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ancient note

Prendo spunto da una simpatica conversazione avuta oggi per parlare di noi lunatici.

Picchi di euforia si alternano a baratri di depressione, il cervello va su e giù come un'altalena. Un giorno sei la persona più solare del mondo, e il giorno dopo vorresti mordere in testa le persone. Un minuto prima stai cantando a squarcia gola Here comes the sun dei Beatles e poi qualcosa ti scatta dentro e entri in trans con Creep dei Radiohead. Non c'è via d'uscita. Si dice che l'essere lunatico condiziona ogni aspetto della vita perché "è intimamente legato all'eros, alla creatività artistica, alla genialità politica". Io ci credo, per carità. Meglio che sentirsi dare sempre addosso per i continui cambiamenti di umore. Quello che è difficile da far capire a chi ti sta attorno è che la lunaticità non si combatte, s'impara a conviverci.

Gli amanti degli oroscopi staranno già borbottando: "Eccola, è un cancro". Ebbene sì, e allora??! Tanto di segni zodiacali non ne capisco nulla. So solo che noi "cancri" ci sentiamo ripetere sempre le stesse cose, da quando siamo nati. "Però siete sensibili", così aggiustano il tiro poi. Considerando che da ogni piccola cosa che vedo potrebbe nascere un potenziale legame affettivo, direi che sì, è vero.

La cosa che non capisco è se in noi lunatici domina l'istinto o la ragione. Mi sa che si alternano a seconda dei momenti, a caso però, ecco perché si finisce nei guai abbastanza facilmente. Ci sono situazioni in cui non mi fido mai del mio istinto. Ne faccio giudizio e lo tradisco. Poi, una volta compreso e chiarificato, mi rammarico di non averlo seguito. Mannaggia a noi!

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null

Viva l'Italia, l'Italia liberata,

l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.

L'Italia derubata e colpita al cuore,

viva l'Italia, l'Italia che non muore.

Viva l'Italia, presa a tradimento,

l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,

l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,

viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.

Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,

l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare,

l'Italia metà giardino e metà galera,

viva l'Italia, l'Italia tutta intera.

Viva l'Italia, l'Italia che lavora,

l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,

l'Italia metà dovere e metà fortuna,

viva l'Italia, l'Italia sulla luna.

Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,

l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,

l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,

viva l'Italia, l'Italia che resiste.

(Francesco De Gregori – 1979)

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Oreo

Top five dei miei biscotti preferiti.

Al numero 1, gli Oreo! Vengono dall'America e sono buonissimi. Finalmente, a breve, si potranno trovare anche nei supermercati italiani. Se vi capita di fare un viaggetto negli Usa, vi consiglio di provare il gelato al gusto Oreo! Cos'hanno di particolare? Eh, a saperlo! Sono come la Coca cola, non si sa mica come sono fatti. Nel senso, trattasi di due biscottini neri neri che sanno di cacao, ma non di cacao normale! Nel mezzo, poi, c'è una crema di latte troppo buona! Superconsigliati (solo da me) la sera tardi, prima di andare a letto, inzuppati in un bel bicchierozzo di latte freddo. Quando abitavo a Firenze, li trovavo solo da Blockbuster. A breve, a detta della pubblicità che circola in questi giorni sulle reti Mediaset, arriveranno in tutti i supermercati italiani. Era ora!

Al numero 2, le Macine. Anche se non le mangio più dopo aver visto Beppe Grillo piangere nei suoi spettacoli mentre lanciava Macine sul pubblico. Perchè? Pare contengano nanoparticelle e per questo sono state inserite nella lista nera di Grillo sugli alimenti "di marca" da evitare. Noooooo, le Macine noooooo!

Al numero 3, le Campagnole al riso. Che dire, due kg di bontà a biscotto.

Al numero 4, i ciocco-biscotti "Prince". Quelli enormi, semplici, due dischi volanti con in mezzo cioccolato. Mmmmhhh.

Al numero 5, last but not the least, i biscotti al burro. Un brutto viziaccio ereditato dalle origini "british" della mia famiglia. Però sono veramente buoni col thè.

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canoa

Dal Sole24Ore di qualche giorno fa

LA GARA DI CANOA

C'era una volta una squadra italiana di canoa.

Una società italiana e una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di 8 uomini.

Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivò il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro. Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra. Il Top Management decise che si sarebbe dovuto vincere l'anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema. Il gruppo di progetto scoprì dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano. In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana. Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c'erano troppe persone a comandare e troppo poche a remare. Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori e uno ai remi. Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore:"Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilità". L'anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri. La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.

La società di consulenza preparò una nuova analisi, dove dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.

Al momento la società italiana è impegnata a progettare una nuova canoa….

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giro di vite

La parola del 2008 è "palindromo". Chi l'ha deciso? Io. Ma non è difficile accorgersene se si è visto un bel film come Caos Calmo di Nanni Moretti. O se per ovviare alla noia vi siete dedicati alla lettura del nuovo libro di Fabio Volo Il giorno in più. Uno di quelli che rientra nella mia categoria dei "libri-cazzeggio ma non troppo". Per la cronaca, la cosa mi sta più che bene. Il palindromo è quella sequenza di caratteri che, letta al contrario, rimane identica. Esempio? Osso. Più difficile: "i topi non avevano nipoti"(è inutile che controllate, se non fosse palindromo non l'avrei scritto, vi pare??). È una frase che di per sé non vuol dire nulla ma mi sta parecchio simpatica. Guardate il film di Moretti e poi mi darete ragione.

I peggiori palindromi che io abbia mai sentito sono: l'otturarutto (strumento idraulico per risolvere i problemi dei tubi digerenti) e l'accavallavacca (macchina per stivare una vacca su una vacca, o anche una vacca su un cavallo). Tuttavia li trovo stimolanti.

Ma torniamo a Caos Calmo. È una di quelle pellicole che fanno soffrire, creano empatia e sinceramente non vorrei mai trovarmi nei panni del protagonista. Il film è giocato, quasi totalmente, su Nanni Moretti in attesa, per strada, all'ingresso, in auto, sulla panchina, al chiosco. Interpreta Pietro Paladini, manager efficiente e sempre in movimento che, in seguito alla morte improvvisa della moglie, promette alla figlia Claudia di aspettarla ogni giorno davanti alla scuola sino alla fine delle lezioni. Pietro resta fossilizzato sulla panchina di un cortile, dove riceve visite e rivelazioni di colleghi e familiari e si abbandona al dolore senza renderlo trasparente. "Non sto seduto tutto il giorno. Mi muovo…" spiega loro. Fantastico. Curiosa anche la scena dove finalmente Pietro crolla davanti al fratello che gli offre una canna di oppio: Sale? Sta salendo? Sale sale…Per forza di cose, alla fine del film, non pensi alla scena di sesso di Moretti con la Ferrari (che è un ottimo espediente per far pubblicità a un film con una storia difficile da digerire). Pensi al palindromo "i topi non avevano nipoti" e ti dici che è reversibile, ti racconti che lo puoi ribaltare, che se lo ribalti il risultato non cambia. E te ne compiaci. Perché immagini di poter sempre rimettere apposto le cose, farle ritornare esattemente com'erano all'inizio.

In verità, penso che sta storia della reversibilità sia na gran presa per il culo. Il tempo di sicuro non è palindromo.

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La redazione della rivista tedesca Kulturaustausch ("Scambio di culture") ha organizzato una gara tra parole provenienti da tutto il mondo. Alla fine del 2007 l'espressione più bella è risultata la turca "yakamoz", il cui significato in italiano è traducibile con almeno sei parole: vuol dire "il riflesso della luna sull'acqua".

La competizione si è svolta tra centinaia di termini inviati da 58 paesi diversi, di ogni continente. L'ultimo mese la giuria ha selezionato i migliori 7. "Yakamoz" ha così battuto in sequenza la cinese "hu lu" (dormire respirando profondamente, ma per alcuni anche russare), il termine della lingua africana Baganda "volongoto" (caotico), quello norvegese "Oppholdsvaer" (la luce del giorno dopo la pioggia), il termine "Madala" del popolo africano Hausa (grazie a Dio), la brasiliana "saudade" (universalmente nota come nostalgia), e l'ucraina "Perekotipole" (il corridore del deserto). Molto indietro le espressioni inviate dai proponenti italiani. A entrare fra le prime venti è stata la parola "iella" finita, manco farlo apposta, al 17mo posto. Ancora più giù e non classificata un'espressione che invece avrebbe meritato miglior fortuna, e cioè "ironia".

