Archivio per settembre, 2009

Ancora un altro giovane militare salentino muore in missione, in terra straniera. Sicuramente si sprecheranno fiumi d’inchiostro sul concetto di eroe, sulla polemica dell’opportunità dell’utilità di destinare milioni di euro alle missioni di “pace” per mantenere alta la considerazione dell’Italia nella politica internazionale.

Sicuramente poche saranno le testate nazionali e internazionali che si soffermeranno su quello che è il vero dramma per questa Terra: il non riuscire a trattenere i suoi giovani cervelli, e corpi e braccia qui, dove sono cresciuti.

È vero, il giovane Davide Ricchiuto, 26 anni di Tiggiano, sognava di fare quel mestiere, voleva essere un eroe. Lo racconta uno dei suoi migliori amici al nostro reporter.

Ma racconta anche che Davide voleva ritornare, dopo aver messo da parte un gruzzoletto. Come voleva fare chi partì, e furono migliaia, e fu una diaspora, non un’emigrazione, dal primo dopoguerra ad oggi. Proprio come fecero i genitori di Davide, emigranti in Svizzera, che dopo anni di sacrifici riuscirono a tornare a casa loro.

Quei ragazzi con le valigie di cartone e le scarpe e le mani grosse, andavano a fare lavori diversi da quelli che vengono offerti oggi ai nostri ragazzi. Morivano in miniera, per spedire a casa le rimesse con le quali mantenere le famiglie. Oggi i nostri ragazzi muoiono lontano: al Nord, all’estero.

Qui, lasciamo morire i ragazzi degli altri. Da clandestini, in mare, o sui campi, sui cantieri. Lavori che i nostri ragazzi non fanno più.

Tutti carne da macello.

Tutti per cercare fortuna lontano da casa propria.

Tutti eroi, ogni giorno, anche senza morire.

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peppino basile ok

Peppino Basile è stato inserito tra i “santi laici” da Beppe Grillo, che ha pensato di realizzare un calendario, scaricabile gratuitamente sul suo blog.
Fa venire i brividi leggere il nome di Peppino tra i martiri dello Stato.
Grillo dice che di fronte a Montecitorio ci dovrebbe essere una targa con i loro nomi in caratteri d’oro.
Ma per Peppino sarebbe già tanto una semplice targa scolpita col suo nome sulla parete d’ingresso del Municipio di Ugento.

Dall’introduzione di Beppe Grillo al Calendario:
“Se si scorre l’elenco dei Santi Laici, la prima reazione è un senso di vertigine. Un’impressione che si può provare solo di fronte all’abisso, al vuoto di un precipizio senza fine. Non è un semplice, e lunghissimo, elenco di omicidi di carabinieri, poliziotti, magistrati, politici, giornalisti, sacerdoti e cittadini. È un fiume di sangue che percorre la nostra Storia. Un massacro sul quale si fonda e vive la nostra Repubblica. Chiudete gli occhi e pensate a questi uomini e donne che hanno sacrificato la vita per lo Stato. E immaginate il loro ruolo nella guida della Nazione, se fossero ancora in vita. Borsellino presidente della Repubblica, Falcone ministro della Giustizia, Don Puglisi cardinale, Ambrosoli presidente del Consiglio, Fava direttore del Corriere della Sera. Poi aprite gli occhi e vedete la realtà desolante di prescritti, mafiosi, condannati in Parlamento e dell’informazione in mano ai loro servi. Vi chiederete perché, in così tanti, hanno dato la vita. Cosa li ha spinti. Io credo che la loro coscienza li abbia costretti a farlo. Non avevano semplicemente altra scelta. Non potevano voltarsi da un’altra parte. Molti sapevano di essere condannati. In questo simili al Cristo dei Vangeli che accettava il martirio, pur potendo sfuggirvi. Gli onesti sono tollerati solo se non denunciano il Sistema, quella galassia di criminalità organizzata, massoneria deviata e corruzione politica che governa l’Italia. Fino a ieri in modo occulto, oggi in modo sfacciato, plateale. Il Sistema agisce nei confronti degli onesti per gradi. Prima cerca di comprarli, poi li minaccia. Se fallisce, allora li isola e se questo non è sufficiente, dopo averli isolati, li uccide. L’isolamento da parte delle istituzioni e dei media è il campanello d’allarme. L’ultima chiamata. Centinaia di persone lo hanno sentito e hanno tirato dritto. A loro dovrebbero essere intitolate le vie e le piazze d’Italia. Quelle che i politici vogliono dedicare al latitante Bettino Craxi. Davanti a Montecitorio ci dovrebbe essere una lapide con i loro nomi in caratteri d’oro, in ordine alfabetico. Il mio augurio per il 2009 è di non lasciare perdere, di non lasciare più perdere nulla. Nessuno è al di sopra della legge e i delinquenti vanno chiamati solo con il loro nome. Non voltatevi più dall’altra parte, ma solo dalla vostra parte. I Santi Laici, da lassù, vi daranno una mano. ‘No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere…’. Dalla lettera di Giacomo Ulivi, partigiano, assassinato dai fascisti nella Piazza Grande di Modena il 10 novembre 1944″.

