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	<title>Sex and the city</title>
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	<description>La posta del cuore ed il rossetto nella borsa</description>
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		<title>Ha detto va-và</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 13:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Significa papà. L’ha detto quando nessuno glielo stava – stranamente – ripetendo. L’ha detto sola sola, mentre era nella sua carrozzina e stava chiacchierando con uno dei suoi giochi preferiti. Tutta tranquilla, con la sua voce sottile. Vaaa-và. Va-và. Cioè papà. Il suo papà che proprio in quel momento non c’era. Ma io l’ho sentita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2011/01/sonaglino.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-395" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2011/01/sonaglino.jpg" alt="" width="400" height="466" /></a></p>
<p>Significa papà. L’ha detto quando nessuno glielo stava – stranamente – ripetendo. L’ha detto sola sola, mentre era nella sua carrozzina e stava chiacchierando con uno dei suoi giochi preferiti. Tutta tranquilla, con la sua voce sottile. Vaaa-và. Va-và. Cioè papà. Il suo papà che proprio in quel momento non c’era. Ma io l’ho sentita e le ho detto che era stata brava ed allora lei tutta contenta ha continuato a ripeterlo per l’intero pomeriggio. Va-và, poi va-pà, papà, ba-bà. Insomma, il suo papà in mille modi. Da oggi si ricomincia. Magari ora ci concentriamo sulla mamma.</p>
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		<title>Andar piano</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 16:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mia figlia mi ha insegnato l’andar piano. Ascoltare il battito del cuore, tante piccole, quasi impercettibili, pulsazioni. Il respiro, lento, più veloce, leggero leggero. Silenzioso. Aspettare i suoi tempi e le sue necessità. Guardarci negli occhi, guardarla dormire e rigirarsi piano nel suo lettino. Guardarla accarezzare il cuscino con la manina, mentre accompagna un sogno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2011/01/piccoli-passi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-390" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2011/01/piccoli-passi.jpg" alt="" width="468" height="322" /></a></p>
<p>Mia figlia mi ha insegnato l’andar piano. Ascoltare il battito del cuore, tante piccole, quasi impercettibili, pulsazioni. Il respiro, lento, più veloce, leggero leggero. Silenzioso. Aspettare i suoi tempi e le sue necessità. Guardarci negli occhi, guardarla dormire e rigirarsi piano nel suo lettino. Guardarla accarezzare il cuscino con la manina, mentre accompagna un sogno e intanto sorridere, per un riflesso, a chissà chi. Mi ha insegnato a non fare progetti, a guardare l’orologio solo per capire a che ora deve mangiare – ma poi, puntualmente, cedere alle sue richieste fuori orario. Rispettare la sua voglia di stare lì con me, quando io invece dovrei andare.</p>
<p>La mia bambina mi ha insegnato ad osservare i dettagli. Le mille, infinite piegoline delle sue mani, le sue dite perfette, disegnate da un fine artista, le bollicine di saliva, le unghiette sempre troppo lunghe, i capelli sottili sottili sottili, i suoi progressi e le sue scoperte, ogni giorno. Mi ha insegnato la responsabilità, un senso del dovere, che poi è una gioia, che voglio onorare e meritare.</p>
<p>Il nuovo anno si apre con lei che cresce ed io che la tengo in braccio, che la accompagno nella sua voglia di stare in piedi e nella sua soddisfazione per l’aver imparato a tenere dritta la testa. Brava, amore mio, continua a testa alta. C’è un anno intero di cose da fare insieme e di progressi, tanti piccoli impercettibili progressi da appuntare nel nostro diario.</p>
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		<title>Non regalate a mia figlia la scopa Folletto per Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 11:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo dico sorridendo ma nella richiesta sono categorica perché penso che c’è un limite a tutto, pure a ciò che si può regalare per Natale. E per quanto le case produttrici di giocattoli certamente insistano nel dire che è solo un gioco, resto del parere che ci sono regali sessisti. Regalare una scopa Folletto ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/12/folletto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-385" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/12/folletto.jpg" alt="" width="272" height="474" /></a></p>