La vincitrice "yakamoz" è sì traducibile come "il riflesso della luna sull'acqua". Ma è anche un termine che nella lingua turca è capace di assumere valori diversi. Forse è stata anzi la complessità multiforme del suo significato a preferirla infine a espressioni da un punto di vista onomatopeico, o di semplice timbro del suono, più riconoscibili e note a livello internazionale. "Yakamoz" infatti si riferisce pure alla composizione di quei microorganismi in grado di formarsi sott'acqua, soprattutto nel Bosforo e che, nelle notti di luna piena, sono capaci di dare uno scintillìo alle piccole onde create dai remi dei pescatori e dal cui riverbero gli istanbuliti sono soliti farsi rapire quando in mare o seduti a riva compiono il cosiddetto "alem", cioè "il momento di rilassarsi in compagnia degli amici".

Secondo alcuni, più fortuna avrebbero potuto avere proposte come la tedesca "Kristallklar" (chiaro come il cristallo), la francese "souffle" (respirare) o la spagnola "caracol" (faccia di carbone, proposta dai lettori argentini), o ancora l'araba "Donia" (il mondo, la vita), la persiana "Wattan" (patria), e la finlandese "Vazhaippazham" (che vuol dire semplicemente banana). Se non addirittura l'africana (ancora dalla lingua Hausa) "Kwangaba – Kwangbaya", parola dai significati multipli: indecisione, irresolutezza, ma anche – con un giudizio riguardante un'endemica instabilità democratica del continente – esprimibile chiaramente come "un passo avanti e un passo indietro".

Non si esclude, a breve, una nuova edizione del gioco. A Berlino la vincitrice turca, Rana Aydin, residente in Belgio, ha ritirato nei giorni scorsi il riconoscimento: "È semplicemente bello – ha detto riferendosi alla sua proposta – comprimere in una sola parola quel che vuol dire l'espressione "yakamoz"". Grande festa ad Ankara, dove il miglior ristorante di pesce della capitale turca si trova nel quartiere alto di Gaziosmanpasha. Si chiama per l'appunto "Yakamoz": serve il pesce cotto su padelle di legno che, una volta raggiunta la temperatura ideale, vengono servite direttamente in tavola. D'ora in poi, immaginando anche il riflesso della luna sul Bosforo.

MARCO ANSALDO (La Repubblica.it)

ALEM A TUTTI

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il mio Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

fa che arrivi presto l'estate. Grazie.

Flavia

AUGURONI BEDDHI!

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Chiedo espressamente ai fabbricanti di auto di prevedere una luce nei fanalini di coda da poter accendere per segnalare che non stai andando in nessun posto. Che vuoi semplicemente girovagare per le strade, piano. Che vuoi ascoltare un po' di buona musica e cantare o lasciare che sia il volume ad indicare come muoverti. Mentre fabbrichi pensieri, certa musica ti suona meglio nelle orecchie.

La vita degli altri sembra essere sempre sull'orlo di una svolta decisiva, come nella canzone dei Doors Break on through (to the other side): Coraggio su, passa dall'altra parte.

Alle volte la vita spara un sacco di cazzate che non riuscirai mai a spiegarti. Puoi fermarti e piangere, aspettando di capire. Un po' come cercare di restare a galla senza nuotare.

A Paride

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Quante cose vi possono irritare in una giornata?

Numero uno. Arrivo in città e dopo un quarto d'ora di giro a vuoto, individuo un parcheggio papabile che potrebbe permettermi di non distruggere tre macchine. Mentre abbozzo un sorriso, quello davanti a me mette la freccia.

Numero due. Vedo un altro parcheggio vuoto, mi ci fiondo ma mi accorgo che potrei far danni perché occorrerebbe una manovra perfetta. Passo. L'auto di dietro, perfettamente identica alla mia, con tre manovre è dentro.

Numero tre. Vedo l'ennesimo rettangolo vuoto – rigorosamente blu – ma un cretino ha parcheggiato sulle strisce e metà del di dietro illuminato della sua macchina è nel mio parcheggio. Aspetto e dopo cinque minuti arriva. Il classico portatore di abbronzatura artificiale con catena al collo. Il mondo si è veramente immazzarito.

Numero quattro. Piove e non ho l'ombrello.

Numero cinque. L'ascensore è rotto. La redazione è al settimo piano.

