
Meno quattro. Mesi. Mancano quattro mesi al mio matrimonio ed io mi sento in alto mare. Finora credevo che i preparativi stessero procedendo a spron battuto e mi sentivo soddisfatta della mia capacità organizzativa nonché dei miei nervi saldi. Povera illusa. Il moltiplicarsi dei puntini sul mio viso avrebbe dovuto farmi capire che l’inconscio non la pensava così. Il dramma è quando inconscio e coscienza si sovrappongono e, sorpresa, combaciano. Significa che se ti senti in alto mare, lo sei davvero. A quel punto non hai scelta: devi solo fare ricorso al residuo dei nervi saldi che credevi di avere. Ma che sarà mai il matrimonio? Ti ripeti, non credendo nemmeno un po’ in ciò che dici. Che sarà mai? Sarà eccome. Ma non il matrimonio nel senso del sacramento, nel senso della vita insieme, della condivisione di esperienze, dei sacrifici. A quello sei più che preparata. Non ti sposeresti, altrimenti. Il dramma vero è la cerimonia. La festa. Il giorno in sé. Quel giorno che aspetti da sempre e che deve andare esattamente come te l’immagini tu. Punto per punto tutto ciò che hai previsto, programmato, pianificato deve andare al suo posto. Senza spazio per gli imprevisti. Men che meno per i colpi di scena. Insomma, e se piove? E se il fotografo (che tra l’altro è un mio amico) non arriva in tempo? E se? No, quello no. Ne sono certa. Almeno quanto sono certa che non pioverà. Luglio, in fondo, serve a questo. O no?


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