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Mala tempora currunt.

Non solo con riferimento alle incombenti avversità atmosferiche, ma anche per i nuovi scandali, con correlati provvedimenti giudiziari, testé esplosi.

Il clamore più alto è stato suscitato da una serie di presunte azioni illecite nell’ambito di grossi appalti d’opere pubbliche indetti dalla Protezione Civile Nazionale, addirittura con coinvolgimento dei relativi vertici.

E però, in contemporanea, il vulcano di miserie, si fa per dire, del Bel Paese ha eruttato altri scandali, senza rulli di tamburi, ma non meno rilevanti e odiosi.

E’ difatti emerso che un funzionario del Comune di Taranto ha intascato una mensilità di stipendio pari niente poco di meno che a € 129.740, chiaramente implementata con voci retributive fasulle. Questo è niente, se si vuole un pagamento pesantissimo, tuttavia singolo, una tantum.

E’ venuto anche fuori che, mediante marchingegni similari, trenta funzionari del medesimo ente hanno lucrato di una busta paga di € 70.000, non occasionale, non una sola volta, ma per cinque lunghi anni.

Presto detto, € 70.000, per dodici (saltiamo la tredicesima), per cinque, per trenta, equivalgono a € 126.000.000. Alla faccia!

Indubbiamente, gli interessati, o beneficiari, devono aver avuto una bella dose di pelo sullo stomaco. Ma, sopra, sotto e accanto a loro, neppure un’anima viva che abbia visto, udito o sub dorato. Altro che licenza di approfittare a man bassa, altro che omertà mafiosa!  

Pensare che un giovane impiegato di banca, appena assunto in servizio nell’ameno e fascinoso  capoluogo jonico, cinquanta anni addietro percepiva uno stipendio mensile di 67.000 lire, anzi di 54.700 lire fino al raggiungimento della maggiore età; che il biglietto per un film in prima visione costava 180 lire e che, rifornendo di carburante l’utilitaria per gli spostamenti  in città o per altri brevi tragitti, si chiedeva all’addetto alla pompa 500 e 500 (sempre lire), rispettivamente di benzina normale e benzina super.

Allora, si disponeva di risorse modeste, nondimeno ci si accontentava e si viveva decorosamente e serenamente.

Ora, invece, sembra che la parola d’ordine sia di avere il portafogli rigonfio, a qualunque costo e con qualunque mezzo.

 

12 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Intorno allo scadere del secondo  millennio, si affacciò, fra le tante, la notizia che in Italia sarebbero stati aperti grandi locali, finalizzati esclusivamente al gioco e allo svago, sotto l’insegna “Sala Bingo”.

Si parlò d’iniziative economiche con prospettive di fatturato e di utile a livelli ragguardevoli, al punto che, per la richiesta e l’ottenimento delle apposite concessioni governative, si formarono addirittura vere e proprie cordate d’imprenditori. Insomma, obiettivi assai ambiti.

Così, anche Lecce ha avuto la sua “Sala Bingo”, realizzata nei locali di un vecchio e glorioso cinematografo con affaccio su una delle più eleganti strade cittadine, il luogo del passeggio per antonomasia.

Trascorso ormai un decennio e senza nulla sapere circa i conti economici maturati dalle attività in questione, sorge spontanea una domanda, meglio una curiosità: come materialmente si svolge la vita all’interno di questi specifici templi ludici.

Certo è che appaiono decisamente straordinari, almeno alla valutazione del

comune osservatore di strada, gli orari di apertura:

-         dal lunedì al giovedì         Sala Bingo    13 – 2.30   Sala Slot  10 – 2.30

-         venerdì – sabato                “                  13 – 3.00   “               10 – 3.00

-         domenica                           “                  15 – 2.30   “              15 – 2.30.

Non c’è che dire, in così ampi spazi temporali si avvicenderanno e magari affolleranno, giocheranno, gioiranno o proveranno delusioni, faranno incontri, amicizie e altro, grossi eserciti di persone di svariate fasce d’età, mestieri e professioni diversi, colori degli occhi, della pelle e dei capelli d’ogni genere.

