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“Al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro sono promossi tirocini formativi e di orientamento”.

Dietro a questa disposizione di legge c’è un mondo tutto da scoprire. Quello degli stagisti, cioè coloro che non possono fare affidamento nemmeno su un contratto a progetto, bensì semplicemente su dei buoni pasto (peraltro molto rari) e rimborsi spese che, solo per i più fortunati, arrivano a quantificarsi in 500 € mensili.
Situazioni lavorative paradossali sulle cui cause, peraltro molteplici, bisogna riflettere.
Innanzitutto la progressiva perdita di qualità dell’offerta formativa delle Università alla quale ha fatto riscontro la nascita e lo sviluppo di master e corsi di alta formazione, gestiti dagli stessi atenei o da società di formazione a capitale privato, nei quali, molto spesso, sono gli stessi docenti universitari a fornire le loro competenze e conoscenze a coloro che, dietro pagamento di somme non indifferenti, decidono di iscriversi. Tali corsi, oltre a prevedere un sostanzioso numero di ore d’aula, offrono anche l’opportunità di entrare nel mondo del lavoro attraverso un contratto di stage che dovrebbe permettere al “masterizzando”, passatemi questo termine, di mettere in pratica le conoscenze teoriche acquisite in aula, oltre che sviluppare quelle attitudini professionali e quella conoscenza del settore, cui il master fa riferimento, che dovrebbero fare da apripista al raggiungimento della totale realizzazione professionale. Teoricamente alla fine dei canonici tre mesi di stage, lo stagista dovrebbe, in caso di conferma, ricevere una proposta, per la sottoscrizione di un vero e proprio contratto di assunzione, da parte dell’impresa che lo ha ospitato.
La realtà è, però, ben diversa. Molto spesso, alla fine del periodo di stage lo stagista, dopo aver lavorato come un vero e proprio dipendente sia per la quantità di lavoro prestato che per le ore passate in ufficio, viene mandato a casa, sostituito da un altro neo-masterizzato. Si sviluppa così un processo di ricambio continuo della forza lavoro che non favorisce la nascita di alcuno spirito di appartenenza all’azienda. Le imprese, provvedendo alla semplice sostituzione di un rimborso spese con un altro rimborso spese (quando peraltro previsto) all’interno dei loro bilanci, operano un vero e proprio sfruttamento della forza lavoro Gli stagisti fortunati, cioè i confermati alla fine del cosiddetto periodo di prova, si vedono proporre, nella maggior parte dei casi, un prolungamento del contratto di stage e del relativo rimborso spese che non permette loro di costruirsi un futuro. Una volta c’erano gli stakanovisti oggi ci sono gli stakastagisti. Sono quelli creati dalla legge n. 196/97.
Un mondo tutto da scoprire.

4 Risposte a “Il meraviglioso mondo dei masterizzandi”
  1. anna maria mangia anna maria mangia scrive:

    Io l’ho scoperto…che brutto mondo. Ma assai spesso è necessario formarsi anche attraverso gesti banali come fare le fotocopie. L’ex ambasciatore Ferraris del CISCI mi ha sempre detto che anche questi gesti banali come chiedere di fare le fotocopie siano in realtà un modo di valutare lo stagista. Molti di questi ragazzi, invece lo considerano quasi una sorta di offesa. Si deve partire dal basso per valutare quanto effettivamente vali, nessuno nasce grande e poi molti stagisti credono di essere dei padreterni in terra, ahimè. Occorre essere più umili.

  2. MARCELLA MARCELLA scrive:

    io credo che il vero problema sia che all’università non ci danno una formazione adeguata al mondo del lavoro oltre al fatto che le facoltà sono troppo disorganizzate.. io ad esempio sono scappata dalla sapienza per iscrivermi all’università telematica unisu dove la didattica ha sicuramente una migliore organizzazione facilitando in questo modo anche gli studenti-lavoratori!

  3. Luce Luce scrive:

    E’ un’assurdità dire che fare le fotocopie sia utile…se anche noi appoggiamo questo sistema nato esclusivamente per sfruttare noi giovani laureati in cerca di lavoro prepariamoci al peggio. Le persone non si valutano dal modo in cui si fanno le fotocopie bensì dalla capacità di applicare in maniera efficace e innovativa le conoscenze apprese in anni ed anni di studi sui libri. E, come spesso accade, ciò nemmeno basta. A fine stage si viene sostituiti da un altro stagista, che verrà poi sosituito da un’altro, e così via. L’importante è che il nostro lavoro non gravi sul bilancio dell’azienda

    Luce blogger di Vita da stRagista

  4. Salvatore Ventruto Salvatore Ventruto scrive:

    Non penso che tra i parametri di valutazione di un/a giovane stagista si debba far rientrare anche la capacità o meno di saper fare le fotocopie.
    Condivido il fatto che bisogna mettersi a completa e totale disposizione dell’azienda ospitante (anche se nella stragrande maggioranza dei casi ciò non è sufficiente per strappare un contratto di lavoro, anche a tempo determinato), ma è anche vero però che gli stage hanno costituito e costituiscono uno strumento con il quale le aziende si assicurano ricambi continui della forza lavoro senza gravare sui loro bilanci. Su questo penso che dovremmo essere tutti d’accordo.

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