In redazione

Numero uno. Squilla il telefono – nell'arco di un minuto squilla almeno dieci volte e si fa a gara per non rispondere – e una signora mi racconta che ha appena visto passare un'ambulanza sotto casa sua.

Numero due. Risquilla il telefono. Ancora lei. "Ne è passata un'altra".

Al supermercato

Compro un etto di prosciutto crudo. "Altro?", cento grammi di formaggio, "Altro?", nient'altro, "Nient'altro??".

Sul cell

"Port sub il dvd che ti 6 pres ieri sen m ink d brut". Non ci sono parole, rob da paz

Alla radio

Numero uno. Divertentismo alle 8 del mattino. Quando c'è poco da divertentirsi.

Numero due. La canzone dell'estate a novembre.

Dal benzinaio

Numero uno. Dieci diesel. "Stiamo aspettando il rifornimento". La prossima stazione? "Non ce ne sono per i prossimi 20 chilometri".

A casa

Numero uno. Il telefono di casa non funziona. Mia madre mi chiama sul cell. "Te l'avevo detto di staccare tutto ieri per il temporale. Ora chiama la Telecom. Fallo dal telefono di casa però, così vedono subito il guasto sulla linea". Un genio.

In linea con Telecom

"Digiti 1", "Digiti 2"…e così via di opzione in opzione con inframezzo di musichette e din don dan. "La serviremo in 4 minuti". Tu, tu, tu, tu…

A letto

Accendo la stufa in camera. Mi metto sotto il piumone a vedere ben due puntate di doc House. Sento il gatto miagolare. La sua lettiera è rimasta fuori.

Miaooooooooooooooo.

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Lecce

L'orgoglio salentino conquisterà il mondo. Nel bene o nel male, il 2007 è stato l'anno del Salento e di Lecce. Nel bene o nel male, abbiamo attirato l'attenzione di cinema, tv, radio e stampe varie ed eventuali sul nostro territorio. Bastassero i media a far cambiare un pò più di cose…Siamo stati scoperti dal Colombo di turno (ancora lo sto cercando) e la nostra isoletta felice sarà presto infestata dalla realtà. Stanno arrivando i girasoli, le pale girano già, la pizzica è diventata musica "ambient". E a chi dice "era ora" rispondo "la notorietà ha sempre il suo prezzo". Tenetevi salda l'identità perchè ci sta sfuggendo dalle mani.

Intanto vi segnalo "Giramundo", una bella canzone tratta dall'ultimo album di Roy Paci&Aretuska intitolato "Suonoglobal"(da lui stesso definito "Mediterrone"): inconfondibile il suono della sua tromba folle come sempre, unita alla voce di Pau dei Negrita. Fate attenzione al ritornello finale: dice una piccola verità su Lecce…

Giramundo gira gira entre verdad y mentira

Senza meta o direzione, la tua destinazione

Varia in base a un temporale, al dondolio del mare

A dove batte il sole, a dove suona il canto dell'amore

Suono che si mescola, al ritmo dei tamburi,

bomba che trapassa i muri e scoppia in mille direzioni

nei porti e alle stazioni, tra popoli e religioni

tra dolore y carnaval tocando el suono global

Rit.

Y por la calle chaval

Gira el mundo

Y por la calle chaval

Girerà, que viva el suono global

Giramundo gira gira entre verdad y mentira

Nel fecondo basso fondo dove è in girotondo

L'energia del mondo Vagabondo gira! Tra verità e mentira

Bucando le barriere, scavando le frontiere

Y por la calle chaval

Gira el mundo

Y por la calle chaval girerà

Rit.

Oye va subiendo en este mundo la cancrena

Tengo el alma muy borracha que me habla y no se entera,

como fuera un golpe que te pasa dentro la barriga,

ahora mismo siento el ruido de la musica mestiza

miro ahora un campesino cruzando la mi carretera

me rifiere de la vida y de la historia como fuera,

sin envidia y sin engano y sin muchas ilusiones,

pero me doy cuenta que eso es mi calavera

Rit.

Da quando la Sicilia è in Cataluna e Londra è in Mali

Da quando Kingston è in Africa e Lecce è la Giamaica

Da quando Sarayevo è in Palestina e il Cairo in Messico

Da quando Haiti è a Barcellona e Cuba nel Mar Baltico

Mette una voglia di partire sta canzone…

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