Li affronto assieme perché alla fine sono le più grosse delusioni della stagione appena trascorsa.
Flashforward ha un ottimo soggetto, ma viene devastato da una sceneggiatura pessima, che non sfrutta le opportunità dell’idea di fondo (cosa succede su puoi vedere un momento del tuo futuro? il futuro è scritto o può essere modificato? il fatto di conoscerlo farà sì che saremo noi stessi gli artefici della sua realizzazione? ecc.) ma banalizza il tutto, infarcisce le puntate di continue spiegazioni sempre uguali, fa vedere a ripetizioni le stesse visioni e non riesce a caratterizzare i personaggi.
A questo aggiungete un protagonista che è capace di un’unica espressione ed è pure un’espressione brutta e siamo a posto.
Peccato, perché per idea e budget poteva essere un’ottima serie, invece si è rivelata appena passabile.
Di V vi avevo già parlato. Però nonostante un buon pilot la serie non ha ingranato, anche in questo caso per colpa soprattutto della sceneggiatura.
V è stato rinnovato per una nuova stagione, Flashforward no, chiude con la prima.
È cominciata ad aprile sulla BBC la nuova season del Doctor Who, stagione molto attesa perché con la quarta season si chiudeva l’era dell’autore principale del nuovo Doctor Who, Russell T. Davies e contemporaneamente David Tennant, il dottore più dottore di tutti, lasciava il ruolo al giovane Matt Smith.
In pratica un rinnovamento completo: nuovo autore, nuovo dottore, nuova companion, nuovo tardis.
E c’è poco da dire, per fortuna Steven Moffat è il perfetto erede di Russel T. Davies e Smith riesce quasi a non far rimpiangere Tennant!
Moffat in fondo è l’autore di alcuni degli episodi del Dottore che più amo (The Empty Child, The Girl in the Fireplace, Blink)
I primi sette episodi di questo quinta stagione con il Dottore sono davvero davvero belli, merito di ottime sceneggiature e… della nuova companion, Amelia Pond (Karen Gillan) che sta rapidamente diventando la mia compagna del dottore preferita di sempre.
Sono passati due mesi da quando ho scritto l’ultimo post di questo blog. Ho avuto un po’ di casini, un altro po’ di casini e ho cambiato lavoro.
Nel frattempo ho guardato un po’ di serie tv, ma meno di quelle che avrei voluto e siamo arrivati alla fine della stagione: in Usa e in Inghilterra gli show invernali stanno andando a finire quelli estivi non sono ancora cominciati. I network hanno annunciato rinnovi e tagli per la prossima stagione.
Riprendo da qui, parlandovi:
delle cose che mi sono piaciute
delle cose che non mi sono piaciute
delle cose che vi consiglio di vedere anche se per ora non le ho viste.
La speranza è che non si possa fare peggio di così.
Perché neppure Smallville, neppure Gli occhi del cuore 2, è mai riescito a infilare tante banalità, tanti luoghi comuni, tante boiate in un unico episodio
The Vampire Diaries è un teen drama standard (non per nulla è diretto da Kevin Dawson’s Creek Williamson).
E in tutti i cazzo-di-teen-drama standard c’è il tipo povero ma talentuoso, il ricco viziato e stronzo, il ricco ma buono e ci sono le storie d’amore tra loro che alla fine se li rigirano tutti, ecc.
Solo che qui ci sono i vampiri.
Quello che c’è da chiedersi è se i vampiri siano sufficienti a giustificare la visione di un cazzo-di-teen-drama .
E la risposta stavolta è decisamente no!!!
Perché The Vampire Diaries è molto peggio di un teen drama. È una serie per bimbominkia, è un orrido emulo della Twilight saga, coi vampiri mona. E se il film era brutto questa serie tv lo è ancora di più.
Per sapere cosa siano i vampiri mona e soprattutto i bimbominkia si deve (si deve!) leggere Betty Mooore:
Mercoledì, negli States parte questa nuova serie creata da Ryan Murphy, Brad Falchuk e Ian Brennan, a cui dobbiamo Nip/Tuck.
La storia è ambientata in un liceo dell’Ohio, dove un gruppo di studenti, membri del Glee Club, allestiscono uno spettacolo musicale, per partecipare ai “national” studenteschi. Il Musical è un genere che, in Italia soprattutto, divide il pubblico in chi lo ama (come me) e chi lo detesta.
Però, dato che ho già visto il preair, rilasciato dalla FOX molti mesi fa posso dire che a prescindere da canzoni e coreografie ne sono discretamente entusiasta: all’interno di una teen comedy abbastanza classica nelle sue premesse, troviamo personaggi tipici ma caratterizzati con spessore, situazioni comiche divertenti, tanta ironia e soprattutto idee registiche davvero di gran classe.
Speriamo che il resto della season riesca a mantenere il livello del pilot.
Anzi probabilmente acquistando in comicità e trash e perdendo un pelo di realismo questa seconda season si è rivelata migliore della prima.
Una stagione divertentissima, audace, piena di sesso, di trovate, di baccanali.
Una stagione con Sookie insopportabilmente sciura, Jason meravigliosamente scemo (o pigro, secondo la teoria di Sookie), Tara che la meneresti anche tu, Maryanne con le corna, Sam Merlotte mosca e Andy Bellefleur che ha visto un maiale
Dopo la pausa estiva del blog, eccomi a scrivere sul finale di stagione e sulla season in generale di questa serie.
Make it or break it è un teen drama standard.
E in tutti i cazzo-di-teen-drama standard c’è il tipo povero ma talentuoso, il ricco viziato e stronzo, il ricco ma buono e ci sono le storie d’amore tra loro che alla fine se li rigirano tutti, ecc.
Solo che qui ogni tanto fanno un doppio carpiato.
Quello che c’è da chiedersi è se il doppio carpiato è sufficiente a giustificare la visione di un cazzo-di-teen-drama standard.
Più o meno sì, infatti sono arrivato alla fine. Make it or break it è abbastanza divertente.
Certo con qualche diagonale in più e qualche pippa da adolescenti in meno sarebbe stato anche meglio.