Archivio per febbraio, 2010

Ricordate il centro stoccaggio fantasma? Quasi sei miliardi di lire di soldi pubblici, di proprietà del Comune di Ugento, finito e collaudato nel 2002 e mai entrato in funzione?

Abbandonato, vandalizzato, sventrato, dimenticato poi scoperto dal Tacco? E prima del Tacco da Peppino Basile che lì, la notte prima di morire si era recato per fare un sopralluogo, mentre si arrovellava sul perché fosse stato possibile un tale spreco?

Avrebbe dovuto gestirlo il Comune, per dare lavoro a 18 persone e per contribuire a ridurre il volume di rifiuti in discarica. Infatti lì, plastica, carta e vetro, si sarebbero dovuti trasformare in balle da spedire poi ai consorzi di trasformazione.

Invece niente di tutto questo è accaduto.

E’ accaduto invece che il centro di stoccaggio di proprietà pubblica è stato dato in gestione ai privati che hanno vinto l’appalto per la costruzione dell’adiacente centro di biostabilizzazione, in contrada Burgesi. Vedremo che cosa ne faranno: dovrebbero usarlo per realizzare, per la seconda volta, un altro centro di stoccaggio.

I privati, ossia la Cogeam del gruppo Marcegaglia, in particolare la “Progetto ambiente bacino Lecce tre srl” ora è responsabile di tutto ciò che accade lì dentro, ed è per questo che, per entrare nel Centro di stoccaggio con la troupe di Striscia la notizia per realizzare un servizio che andrà in onda nei prossimi giorni, ci hanno fatto firmare una liberatoria, il cui senso è “se vi fate male qui dentro, la colpa non è nostra”.

Infatti lì tutto versa in uno stato di totale degrado.

Ancora una volta, abbiamo realizzato un ampio reportage che testimonia lo scempio che negli anni è stato fatto di tutti i macchinari e le attrezzature.

Eccolo qui.

Non fate “sangue acido”. Alla fine, è carnevale.

Ugento. Impianto di stoccaggio. Fabio dà il benvenuto

Ugento. Impianto di stoccaggio. Fabio dà il benvenuto

Macchinari moderni ed innovativi? Una volta, forse. Oggi sono arrugginiti e inservibili

Macchinari moderni ed innovativi? Una volta, forse. Oggi sono arrugginiti e inservibili

Attendere, prego. Chissà quanto

Attendere, prego. Chissà quanto

Attenzione alle super-innovative lampade che piovono dal cielo

Attenzione alle super-innovative lampade che piovono dal cielo

La centralina elettrica. Abitata da chi ha saputo farne buon uso...

La centralina elettrica. Abitata da chi ha saputo farne buon uso...

E infine: vista panoramica sulla discarica Burgesi. E dove, sennò?

E infine: vista panoramica sulla discarica Burgesi. E dove, sennò?

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TRIBUNALE

La direzione distrettuale antimafia di Palermo ha lanciato un allarme: l’inasprimento delle pene per i mafiosi, previsto dal “pacchetto sicurezza” del governo Berlusconi, rischia di far saltare numerosi processi ai boss di Cosa nostra.

Paradossale, ma vero.

Le nuove norme infatti stabiliscono che, in presenza di tre aggravanti, le condanne per il reato di associazione mafiosa possano anche arrivare a 25-30 anni. E, poiché per le pene superiori ai 30 anni, pene quali l’omicidio, per esempio, la competenza non è del tribunale ordinario ma della corte d’Assise, il Governo ha stabilito che i processi vengano trasferiti nel tribunale competente. La corte d’Assise, appunto.

E’ proprio per questo che molti processi in Sicilia sono stati bloccati: la Cassazione, accettando le motivazioni degli avvocati degli imputati per mafia, ha dichiarato l’incompetenza dei tribunali a giudicare in presenza di aggravanti e ha azzerato tutto assegnando il dibattimento alla corte d’Assise.
Leggiamo su Repubblica che proprio oggi a Palermo altri due processi si sono fermati per questo nuovo cavillo tutto italiano: quello contro i boss di San Lorenzo Madonia ed un troncone del dibattimento “Perseo”.

E’ per questo che oggi la Dia di Palermo ha lanciato un allarme: c’è il rischio concreto che anni e anni di indagini e di processi contro “Cosa nostra” vadano in fumo.

Non c’è il rischio prescrizione, perché i reati di mafia non prevedono questa possibilità, ma il rischio di una vera e propria impunità permanente per i mafiosi.

Infatti questa nuova norma vale anche per processi che sono arrivati al terzo grado di giudizio, la Cassazione, poiché nel testo si legge “in ogni stato e grado di giudizio”.

Un po’ come succede nel gioco dell’oca, che arrivati alla fine si riparte dallo “start”.

Un inaspettato regalo alla mafia da parte del governo, non c’è che dire, camuffato da inasprimento della pena.

E nel Salento? Quali processi rischiano di essere bloccati?

Ve lo faremo sapere al più presto.

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