
Sabato mattina ho aperto gli occhi con un solo pensiero in testa. L'immortalità. Non ho mire ultraterrene. L'immortalità intesa come libro di Milan Kundera. Bello, bellissimo. Una di quelle scritture che ti catturano e ti coinvolgono talmente tanto che vuoi leggere e leggere fino a che non vedi l'ultima pagina, quella bianca, che ti comunica la triste verità: il libro è finito. La conclusione è arrivata. Non ti resta che pensarci su, ogni tanto, e magari ricominciare a leggerlo. Ma non subito, dopo un po', quando qualche dettaglio nel ricordo è sfumato e riscoprirlo è una sensazione piacevolissima. Di Kundera non avevo mai letto nulla se non qualche brano da L'insostenibile leggerezza dell'essere. Ma me ne sono innamorata alla prima riga. Avrei anche un aneddoto romantico da raccontare a corredo della scelta di leggere Kundera ma non lo farò, per evitare le solite accuse di occhi-a-cuoricino, sguardo-da-pesce-lesso, atteggiamento-da-gatta-morta (al giorno d'oggi, ci si deve guardare di più dalle amiche che dalle altre! Con affetto, ovviamente… ma qualcuna si riconoscerà). Insomma, ve lo consiglio, ora che sono orfana della mia lettura della sera e di ogni momento libero della giornata. Mi farete sapere.


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