Semplice notazione conclusiva: intorno, evidentemente, c’è vita e vita, c’è gente e gente. Senza compiacimento o, guardando la scena al contrario, senza alcun rimpianto, per l’animo di coloro ai quali la “Sala Bingo” non interessa minimamente.

 

9 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

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Non v’è giorno in cui le cronache non fanno riferimento a scandali, abusi, favori illeciti, corruzioni, tangenti e altre schifosaggini del genere riconducibili ai campi più svariati, fra cui primeggia il settore della sanità pubblica. Una malefica montagna e/o cuccagna di sperperi e sfruttamenti.

Relativamente alla Puglia, da un po’ di tempo a questa parte, nell’ambaradan in questione, riecheggia spesso il nome di una manager, Lea Cosentino, giovane donna di bella presenza, riuscita, a quanto pare, a bruciare letteralmente le tappe nell’ascesa professionale sino a rilevanti posizioni di responsabilità.

La “fama” del personaggio è andata via via crescendo, al punto da essere ora indicata addirittura come “Lady Asl”.

Quando, poi, visto il collegato contesto di degrado, non solo morale, di cui si è spettatori, francamente l’anzidetto “titolo” genera un senso di nausea, repulsione fisica e soprattutto interiore.

Difatti, se si ricorda, fino a ieri si diceva “Lady” o “First Lady” per individuare la moglie di un Capo di Stato, di  un Presidente oppure per riferirsi a una donna di qualità e virtù eccelse.

E’ vero, volendo largheggiare, estendere gli orizzonti sullo specifico tema,  tornano alla mente anche  le figure di Lady Chatterley del romanzo di Nabokov e di Lady Diana, l’avvenente principessa del Galles tragicamente e prematuramente scomparsa.

E però, fra le situazioni e gli esempi richiamati e la manager pugliese, non si vede proprio alcuna linea, nemmeno minima, di collegamento e accostamento.

Intanto, è il caso di  sottolineare un particolare: Lady Chatterley e Lady D. saranno a loro modo  state generose e sportive nei costumi e comportamenti sessuali, ma, accanto a tal vezzo, giammai si sono scorte tracce di mire di arricchimento, di tornaconto materiale.

Invece, riguardo alla figura della “lady” delle cronache a noi vicine, pur lasciando, ovviamente, che la verità vera siano gli inquirenti e soltanto loro, ad accertarla e definirla, le voci, le dichiarazioni, i sussurri e i sospetti di vantaggi economici collegati al suo ruolo manageriale sono insistenti e ripetuti.

 

6 febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_@alice.it

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L’AGGRESSORE DI COLLEGNO

 

Si affacciano ancora nitide nella loro crudezza le sequenze della telecamera, all’esterno di un chiosco gelateria di Collegno, relative al violento pestaggio scatenato da un diciannovenne addosso ad un coetaneo, per vendicare l’onta di alcune telefonate che quest’ultimo avrebbe indirizzato alla sua ragazza.

Nella circostanza, senza necessità di ricerche e indagini, tanto di prova provata e, addirittura, piena ammissione da parte dello stesso aggressore.

Al che, ora, sgorga spontanea la domanda di un rapido processo – davvero per direttissima – a carico del colpevole e dell’emissione di una giusta condanna secondo il codice.

Inoltre, al fine di agevolare coi fatti e non solo a parole il ravvedimento del colpevole, sarà, a mio avviso, il caso che, per l’intera durata della pena, gli sia aggiuntivamente comminato l’obbligo di svolgere un lavoro socialmente utile, ad esempio sotto forma di assistenza quotidiana ad un giovane disabile. Per quanto ovvio, senza alcuna retribuzione, in modo che il notevole costo della restrizione in carcere non ricada, al solito, sulle spalle della collettività.

Mi auguro vivamente che, come registratosi nell’ambito di recenti sentenze, il giudice consideri una linea di condotta in tal senso.

