San Martino: le lune e il vino……Bacco sarà protagonista con dieci postazioni per la degustazione dei vini di 14 cantine, ogni calice costerà 5 euro”.

Per fugare ogni dubbio, ripeto il particolare: 5 euro a bicchiere.

Ad ogni modo, se sarà Lei a dover governare il Paese, in bocca al lupo Professor Monti!

12 novembre 2011

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

Comments Nessun Commento »





Iscriviti al tBlog e crea un tuo profilo!

Switch to our mobile site