Quegli operai sui tetti come i contadini sugli alberi
Scritto da la direttora in Senza categoria
E’ la prima volta che in Salento assistiamo ad una vera, strutturata, organizzata rivolta della classe operaia nel settore Tac.
Gli operai dell’opificio Adelchi sono saliti sul tetto del municipio e lì hanno dormito in una tenda, lì hanno gridato la loro angoscia e rivendicato i propri diritti. Hanno dormito e mangiato lì, sul tetto, senza mai scendere. Ora la protesta si è spostata a Specchia, in fabbrica. Hanno occupato lo stabilimento della Sergio’s, del gruppo Adelchi.
Qui non siamo a Sesto S.Giovanni, non siamo a Torino, né a Marghera. Non siamo nel produttivo Nord dove la classe operaia si è sempre organizzata e ha custodito una fiera coscienza di classe. Qui i nostri operai, quelli del tessile – abbigliamento – calzature, sono più artigiani che operai, sono persone che hanno coltivato un’arte che va estinguendosi o che stiamo disconoscendo, cacciandola via lontano, nell’Est, in Oriente. I nostri operai hanno sempre lavorato in silenzio, non solo perché figli di mamme che hanno insegnato la sopportazione portata all’estremo, fino alla negazione dei propri diritti, pur di portare a casa il pane, ma anche perché il “padrone” è sempre stato anche “padre”, severo, cattivo, odioso, ma “padre”, a cui gli operai hanno con abnegazione dedicato tutte le proprie forze. Non padrone ma “mesciu”, “maestro”, che insegnava un’arte, più che un mestiere.
Negli anni d’oro le 96 aziende del distretto calzaturiero di Casarano davano lavoro a 7.352 persone (fonte: “Analisi del settore calzaturiero nel Sud Salento” a cura di G. Napoletano, 1998).
Cioè 7.352 famiglie che a casa, tra una chiacchiera e un occhio ai compiti dei bambini, si riunivano sull’uscio o nelle corti per “infilare”, cioè cucire a mano le tomaie o impreziosirle con passamanerie e lustrini. Lavoravano anche in nero, e arrotondavano lo stipendio.
Ma negli ultimi 15 anni quegli operai hanno visto assottigliarsi sempre più le fila del loro esercito. Intorno a loro le aziende chiudevano e i loro compagni perdevano lo stipendio sicuro. Ma mai una protesta forte, eclatante.
Oggi, gli operai dell’Adelchi rompono il silenzio, salgono sul tetto, occupano la fabbrica.
Siamo ad un punto di non ritorno.
E’ venuta fuori, forte, la voce dei lavoratori, come dagli anni Settanta ad oggi è successo nelle grandi aziende del Nord.
Come più di 55 anni fa successe anche qui, nel Salento, quando i contadini delle terre d’Arneo salirono sugli alberi per protestare contro i padroni del latifondo.
Ieri salirono sugli alberi, oggi i loro figli salgono sui tetti.
Quei figli nati proprio negli anni Cinquanta, Sessanta, quando le terre venivano occupate dai loro padri e le prime fabbriche del settore Tac nascevano. Si chiudeva, allora, un’epoca costruita dai braccianti che hanno dedicato le loro vite ad accrescere la ricchezza dei latifondisti.
Si apriva un’epoca, allora, quella della nascita del settore Tac, che ha portato benessere diffuso all’intero Salento e che ha avuto origine proprio a Casarano, nel 1948, quando fu fondata la Filanto.
La presa di coscienza di quegli operai sui tetti segna un punto di svolta: riavranno il loro lavoro, ci auguriamo, ma l’intera economia legata alla ricchezza che ruotava attorno al settore Tac dovrà riuscire a ripensarsi, come dicono gli esperti, a riposizionarsi, partendo dalla valorizzazione di marchi propri. E’ la fine di un’epoca e, speriamo, l’inizio di una nuova.


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