Archivio per marzo, 2007

Voglio essere più zen

La filosofia orientale dice che avvertiamo una situazione di disagio quando la nostra parte spirituale, ovvero la nostra mente, e la nostra parte materiale, ovvero il nostro corpo, non sono in sintonia. Questo avviene quando, per qualche ragione, le nostre due componenti si allontanano tra loro. Ultimamente mi sento così. In disarmonia. Il mio corpo e la mia mente non dialogano come una volta. Che cosa sia successo non lo so. Sarà pure la primavera con la sua aria frizzantina che, se da un lato invita ad uscire dal guscio e ad affacciarsi sul mondo esterno, dall'altro mette addosso una sonnolenza per cui ci si sente nella condizione del vorrei ma non posso. Insomma, la mente pensa e il corpo non riesce a starle dietro. Ma, dice pure la filosofia orientale che è nostro obiettivo puntare a ritrovare l'armonia persa. E allora ho deciso: da oggi sarò più zen. Penserò di più al mio corpo ma anche alla mia mente. Rifletterò sulle cose, sarò sincera e positiva, eviterò ogni pensiero che mi possa provocare ansia. Cercherò di pormi di fronte alle cose in maniera più distaccata. Vivendole sì, ma non lasciandomi turbare poi troppo. Lo so, sono i buoni propositi della primavera. Molto simili a quelli autunnali. I pensieri che ripresentano nelle stagioni di mezzo, del pre e del post. E ormai sono decisa: alimentazione sana, vita sana, persone sane intorno. Chi ci sta, bene. E tanti saluti a tutti gli altri.

Sull'esempio di Flavia, stilo una lista degli obiettivi da raggiungere:

- mangiare meno schifezze

- nutrire la pelle con prodotti specifici e struccarla bene prima di andare a dormire (lavare i denti con cura: sono alle prese con una dolorosissima devitalizzazione)

- dipingere

Possono sembrare propositi da Bridget Jones, anzi, forse lo sono. Ma che importa? Tutto in nome dell'armonia.

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Tra le nuvole

C'è chi dice che ho la testa tra le nuvole. E forse in questi giorni è pure vero. Grandine, pioggia, vento ed aria fredda non mi toccano. E' primavera ugualmente. Mi sento molto artista. Oggi più del solito. Non solo con la testa tra le nuvole, ma con la musica in testa, con l'aria nei polmoni: ho voglia di dipingere e di colorare. Di rosso, di arancio e di rosa shocking. Dipingere gli alberi e il mare, la spiaggia, la campagna, il Sole. Sollevarmi sulle punte dei piedi e stiracchiarmi più che posso. Uscire dal letargo. Comprare un bel paio di occhiali da sole, un foulard colorato e mettermi in macchina con i finestrini aperti. Colonna sonora, Daniele Silvestri, che in questi giorni sto ascoltando a ripetizione, con annesso movimento del collo e delle spalle, mentre le altre auto ferme ai semafori mi guardano con compassione (ma anche un po' con invidia). Poi fermarmi in un bar a caso, di quelli con i vecchietti seduti sulla porta a parlare di quanto sono ingrati i giovani di oggi, e bere una cosa fresca. E intanto pensare che la giornata non finirà mai e che non sarò mai stanca. Sullo sfondo, un paesaggio americano. Con la terra rossa e profumata. All'orizzonte nulla.

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Veniamoci incontro

Avete mai la sensazione, quando guardate un film, che chi l'ha girato pensava a voi? E l'impressione, quando leggete un libro, che ci sia un significato nascosto ma fatto apposta per voi? Che, insomma, voi dovete cogliere? Che l'autore l'ha celato un po' dietro le parole, sfidandovi a cercalo? Come se ci fosse una specie di intesa tra voi e lui di cui solo voi siete a conoscenza e da cui gli altri sono esclusi. Ho scoperto che i miei silenzi sono armonici echi. Me l'ha detto il Sole. Poi ho sentito questa canzone (nella sua macchina).

Non so se l'ha scritta da solo, Riccardo Sinigallia. Ma secondo me l'ha scritta per me.

