Archivio per la Categoria “Sarah Connors Chronicles”

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Sarah Connors Chronicles chiude.

:(

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Season finale figherrimo, che ci rende ancora più amareggiati all’idea che  potremmo non vedere la terza stagione.

Tutti i pezzi vanno a posto, perfino i “3 dots”. Il paradosso finale è da brividi. Sammer glau è come sempre bravissima, Catherine Weaver un bellissimo personaggio :)

Ottimo, davvero ottimo.

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Ed era pure ora!

Finalmente la storia accellera come si deve, quest’episodio 2×21 è una puntatona praticamente perfetta, un sacco di nodi vengono al pettine e si rimescolano le carte per il season (series?) finale.

Questo episodio probabilmente ci mostra (di nuovo, dopo alcuni episodi finali della scorsa stagione e alcuni all’inizio di questa) quello che questa serie sarebbe potuta essere e non è stata. Peccato.

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Come ho già detto, il fatto che in Sarah Connor Chronicles non succeda nulla è quasi la sua cifra stilistica. Il punto è se questo nulla non succede in episodi girati benissimo (il più delle volte) o così così, come sta succedendo di recente.

In questo To the Lighthouse invece succede qualcosa. La storia accellera bruscamente per portarci verso le due puntate di chiusura (della season o della serie ancora non è dato sapere).

Sono proprio curioso di vedere come chiuderanno il tutto.

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La lentezza narrativa in Sarah Connor Chronicles è ormai la cifra stilistica di questa seconda stagione. Mi pare anche inutile aspettarsi episodi improvvisamente carichi di ritmo ed avvenimenti.

Quello che c’è di buono in questo episodio è John Connor, che si delinea nella personalità e cresce e di molto come personaggio, cominciando a diventare il leader futuro della resistenza. bello il finale ambigiuo con un ottimo Derek.
A me non è dispiaciuta neppure la storyline nel sottomarino («La risposta è no!») che apre interessanti scenari futuri e da un nuovo senso all’arco di storie ancora abbozzate del il T-1001 Weaver.

Quello che non va invece sono gli altri personaggi, che praticamente sono fermi in attesa che succeda qualcosa (Sarah brucia parti di Terminator, Jessie nuota, Cameron cerca di non stritolare i piccioni…)

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Questa serie (sempre a rischio di cancellazione) secondo molti ha un difetto: la storia orizzontale che racconta non va avanti, puntata dopo puntata non succede granché.

È vero.

Ma in parte è un problema genetico: il racconto si piazza tra il secondo e il quarto film della saga di Terminator e si propone in continuity tra loro, ovvero pare che non vogliano liquidare gli avvenimenti di questa serie come cose avvenute su una diversa linea temporale e quindi non rilevanti (un po’ come è successo al terzo film rispetto a questa serie). Perciò il futuro della lotta a Skynet è già noto, si risolverà nel quarto capitolo in arrivo e non in questa serie.

Alla fine restano da raccontare le mille sfaccettature dei protagonisti, cosa che viene fatta puntata dopo puntata quasi sempre benissimo. La difficoltà, per Sarah, ad essere madre e guerriera, protettrice e addestratrice; la difficoltà, per John, ad essere adolescente con un destino già segnato che non si è scelto e la difficoltà ad accettare il proprio ruolo. Oltre alle mille sfaccettature di Robot sempre più umani che convivono con persone reali e cercano di capirne sentimenti ed emozioni.

Prendiamo il trittico di storie psicologiche con cui la serie è “esordita” nella nuova collocazione del venerdì della Fox. Sono la conclusione di uno story-arc più lungo, che parte dall’ossessione di Sarah per 3 puntini che ha visto in sogno. Ossessione che porta i nostri a girare apparentemente ancora più a vuoto del solito e che porta Sarah a beccarsi una pallottola nella gamba, nella puntata finale di metà serie (quella con cui la serie salutava la collocazione del mercoledì). In queste tre storie a livello di meri avvenimenti non accade nulla, Sarah viene curata. Punto. Quello che succede però è che Sarah fa i conti con le proprie paure, con il peso del suo destino, con l’aver ucciso per la prima volta un uomo. Sarah cambia, matura, acquista consapevolezza.

