
Quando ti stai per sposare, tutto ti scuote i nervi. Il tuo equilibrio viene continuamente minato dai mille eventi quotidiani che possano costituire un cambiamento di programma.
Non credevo di essere come tutte le donne che si sposano. Pignole, attente, psichicamente in pericolo, praticamente insopportabili per i congiunti più o meno intimi, futuro marito in primis (a volte mi chiedo se io non lo stia piano piano invogliando a fare marcia indietro, con un’azione lenta e costante e tenace e poi mi auguro che non si accorga di quanto sono diventata schizofrenica).
Non credevo che mia madre fosse, anche lei, una madre salentina. Non credevo che facesse il conto degli asciugamani, delle tovaglie e dei servizi di lenzuola, eccetera eccetera. Non credevo che avesse messo da parte, in tutti gli anni in cui sono stata bambina, adolescente, troppo giovane per il matrimonio ed, infine, nella fase “Il matrimonio non fa per me – non ho bisogno di un pezzo di carta per sentirmi emotivamente legata ad una persona – meglio la carriera – io sono single nell’anima”, cose (di tutto) che avrebbero potuto tornarmi utili da grande, praticamente oggi, nella fase (sembra ci sia per tutte o quasi) “Non lo faccio per la Chiesa ma il matrimonio è un passo importante – pure che non mi sposo vado a convivere – ormai ci vuole perché c’ho un’età – sono innamorata davvero”. Non credevo che le avrei mai sentito dire che “le tende spettano alla sposa mentre le pentole allo sposo”, che avrebbe ordinato il suo vestito per la cerimonia nell’atelier dove l’ho ordinato io, che avrebbe voluto essere la più bella ma non perché si senta la più bella ma perché è la mamma della sposa.
Non credevo di aprire gli occhi, ad un certo punto, e capire tante cose e penso di essere solo all’inizio di questa presa di coscienza e mi chiedo quante cose ancora devo capire e devo imparare e poi dico che forse quel giorno è ora. Quel giorno, come dice mio padre, che finalmente anch’io capirò come vanno le cose. Come si diventa grandi e, nel mio caso, prima donna poi moglie e poi madre chissà, madre salentina.


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