 

1° febbraio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_@alice.it

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31 gennaio 2009 – 31 gennaio 2010

Esattamente un anno dopo il crollo, il muto scenario come sospeso tra timidi scintillii di stelle e commosse umane sensazioni, si è tenuto stasera nella Piazzetta, ad iniziativa di alcuni giovani di Castro, un momento di ricordo, testimonianza e riflessione.
Semplici filari di lucine accese, alla stregua di segnali di collegamento e contatto con la distesa ormai buia poco più giù, un piccolo schermo, voci recitanti di ragazze, suggestive immagini di ieri e di oggi, pregnanti strofe poetiche.
L’iniziativa è stata intitolata “Riaccendiamo la consapevolezza”. Tre parole che non necessitano di commenti o dettagli, ma che ben valgono a spronare quanti hanno a cuore e amano Castro a mettercela tutta, fino a sudare: la Piazzetta risorgerà.
Credo che tutti gli “Amici di Castro” siano stati idealmente presenti e con l’occasione, in vista del cammino da compiere, vorrei anche auspicare numerose ulteriori adesioni al nostro Gruppo.
 
31 gennaio 2010

 

Rocco Boccadamo
Lecce

Promotore gruppo “Amici di Castro”

e.mail: rocco_b@alice.it

 

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Sarà un puro caso, ma l’accezione “Capo” la si trova già nella denominazione della terra di provenienza e dello stesso paese natio, giustappunto Capo di Leuca e Acquarica del Capo.

Connotazione particolare, quest’ultima località ha per orizzonte verso sud il vertice che separa due mari, con un magico connubio da cui provengono e si promanano sfumature e profumi differenti, che, però, ben si amalgamano fra loro, allietando con leggerezza gli occhi e lo spirito e quasi inebriando il respiro.

Come contesto territoriale, plaghe antiche dai colori forti, consistenti in un frammisto di terra e di roccia che, certamente, non ha mai concesso e tuttora non concede sconti alla fatica, all’impegno operativo a ritmo intenso, serrato e continuo.

In pari tempo, animate da gente tosta, da cui sono venute fuori nel secolo e nei decenni passati, e pure adesso si alimentano, anche nutrite schiere d’emigranti, su molteplici e svariati percorsi, in direzione sia del nord Italia, che dell’estero.

L’io fisico di Rocco Palese è di standing medio, ma, dentro, non v’è alcun dubbio che sia attrezzato con un motore potentissimo, di una forza d’animo non comune e di fasci muscolari scattanti, come è comprovato dall’andatura rapida, idonea per lasciare in surplace chicchessia e arrivare al traguardo di spinta e prevalere.

Nella sua Acquarica, Rocco è cresciuto attingendo l’humus materiale e formativo dal desco familiare e dall’atmosfera di casa e, in pari tempo, alimentandosi anche alla scuola e al sano vivere dei compaesani, e ciò sino all’età giovanile e precisamente sino alla sua migrazione al nord, a Bologna, con l’obiettivo di diventare medico.

Poi, dopo la laurea e la specializzazione, la lunga parentesi professionale nel capoluogo pugliese, e però con le radici sempre rimaste salde e stanziali nel borgo originario.

Anche successivamente alle prime esperienze pubbliche nel Comune d’appartenenza, una volta conseguita l’elezione a componente e vice presidente del Consiglio regionale e/o ad Assessore, non si è mai staccato dal paese, preferendo macinare in macchina circa cinquecento chilometri quotidianamente o, se trattenuto dagli impegni nella sede di lavoro, ogni due/tre giorni.

Viaggi da pendolare della politica compiuti ancora oggi e che verosimilmente, in caso di elezione, seguiterà a fare da Governatore.

Indicativo il particolare confidato in questi giorni ad un cronista: durante i viaggi, di primo mattino, la sosta per l’acquisto dei giornali abitualmente letti, sosta talvolta ripetuta giacché la “mazzetta” non sempre è reperibile al completo in una sola edicola.

Mette conto di soffermarsi su una singolare sfaccettatura: si tratta di un medico, per formazione, dunque, lontanissimo da conoscenze in materia, che nella gestione della cosa pubblica si occupa di finanza, economia, bilanci, contabilità, spese, controlli. Chissà quanto, per acquisire familiarità e competenza in tali settori, ha dovuto studiare e impegnarsi, forse addirittura maggiormente che per potersi laureare in medicina.

