
Tra le più belle profezie di Gioacchino da Fiore vi è quella del mondo salvato dai bambini, che ha dato il titolo a un famoso libro di Elsa Morante. I piccoli, per l’abate di Celico, ne sono e ne saranno capaci perché vedono il mondo con gli occhi del cuore.
E’ stato questo il mio primo pensiero, dopo aver saputo dell’arresto e a questo pensiero è seguita una domanda: con quali occhi avranno visto i due bambini, super testimoni dell’omicidio di Peppino Basile?
Un omicidio efferato, messo a punto con 50 coltellate, di cui 19 mortali.
A quale orrore avranno assistito e come avranno potuto raccontarlo quei due bambini “ritenuti attendibili” dal giudice per le indagini preliminari della Procura del Tribunale dei minorenni di Lecce, Cinzia Vergine che, su richiesta del pm Simona Filoni ha autorizzato l’arresto per Vittorio Luigi Colitti, all’epoca del delitto 17enne? Pare che a suggerire ad almeno un bambino il nome degli esecutori sia stato un adulto, la nonna, che chiamata dal nipotino e da questi interpellata sull’identità di quelle persone, abbia risposto pronunciando i nomi dei vicini di casa. Quel bambino oggi ha sei anni, all’epoca dei fatti ne aveva solo quattro. Anche in base alle testimonianze dei bambini è stato disposto l’arresto del nonno del diciannovenne, che col nonno di 66 anni, condivide il nome e, forse, un terribile segreto.
Fu proprio il nonno Vittorio a rilasciare, tra i primi, interviste e dichiarazioni, perché, disse all’epoca, era accorso attirato dalle grida, trovando Peppino in un lago di sangue, esanime. Praticamente morì tra le sue braccia. E’ questo che videro i bambini o la vera e propria esecuzione? Lo sapremo quando saranno rese pubbliche le carte delle indagini e quando partirà il processo.
In un anno e mezzo di indagini, veleni, minacce, omertà dei 300 ugentini interrogati, il silenzio oggi è squarciato dall’innocenza di due bambini che “non hanno voluto ascoltare i consigli dei parenti a star zitti, a tacere”. E’ quanto ha affermato ha affermato il procuratore capo della procura del tribunale dei minorenni, Aldo Petrucci.
Due piccoli testimoni di un crimine brutale: che cosa si sarà fissato nelle loro menti, che cosa avranno sedimentato in un anno e mezzo? E’ la loro una lezione per tutto il paese?
Le Procure non hanno dubbi sulla loro attendibilità, abbiamo detto, tanto che il procuratore capo Cataldo Motta ha affermato: “nessun movente politico, né le motivazioni hanno a che fare con la vita privata, né, per quanto abbiamo potuto verificare in questa fase, con la criminalità organizzata. Non si tratta di un agguato preordinato ma di una vicenda che si colloca in un contrasto, in un conflitto, probabilmente per motivi banali, tra vicini di casa”.
“Il risultato acquisito oggi poggia su elementi confortanti”, ha affermato Aldo Petrucci, procuratore del Tribunale dei minorenni.
Stamani all’alba ancora si cercava per le campagne l’arma del delitto, cercata per giorni e giorni anche un anno e mezzo fa.
Non sono noti quindi il movente né, ad oggi, i presunti esecutori avrebbero confessato.
Rimangono tanti dubbi e tanta rabbia per un’ennesima violenza (subita per aver involontariamente visto) di cui sono state vittime innocenti dei bambini sulle cui testimonianze si è basata l’accusa per dare una svolta alle indagini che ha portato ai due arresti.
All’indomani dell’assassinio avevamo scritto che la rabbia può aver fatto tracimare la regia di un semplice avvertimento rusticano nella sceneggiatura improvvisata del più infame degli assassini. L’ha confermato oggi Motta: “ Non è stato un agguato preordinato”. Sapremo dal processo se è andata così.
Rimane comunque ciò che di buono ha lasciato Peppino in eredità: la voglia di verità, l’impegno per la legalità, il coraggio di impegnarsi in prima persona.
Gli ugentini hanno scoperto la portata delle battaglie di Peppino solo dopo la sua morte, battaglie condotte in maniera folkoristica forse, ma non per questo meno fondate. Le abbiamo ripercorse nel libro “Il sistema”.
Perché attenzione, “il sistema” che denunciava Peppino rimane, anzi, si corrobora di giorno in giorno. Non viene cancellato con un colpo di spugna dall’arresto di due presunti assassini: il paese, diviso fra “chi è per la pista politica” e “chi è per la pista passionale”, come disse all’epoca don Stefano Rocca, minacciato, pedinato, intimidito, isolato, oggi forse potrà sentirsi riscattato, perché né l’una né l’altra pista pare abbia portato all’identificazione dei presunti responsabili. Forse oggi il paese si sentirà sollevato o “confortato” dal fatto che nessuna delle piste immaginate dai più pare sia ascrivibile a quella considerata attendibile dalla magistratura. Ma sbagliano a pensare che ci sia qualcuno che ha vinto e qualcun altro che ha perso, qualcuno che ha avuto ragione da questa ipotesi prospettata dalla Procura e qualcun altro che ha torto. Qui a Ugento, paese dilaniato dalla povertà e dall’illegalità, dallo sconforto di sentirsi senza futuro, dall’impotenza che provano i ragazzi che pensano di non poterselo neanche immaginare, un futuro, qui a Ugento hanno perso tutti.
Rimane il fatto che la morte di Peppino ha tirato la stura ad una cappa di indifferenza che ha soffocato Ugento per anni. Ha richiamato con veemenza alle proprie responsabilità gli ugentini. E’ nato un bellissimo movimento civico, che ha fatto sentire con successo la propria voce sulle questioni ambientali più urgenti.
Ugento deve andare fiero di tutto ciò che di bello e di sano è riuscito a creare in questi 17 mesi.
Da lì comincia la sua rinascita.
Archivio per novembre, 2009Mi sento a casa, ogni volta che sono a Ugento. Sulla costa del suo mare sono cresciuta, a contatto con i drammi della sua gente ho rafforzato la mia professione di giornalista. L’altra sera è stata una bellissima serata. Era il convegno con il quale il comitato “Io Conto” festeggiava un anno di attività. Non era una semplice autocelebrazione. Era un momento per riflettere e fermarsi, per poi ripartire. Ma a quella fermata, a quella riflessione, è pesato il silenzio assordante dell’Amministrazione comunale. Il sindaco Eugenio Ozza, sebbene invitato, non si è presentato, né ha comunicato il perché. Non si é preso il disturbo neanche di inventarsi una scusa. Eppure aveva più volte assicurato gli organizzatori, dicendo che ci sarebbe stato. Prima di sapere che ci sarebbe stato anche Il Tacco d’Italia. Poi il silenzio. Si è consumata così una definitiva frattura tra l’Amministrazione e una parte della cittadinanza, verso il cui impegno e la cui riflessione il sindaco evidentemente prova indifferenza.
|
|
|


Articoli (RSS)