Scritto da laura in nessuna

non so che

Le donne incinte hanno un non so che in più. Lo dicono tutti. Lo dicono soprattutto gli uomini i quali, si sa, non sanno quello che dicono. Da incinta navigata ormai – la mia bimba dovrebbe nascere oggi stando agli infiniti calcoli elaborati da medici, tabelle su internet, ruote astrali, aruspici, divinazioni, frati indovini, vecchie mammane di paese superstiti di altre epoche storiche – so bene che cos’è quel non so che in più: una media di dieci-dodici chili; il doppio mento; il mal di schiena e/o il mal di nervo sciatico; un’andatura da sommergibile che per quanto tu voglia nasconderla rendendola più morbida possibile, sempre un’andatura da sommergibile è; le lacrime facili; gli ormoni impazziti; la difficoltà a guardarsi i piedi e, quand’anche questo fosse possibile, la difficoltà a praticare le pedicure (una vera sofferenza per il corpo e non meno per lo spirito); almeno due taglie di reggiseno (non male per i mariti; potessi scegliere, tornerei con piacere alla mia seconda portata con dignità, perché credo sia una questione di qualità più che di quantità, la classica storia secondo cui le dimensioni non contano, conta come le usi). Sono cinica e sono stanca. Faccio la strafottente e la noncurante. Tralascio volutamente di citare emorroidi ed altri fenomeni intimi per non tediare chi legge, per non spaventare chi non ci è ancora arrivata, per non perdere del tutto il mio sex appeal; puntualizzo tuttavia che ci si abitua a tutto (e qui ritorno con la mente all’innaturale posizione da visita ginecologica: vorresti solo sprofondare e finirla il prima possibile facendo finta di non vedere i mille occhi che ti scrutano nel tuo profondo). Lo faccio per trovare il giusto modo di prendere la cosa: il lato comico, per non dire ridicolo. Quello sentimentale è troppo difficile da gestire. La mia bimba non si decide a venire al mondo. C’è chi mi dice che dipende dal fatto che sta troppo bene lì dov’è. Io penso che non sia tanto sicura di volerlo fare, questo viaggio. La aiuterò io, questo è ovvio. La accompagnerò in tutti i passi, piccoli o grandi, che vorrà fare. La prenderò in braccio. Le insegnerò a camminare ed anche a correre. Perfino a stare su una gamba sola. Ma la decisione, alla fine dei conti, sta a lei. Se decide di fidarsi, io sono qui. Se ancora le serve del tempo, io glielo darò e non le metterò fretta. Né ne avrò io. Le preparerò la culla ed intanto impiegherò ogni minuto delle mie giornate ad immaginare come sarà. Una bimba, poi una donna. Prima o poi alle prese, anche lei, con i pensieri delle donne. Quelli che gli uomini non possono capire. Quell’infinita meraviglia che a noi sembra normale ma che in fondo è quel non so che in più che abbiamo rispetto a loro.

Una Risposta a “Un non so che in più”
  1. marilù marilù scrive:

    adesso credo proprio che una foto di pancia all’ultimo stadio ce la devi….solo la pancia, daiiii

  2.  
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