<p>Lo dico sorridendo ma nella richiesta sono categorica perché penso che c’è un limite a tutto, pure a ciò che si può regalare per Natale. E per quanto le case produttrici di giocattoli certamente insistano nel dire che è solo un gioco, resto del parere che ci sono regali sessisti. Regalare una scopa Folletto ad una bambina – l’esempio non è casuale: ho davvero visto un papà tutto contento dell’acquisto, in uno dei miei ultimi giri per centri commerciali &#8211; non è come regalarle una bacchetta magica, un microfono, una bicicletta e chissà che cos’altro. È come dirle “Tu, bambina, abituati presto ad un destino segnato” quando invece bisognerebbe dirle “Con la tua fantasia puoi inventare ciò che vuoi e poi ciò che inventi si può pure realizzare”. Ogni volta che ho fatto queste riflessioni ad alta voce, mi sono sentita rispondere che non è questione di sesso e che anche ai maschietti si fanno regali di genere tipo la pala meccanica o simili. Scusate, non mi sembra la stessa cosa. Perché il principio che sta alla base del regalare la pala meccanica al bambino è “Sei forte sin da ora e saprai piegare la natura alla tua volontà”. Insomma il maschio si incoraggia, la femmina si mortifica. E se per il dolce forno posso pure chiudere un occhio – è vero, è un regalo da femmine ma almeno ci si può trarre la soddisfazione di cucinare da sole, realmente, un dolce e dunque di realizzare qualcosa di concreto -, sulla scopa Folletto proprio no. Mi chiedo inoltre chi abbia avuto il coraggio di progettare un tale giocattolo. Da piccola ero una vera signorina ma i miei cartoni animati preferiti erano “L’uomo tigre” e “Tranformers”; mia madre me li ha fatti vedere non pensando che fossero solo per maschi e sono cresciuta sana e forte ugualmente. Oggi, giuro, mi sento donna a tutti gli effetti. Per una volta pensiamo a ciò che i bambini vorrebbero ricevere e a ciò che può essere più utile per loro. Io penso che un po’ di plastilina (ve la ricordate?), anche di quella che sporca le mani, sappia essere più interessante di un gioco preconfezionato per società preordinate.</p>
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		<title>Adesso è quasi Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 20:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Primo di dicembre e prima casella del calendario dell&#8217;Avvento, quand&#8217;ero bambina. Ci trovavo un cioccolatino a forma di albero di Natale che mi rendeva felice per l&#8217;intera giornata. Con mia sorella avvicinavamo i letti creando un unico lettone sul quale facevamo di tutto, dalla nanna alle chiacchiere ai giochi più fantasiosi; avevamo lo stesso pigiamone, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/12/calendario.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-381" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/12/calendario.jpg" alt="" width="300" height="401" /></a></p>
<p>Primo di dicembre e prima casella del calendario dell&#8217;Avvento, quand&#8217;ero bambina. Ci trovavo un cioccolatino a forma di albero di Natale che mi rendeva felice per l&#8217;intera giornata. Con mia sorella avvicinavamo i letti creando un unico lettone sul quale facevamo di tutto, dalla nanna alle chiacchiere ai giochi più fantasiosi; avevamo lo stesso pigiamone, intero, con i bottoni davanti; il mio era color lilla ed il suo, se non ricordo male, rosa. Su quel letto c&#8217;erano pupazzi, tantissimi pupazzi, di tutti i tipi; svuotavamo la cesta che li conteneva e ci sentivamo ricche. Non ci serviva altro, infatti. In camera avevamo addirittura la tv che ci accompagnava mentre prendevamo sonno. Poi, il giorno di Natale, papà metteva nel mangiacassette la compilation con i canti tradizionali ed era un risveglio bellissimo.</p>
<p>Quest&#8217;anno più che mai ho voglia di Natale. Voglio viverlo nel modo più semplice che si può, con mio marito e la mia bambina. Con l&#8217;albero e le luci ed i doni incartati da noi con fiocchi dorati. Con i genitori che quest&#8217;anno sono nonni, le visite ai parenti e poco altro ancora. Il senso è che voglio creare per la mia piccina quello che i miei genitori sono riusciti a creare, ogni anno – ma in ogni momento, per la verità – per me. Voglio che lei lo ricordi quando sarà grande e che al solo pensiero si senta bene. Cominciamo da domani, col tirar fuori dagli scatoloni gli addobbi dell&#8217;anno scorso; andranno selezionati e magari anche integrati. E poi via con il conto alla rovescia fino alla festa. Chi lo sa se non mi lancerò nella preparazione di qualche dolce tipico. In fondo, il libro di ricette l&#8217;ho già comprato.</p>