A questo proposito, sicuramente ha giovato, conferendo un contributo notevole, la combattività, la carica, l’impegno per riuscire, del soggetto.

Traendo spunto dal rilievo geografico che Acquarica si trova situata all’incirca a metà fra le cittadine di Tricase e Casarano, sempre nel Capo di Leuca,  non suona forzato affermare che, sia pure con uno stacco temporale, Rocco abbia idealmente seguito la scuola dei due politici di razza originari delle richiamate località, ovvero Giuseppe Codacci Pisanelli e Francesco Ferrari, i quali, permangono vivi e presenti nel ricordo dei salentini, non solo per le doti e le qualità di eminenti personalità pubbliche, ma anche e specialmente nella veste di persone per bene, signori, onesti e corretti.

Nell’attuale fase, sembra che il Capo, l’estremo territorio dello stivale, in un certo senso, quasi meriti la guida del governo regionale.

D’altro canto, questo suo figlio ha compiuto un apprendistato di formazione pubblica che pochi possono vantare, conosce alla perfezione la macchina amministrativa, ha estrema familiarità con il territorio,  anche per l’innata predisposizione al contatto, alla vicinanza con le comunità, le famiglie: non v’è evento, manifestazione di un qualche rilievo, in cui non si materializzi la sua presenza, a qualsivoglia ora e in ogni stagione, quasi che le sue giornate fossero costituite non  da 24 ma da cinquanta scansioni.

L’uomo, poi, come già ricordato, è combattivo, non si ferma davanti ad alcun ostacolo, va avanti con la forza e il sostegno della competenza. Ma, in modo speciale, è fidato, si può contare su di lui: non a caso, è stato fedelmente a fianco di un padre e di un figlio, il compianto Salvatore e il giovane Raffaele Fitto, entrambi già Presidenti della Regione Puglia e, l’ultimo, ora Ministro della Repubblica.

La stampa ha appena fatto gossip, forse  pretestuosamente e con interessi velati, su un ipotetico physique du role non “promosso in pieno” da Berlusconi: in realtà,  si è trattato di chiacchiere o para chiacchiere, se è vero che il Capo del Governo ha subito dopo avuto modo di definire Rocco Palese  “vero galantuomo”.

Persona di estrema fiducia, ribadendo, si prodiga senza tregua, contando sulle proprie capacità, sulla conoscenza e sull’esperienza.

Un’ultima notazione: Acquarica è pressoché confinante con il comune di Ruffano, di cui fa parte la frazione di Torrepaduli, dove si venera  ed è molto caro S.Rocco.Anche qui, è d’uopo l’osservazione espressa al primo capoverso: probabilmente non ricorre una mera casualità, anzi, vuoi che il taumaturgico Pellegrino non rivolga il suo sguardo intorno alle dolci serre salentine della zona e non faccia voti per la positiva riuscita della  missione di Rocco?

 

 

30 gennaio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

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Nell’edizione pugliese (per gli addetti ai lavori, dorso) del più importante e diffuso quotidiano nazionale, compare tutti i giorni la rubrica “Allora & Ora”, attraverso la quale la curatrice realizza un accostamento tra fatti di cronaca e/ di costume e notizie in genere relativi al 1910 e analoghe realtà del 2010.

Trascrivo testualmente il contenuto di tale rubrica, pubblicato giovedì 28 gennaio:

 

LE DONNE FUMATRICI

1910 – I lamenti dei fumatori:”Sono vivissime le proteste per la pessima qualità dei sigari.Umidi, rotti, sfrondati, tisici, sgradevolissimi, si è perduta la memoria dei buoni toscani e degli ottimi napoletani. I fumatori, disperati, non sanno più a quale santo votarsi, giacché i loro lamenti non sono nemmeno ascoltati dalla Direzione generale delle Privative. E non soltanto i sigari più comuni sono infumabili, ma le sigarette son dure come il legno o sono scarne e vuote. I sigari di lusso son ridotti senza alcun  profumo ovvero tramandano un odore di muffa, da stomacare”.

