Il futuro della sinistra italiana è tutto nel discorso di Vendola. La riscossa del popolo della sinistra parte e passa dalla Puglia che, da “anomalia”, si candida a diventare “normalità”. Parlarne oggi sembra un azzardo, ma a risentire le frasi e i toni con cui Vendola le ha pronunciate, nel suo discorso in piazza della Libertà a Bari, si aprono scenari che appaiono sorprendentemente nitidi. Se incrociamo quelle frasi con le dichiarazioni rilasciate da Vendola oggi sul Manifesto, e le inseriamo nel contesto desolante della sinistra nazionale e dei risultati positivi per il centrodestra, allora gli scenari sembrano obbligati.
Parole positive per Poli Bortone; il Pd è “leale ed entusiasta”; con l’Idv è legato da “fraterna amicizia”; i Radicali sono “amici ritrovati”.
Le fabbriche di Nichi sono state la vera novità, il valore aggiunto della campagna elettorale: la buona politica, concretezza e utopia insieme, mescolate, le due gambe su cui cammina un progetto di speranza.
Dopo una breve vacanza per riposarsi “in un igloo, dove non prendere il telefonino, a leggere poesia, a toccare i libri, che mi mancano, ad ascoltare buona musica”, Vendola, promette, convocherà gli “stati generali delle fabbriche di Nichi” in tutta Italia, “per decidere che cosa fare”. Perché secondo lui le fabbriche non possono sciogliersi, sono stati luoghi belli, dove incontrarsi e fare politica buona. Se si sciogliessero, dice, “sentirei una nostalgia lancinante”. Nichi Vendola chiama a raccolta il suo popolo: decideremo insieme, dice, ma “io ho una mia idea. Penso che le fabbriche debbano espandersi in tutta Italia. Il cantiere ora è quello di un’Italia migliore”.
Il cantiere, quindi, che finora era stato la Puglia, viene esportato.
Mette poi in contrapposizione il Nord, cattivo e malevolo, con il Sud delle eccellenze e dei talenti: il Sud “ha la responsabilità di dover fare una battaglia forse in solitudine per difendere l’unità nazionale, contro la secessione, che domani sarà imboccata con più forza, dalla tracotanza di Bossi, dal sodalizio che cementa il nuovo blocco di potere di una destra reazionaria, capace di regalare paura e precarietà”.
Sembra ancora di più un’apertura verso Poli Bortone, forse presidente del Consiglio.
La sinistra poi, diventa elemento ontologico di una destra che non c’è. La ragione della sua esistenza: “dobbiamo aiutare il centro destra a trovare la bussola e una nuova classe dirigente”.
Fitto è un “alleato prezioso”, per questo – dice – ho pensato di fondare l’associazione “Nessuno tocchi Raffaele”.
Troppo tardi: Fitto ha rassegnato le dimissioni, accettate da Berlusconi e ha subito l’affondo di Salvatore Tatarella. Nella “sua” Provincia, poi, nessuno degli otto assessori provinciali candidati (praticamente tutta la Giunta) è riuscito a raggiungere lo scranno regionale. Un manrovescio che non può non scuotere gli assetti della squadra di Gabellone, a meno di un anno di governo, così come sta già accadendo per il Comune di Lecce, dove sarebbe in cottura un rimpasto.
A Lecce, infatti, c’è stato il sorpasso di Vendola su Palese: poca roba, ma simbolicamente importante.
Soprattutto se poi si guarda nel merito, ad un Carlo Salvemini, ex Pd, che con la lista del presidente Vendola ha sorpassato Antonio Rotundo (Pd), già deputato.
Le comunali sono vicine e (finalmente) c’è una classe dirigente di sinistra che, se non ha avuto spazio, se lo sta conquistando. Che si vada di Salvemini in Salvemini?


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Carissimo Direttore, o Direttora come viene simpaticamente riportato sul suo giornale,
volevo esprimerle tutta la mia stima e riconoscerle la sua brillante lungimiranza per quello che ha scritto nel suo commento ai risultati elettorali delle Elezioni Regionali nel suo editoriale di oggiAggiungi un appuntamento per oggi “Carlo Salvemini e il sorpasso”.
Come lei anche io credo che se ancora siamo in balia dei capricci delle brezze del nord,comunque il vento stà cambiando, e che soffi un aria di scirocco forte, e incontrollabile.
Partirà dalla Primavera Pugliese, dalla Puglia Migliore il nostro riscatto, quello di tutti i meridionali, e quello degli italiani.
Ha ragione quando asserendo che c’è stato il sorpasso anche se risicato, della sinistra sulla destra a Lecce (credo non succedesse da tempo immemore), conclude con il degno prologo “Le comunali sono vicine e (finalmente) c’è una classe dirigente di sinistra che, se non ha avuto spazio, se lo sta conquistando. Che si vada di Salvemini in Salvemini?”
Faremo in modo che queste profetiche parole diventino realtà.
Ci conti.
Stefano Spagnolo
Presidente Circolo Italia dei Valori di Lecce.
segnalo che Carlo Salvemini incontra i suoi simpatizzanti venerdì 9 alle 18.30 presso le Officine Cantelmo a Lecce.
Una conversazione pubblica (aperta a tutti gli interessati) per elaborare progetti, idee, parole, chiavi di lettura, punti di vista utili a non fermarsi e andare oltre la vittoria delle regionali.
E disegnare la rotta di un nuovo viaggio politico, in Puglia e a Lecce.
comunque berlusconi le dimissioni di fitto le ha respinte…
complimenti, segnalo questo link:
http://www.ubaldovillanilubelli.com/u/index.php?option=com_content&view=article&id=57:che-fine-fara-il-sud-dopo-le-elezioni-regionali&catid=1:ultime&Itemid=48