
Joss Whedon è l’autore di Buffy e per questo ha un nutrito numero di fan grati e adoranti. Finite le avventure della bionda ammazza vampiri è cresciuta l’attesa per un suo nuovo progetto.
Dollhouse ha iniziato ha prendere vita nella rete, tra gli appassionati, molto prima che ne venisse girato un solo ciak. Il primo aprile fingendo di aver visto una sorta di pre-pilot di 15 minuti e Serialmente già parlava di capolavoro assoluto, giusto per rendere l’idea.
Tre settimane fa, finalmente, Dollhouse ha fatto il suo esordio sul canale statunitense FOX. Esordio che ovviamente si è portato dietro altissime aspettative. Io non sono un particolare fan di Buffy o di Whedon, ma inevitabilmente ero molto curioso.
Dollhose non è male, ma per ora non sembra l’opera imprescindibile che tutti aspettavano.
La storia: «Eliza Dushku è Caroline, una ragazza che, per motivi ancora ignoti, accetta di entrare in un’organizzazione clandestina, “Dollhouse” appunto, e diventare Echo, una “doll”: la sua personalità viene azzerrata e, su richiesta di facoltosi clienti, viene sostituita con una diversa a seconda della missione per la quale viene arruolata. Gli “ingaggi” sono tra i più disparati: criminali, spionistici, persino sessuali. L’organizzazione, ovviamente illegale, è gestita dalla glaciale Adele DeWitt (una convincente Olivia Williams), con l’aiuto di Laurence Dominic, suo braccio destro. Della riprogrammazione delle doll si occupa Topher Brink, scienziato dalla dubbia moralità, mentre Boyd Langton (Harry Lennix), ex poliziotto, è l’agente che assiste Echo sul campo.
La Dollhouse stessa, tra una missione e l’altra dei loro soldati riprogrammabili, sembra una spa di lusso, dove le doll si aggirano quasi in trance, in uno stato tra il catatonico e l’infantile. (tratto da Serialmente)»
Date queste premesse per giudicare la serie si dovrà vedere dove Whedon & co. vanno a parare.
La serie può collassare su se stessa o intrigare: il fatto che la protagonista sia un guscio vuoto da riempire ogni volta con personalità e incarichi differenti permette una flessibilità narrativa inaudita, ma porta con sé l’evidente rischio di non dare una precisa personalità alla protagonista, impedendo al pubblico di affezionarcisi. Più in generale, date le premesse fantascientifiche vedremo se la serie riuscirà a mantenere salda la nostra sospensione dell’incredulità o, alla fine, ci farà gridare alla boiata.
Dopo le prime tre puntate, una partenza piuttosto lenta a dire il vero, quello che possiamo dire è che per ora Dollhouse ha intrigato di più per la stora orizzontale che per le storie verticali: le trame dei singoli episodi risultano prevedibili e poco avvincenti ma si resta affascinati dallo sviluppo che Echo sta subendo puntata dopo puntata.
Venerdì dopo venerdì vedremo (sempre che la Fox, dati gli ascolti non altissimi, non decida di chiuderla anzitempo, come è successo per Firefly).