
La notizia delle dimissioni di Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con le Regioni, aveva cominciato a circolare dall’alba di ieri. Dopo alcune ore dall’inizio dello spoglio infatti, quando ormai il distacco tra Rocco Palese e Nichi Vendola superava il tre per cento, cioè la “forbice” di sicurezza prevista dagli exit poll, Raffaele Fitto si era recato nel comitato di Bari del “suo” candidato e, circondategli le spalle con un braccio, aveva dichiarato che quella sconfitta era il “frutto di un disegno più ampio ordito per farci perdere. Un disegno con l’evidente obiettivo di indebolirci, avente una regia più ampia, capace di inglobare il centro e la sinistra. Ne prenderemo atto”. Questa frase era già apparsa ai più fini conoscitori delle dinamiche interne al Pdl, come l’anticipazione di una resa. Alcune voci, sempre interne al partito di Fitto, parlano addirittura di una promessa fatta a Berlusconi quando, quello che ormai è il suo ex “delfino”, la sua ex “protesi”, l’aveva spuntata nel braccio di ferro: “Se perdo mi dimetto”, e su questa frase, pare, quasi una battuta, si sono stretti la mano, Fitto e il presidente del Consiglio, lasciando al terzo Polo la candidatura di Adriana Poli, preferita da Berlusconi al fido Rocco.
Una candidatura poi risultata determinante, se è vero che le liste che hanno sostenuto Adriana Poli hanno raccolto più consenti della candidata, svelando il meccanismo, preannunciato, del voto disgiunto a sostegno di Vendola. Allo stesso modo, le liste a sostegno del candidato di Fitto hanno raccolto più consensi dello stesso candidato: una critica tutta interna al Pdl, con personaggi di primo piano come l’ex presidente della Regione Puglia Di Stato e il consigliere regionale uscente Attanasio (Pdl, ex An), che non hanno condiviso la linea fittiana. Un rinnovamento nella dirigenza: è di questo che si parla, sebbene a caldo nessuno abbia voglia di commentare. Lo zio Antonio Fitto, che per la seconda volta candidato sindaco a Maglie, paese del ministro, l’ha avuta vinta al primo turno contro il candidato del Pd e dell’Udc, parla di un “atto di responsabilità e rispetto nei confronti del Pdl”. Per l’europarlamentare Raffaele Baldassarre “Fitto ha anticipato chi voleva metterlo sulla graticola. La successione? Nessuno meglio di Fitto può rappresentare in Puglia il Pdl, dal momento che il 90% delle liste sono suoi amici. Né può sostituirlo Mantovano. Se Berlusconi respinge le dimissioni, avrà spuntato gli artigli alla Poli”.
Mario De Donatis, fine conoscitore della politica regionale, è stato dirigente della Regione Puglia con undici presidenti. Amico di famiglia dei Fitto fino a cinque anni fa, lavorò con il padre, Salvatore e con il figlio, Raffaele, di cui fu capo di gabinetto. Poco prima della fine del governo di centrodestra, prese le distanze da Fitto avvicinandosi alle posizioni dell’Udc. Oggi è vicepresidente dell’Istituto pugliese di ricerche economiche e sociali ed è delegato per la Puglia del sindacato di categoria Confedir.
Che ne pensa dell’esistenza di un disegno con una regia superiore volta alla sconfitta di Fitto?
“E’ una lettura a caldo di chi ricerca all’esterno responsabilità addebitabili unicamente ai propri comportamenti. Da esterno alla politica, quello che è successo in Puglia denuncia la crisi dei partiti che, in assenza di democrazia interna, assumono più la connotazione di “comitati di affari” che di strumento in grado di far partecipare il popolo ai processi decisionali. Del resto, al di là delle singole candidature, mi chiedo se possano essere condivisibili le modalità di selezione adottate (ad esclusione delle primarie che, in ogni caso, condivisibili o meno, sono un percorso trasparente e di alto profilo democratico). Voglio dire che oggi occorre superare il deficit di democrazia interna ai partiti che incide sul ricambio della classe dirigente ed espone la politica all’inquinamento di lobby affaristiche che dal finanziare i partiti sono passate a sostenere uomini e nuove formazioni clientelari”.
Come cambieranno i rapporti di forza interni alla coalizione?
“Potrei dire che la ex componente di An potrebbe ricercare la rivincita ed infierendo su Fitto, capro espiatorio, potrebbe ricostruire un proprio ruolo. Ma il problema non è questo. In Puglia non c’è una destra né un centro-destra. L’aggregazione berlusconiana che oggi vede fuori quota la Poli (che ha una storia completamente diversa), è la sedimentazione di vecchie correnti Dc di area dorotea, di clientele, presenti nel mondo delle professioni ed alimentate dal potere regionale dei colletti bianchi delle Istituzioni (livelli elettivi e burocratici) che, in assenza di indirizzi politici e di programmazione agiscono nel mare, senza sponde, delle risorse europee, forse più interessanti di quelle che alimentano la sanità”.


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