
Ci sono.
Ma è difficile descrivere come mi sento in questi giorni. Più volte mi sono messa di fronte a questa tastiera ed ho iniziato a schiacciare un tasto dopo l'altro. Una lettera dopo l'altra. Parole e frasi. Ma poi ho avuto paura.
Sto vivendo uno di quei periodi in cui non sai da che parte girarti per trovare qualcosa di buono.
Nel caos e nelle macerie ho poca forza, ma mi sforzo di sorridere perché a volte è un dovere. Non ho fede, neanche un po'. Ed è questo, soprattutto, che mi spaventa. E poi l'attesa. Perché non sai quanto durerà, non sai come sarà e, poi, se ci pensi bene, non ti ricordi nemmeno più che cosa stai aspettando. E' vero, fuori piove. Ed io non sono insensibile al cielo.
Ma non è solo colpa della pioggia.
Il brutto è quando la pioggia ce l'hai dentro e non puoi farci niente. E quando gli occhi bruciano così tanto che vorresti solo chiuderli, mettere tra parentesi un po' di giorni e ritrovarti più in là.
Poi le foglie cadono e il profumo delle castagne e del vino nuovo si fa più forte. E allora pensi che forse si può sempre ricominciare. Almeno, così dicono. Magari di fronte ad un bicchiere di rosso. Magari nuovo.


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