2010 – Le donne fumano più degli uomini. Soprattutto le adolescenti, che così si danno un’aria di persone grandi e “di vita”. La loro puzza di fumo, mista al profumo dei deodoranti, risulta veramente stomachevole.

 

Chissà cosa pensa, l’universo femminile, di qualunque età, delle note riguardanti il 2010.

 

29 gennaio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it

 

 

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Unicamente per mero senso civico, si desidera richiamare l’attenzione sullo stato d’estrema precarietà – verrebbe da definirlo vero e proprio marasma da usura, lungo il tempo e anche sotto la sferza delle intemperie – in cui versano il portone centrale e le due porte laterali (manufatti in legno) sul frontespizio della Basilica di Santa Croce, primario tesoro artistico e simbolo d’eccellenza del capoluogo salentino, noto in tutto il mondo.

Basta un fugace sguardo transitando davanti alla chiesa, per rendersi conto della pietosa situazione, peraltro in netto contrasto e stridore in confronto alla splendida maestosità e luminosità del complesso della facciata e al decoro e all’ordine delle navate interne, degli altari e delle altre suppellettili.

Se, poi, si fissano le immagini in un normale scatto fotografico, la realtà appare ancora più cruda.

Urgono, insomma, opportuni interventi di manutenzione e restauro.

Sia chiaro, dalla penna di chi scrive, non s’intende muovere la minima ombra di critica a chi è preposto al luogo di culto e alle Autorità religiose in genere: fanno già tanto e non dispongono di mezzi illimitati.

E però, si vorrebbe far sgorgare un appello, un invito a premurosa attenzione, un rivolo di coinvolgimento, in molteplici direzioni: verso il Presidente della Provincia, il quale ha il proprio ufficio giusto accanto alla Basilica, il Sindaco di Lecce, il Presidente della Regione Puglia, come pure all’indirizzo del popolo degli imprenditori salentini.

Questo, in sintesi, il messaggio: date un’occhiata all’evidenza segnalata, e, soprattutto, ideate e porgete una mano, un contributo ai fini della soluzione del problema.

Non si tratta di dover realizzare una “grande opera”, bensì un piccolo, prezioso intervento a beneficio di un gioiello artistico che appartiene a tutti.

Grazie.

 

26 gennaio 2010

 

 

Rocco Boccadamo

Lecce

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Opera, nel capoluogo lombardo, un locale notturno, il Plastic, con fama di vero e proprio eden, per il motivo che, al suo interno, gli avventori possono fare proprio di tutto, nel senso di qualsivoglia stravaganza.

Si dice che sono rarissimi, addirittura al mondo, i monumenti dello svago così attraenti.

Ora, sembra che il gestore abbia ricevuto lo sfratto da parte dei proprietari dell’immobile, destinato all’abbattimento e ad altri usi, al che l’interessato ha reagito dichiarando di essere intenzionato a difendersi e a resistere con le unghie e fino agli estremi, evidentemente ben sapendo di poter contare sull’appoggio e sulla solidarietà dell’esercito di affezionati clienti: tanto per darsi un’idea, alle 4.30 del mattino di domenica 24 gennaio, centinaia di persone si trovavano ancora accalcate, sotto zero, all’esterno del Plastic, nell’attesa di riuscire a guadagnare l’agognato ingresso.

Nel piccolo comune agrigentino di Favara, a causa del crollo di una fatiscente catapecchia del centro storico, hanno appena perduto la vita due ragazzini.

Secondo il triste e deprecabile rituale ormai consolidato, doveva scoppiare tale tragedia perché si venisse a parlare e a riflettere amaramente sulla circostanza che, nella disgraziata località, ben 52 alloggi in case popolari sono ultimati e pronti dal 1995 e, purtroppo, rimasti in abbandono per tutto questo tempo.

Bella, si fa per dire, la faccia del locale Sindaco, il quale oggi, solo oggi, proclama che, nel giro di un anno, un anno e mezzo, dette abitazioni saranno definitivamente completate e assegnate, disponendosi già delle graduatorie.

