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Nasce in questi giorni, alla Fiera di Roma, il Partito del Popolo della libertà, il partito degli italiani come ribadito più volte dal Premier Berlusconi e dal Presidente della Camera Gianfranco Fini. Confesso come per il sottoscritto sia stato fino ad ora molto difficile, se non impossibile, sentire l’appartenenza ad un partito. Per “fortuna”, a detta di molti, questo “nuovo” soggetto politico consentirà a me e a molti italiani di sentirsi meno spaesati e confusi, di poter finalmente contare su una destra liberale e moderna, “aperta alle idee di tutti”. Francamente non riesco a comprendere questo ottimismo. Cosa significa aperta alle idee di tutti? Il PDL rappresenta veramente un’occasione per risanare la democrazia dalla crisi che la contraddistingue?
L’articolo 49 della costituzione stabilisce che “tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. La crisi della democrazia e della politica passa inevitabilmente dalla non osservanza di questo articolo. I nostri padri costituenti con esso vollero sottolineare la dimensione pubblica della politica, la necessità che la stessa fosse uno spazio aperto in cui confluissero quella pluralità di idee e convincimenti che sono la base per la costruzione del bene comune e dell’interesse generale. Una politica quindi aperta al paritario contributo di più attori politici in cui i partiti avrebbero avuto tra le loro funzioni quella di selezionare il personale politico, di formare identità collettive nonché di sviluppare senso civico e spirito pubblico. Oggi si ha la sensazione, molto spesso sostenuta dai fatti, che in Italia i partiti siano chiusi alla società civile e che non ci sia differenza tra chi vince e chi perde le elezioni, tra chi governa e chi sta all’opposizione: l’unico obiettivo delle forze politiche è essere d’accordo, scambiandosi anche spesso i giocatori, per garantirsi l’accesso alle risorse e agli spazi della politica. Come aveva argutamente anticipato Enrico Berlinguer, i partiti hanno occupato lo stato, rubandolo ai cittadini , riducendolo a campo in cui si definiscono interessi che sono indipendenti e del tutto estranei dagli interessi di coloro che una volta si chiamavano cittadini e che ora sono concretamente semplici elettori . Gli spazi di partecipazione attiva all’interno dei partiti si sono drasticamente ridotti, i cittadini sono strumentalizzati, invitati ad intervenire su questioni che vengono presentate come importanti problemi politici ma che in realtà sono problemi importanti per i soli politici. Un esempio calzante è lo scontro Berlusconi-magistratura e la questione intercettazioni. Proprio questa autoreferenzialità dei partiti ha portato e porta la società civile a ricercare nuovi spazi di partecipazione nei movimenti e nelle associazioni, in quanto entità slegate dai principi di marketing e riluttanti sia all’equazione elettore-consumatore, che alla politica come fredda e mera professione. Tutti elementi che invece caratterizzeranno, al pari delle altre forze politiche presenti in Italia, anche il PDL, accentuando ancor di più quella percezione di “corpo separato rispetto ai cittadini” che caratterizza la nostra classe politica.
A meno che non inizi un processo di autoriforma dei partiti.
Ma nessuno rinuncia a ciò che si è guadagnato con “tanta fatica”……La rinascita della politica dipende da noi.

3 Risposte a ““Un corpo separato rispetto ai cittadini””
  1. anna maria mangia anna maria mangia scrive:

    L’ordinamento democratico è il più alto e ideale, ma anche il più difficile e il più impegnativo. La democrazia non deve essere accolta con leggerezza, come un dono, ma come una prova, la più ardua, per l’umanità presente: e l’umanità presente consoliderà la democrazia a mano a mano che il senso della responsabilità personale ristabilirà nei singoli, la gerachia dei poteri e l’equilibrio delle forze.

  2. wougsgede wougsgede scrive:

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