"Laura"

Riccardo Sinigallia

(da "Incontri a metà strada, 2006)

Laura sa che è sola e non ha mai niente da fare

Ma se ti lascia entrare in una volta ti assuefa

Ti prende con le unghie dipinte delle dita

Di lunghe mani elettriche

E con la faccia scura di chi ha visto morire

E non teme offese per la verità

E quando passa Laura non sai dove guardare

Se ti guarderà

E i suoi silenzi sono armonici echi di vite passate di là

Di vite passate da La..

Così lei non partecipa a conversazioni

Sui grandi cambiamenti dell'umanità

Ha avuto troppi figli di scopate stanche

e padri senza dignità

Laura ha superato diffidenti primavere

Laura sta pensando al lungo inverno che verrà

E io mi perdo ancora sulle sue labbra rosse

sulle sue labbra nere

E i suoi baci sono lenti e profondi

E tagliano il cuore a metà

E spaccano il cuore a metà.

Per Flavia. I miei propositi per oggi sono:

- arrivare alla fine della giornata senza essermi lamentata nemmeno una volta per il mal di pancia (ieri stavo morendo!)/ non mangiare troppi dolci (ecco spiegato il mal di pancia; ma non riesco a farne a meno; diceva bene Giorgia);

- pagare i biglietti del parcheggio dell'ultimo mese (mi dimentico sempre di farlo e, comunque, non rinuncerò mai a parcheggiare in perfetta piazza nel centro spaccato della città e a più di tre passi dal lavoro);

- fare un giretto stasera. Con il Sole sotto le stelle (vena di romanticismo; e che ci vuoi fare? quando uno è romantico è romantico!).

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Buon Ottomarzo a chi si sente donna

Il mio Ottomarzo è iniziato così: mia madre mi sveglia alle sette. Io mi alzo per fare colazione; intanto penso che sul tavolo della cucina ci sarà, come sempre, ad aspettarmi, un rametto di mimosa da parte di mio padre, che ogni anno pensa alle donne della casa. Invece, niente rametto. Per mio padre non sono una donna (sono una bambina). E va bene. Cosa vuoi che sia?, mi dico. La festa della donne è solo una trovata commerciale (faccio la dura-femminista-donna di mondo-in carriera); la solita Perugina che trova mille pretesti per dispensare baci. Meno male che nel frattempo il Sole mia ha mandato un messaggio di auguri e mi ha chiamata "donna" (il che mi fa rendere conto di quanto sia differente sentirsi di sesso femminile e sentirsi donna; e, soprattutto, di quanto faccia piacere essere chiamata "donna", che non significa femmina; significa donna, significa cresciuta, significa una che sa il fatto suo, significa che qualcuno ti vede come ti piacerebbe essere vista; resto sempre femminista ma un po' meno dura di due minuti fa; e comunque mi sento pienamente donna). Mi metto in macchina e passo in edicola. L'edicolante si è dimenticato che giorno è. Pazienza, come dargli torto? E poi non può mica fare gli auguri a tutte le donne che gli passano di fronte. Sulla copertina di un giornale (non ricordo quale, per la verità) sul bancone, leggo: come stanno le donne? Bene, ve lo chiedete, ogni tanto, branco di maschi con gli occhi chiusi! Vi frulla ogni tanto per la testa il quesito. Solo un giorno all'anno? E' anche di più di quanto credessi. Ed, in effetti, anche di più di quanto chiediamo.

Al lavoro. Il mio capo mi ha lasciato sulla scrivania un pacchetto con un misto di cioccolatini (ed annessa mimosa decorativa). Sopra c'è scritto: per la donna. Donna. E' piacevole leggerlo. Ed è piacevole il pensiero. E poi, io mi sento donna.

Il mio Ottomarzo finirà così: in giro con le amiche. Donne con donne. E uomini, non so con chi. Lo so che è strano e che questo giorno è una trovata della Perugina. Ma quest'anno mi sento più donna del solito. Ed allora sia Ottomarzo, almeno un giorno all'anno. E buon Ottomarzo a chi si sente donna. Come me.

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