Tra gli antipodi morali e concreti sopra accennati, secondo un’indagine dell’Associazione Contribuenti, è emerso che, in Italia, il 51,1% del reddito imponibile non viene dichiarato, così sfuggendo completamente alla tassazione.

Non occorre approfondire il dato ed esercitarsi in dettagli e analisi, qui sono in ballo decine, se non addirittura centinaia di miliardi d’imposte che lo Stato, come sarebbe suo diritto e dovere, non introita.

Al riguardo, esiste però un dubbio non nuovo: a prescindere dallo spessore di virtù civica e fiscale dei cittadini e delle imprese, coloro che hanno in mano le leve della politica e del governo, a livello nazionale e locale, coltivano davvero la volontà di combattere ogni forma di evasione e/o elusione?

Se la volontà c’è, ma difettano i sistemi e i mezzi per agire in trincea, come mai, ad esempio, non si pensa di chiedere lumi e assistenza all’amico Governo degli USA, dove, è risaputo, nulla, assolutamente nulla, sfugge all’Erario?

 

24 gennaio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

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Si intende far riferimento non alla freschissima riconferma di Alfredo Prete alla presidenza dell’Ente, bensì ad un “dettaglio” di carattere finanziario che ruota intorno a tale evento.

Come riportato dal più diffuso quotidiano locale, a pagina 15 dell’edizione di sabato 23 gennaio 2010, la riunione del Consiglio Camerale che ha rieletto,  giustappunto, il Presidente Prete è costata la bellezza di 13.710 euro, prodotto risultante dalla pura e semplice moltiplicazione del numero dei componenti presenti, 30 su 32 complessivi, per il gettone di 457 euro spettante pro capite.

Sembra incredibile, anzi proprio una bestemmia, 457 euro, ovvero quasi una mensilità di pensione minima. E non si venga a obiettare che questi discorsi e questi paragoni sanno di qualunquismo.

Ma, attenzione! Sempre attraverso il medesimo quotidiano, si è appreso che “la cifra ragguardevole del gettone viene però mitigata dal fatto che il Consiglio Camerale si riunisce poco, appena quattro o cinque volte l’anno”, puntualizzazione, invero, che non giustifica un bel niente e suona del tutto ridicola.

A voler andare appena più in là della punta del naso, basti pensare che in Italia esistono 110 Camere di Commercio, sicché, tirando quattro conti, viene fuori, mediamente, un onere complessivo di 1.508.100 euro l’anno per una sola riunione del Consiglio, e rispettivamente di 6.032.400 e 7.540.500 euro, in caso di quattro o cinque sedute. Noccioline o importi ragguardevoli?

No, non si può tirare avanti con simili spechi, spendi e spandi a go go, che alla fine, ciò forse sfugge, vengono pagati dai cittadini, sotto forma di diritti da versarsi, a fronte dei vari adempimenti e pratiche, alla CCIAA.

L’approfondimento e la riflessione sul “dettaglio” di che trattasi, a parte il disappunto e il risentimento che possono aver suscitato, valgano almeno ai fini di un intervento positivo: il neo confermato Presidente Prete, si adoperi immediatamente per la riduzione, da subito, del gettone di presenza a favore dei Consiglieri da 457 a 57 euro.

Inoltre, una domanda: è mai possibile che di queste “schifezze” si debba venire a conoscenza solo quando scoppia la bomba, a cose fatte? E accettabile che non esistano enti o organismi di supervisione e controllo ai quali sia dato e comminato di scrutare a freddo fra le righe delle leggine o provvedimenti che rendono attuabili e scorrevoli, lisci come l’olio, sperperi tanto evidenti?

Piccola amenità conclusiva, lo scrivente, comune osservatore di strada, si è appena “ribellato” al titolare di una cartoleria sotto casa, il quale, dal 1° gennaio, ha improvvisamente aumentato da 10 a 30 centesimi il prezzo di una busta del formato 19 x 26 centimetri, ovviamente non senza aver prima verificato che, presso un altro esercizio della zona, il costo era rimasto immutato a 10 centesimi. Ci fossero solamente guai di questa portata…

 

23 gennaio 2010

 

Rocco Boccadamo

Lecce

e.mail: rocco_b@alice.it 

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