Archivio per la Categoria “Dollhouse”

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Cominciamo con una buona notizia. Dollhouse è stata, un po’ a sorpresa, confermata dalla Fox per una seconda season di 13 episodi.

Dollhouse è una serie che complessivamente mi piace. Anche se in questa prima season ha mostrato diversi difetti:

i primi 5 episodi (ognuno dei quali avrebbe potuto essere un pilot, si dice) alla fine hanno rimandato il vero inizio della storia rallentandola in modo poco sopportabile. In più, in molti punti, Dollhouse è sciatta perché ci sono particolari che non tornano e il senso di alcune cose manca del tutto. E come ho già rilevato, se la storia orizzontale è affascinante, le storie verticali, troppo spesso risultano noiose, inutili o nella migliore delle ipotesi “sprecate” (è il caso del decimo episodio, Haunted, che perde l’occasione di essere speciale pur trattando di temi come la vita dopo la morte). Insomma il giudizio è positivo ma non molto lontano dall’occasione sprecata. (continua ma con spoiler)

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Questo doveva essere l’episodio della svolta, quello che avrebbe mostrato le vere potenzialità della serie.

E lo è stato! Non possiamo ancora gridare al capolavoro ma se la serie prende questa strada ci sarà davvero da divertirsi!

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Lie to me si sta confermando la serie avvincente e ben scritta che mi era sembrata dopo i primi 3 episodi.

Tutti mentono e c’è poco da stare allegri. Di chi è possibile fidarsi? e perché si mente?

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Dollhouse invece continua a non convincermi del tutto, la storia orizzontale si sfaccetta in modo abbastanza interessante ma le singole storie restano noiosette e schematiche. Ho letto che la svolta sarebbe arrivata dopo i primi 6 episodi, ci siamo, staremo a vedere.

Anche CSI: Crime scene investigation si sta assestando sul livello che avevo ipotizzato. L’addio di Grissom alla squadra ha alla fine fatto bene alla narrazione. Gli autori stanno scrivendo storie che coinvolgono tutta la squadra, dando da un lato varietà al racconto e dando dall’altro il tempo al nuovo arrivato (Fishburne) di imparare e quindi di crescere professionalmente.

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Joss Whedon è l’autore di Buffy e per questo ha un nutrito numero di fan grati e adoranti. Finite le avventure della bionda ammazza vampiri è cresciuta l’attesa per un suo nuovo progetto.

Dollhouse ha iniziato ha prendere vita nella rete, tra gli appassionati, molto prima che ne venisse girato un solo ciak. Il primo aprile fingendo di aver visto una sorta di pre-pilot di 15 minuti e Serialmente già parlava di capolavoro assoluto, giusto per rendere l’idea.

Tre settimane fa, finalmente, Dollhouse ha fatto il suo esordio sul canale statunitense FOX. Esordio che ovviamente si è portato dietro altissime aspettative. Io non sono un particolare fan di Buffy o di Whedon, ma inevitabilmente ero molto curioso.

Dollhose non è male, ma per ora non sembra l’opera imprescindibile che tutti aspettavano.

La storia: «Eliza Dushku è Caroline, una ragazza che, per motivi ancora ignoti, accetta di entrare in un’organizzazione clandestina, “Dollhouse” appunto, e diventare Echo, una “doll”: la sua personalità viene azzerrata e, su richiesta di facoltosi clienti, viene sostituita con una diversa a seconda della missione per la quale viene arruolata. Gli “ingaggi” sono tra i più disparati: criminali, spionistici, persino sessuali. L’organizzazione, ovviamente illegale, è gestita dalla glaciale Adele DeWitt (una convincente Olivia Williams), con l’aiuto di Laurence Dominic, suo braccio destro. Della riprogrammazione delle doll si occupa Topher Brink, scienziato dalla dubbia moralità, mentre Boyd Langton (Harry Lennix), ex poliziotto, è l’agente che assiste Echo sul campo.
La Dollhouse stessa, tra una missione e l’altra dei loro soldati riprogrammabili, sembra una spa di lusso, dove le doll si aggirano quasi in trance, in uno stato tra il catatonico e l’infantile. (tratto da Serialmente

Date queste premesse per giudicare la serie si dovrà vedere dove Whedon & co. vanno a parare.
La serie può collassare su se stessa o intrigare: il fatto che la protagonista sia un guscio vuoto da riempire ogni volta con personalità e incarichi differenti permette una flessibilità narrativa inaudita, ma porta con sé l’evidente rischio di non dare una precisa personalità alla protagonista, impedendo al pubblico di affezionarcisi. Più in generale, date le premesse fantascientifiche vedremo se la serie riuscirà a mantenere salda la nostra sospensione dell’incredulità o, alla fine, ci farà gridare alla boiata.

Dopo le prime tre puntate, una partenza piuttosto lenta a dire il vero, quello che possiamo dire è che per ora Dollhouse ha intrigato di più per la stora orizzontale che per le storie verticali: le trame dei singoli episodi risultano prevedibili e poco avvincenti ma si resta affascinati dallo sviluppo che Echo sta subendo puntata dopo puntata.

Venerdì dopo venerdì vedremo (sempre che la Fox, dati gli ascolti non altissimi, non decida di chiuderla anzitempo, come è successo per Firefly).

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