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		<title>Bianco su nero</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 08:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che non è un periodo facile lo capisco, in genere, dal mio capello bianco. Alla vigilia dei 30 ne ho solo uno ma in una posizione strategicamente crudele: davanti, quasi in prima fila, poco sopra la fronte. In sintesi: si vede eccome. Con il mio capello bianco ho condiviso i periodi più stressanti della mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/11/crudelia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-375" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/11/crudelia.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Che non è un periodo facile lo capisco, in genere, dal mio capello bianco. Alla vigilia dei 30 ne ho solo uno ma in una posizione strategicamente crudele: davanti, quasi in prima fila, poco sopra la fronte. In sintesi: si vede eccome. Con il mio capello bianco ho condiviso i periodi più stressanti della mia vita: i preparativi per il matrimonio (fu allora che lo notai per la prima volta, esattamente quando a due mesi dalla data fatidica, il locale scelto per il ricevimento venne sequestrato e dunque chiuso dalla Guardia di finanza per abusivismo edilizio… dire sfortuna è dire poco), la gravidanza (quando è buona norma non colorare i capelli ed allora eccomi ad elaborare le più fantasiose acconciature per nasconderlo), oggi, che la mia mente è superaffollata di pensieri (per carità non tutti brutti) che devo necessariamente affrontare (va bene, uno alla volta, ma non è che faccia tanta differenza, sempre pensieri sono) se voglio riprendere fiato.</p>
<p>Quando tutto fila liscio il capello bianco sparisce, si nasconde tra i milioni di altri capelli, neri, che ho. Ma quando qualcosa non va, quando perdo il respiro, mi sento rincorsa, affannata ed anche un po’ malinconica, eccolo lì. Davanti, nelle prime file, visibilissimo al mondo esterno.</p>
<p>Allora, Laura, respira. Inspirazione ed espirazione. Butta fuori tutto il nero ed ingoia bianco, candore, trasparenza, serenità. La soluzione a volte è vedere le cose dal lato giusto, la famosa faccia buona della medaglia, perché – dicono – c’è sempre anche una faccia buona. Dunque, cercarla è ciò che farò oggi. Il mio proposito per la giornata e forse anche per domani, per dopodomani e per il giorno dopo ancora. Immagino non sarà una cosa da poco, visto il capello bianco appena sopra la mia fronte.</p>
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		<title>Odore di bimba</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 06:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il suo odore sa di latte e purezza. Pelle tenera e liscia, mai visto nulla di più roseo. Delicatezza e suoni leggeri. Freschezza. Lo riconoscerei tra mille, quell’odore. Tra un milione di odori diversi. Il suo. È quello sin dal primo minuto di vita, da quando mi sono innamorata per la prima volta. Vaniglia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-370" title="talco" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/10/talco.jpg" alt="talco" width="281" height="365" /></p>
<p>Il suo odore sa di latte e purezza. Pelle tenera e liscia, mai visto nulla di più roseo. Delicatezza e suoni leggeri. Freschezza. Lo riconoscerei tra mille, quell’odore. Tra un milione di odori diversi. Il suo. È quello sin dal primo minuto di vita, da quando mi sono innamorata per la prima volta. Vaniglia e latte. Bucato pulito disinfettato. Calore. Crema lenitiva profumata di buono. Riesco a sentirlo anche quando mi allontano. Ne ho la mancanza se non lo porto addosso. Letto di ospedale, letto di casa, carrozzina. Il suo odore dappertutto. Dentro e fuori di me. Sui vestiti sul cuscino e fin sulla pelle. Dritto dritto dentro al cuore. Pace e lentezza. Solo sole e niente pioggia.</p>
