Archivio per luglio, 2009
Si susseguono, con frequenza sempre maggiore, le voci sulla nascita di un partito del sud. Un nuovo soggetto politico che, prendendo atto delle “dimenticanze” del governo Berlusconi nei confronti del mezzogiorno, ne rilanci le istanze, riportandolo al centro delle attenzioni e dell’attività di governo. Un partito che attingerebbe ad “intellighenzie” bipartisan, coinvolgendo esponenti del PDL ( l’ex ministro della difesa Antonio Martino, il sottosegretario Fabrizio Miccichè, l’attuale ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo), rappresentanti del PD ( il governatore della regione Campania Antonio Bassolino e quello della Calabria Agazio Loiero) ed i movimenti Io Sud di Adriana Poli Bortone e quello per le Autonomie di Raffaele Lombardo, attuale governatore della Sicilia. E’ fuor di dubbio che il governo Berlusconi stia trascurando il mezzogiorno d’Italia, tagliando fondi a destra e a manca, ma coloro che propongono tale progetto non mi pare siano outsiders della politica, non mi pare abbiano raggiunto, in anni (ed in alcuni casi decenni) di pratiche di governo, risultati almeno soddisfacenti: gli italiani continuano ad abbandonare il mezzogiorno per trasferirsi al nord in cerca di lavoro ( addirittura negli ultimi undici anni sono stati ben settecentomila), la disoccupazione giovanile si assesta sempre su livelli molto alti, la parità tra uomini e donne, nel mondo del lavoro, continua a rimanere esclusivamente tra i buoni propositi. Probabilmente questi “professionisti” della politica non riescono più, avendo una disponibilità ridotta di fondi, a sfamare le loro grasse clientele. HANNO PAURA DI PERDERE I VOTI. TEMONO DI RIMETTERCI LE POLTRONE, SU CUI SIEDONO COMODAMENTE DA ANNI. E’ questo il VERO MOTIVO che rilancia l’interesse di questi “signori” per la questione meridionale. Mi auguro che il Sud non abbocchi a questa ennesima azione di sciacallaggio politico. Essi si presentano come salvatori del mezzogiorno, come difensori delle sue istanze. Ma pur ricoprendo negli ultimi anni, sia a livello nazionale che locale, molteplici incarichi di governo non hanno fatto nulla per il suo sviluppo.
E’ vero, la drastica riduzione delle risorse destinate al sud ( anche da parte del governo Prodi) ci ha fortemente penalizzato e ci sta penalizzando.
Nonostante ciò, ritengo che il meridione abbia avuto, in passato, importanti occasioni di risveglio ma la condotta assistenzialista e clientelare dei vari “potenti di turno” ha soffocato sul nascere qualsiasi minima opportunità di cambiamento.
Non sono d’accordo con la mentalità vittimista di alcuni meridionali che, animati dalla convinzione di essere condannati, per ragioni storico-geografiche, al disagio socio-economico accettano, volenti o nolenti, tale situazione con rassegnazione. Proprio essi contribuiscono ad alimentare la cultura assistenzialista. E ad alcuni politici, che devono le loro fortune a tale cultura, conviene che i meridionali siano dormienti.
Sono personalmente convinto, invece, che il mezzogiorno, come qualsiasi parte del mondo, possieda delle risorse importanti e che sia nostro dovere puntare su di esse: turismo, beni culturali, beni naturali, relazioni commerciali con l’area mediterranea ed asiatica. Tutti settori nei quali dovrebbero essere programmate efficaci strategie di sviluppo finalizzate al miglioramento della qualità del patrimonio naturalistico e culturale, alla maggiore integrazione di esso con le comunità locali, al potenziamento delle rotte commerciali che conducono ai mercati asiatici e mediterranei. Al mezzogiorno, oltre che maggiore propensione al rischio, occorre una corretta ed efficace programmazione da parte delle pubbliche amministrazioni, maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità, il ricambio generazionale della classe politica. Non affidiamo il nostro futuro a coloro che, presentandosi per l’ennesima volta come paladini del mezzogiorno, non rappresentano altro che la solita politica. Una minestra riscaldata che abbiamo già troppe volte ingerito.
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Il governatore della regione Puglia Nichi Vendola ha riportato in auge, nei giorni scorsi, il tema della QUESTIONE MORALE azzerando la giunta regionale, in seguito allo scandalo degli appalti della sanità pugliese. La procura di Bari già nel febbraio scorso aveva aperto, a tal proposito, un’inchiesta. Ad essa si è poi affiancata, nelle ultime due settimane, l’indagine, condotta dal Pubblico Ministero Scelsi, riguardante le escort che l’imprenditore Gianpaolo Tarantini (particolarmente attivo nella sanità pugliese) avrebbe messo a disposizione del premier Silvio Berlusconi per alcune serate “mondane” tenutesi a Villa Certosa e Palazzo Grazioli.
