
Sto leggendo "Memorie di un pazzo" di Gustave Flaubert. Mentre leggo mi chiedo: pazzo perché? E se non ci trovo nulla di folle in quello che scrive la deduzione viene da sé: sono pazza anch'io. Me ne sto convincendo ed, in realtà, non mi dispiace pensare di essere pazza, soprattutto se questo significa poter essere accomunata al signor Flaubert. Mica uno qualunque. Mica il primo arrivato. Il pazzo ha carisma; si fa notare perché è diverso dagli altri, proprio quelli che lo chiamano pazzo. L'idea di fondo è che tutto diventi una noia; che perda la capacità di destare interesse. Purtroppo mi capita spesso. Questi sono giorni di noia, ad esempio. Noia ed apatia. Quando avresti voglia di qualcosa ma non sapresti dire di che cosa, in particolare. Come la pubblicità dei Ferrero Rocher. Qualcosa di buono, che però non sai definire. Dev'essere lei a catturarti e a convincerti. Voglio lasciarmi convincere. Non fare la guerra, oggi. Lasciarmi trascinare dalle cose. Che siano belle, però. Sono stufa, davvero stufa, di sospirare. Poi mi batte l'occhio. Da lì mi accorgo che sono nervosa. Se ti batte l'occhio un problema c'è. E pure se non riesci a sederti comoda su una sedia, ma passi tutta la serata in punta e con la schiena dritta. Forse sto impazzendo. Si comincia così, forse; con l'occhio che ti batte.


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