Archivio per giugno, 2010

Domenico Ghirlandaio_ San Gerolamo nel suo studio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia maturità la ricordo in maniera confusa. Ricordo il caldo, anzi l’afa insopportabile. È forse questo che confonde la memoria ed appiccica i pensieri. Ricordo che studiavo con il ventilatore acceso ed ero quindi costretta a posizionare dei pesi su tutti i faldoni di carte ed appunti. Oggi sembrano scene di un film di Troisi. Ricordo che in tv iniziava Festivalbar che ogni anno aveva segnato l’inizio dell’estate ed io leggevo la mia condizione come un’ingiustizia immotivata.

Ricordo che non me ne importava più di tanto, perché allo studio non ho mai tenuto granché. Più che altro per una questione di snobbismo nei confronti degli stessi prof che, in generale e tranne un paio di eccezioni, non reputavo all’altezza. Non alla mia, ma del ruolo in sé. Ricordo benissimo, però, la mamma che interrompeva il pomeriggio con una merenda sempre diversa. Che ogni tanto, quando sentiva che avevo voglia di sfogarmi, si affacciava dalla porta a vetri e poi entrava con una scusa e finivamo col chiacchierare di cose stupide. Sempre meglio che studiare. Matura lo ero già, credo. Perlomeno lo credevo allora e di conseguenza il tutto mi sembrava una gigantesca pantomima. Perché io non avevo nulla da dimostrare. Cioè, avevano avuto cinque anni per capire di che pasta ero fatta. Belli i ripassi di gruppo con i compagni. Non avevano mai l’effetto sperato. Il più delle volte me ne tornavo a casa e non avevamo concluso niente. Però eravamo stati insieme. Ma la maturità, l’esame dico, non lo ricordo bene. Ricordo tutto il resto. Ricordo il voto finale: troppo poco per come mi aspettavo ma, appunto, non me importava e poi si sa che i prof favoriscono sempre gli stessi. Ricordo la sensazione di libertà alla lettura dei “quadri” esposti fuori dal portone. Il pensiero che l’estate poteva iniziare e che poi c’era l’università e allora chi s’era visto s’era visto. Da quella scuola ci passo a fatica ancora oggi. E forse la maturità non la ricordo perché l’ho rimossa. Ricordo altre cose. Ricordo praticamente tutto il resto. E non so bene nemmeno quanti anni sono passati.

Comments Nessun Commento »

chi mi trova sexy

Non credevo alle mie orecchie eppure è andata davvero così: entro in un negozio di abbigliamento in cerca di un bikini e la commessa – di quelle che ti seguono senza lasciarti la libertà di guardare per fatti tuoi, fare le tue considerazioni e poi semmai andartene senza dover dare troppe spiegazioni – mi risponde che quelli che ha non mi entreranno mai e poi mai. Dice proprio “mai e poi mai”.

In un nanosecondo mi passano per la testa infinite rispostacce che potrei urlarle addosso ma poi presa dallo sconforto non dico nulla e mi incammino mestamente verso l’uscita. E poi dicono che non bisogna coprire ma mostrare, che non è una vergogna anzi una cosa di cui andare fieri, che semmai è una ricchezza. Certo, ci mancherebbe, è una cosa bella eccome. Ma davvero una risposta del genere mi ha lasciata senza fiato. Mi sono chiesta, di fondo, quante altre volte mi capiterà di doverlo difendere, il mio pancione, dal mondo di fuori. In quante occasioni persone senza un perché attenteranno alla sua serenità. L’ho stretto forte forte, ma non per nasconderlo, ché non voglio farlo – io voglio mostrarlo a tutti -, per proteggerlo, per tenerlo vicino ancora di più di quanto non sia.

Alla fine della storia, il bikini l’ho trovato, ovviamente in un altro negozio ed ho anche esibito con orgoglio la mia bella e sfrontata pancia su una spiaggia che non ne sembrava affatto turbata. Dirò di più: c’è perfino chi la trova sexy.

Comments 7 Commenti »





Iscriviti al tBlog e crea un tuo profilo!

Switch to our mobile site