
La Regione Puglia dovrà rispondere formalmente alla diffida del Comune di Maglie del 17 agosto scorso, con la quale intimava che fosse il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ad eseguire “ogni necessaria attività e provvedimento d’urgenza, in ragione delle dimensioni dell’emergenza, anche con riferimento alla necessità di verifica della sussistenza di altre fonti di inquinamento da diossina che possano incidere su un territorio di così vaste dimensioni”.
Lo ha deciso il Tar in una sentenza pubblicata il 16 dicembre scorso (prima sezione, presidente Aldo Ravalli).
E’ una sentenza che ordina alla Regione di pronunciarsi rispetto alla lettera del Comune di Maglie, ma che non “ordina” a Vendola, in quanto presidente, di fare quello che è richiesto dal Comune.
Si tratta cioè di una sentenza che si esprime su una questione di “metodo” e non di “merito”: insomma, la Regione non può esimersi dal rispondere se è un Comune a chiederglielo.
Ovviamente però il sindaco Antonio Fitto ha convocato una conferenza stampa nel corso della quale, con toni trionfalistici, ha definito la sua amministrazione “la vera garante della salute dei cittadini”.
Forse si tratta di un’affermazione fatta in preda ad un’amnesia: il Comune di Maglie infatti non si è mai costituito parte civile nei processi penali intentati dalla Procura di Lecce contro la Copersalento durante il mandato del sindaco Fitto.
Costituzione di parte civile al contrario portata avanti dal Comune di Melpignano e Cursi.
Eppure ci sono state diverse sentenze di condanna, di cui una passata in giudicato, che attribuiscono gravi responsabilità al legale rappresentante della Copersalento e al direttore (all’epoca Rampino e Merico), per aver inquinato l’ambiente circostante.
Ma del Comune di Maglie, in questi processi, neanche l’ombra.
Per dirne un’altra: negli ultimi due mesi è stato istruito un processo nel quale è stato già emesso un decreto penale di condanna questa volta contro il solo direttore dello stabilimento, Egidio Merico, perché nel 2006 erano stati registrati nelle polveri il superamento dei limiti di diverse sostanze cancerogene. Voglio dire che ci sono state diverse udienze, dal 17 agosto ad oggi, cioè da quando il sindaco Fitto ha scoperto la sua vocazione di paladino dell’ambiente diffidando la Regione Puglia a rispondergli: avrebbe potuto costituirsi parte civile, se veramente si fosse sentito l’unico garante della salute dei cittadini.
Perché non l’ha fatto?
Nella sua risposta, dovuta per legge, la Regione Puglia potrebbe inserire anche questa domanda.



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