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		<title>Natura nelle vene</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 07:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrivo furtivamente tra una poppata e l’altra, con gli occhi pieni di sonno ed il pigiama che sa di rigurgito. Sono stanca ma contenta. Ieri sera prima di chiudere gli occhi mi hai fatto dei sorrisi che mi hanno aperto il cuore e quando stavamo insieme sul lettone a chiacchierare, io parlavo e tu, mamma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-366" title="natura" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/10/natura.jpg" alt="natura" width="426" height="400" /></p>
<p>Scrivo furtivamente tra una poppata e l’altra, con gli occhi pieni di sonno ed il pigiama che sa di rigurgito. Sono stanca ma contenta. Ieri sera prima di chiudere gli occhi mi hai fatto dei sorrisi che mi hanno aperto il cuore e quando stavamo insieme sul lettone a chiacchierare, io parlavo e tu, mamma mia quant’eri interessata a quello che dicevo! Mi guardavi fissa, seguivi la mia bocca con gli occhi attenti, ridevi ridevi e provavi a rispondere. Intanto ti agitavi tutta con le tue piccole manine protese in avanti verso di me. Piccola, sono momenti che nessuno ci ridarà ed io voglio viverli fino in fondo, mentre penso che sei mia e ti stringo forte forte. Non voglio scordarli mai e cerco di trattenerli nella mente. Appunto tutto dentro di me. Le tue mille espressioni, i tuoi infiniti veloci movimenti. È tutto così normale eppure è un miracolo. E mentre la natura ci scorre nelle vene e noi non dobbiamo fare altro che assecondarla, sentire quello che ci chiede di fare, lasciare che sia tutto come deve, ancora mi sembra incredibile. Io che ti cullo e tu che ti lasci andare &#8211; ti fidi di me &#8211; e poi mi dormi accanto. Le nostre abitudini, i nostri riti di ogni giorno, la nostra complicità. Se c’era un senso in questo grande circo, io l’ho scoperto senza cercarlo.</p>
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		<title>Insonnia</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 06:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che poi non è che non dormi, è solo che dormi quando fa comodo a te – ovviamente – e non a me. Del resto come darti torto? Così quando mi chiedono se fai la brava e dormi non posso dire di no; dormi, infatti, quando vuoi tu. E poi ti svegli, in genere quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-362" title="insonnia" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/10/insonnia1.jpg" alt="insonnia" width="284" height="446" /></p>
<p>Che poi non è che non dormi, è solo che dormi quando fa comodo a te – ovviamente – e non a me. Del resto come darti torto? Così quando mi chiedono se fai la brava e dormi non posso dire di no; dormi, infatti, quando vuoi tu. E poi ti svegli, in genere quando sono io a voler andare a letto oppure quando ci stiamo sedendo a tavola per pranzare/cenare. Uno può suggerire: e allora cambiate gli orari di pranzo/cena. Già fatto. E chissà come mai anche tu hai adeguato i tuoi ai nostri. Dunque: si pranza/cena in piedi, con carne tagliata a pezzettini, da mettere in bocca mentre ti cullo ed intanto ti canto “Il coccodrillo come fa?”. Perché c’è da dire che ho rispolverato tutto un repertorio in larga parte attinto dallo Zecchino d’oro. Papà invece ti fa dormire intonandoti i canti partigiani e le canzoni comuniste sulla falce e sul martello. Lo so già, sarai una ribelle. Bene. Ed adesso che potresti svegliarti, ad esempio – in effetti dovresti, stando a quanto dicono sugli orari delle poppate – te ne stai beata nel lettone (capitolo a parte, il lettone; come fai, a nemmeno un mese, a capire che sei nel lettone, e quindi a dormire, e non nella carrozzina, dove invece ti agiti fino a che non ti/mi/ci svegli?) e non ne vuoi sapere nemmeno di mangiare. Io, per sicurezza, ti lascio dormire. Fai bei sogni, amore. E dormi bene, tu che puoi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ninna nanna</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 09:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piccole mani, dita aperte spalancate, occhietti vispi, chiusi stretti ridenti sospettosi curiosi, amore mio, piccola, ti tengo con le mie mani, ti abbraccio, profumo, odore anzi, odore di bimba, bella, tesoro, ninna nanna, non ti tocca nessuno, c’è la mamma, piccola mia, troppo bella per me, labbra disegnate, piccolo naso all’insù, amore infinito, dolcezza, dolcezza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-357" title="vittoria" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/09/vittoria1.JPG" alt="vittoria" width="440" height="330" /></p>
