Archivio per la Categoria “novità”

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Ho visto le prime due puntate di questo Party Down, nuova creatura di Rob Thomas, padre di Veronica Mars.

Ora io ho adorato Veronica Mars, ma questo Party Down, nonostante un cast molto veronicamarsiano davvero non mi dice nulla, non fa ridere e non intriga. Pollice verso, per me.

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Kings è un serial ispirato alla saga biblica di David e Saul, i primi due sovrani di Israele ma ambientato in un ipotetico regno moderno molto simile agli Stati Uniti dei nostri giorni.

David è un ragazzo di provincia, che in guerra salva la vita al figlio di Silas, il re di Gilboa. Per questo viene invitato a corte, dove trova un ambiente complesso e sfaccettato, tra intrighi e complotti di palazzo.

Si dice che con la bibbia e Shakespeare tutto sia stato già raccontato, non so se sia vero. Però questo pilot è decisamente bello :)
Solido nel racconto, epico nel tono di ampio respiro nella messa in scena.I personaggi principali risultano già molto complessi e sfaccettati, tra tutti spicca il re, disegnato in maniera molto molto interessante e Ian McShane è bravissimo (ma chi ha visto Deadwood lo sa già).

Molto molto molto convincente.

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Sam Raimi non è solo un autore eccezionale, non è solo il registra di L’Armata delle tenebre, non è solo il regista di Spiderman, è anche il produttore di Xena :) che a suo modo ha influenzato la nostra estetica fantasy-trash.

Tutto questo per dire che Sam Raimi è anche il produttore di The Legend of the Seeker. Una serie televisiva di fantasy liberamente tratta dalla saga The Sword Of Truth dello scrittore Terry Goodkind che va in onda da novembre ed ha superato la metà.

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Al contrario di Xena però le storie del Seeker sono meno umoristiche e più complesse, e per quanto gli episodi siano autoconclusivi la storia orizzontale ci racconta della crescita di Richard Cypher, che da semplice guida dei boschi compie il suo destino e diventa seeker, eroe destinato a sconfiggere il malvagio Lord Rahl.

Siamo in pieno fantasy, con spade magiche, scatole del potere, antichi ordini di maghi e depositarie, combattimenti all’arma bianca e grandi cavalcate. Il tutto nei boschi della Nuova Zelanda.

Non è il Signore degli anelli ma è divertente.

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Lie to me si sta confermando la serie avvincente e ben scritta che mi era sembrata dopo i primi 3 episodi.

Tutti mentono e c’è poco da stare allegri. Di chi è possibile fidarsi? e perché si mente?

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Dollhouse invece continua a non convincermi del tutto, la storia orizzontale si sfaccetta in modo abbastanza interessante ma le singole storie restano noiosette e schematiche. Ho letto che la svolta sarebbe arrivata dopo i primi 6 episodi, ci siamo, staremo a vedere.

Anche CSI: Crime scene investigation si sta assestando sul livello che avevo ipotizzato. L’addio di Grissom alla squadra ha alla fine fatto bene alla narrazione. Gli autori stanno scrivendo storie che coinvolgono tutta la squadra, dando da un lato varietà al racconto e dando dall’altro il tempo al nuovo arrivato (Fishburne) di imparare e quindi di crescere professionalmente.

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La trentenne Erica Strange ha la classica ultima possibilità: uno psicanalista molto particolare, il dottor Tom, le permette di andare nel passato e cambiare le cose, fare diversamente le scelte che l’hanno portata alla vita deludente che vive oggi. Dal primo bacio al primo colloquio, Erica ha l’opportunità di fare le cose nel modo giusto…

Bof, il pilot non mi ha convinto per nulla…

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Ecco una piacevole sorpresa.

Nel senso che dopo aver visto il pilot, nonostante la presenza del bravissimo Tim Roth, non pensavo che questa serie potesse reggere.

Cal Lightman (Tim Roth) è un esperto di cinesica, in pratica scopre i bugiardi semplicemente guardandoli. Ha una società in cui lui e altre tre persone forniscono consulenze a polizia, FBI e privati cittadini.

Sarà che la cinesica non mi convince del tutto, sarà che il libro che ho letto con protagonista un’esperta di cinesica non sono riuscito a finirlo, sarà che alla fine il fatto di scoprire al volo chi mente mi sembrava un meccanismo narrativo fin troppo semplice, ma in ogni caso, vedevo in questa serie un enorme rischio di ripetitività.

Invece dopo quattro puntate si sta rivelando piacevole e abbastanza originale, il problema non è capire se si mente (come ho detto gli esperti lo sanno abbastanza facilmente guardando le micro-espressioni) ma perché lo si fa, e qui la cosa si fa più difficile.

