
In estrema sintesi la faccenda si riduce ormai a questo: ciò che un tempo entrò, deve necessariamente uscire. Mi si perdoni la brutalità ma, a pochi giorni dallo scoccare dell’ora x, metafore, iperboli, perifrasi e giri di parole di vario tipo sono pressoché inutili se non addirittura inopportune. Poco efficace anche il cercare di indorare la pillola dicendo che è tutta una questione di respirazione. Scusate, non ci credo. Credo piuttosto che sia una questione di nervi saldi, di forza di resistenza, anche un po’ di incoscienza. Poi, certo, come avrò sentito ormai mille – ma anche di più – volte, quando ti ritrovi il frugoletto tra le braccia ogni fatica è dimenticata, ma il punto non è questo. Perché sul “dopo” siamo tutti d’accordo ed io mi fido ciecamente dei racconti delle veterane. Il fatto è che al “dopo” ci devi arrivare, in qualche modo. E allora tanto vale prenderla con filosofia. Io posso dire in tutta onestà di essermene fatta una ragione. Di essermene convinta. Insomma, sono pronta. Pronta a tutto, sissignore, pur di spupazzarmela tutta. Di dire che è mia e di sentirmi, a quel punto sì, invincibile.


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