Io personalmente non trovo per nulla noioso questo tipo di racconto, anzi. Se poi viene sviluppato con la maestria e l’eleganza dell’ultimo episodio Some Must Watch, While Some Must Sleep allora addirittura mi esalto.

L’episodio incrocia gli avvenimenti su due piani, quello del sogno e quello della realtà. Ma questo classico stilema narrativo viene sfruttato in maniera magistrale, così da non far comprendere non solo a Sarah, ma anche allo spettatore qual è la realtà e quale il sogno. Anche perché sia nella realtà sia nel sogno il personaggio di Sarah viene tratteggiato e sfaccettato, rendelo sempre più umano e complesso. In altre parole siamo a livelli altissimi di scrittura e di messa in scena.

A tutto questo aggiungete Lena Headey, semrpe perfetta e magistrale nel suo uso dei diversi registri vocali e potete intuire perché questa è una delle mie serie preferite.

Se poi siete tra quelli che si sono annoiatai perché di fatto quasi tutta la puntata si è svolta nel retro di un furgone, pazienza, me ne farò una ragione ;-)

PS

In italiano la doppiatrice di Sarah mi pare di aver visto che non riesca a riprodurre tutte le sfumature che la Headey mette nella voce, rendendo il personaggio molto più piatto.

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Joss Whedon è l’autore di Buffy e per questo ha un nutrito numero di fan grati e adoranti. Finite le avventure della bionda ammazza vampiri è cresciuta l’attesa per un suo nuovo progetto.

Dollhouse ha iniziato ha prendere vita nella rete, tra gli appassionati, molto prima che ne venisse girato un solo ciak. Il primo aprile fingendo di aver visto una sorta di pre-pilot di 15 minuti e Serialmente già parlava di capolavoro assoluto, giusto per rendere l’idea.

Tre settimane fa, finalmente, Dollhouse ha fatto il suo esordio sul canale statunitense FOX. Esordio che ovviamente si è portato dietro altissime aspettative. Io non sono un particolare fan di Buffy o di Whedon, ma inevitabilmente ero molto curioso.

Dollhose non è male, ma per ora non sembra l’opera imprescindibile che tutti aspettavano.

La storia: «Eliza Dushku è Caroline, una ragazza che, per motivi ancora ignoti, accetta di entrare in un’organizzazione clandestina, “Dollhouse” appunto, e diventare Echo, una “doll”: la sua personalità viene azzerrata e, su richiesta di facoltosi clienti, viene sostituita con una diversa a seconda della missione per la quale viene arruolata. Gli “ingaggi” sono tra i più disparati: criminali, spionistici, persino sessuali. L’organizzazione, ovviamente illegale, è gestita dalla glaciale Adele DeWitt (una convincente Olivia Williams), con l’aiuto di Laurence Dominic, suo braccio destro. Della riprogrammazione delle doll si occupa Topher Brink, scienziato dalla dubbia moralità, mentre Boyd Langton (Harry Lennix), ex poliziotto, è l’agente che assiste Echo sul campo.
La Dollhouse stessa, tra una missione e l’altra dei loro soldati riprogrammabili, sembra una spa di lusso, dove le doll si aggirano quasi in trance, in uno stato tra il catatonico e l’infantile. (tratto da Serialmente

Date queste premesse per giudicare la serie si dovrà vedere dove Whedon & co. vanno a parare.
La serie può collassare su se stessa o intrigare: il fatto che la protagonista sia un guscio vuoto da riempire ogni volta con personalità e incarichi differenti permette una flessibilità narrativa inaudita, ma porta con sé l’evidente rischio di non dare una precisa personalità alla protagonista, impedendo al pubblico di affezionarcisi. Più in generale, date le premesse fantascientifiche vedremo se la serie riuscirà a mantenere salda la nostra sospensione dell’incredulità o, alla fine, ci farà gridare alla boiata.

Dopo le prime tre puntate, una partenza piuttosto lenta a dire il vero, quello che possiamo dire è che per ora Dollhouse ha intrigato di più per la stora orizzontale che per le storie verticali: le trame dei singoli episodi risultano prevedibili e poco avvincenti ma si resta affascinati dallo sviluppo che Echo sta subendo puntata dopo puntata.

Venerdì dopo venerdì vedremo (sempre che la Fox, dati gli ascolti non altissimi, non decida di chiuderla anzitempo, come è successo per Firefly).

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