
“Per una sera sono orgoglioso di essere ugentino”.
E’ stato questo il pensiero che due sere fa, dopo la manifestazione in memoria di Peppino Basile, si è impossessato della mia mia mente. Una mente occupata, nell’ultimo anno, dall’omicidio dello stesso Peppino, dalle vicende della discarica di Burgesi, dai sospetti intorno alla costruzione del mega villaggio turistico all’interno del Parco Naturale di Ugento, da alcuni episodi intimidatori subiti da nostri concittadini.
Alcuni sostengono che Peppino Basile sia “servito” più da morto che da vivo. Ad essi dico che se il risultato di ciò è aver risvegliato le coscienze, aver portato a galla alcuni intrecci politico-economici, di natura illecita, avvenuti negli ultimi vent’anni, aver potuto parlare di legalità ad una piazza di 500-600 persone (come quella di due sere fa), allora è bene che ciò sia avvenuto. Anche dopo la sua morte Peppino si è messo al nostro servizio.
Noi, come sottolineato da don Stefano Rocca durate la messa di domenica scorsa, abbiamo il dovere di chiedergli perdono per non averlo sostenuto nelle sue battaglie contro il SISTEMA, quello degli “amici degli amici”, quello che si arroga il diritto di decidere chi deve vivere nel benessere e chi deve tirare a campare, quello che assicura opportunità solo ad una ristretta cerchia di individui, obbligando i molti ad elemosinare ciò che è un diritto sancito dalla costituzione e che, come tale, dovrebbe essere garantito: il lavoro.
Ecco perchè quella piazza, della quale ho avuto l’onore e il piacere di fare parte, dovrà continuare a battersi, affrontando con coraggio tutte le difficoltà politiche, economiche, culturali che troverà sulla sua strada. Siamo solo all’inizio, è vero, ma sono assolutamente convinto che ce la faremo. Tutti insieme.
Invito, pertanto, NOI ugentini ad alimentare costantemente la curiosità riguardo le modalità di gestione della cosa pubblica, ad avere l’ambizione del cambiamento e a divenire artefici del proprio destino.
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C’ero anch’io quella sera ad Ugento e, come te, credo sia stata scritta una pagina importante per la nostra città. Un risveglio di coscienze, da tempo sopite, con un interesse comune, quello di vedere il trionfo della legalità, della giustizia e della verità. Qualcuno ha voluto dare un colore politico alla manifestazione, rinunciando a parteciparvi perché appartenente a uno schieramento opposto a quello di IdV di cui Peppino faceva parte. A questi rispondo che l’unico colore politico di quella manifestazione era quello neutro della Politica con la P maiuscola, tanto necessaria per il raggiungimento del bene comune e così tanto bistrattata da coloro che la usano solamente per i loro sporchi affari.
Un caro saluto a te, Salvatore.
Eravamo in tanti in Piazza Italia alla manifestazione in cui si ricordava Peppino Basile, la sua morte, le sue battaglie. E come te e Maximiano anch’io sono orgogliosa di esserci stata. Ne conservo un bellissimo ricordo. Sono state 3 ore e mezza intense e molto interessanti. Allo stesso tempo si è rinnovato in me il desiderio di fare qualcosa per la nostra Ugento. Ritengo non sia più il caso di ricoprire ruoli da semplici spettatori, ma di prendere parte in prima persona al rinnovamento della nostra società. Saluti.
Purtroppo non ho potuto presenziare alla presentazione del libro “Il Sistema”. Mi è diaspiaciuto molto benchè in quella giornata il mio pensiero si è rivolto a quella manifestazione specie per il fatto che era presente un grande sociologo esperto di criminalità organizzata, dall’indubbio spessore morale e scientifico – culturale. Ho espresso diverse volte il mea culpa per aver in qualche modo espresso giudizi non positivi sul modo che Peppino aveva di esprimersi. Non c’è dubbio che il saper parlare, il saper suscitare il pathos della gente ha un valore fondamentale in una società di massa sempre più globalizzata e sempre più contraddistinta dagli effetti dei media, dalla comunicazione. Mi dispiace molto non aver partecipato a quella manifestazione, il non aver avuto la possibilità di vedere che nel mio piccolo paese forse ci sono persone che stanno risvegliano quel senso civico a cui molte volte ho fatto riferimento. Al di là degli orientamente politici che ognuno deve giustamente avere per innaffiare la pianta della democrazia, ritengo essenziale se non addirittura determinante il fatto che il prendere coscienza dei problemi di Ugento, dalla disoccupazione al mare inquinato, dal problema dei rifiuti al sistema delle clientele, e via discorrendo, rappresenti indubbiamente un punto di partenza fondamentale per costruire un futuro diverso, migliore di quello che purtroppo alcuni soggetti politici, indistintamente di ogni colore politico, hanno lasciato a noi giovani. Se è per me troppo tardi ormai per chiedere scusa a Peppino perchè certe volte mi infastidiva il suo modo di porsi, di parlare etc, non voglio che nessun Ugentino dimentichi che dei vigliacchi, dei criminali gli hanno barbaramente strappato il dono della vità, ovvero ciò che solo DIo dona e toglie.