<p>Piccole mani, dita aperte spalancate, occhietti vispi, chiusi stretti ridenti sospettosi curiosi, amore mio, piccola, ti tengo con le mie mani, ti abbraccio, profumo, odore anzi, odore di bimba, bella, tesoro, ninna nanna, non ti tocca nessuno, c’è la mamma, piccola mia, troppo bella per me, labbra disegnate, piccolo naso all’insù, amore infinito, dolcezza, dolcezza, suono di carillon, musiche leggere, c’era una volta, respirare insieme, riconosci la mia voce, mi guardi mentre mi accarezzi, ti parlo, ti parlo tantissimo, mi ascolti, chiudi un occhio, l’altro, sbadigli, bagnetto pannolino crema protettiva, sembrava difficile ma non lo è affatto, sorridi pure mentre dormi, stai bene, nuova tutina, olio protettivo, carezze abbracci carezze, con la manina stringi il mio dito, troppa gioia, davvero troppo di tutto, ninna nanna, piccolo angioletto ce l’hai fatta a venire al mondo, vedrai ne vale la pena, c’è la mamma, ci sono tutti, odore, baci, troppa emozione, piccolo cuoricino che batte veloce, bocca che mi cerca tutto intorno, carrozzina, lenzuolini, ninna nanna, fai la nanna amore mio, sui tuoi sogni veglia la mamma.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un non so che in più</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 16:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laura</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-351" title="non so che" src="http://tblog.iltaccoditalia.net/sexandthecity/files/2010/09/non-so-che.jpg" alt="non so che" width="300" height="488" /></p>
<p>Le donne incinte hanno un non so che in più. Lo dicono tutti. Lo dicono soprattutto gli uomini i quali, si sa, non sanno quello che dicono. Da incinta navigata ormai – la mia bimba dovrebbe nascere oggi stando agli infiniti calcoli elaborati da medici, tabelle su internet, ruote astrali, aruspici, divinazioni, frati indovini, vecchie mammane di paese superstiti di altre epoche storiche – so bene che cos’è quel non so che in più: una media di dieci-dodici chili; il doppio mento; il mal di schiena e/o il mal di nervo sciatico; un’andatura da sommergibile che per quanto tu voglia nasconderla rendendola più morbida possibile, sempre un’andatura da sommergibile è; le lacrime facili; gli ormoni impazziti; la difficoltà a guardarsi i piedi e, quand’anche questo fosse possibile, la difficoltà a praticare le pedicure (una vera sofferenza per il corpo e non meno per lo spirito); almeno due taglie di reggiseno (non male per i mariti; potessi scegliere, tornerei con piacere alla mia seconda portata con dignità, perché credo sia una questione di qualità più che di quantità, la classica storia secondo cui le dimensioni non contano, conta come le usi). Sono cinica e sono stanca. Faccio la strafottente e la noncurante. Tralascio volutamente di citare emorroidi ed altri fenomeni intimi per non tediare chi legge, per non spaventare chi non ci è ancora arrivata, per non perdere del tutto il mio sex appeal; puntualizzo tuttavia che ci si abitua a tutto (e qui ritorno con la mente all’innaturale posizione da visita ginecologica: vorresti solo sprofondare e finirla il prima possibile facendo finta di non vedere i mille occhi che ti scrutano nel tuo profondo). Lo faccio per trovare il giusto modo di prendere la cosa: il lato comico, per non dire ridicolo. Quello sentimentale è troppo difficile da gestire. La mia bimba non si decide a venire al mondo. C’è chi mi dice che dipende dal fatto che sta troppo bene lì dov’è. Io penso che non sia tanto sicura di volerlo fare, questo viaggio. La aiuterò io, questo è ovvio. La accompagnerò in tutti i passi, piccoli o grandi, che vorrà fare. La prenderò in braccio. Le insegnerò a camminare ed anche a correre. Perfino a stare su una gamba sola. Ma la decisione, alla fine dei conti, sta a lei. Se decide di fidarsi, io sono qui. Se ancora le serve del tempo, io glielo darò e non le metterò fretta. Né ne avrò io. Le preparerò la culla ed intanto impiegherò ogni minuto delle mie giornate ad immaginare come sarà. Una bimba, poi una donna. Prima o poi alle prese, anche lei, con i pensieri delle donne. Quelli che gli uomini non possono capire. Quell’infinita meraviglia che a noi sembra normale ma che in fondo è quel non so che in più che abbiamo rispetto a loro.</p>
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