
Io lo so di essere complicata. E a volte mi lamento troppo. Ma so che i miei pensieri sono una sciocchezza, che nemmeno ha forma rispetto ai problemi veri. Spero di non sembrare così superficiale da credere di avere a che fare con la sofferenza del secolo. Ma sono una donna. Sono a metà tra i venti e i trent'anni. E sono single. E i miei pensieri sono questi. Ne ho altri, per la verità, che mi occupano la testa. Ma non è il caso di parlarne in un blog che si chiama Sex and the city. Spesso i problemi veri sono quelli di cui non vuoi parlare, perché ti lasciano senza parole. Tutti, o quasi, abbiamo conosciuto la sofferenza vera; vari gradi di dolore. E ognuno sa qual è il punto oltre il quale non è mai andato, oltre il quale dici "Non so se reggerò"; poi, invece, ce la fai sempre, in un modo o nell'altro, perché siamo programmati così; in grado di adattarci a tutto, col tempo. E il grado inferiore di dolore già lo abbiamo dimenticato, perché non ci sembra più così grave.
Detto questo, da sola sto bene. Ma parlo e parlo e parlo delle mie cose perché è anche divertente e perché il raccontare ha funzione catartica, come dicevano i greci. Se ne parli, ti liberi. Oppure ti confronti, il che non è mai male, anzi. Non sono così disperata da avere bisogno necessariamente di un uomo accanto a me. Anzi, da quando sono single ho ritrovato una forza che non ricordavo di avere; ho riscoperto passioni e hobby che avevo, per un po', accantonato. E vivo per me, senza dar conto. Non è cosa da poco. Infatti, il mio stato di single mi piace. Non lo cambierei. Ci scherzo su, sempre perché prendersi in giro è più divertente che piangersi addosso. Però non posso negare che in certi momenti qualcuno accanto a me lo vorrei. Ma ora come ora non è un bisogno così grande da farmi perdere il lume della ragione (anche se magari qualcuno ha pensato che sono pazza per questo motivo; se vi sembro pazza, lo sono e basta; non ci sono, al momento, fattori che determinano la mia pazzia). Poi, l'allegria non si comanda a bacchetta. E siccome sono lunatica, come mi è capitato di dire, a volte sono anche triste. O più che triste, malinconica. Ma fa parte di me. Non c'entra nulla la mancanza di un uomo (che a volte si sente e a volte no). Poi, è settembre. E settembre è difficile. Bisogna rimettersi in riga.
Per chi mi consiglia un buon bicchiere di vino rosso: no problem. Il bicchiere di vino (quelli piccoli, da osteria, come quelli che mia nonna ancora conserva nella sua dispensa) è sempre il mio bicchiere preferito; lo bevo al bar della piazza (ieri l'ho bevuto in una piccola pizzeria nascosta nel centro storico del mio paese, proprio dietro la chiesa), lo bevo in casa. Il bicchiere di vino è mio padre. L'ho sempre bevuto assieme a lui. Da piccola, diluito con l'acqua. Poi da solo. Fa parte di me, non potrei farne a meno. Il vino è fuori discussione. La scelta è tra gli altri.
E veniamo a ieri sera. Nonostante la luna piena che minacciava la nostra stabilità emotiva, è stata una bella serata. Quelle uscite in compagnia, quando tutti sono dell'umore giusto (ovvero: annoiati, anzi nervosi, anzi nervosissimi, ognuno per il suo motivo, e quindi pieni di voglia di sovvertire la situazione). Tra amici si sta sempre bene. Poi con alcuni c'è il feeling. E quando c'è il feeling, è tutto più semplice. Con la Scienziata, ad esempio, con cui non servono parole. O con il Vodka Red Bull, checchè ne dica chiunque. E così ieri sera mi sono fatta trascinare, una volta tanto.


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