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Presidente,

sono un giovane pugliese di 30 anni, laureato in scienze politiche, che guarda e osserva la politica di oggi con grande sdegno e preoccupazione. Sono un ragazzo che, come tanti altri, combatte quotidianamente con la precarietà, passando, in modo talmente veloce, da un posto di lavoro ad un altro da non poter sviluppare, in ambito lavorativo, alcuna appartenenza. I governi degli ultimi quindici anni, di qualsiasi colore politico, hanno letteralmente privato di qualsiasi futuro le nuove generazioni. Da comune osservatore di strada vedo una politica priva della sua dimensione pubblica, elitaria, arroccata su se stessa, poco o per nulla aperta alla pluralità di idee e convincimenti, derivanti dalla società civile. Una politica che, oltre a dimenticarsi sempre più dei cittadini (salvo poi ricordarsene miracolosamente nei periodi di campagna elettorale), tende costantemente a fuggire dalla realizzazione di quel bene comune che dovrebbe costituire unico criterio ispiratore dell’azione di qualsiasi governo. Aveva ragione Enrico Berlinguer quando, nei primi anni settanta, fece riferimento alla questione morale e alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali come principale problema del nostro paese. Da allora non è cambiato niente. Questa commistione si è sempre più rafforzata e le clientele si sono sempre più ingrossate. Esse, probabilmente, hanno rappresentato e rappresentano l’unico modo, per i politici, di opporsi a quelle forze della globalizzazione che stanno ridimensionando il loro potere all’interno della società italiana. Ma un politico deve avere un unico e ben altro obiettivo: migliorare la vita dei cittadini, sostenerne le angosce quotidiane, trovare una soluzione ai loro problemi, garantire pari opportunità a tutti. È quest’ultimo un punto, a parer mio, fondamentale sul quale, in Italia, dobbiamo fare ancora molta strada.
Caro Presidente, sono un gran sognatore, è vero, ma penso che i sogni siano, in politica, motore e condizione imprescindibile per poter effettivamente realizzare qualcosa di concreto. Credo in un’Italia del Merito che, allo stesso tempo, si impegni per non lasciare indietro nessuno, un’Italia in cui il Duro lavoro e la Determinazione siano le uniche fonti di ricchezza, un’Italia della Legalità e del Rispetto delle Leggi, un’Italia in cui sia garantita a tutti la possibilità di realizzarsi.
Mi scusi Presidente per averla annoiata, ma penso che tali slanci utopistici siano punti importanti dai quali la politica debba ripartire per avviare quel processo di rinnovamento di cui ormai irrimediabilmente necessita.

Con stima

Salvatore Ventruto

2 Risposte a “Lettera aperta al Presidente Vendola”
  1. anna maria mangia anna maria mangia scrive:

    Sottoscrivo la tua lettera e chissà quanti altri giovani pugliesi lo farebbero!

  2. Rosa Rosa scrive:

    Nella tua lettera ho visto i miei stessi sogni. Certo io ho un lavoro in regola, per ora, ma ho dovuto aspettare i miei 37 anni per vedermi realizzata, anche se non nel settore in cui mi sono laureata. Quando, però, mi guardo attorno provo ugualmente l’angoscia della precarietà e dell’ignoto, perchè vivo in una società impregnata di questo sentimento e ciò che oggi è certo, non è detto lo sia domani. Inoltre, riportando un pensiero di Hemingway espresso nel suo “Per chi suona la campana”, sono consapevole che nessuno di noi è un’”isola”, cioè che nessuno di noi può considerarsi indipendente dal resto dell’umanità. Perciò, la tua precarietà è la mia, è quella di tutti gli altri. Come posso sentirmi rassicurata dalla mia condizione lavorativa se intorno a me non ci sono rassicurazioni per gli altri?

  3.  
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