Il serial è a bassa continuity e pur non piazzandosi nella top ten è da seguire, perché offre un discreto intrattenimento.

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Joss Whedon è l’autore di Buffy e per questo ha un nutrito numero di fan grati e adoranti. Finite le avventure della bionda ammazza vampiri è cresciuta l’attesa per un suo nuovo progetto.

Dollhouse ha iniziato ha prendere vita nella rete, tra gli appassionati, molto prima che ne venisse girato un solo ciak. Il primo aprile fingendo di aver visto una sorta di pre-pilot di 15 minuti e Serialmente già parlava di capolavoro assoluto, giusto per rendere l’idea.

Tre settimane fa, finalmente, Dollhouse ha fatto il suo esordio sul canale statunitense FOX. Esordio che ovviamente si è portato dietro altissime aspettative. Io non sono un particolare fan di Buffy o di Whedon, ma inevitabilmente ero molto curioso.

Dollhose non è male, ma per ora non sembra l’opera imprescindibile che tutti aspettavano.

La storia: «Eliza Dushku è Caroline, una ragazza che, per motivi ancora ignoti, accetta di entrare in un’organizzazione clandestina, “Dollhouse” appunto, e diventare Echo, una “doll”: la sua personalità viene azzerrata e, su richiesta di facoltosi clienti, viene sostituita con una diversa a seconda della missione per la quale viene arruolata. Gli “ingaggi” sono tra i più disparati: criminali, spionistici, persino sessuali. L’organizzazione, ovviamente illegale, è gestita dalla glaciale Adele DeWitt (una convincente Olivia Williams), con l’aiuto di Laurence Dominic, suo braccio destro. Della riprogrammazione delle doll si occupa Topher Brink, scienziato dalla dubbia moralità, mentre Boyd Langton (Harry Lennix), ex poliziotto, è l’agente che assiste Echo sul campo.
La Dollhouse stessa, tra una missione e l’altra dei loro soldati riprogrammabili, sembra una spa di lusso, dove le doll si aggirano quasi in trance, in uno stato tra il catatonico e l’infantile. (tratto da Serialmente

Date queste premesse per giudicare la serie si dovrà vedere dove Whedon & co. vanno a parare.
La serie può collassare su se stessa o intrigare: il fatto che la protagonista sia un guscio vuoto da riempire ogni volta con personalità e incarichi differenti permette una flessibilità narrativa inaudita, ma porta con sé l’evidente rischio di non dare una precisa personalità alla protagonista, impedendo al pubblico di affezionarcisi. Più in generale, date le premesse fantascientifiche vedremo se la serie riuscirà a mantenere salda la nostra sospensione dell’incredulità o, alla fine, ci farà gridare alla boiata.

Dopo le prime tre puntate, una partenza piuttosto lenta a dire il vero, quello che possiamo dire è che per ora Dollhouse ha intrigato di più per la stora orizzontale che per le storie verticali: le trame dei singoli episodi risultano prevedibili e poco avvincenti ma si resta affascinati dallo sviluppo che Echo sta subendo puntata dopo puntata.

Venerdì dopo venerdì vedremo (sempre che la Fox, dati gli ascolti non altissimi, non decida di chiuderla anzitempo, come è successo per Firefly).

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Sono infatti due i serial vampireschi di questa stagione televisiva e sono probabilmente le cose più interessanti viste in TV in lingua inglese.

True Blood è una serie in 13 episodi, scritta da Alan Ball, autore di Six feet under e sceneggiatore di American beauty e trasmessa dalla HBO.

Nel mondo di True Blood i vampiri hanno fatto outing e cercano di inserirsi nel mondo degli umani.

I punti di forza di questa storia sono l’ambientazione (il sud della Louisiana), la storia molto letteraria e sopra le righe e l’interpretazione di Anna Paquin (che ha preso il Golden Globe per questa serie).

Anche se non è perfetta True Blood va assolutamente vista per l’originalità dell’idea e la qualità della scrittura e della messa in scena.
Ah, dimenticavo, la sigla è bellissima!

***

Being Human è invece una serie inglese in sei episodi, trasmessa dalla BBC3.

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In Being Human due amici infermieri, un vampiro che non vuole più uccidere e un novello lupo mannaro che ha paura di cominciare a farlo, decidono di prendere casa assieme.

Trovano a prezzo stracciato una casa che nessuno prima di loro voleva… perché è infestata!

Si viene a formare così un trio molto speciale, un vampiro, un lupo mannaro e un fantasma.
Ognuno a suo modo cercherà, per quanto è possibile di essere umano.

Anche questa serie è vivamente consigliata.

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