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blog marilù ap

E così, nero su bianco, comparì il nome di Sandro Frisullo nei verbali dell’interrogatorio del 29 luglio scorso a Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore leccese finito sotto inchiesta per corruzione, favoreggiamento della prostituzione e cessione di cocaina all’interno delle più ampie indagini della procura di Bari sulla sanità pugliese. Eccoli i dettagli, così come li riferisce Tarantini, l’uomo che procurava le prostitute di lusso per le feste, le cene e soprattutto i dopocena di Berlusconi. Li ha pubblicato oggi il Corsera: esisteva (o forse esiste ancora?) addirittura un appartamento in via Giulio Petroni angolo via Extramurale Capruzzi (un lettore volenteroso in quel di Bari vada a fare una foto a questo tempio della lussuria, e ce la invii, vi prego!) preso in locazione da Gigi Zaterini, all’epoca segretario particolare dell’assessore Frisullo, dove a quanto riferisce Tarantini, venivano organizzati incontri a luci rosse tra l’ex vicepresidente della giunta regionale e le prostitute.

Ma ecco nel dettaglio il racconto di Tarantini alle Fiamme gialle

Festini e sanità. «Confermo di essere a conoscenza che Maria Tersa De Nicolò era una escort e di averla pagata affinché effettuasse prestazioni sessuali in favore di terzi. Ricordo di averle corrisposto 500 euro per le prestazioni a Bari e 1000 euro per prestazioni fuori Bari se non ricordo male. Ora che ricordo meglio nella circostanza di una festa fatta a casa mia le offrii gratuitamente della cocaina. Quanto all’appartamento di via Giulio Petroni angolo via Extramurale Capruzzi si tratta di un immobile preso in locazione da Gigi Zatterini, all’epoca segretario particolare dell’assessore Frisullo. Io avevo la disponibilità delle chiavi in quanto lo stesso Frisullo me le diede nel 2007 chiedendomi di far effettuare dalla ditta di fiducia delle mie aziende opere di pulizia con cadenza se non ricordo male settimanale. Io ho trattenuto le chiavi per miei incontri occasionali con alcune ragazze. Ricordo di aver accompagnato la De Nicolò in quell’appartamento al fine di farla incontrare con lo stesso Frisullo, sicuramente prima dell’estate 2008. Io e la De Nicolò ci trattenemmo in quell’appartamento fino all’arrivo del Frisullo e quindi giunto quest’ultimo io andai via. In quella stessa circostanza o forse in una successiva prima di allontanarmi consumammo in tre un pasto. Credo che anche in altre circostanze ho favorito gli incontri della De Nicolò con Frisullo». Subito dopo Tarantini parla del rapporto con Vanessa Di Meglio, sua amica da dieci anni, che poi sarebbe stata anche a palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi: «Ho favorito nel 2007 e nel 2008 rispettivamente due prestazioni sessuali della stessa con Sandro Frisullo, retribuendola con un importo che credo si aggirasse sui 500 euro oltre a pagarle il biglietto aereo poiché la stessa veniva da Parigi ed ospitarla a Riva del Sole a Giovinazzo. I biglietti aerei li ho acquistati presso l’agenzia della Transitalia ed il soggiorno presso l’albergo l’ho retribuito con danaro prelevato da una delle società riconducibili alla mia famiglia».

I favori del politico. Nel corso dell’interrogatorio Tarantini evidenzia la contropartita che avrebbe ottenuto: «Le attenzioni da me avute nei confronti di Frisullo mi hanno consentito di essere dallo stesso presentato al dottor Valente, direttore amministrativo dell’Asl di Lecce. Io avevo rappresentato a Frisullo le ragioni per le quali avevo interesse a conoscere il dottor Valente, vale a dire un’accelerazione dei pagamenti per le prestazioni effettuate dalle mie aziende e l’esecuzione di una delibera adottata in materia di acquisto di tavoli operatori. So che Frisullo ha rappresentato più volte le mie esigenze al dottor Valente ed io personalmente ne ho parlato con lo stesso Valente. I pagamenti sono avvenuti anche se comunque in ritardo, altrettanto per la delibera. La frequentazione di Frisullo mi serviva soprattutto per acquistare visibilità agli occhi dei primari che portavo da Frisullo. Per quanto mi consti nessuno dei problemi rappresentato dai primari è stato mai risolto da Frisullo».

