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Questa serie (sempre a rischio di cancellazione) secondo molti ha un difetto: la storia orizzontale che racconta non va avanti, puntata dopo puntata non succede granché.

È vero.

Ma in parte è un problema genetico: il racconto si piazza tra il secondo e il quarto film della saga di Terminator e si propone in continuity tra loro, ovvero pare che non vogliano liquidare gli avvenimenti di questa serie come cose avvenute su una diversa linea temporale e quindi non rilevanti (un po’ come è successo al terzo film rispetto a questa serie). Perciò il futuro della lotta a Skynet è già noto, si risolverà nel quarto capitolo in arrivo e non in questa serie.

Alla fine restano da raccontare le mille sfaccettature dei protagonisti, cosa che viene fatta puntata dopo puntata quasi sempre benissimo. La difficoltà, per Sarah, ad essere madre e guerriera, protettrice e addestratrice; la difficoltà, per John, ad essere adolescente con un destino già segnato che non si è scelto e la difficoltà ad accettare il proprio ruolo. Oltre alle mille sfaccettature di Robot sempre più umani che convivono con persone reali e cercano di capirne sentimenti ed emozioni.

Prendiamo il trittico di storie psicologiche con cui la serie è “esordita” nella nuova collocazione del venerdì della Fox. Sono la conclusione di uno story-arc più lungo, che parte dall’ossessione di Sarah per 3 puntini che ha visto in sogno. Ossessione che porta i nostri a girare apparentemente ancora più a vuoto del solito e che porta Sarah a beccarsi una pallottola nella gamba, nella puntata finale di metà serie (quella con cui la serie salutava la collocazione del mercoledì). In queste tre storie a livello di meri avvenimenti non accade nulla, Sarah viene curata. Punto. Quello che succede però è che Sarah fa i conti con le proprie paure, con il peso del suo destino, con l’aver ucciso per la prima volta un uomo. Sarah cambia, matura, acquista consapevolezza.

Io personalmente non trovo per nulla noioso questo tipo di racconto, anzi. Se poi viene sviluppato con la maestria e l’eleganza dell’ultimo episodio Some Must Watch, While Some Must Sleep allora addirittura mi esalto.

L’episodio incrocia gli avvenimenti su due piani, quello del sogno e quello della realtà. Ma questo classico stilema narrativo viene sfruttato in maniera magistrale, così da non far comprendere non solo a Sarah, ma anche allo spettatore qual è la realtà e quale il sogno. Anche perché sia nella realtà sia nel sogno il personaggio di Sarah viene tratteggiato e sfaccettato, rendelo sempre più umano e complesso. In altre parole siamo a livelli altissimi di scrittura e di messa in scena.

A tutto questo aggiungete Lena Headey, semrpe perfetta e magistrale nel suo uso dei diversi registri vocali e potete intuire perché questa è una delle mie serie preferite.

Se poi siete tra quelli che si sono annoiatai perché di fatto quasi tutta la puntata si è svolta nel retro di un furgone, pazienza, me ne farò una ragione ;-)

PS

In italiano la doppiatrice di Sarah mi pare di aver visto che non riesca a riprodurre tutte le sfumature che la Headey mette nella voce, rendendo il personaggio molto più piatto.

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