La cena elettorale. Tarantini nega di aver mai effettuato versamenti al partito. E afferma: «Io non ho elargito finanziamenti in favore di Frisullo, limitandomi a mettere a disposizione per le sue esigenze autisti e mie autovetture in caso di urgenze, a fargli alcuni regali in occasione delle festività e ad organizzare una cena elettorale in favore dell’onorevole D’Alema presso il ristorante “La Pignata” nel 2007. Ricordo che alla cena erano presenti primari e dirigenti sanitari, il sindaco Emiliano, il vice coordinatore regionale del Pd Dottor Mazzarano, alcuni imprenditori baresi tra cui Stefano Miccolis e Vito Ladisa. Comunque conservo l’elenco e mi riservo di produrlo». Nel luglio scorso, quando si parlò per la prima volta di questa cena, Emiliano raccontò che «Massimo mi aveva chiamato dicendomi di andare al ristorante perché lui era in ritardo. Quando arrivai, vidi chi c’era e raggelai. Per questo lo portai subito via». Subito dopo Tarantini racconta di un altro manager che avrebbe partecipato agli incontri intimi con la sua amica Terry: «Ho favorito le prestazioni sessuali della De Nicolò in favore del dottor Antonio Coltella, capo area gestione patrimonio (della Regione Puglia ndr), in due o tre circostanze accompagnando la predetta nelle vicinanze dell’Hotel 7 Mari e retribuendola. In cambio ho ricevuto dal Dottor Coltella alcuni favori che mi riservo di illustrare in seguito».

La manager Asl. Lo stesso giorno gli vengono contestati alcuni episodi di «corruzione in concorso con il fratello Claudio e con Sabina Ilaria Tatò affinché le aziende da lui di fatto gestite potessero raggiungere posizioni di preminenza nell’ambito della gestione di rapporti commerciali con le Asl e con gli enti ospedalieri di riferimento». Anche in questo caso Tarantini non nega e anzi si sofferma sul ruolo di Lea Cosentino la manager della Asl di Bari rimossa dal governatore Nichi Vendola dopo essere finita nel registro degli indagati. Ecco che cosa è scritto nel suo verbale: «Effettivamente nell’incontro tenutosi il 12 novembre 2008 presso il ristorante dell’Hotel Eden in Roma si stabilì che la dottoressa Tatò avrebbe convinto, dietro riconoscimento di una somma di denaro in proporzione al numero di pazienti inviati, una serie di medici di base massimalisti ad inviare i propri pazienti presso i centri della Tatò per visite specialistiche nel settore ortopedico di modo che la stessa potesse di seguito inviare quei pazienti alla clinica diretta dal professor Patella in modo tale da consentire un incremento degli interventi del professor Patella e quindi un incremento delle nostre forniture in favore della sua clinica. Io prestai il mio assenso a questa ipotesi in quanto avevo grande interesse a lavorare con la clinica del professor Patella e mi dissi pertanto disposto ad intercedere presso l’avvocato Lea Casentino, direttore generale dell’Asl di Bari, perché la stessa soddisfacesse una serie di richieste vantate dai centri riconducibile alla Tatò nei confronti della stessa Asl».

Le protesi. L’imprenditore pugliese nega di aver mai commesso illeciti sulla salute dei pazienti come invece sarebbe emerso da alcune intercettazioni. E spiega: «Voglio precisare che sono portato ad escludere  che in quella sede o anche in seguito sia stata forzata la diagnosi nel senso di impiantare protesi a chi non aveva bisogno o ne aveva bisogno in maniera minore. Voglio anche precisare che sono portato ad escludere che in quella sede o altrove siano state impiantate protesi per qualità e costo inferiori a quelle formalmente acquistate ed impiantate. Io promisi alla Tatò il mio interessamento verso la Cosentino ed effettivamente mi trovai a parlare con la Cosentino di quanto richiesto perv il mio tramite dalla Tatò ma la Cosentino, che mal sopportava la Tatò, mi indirizzò verso il direttore amminsitrativo, dott. gianfranco Lippolis, che non diede seguito alle mie richieste. Non ho ricevuto alcun promemoria della Tatò contenente i dieci punti delle sue richieste, né mi è stata prospettata l’eventualità di una mia partecipazione ai proventi che la Tatò avrebbe potuto ricevere in caso di accoglimento mio tramite delle sue richieste. Devo peraltro escludere, avendo parlato con mio fratello Claudio che tali richieste di percntuali fossero state a lui prospettate dalla Tatò. A seguito di quell’incontro ho iniziato a vendere le protesi fornite dalle ditte riconducibili alla mia famiglia alla clinica del prof. patella, diversamente dal passato. Escludo che la Tatò abbia a seguito di quell’incontro dato seguito a quella parte concernente il dirottamento dei pazienti dei medici di base verso la clinica del prof. patella anche perché quest’ultimo sostiene già un numero molto elevato di interventi ed ha una lunga lista d’attesa. Non escludo e mi riservo di controllare di aver sponsorizzare il prof. Vittorio patella per la partecipazione a dei congressi, mentre non ho pagato il viaggio a las VEgas a suo figlio per la partecipazione all’Accademy. Escludo che quanto detto dal prof. patella in ordine all’esigenza di incontrarci a cadenze fisse per conoscere il mio fatturato sia riconducibile all’esigenza di determinare l’importo di una tangente in suo favore. Non escludo che questa sua richiesta fosse finalizzata a verificare quanto io avessi fatto per la Tatò ed a raffrontare il mio impegno con le protesi da me fornite e da lui impiantate».

Dopo tanto bendiddio, ogni commento appare superfluo.

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“Le parole sono importanti”, diceva Nanni Moretti in Palombella rossa, e schiaffeggiava la malcapitata che aveva l’infausta idea di utilizzare milanesismi in sua presenza.

In Italia ci sono parole che non possono essere usate, a meno di non volersi buscare una querela in direttissima. Così la Daddario non può essere chiamata prostituta in un titolo di giornale, e si ricorre al termine “escort”, dall’oscuro significato e non sanzionabile.

Con meno peli sulla lingua i colleghi giornalisti delle principali testate internazionali, che senza mezzi termini danno a Cesare quel che è di Cesare: si parla di prostitute e veline che hanno fatto compagnia al capo del Governo italiano senza ricorrere a giri di parole. Prostitute e veline procacciate dall’imprenditore leccese Tarantini.

E, lo ammetto, mi ha lasciato un po’ di stucco: vedere così, nero su bianco, raccontato un fatto, e vedere chiamate col proprio nome le cose. La censura ci sta abituando ad un linguaggio edulcorato, e me ne vergogno.
Così El Pais intervista il 31 agosto scorso il presidente della Giunta della Regione Puglia, Nichi Vendola, sintetizzando gli scandali non solo relativi alle prostitute di Berlusconi e compagni, ma anche quelli che stanno di giorno in giorno coinvolgendo gli ex assessori della Giunta Vendola. E’ proprio Vendola a parlare di “cupola dei colletti bianchi” in Puglia, riferendosi a Tato Greco e Raffaele Fitto.

E Tato Greco s’incazza: abbiamo appena saputo che ha querelato Vendola, perché certe parole non si possono dire.
In Italia tutto si fa ma non si dice.
Né tantomeno si scrive.
Perché le parole sono importanti.

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Come oggi 70 anni fa scoppiava la seconda guerra mondiale. Oggi, su Rai news 24 ho sentito la Latella affermare che il suo libro su Veronica Lario è stato bandito da tutte le reti italiane, Rai, Mediaset, La7, mentre se la stanno contendendo tutti i tg stranieri, dalla BBC ad Al Jazeera.

Oggi, ho preso finalmente coscienza che serve una nuova resistenza, per combattere il Regime in cui viviamo e non far scoppiare una guerra civile. La resistenza ha oggi un’arma invincibile perché incontrollabile: internet. Guardiamo al caso del sito galatina.it: Dino Valente, che da dieci anni lo anima, si è visto recapitare diffide in carta bollata per cancellare il video che aveva pubblicato su You tube relativo alle dimissioni in blocco di undici consiglieri comunali. la diffida parla di violazione della privacy, nonostante siano riprese fatte in un luogo pubblico (il Municipio) a personaggi pubblici (consiglieri comunali).

Valente non ci sta, perché “sarebbe cedere ad un principio pericoloso”. Già, il principio che ha fatto passare Minzolini, direttore del tg1, che non ha dato la notizia del caso d’Addario perché si tratta di faccende private del capo del governo, mentre sulle bocche di tutti i notiziari del mondo rimbalzavano notizie e foto delle escort.

Che la resistenza inizi, allora.

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