Il dibattito sulle modalità di selezione delle candidature alle recenti elezioni europee ed amministrative e le polemiche inerenti le derive sultaniste del premier ( bramoso di circondarsi di belle e giovani donne) sono necessariamente da ricondurre al “ciarpame politico“ che Veronica Lario, moglie del premier, si è affrettata a denunciare dalle pagine di Repubblica circa un mese fa. Successivamente sarebbero state diffuse, dalla stampa estera, le foto delle feste in Sardegna. Immagini che ritraevano addirittura premiers stranieri (il ceco Topolanek) completamente nudi.
Come è lontano per Berlusconi il 25 aprile quando, con fazzoletto partigiano attorcigliato al collo, tenne nel piccolo paese di Onna in provincia dell’Aquila, distrutto dal terremoto, un discorso improntato all’unità nazionale, esaltando comunisti del calibro di Togliatti e Terracini, riconoscendone il merito, al pari degli altri padri costituenti, di aver scritto “una grande pagina della storia del nostro paese”. Avrebbe addirittura dichiarato la Resistenza “valore fondante della nazione”. Un discorso che l’Italia attendeva da quindici anni e che ha rappresentato forse il momento di maggior gradimento e popolarità del premier. Un intervento da Presidente della Repubblica in pectore, primo tassello di un puzzle che una volta completato, alla scadenza naturale della legislatura (nel 2013), avrebbe dovuto portarlo al Quirinale, coronamento di una vita a dir poco straordinaria, sia nel campo imprenditoriale che in quello politico.
Su questa vicenda di veline e gossip mi sento di dire ben poco. Nonostante la presenza degli ispettori del ministro Alfano, piombati presso la procura di Bari già all’avvio dell’inchiesta nei confronti dell’attuale ministro per i rapporti con le regioni Raffaele Fitto, attendo fiducioso l’evolversi naturale dei fatti. Ciò che mi preme sottolineare è la superficialità con la quale i TG e le televisioni nazionali hanno affrontato la questione. Alcuni di essi adducendo addirittura come giustificazione il fatto che ancora non fosse stata (e non sia tuttora) stata definita alcuna tipologia di reato e che le notizie circolanti fossero strettamente legate alla vita privata del premier. Pur sforzandosi di far rientrare la vicenda di Patrizia D’Addario ( una delle escort presentate a Berlusconi dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini) nella sfera privata del premier, le buone intenzioni decadono quando ritroviamo la candidatura della stessa escort, alle recenti elezioni amministrative, nella lista “La Puglia prima di tutto” facente capo all’attuale ministro Fitto. Ciò fa automaticamente acquistare alla vicenda una dimensione pubblica ed apre inevitabilmente il dibattito sui criteri utilizzati (ben poco meritocratici) per la scelta delle candidature.
Attendendo, come detto precedentemente l’evolversi degli eventi, mi pare, invece, che l’indagine riguardante gli appalti della sanità pugliese sia, dal mio punto di vista, molto più grave in riferimento a quella questione morale cui Vendola ha fatto riferimento.
Proprio da questo spazio, circa un mese fa, ho indirizzato una lettera aperta al governatore nella quale, tra le altre cose, facevo cenno, prendendo spunto dalle parole pronunciate da Enrico Berlinguer nel lontano 1981, alla questione morale, alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali.
Fino a quindici-venti anni fa lo stato garantiva al cittadino, in quanto tale, alcuni diritti essenziali come la sanità e l’istruzione. Questi settori sono progressivamente divenuti opportunità di lucro e profitto per i privati che si sono sostituiti al soggetto pubblico nella erogazione di gran parte dei servizi ad essi correlati. Lo stato, pertanto, ha cominciato a demandare al privato (tramite lo strumento dell’appalto) l’organizzazione di alcune attività necessarie a garantire tali diritti che, essendo previsti dalla costituzione, sono costitutivi dell’essere cittadino. Il problema non sono le aperture al privato, bensì il fatto che le società vincitrici degli appalti sono spesso di proprietà degli stessi politici appaltanti ovvero che essi abbiano una partecipazione nelle stesse o favoriscano al momento dell’assegnazione aziende gestite da amici o soggetti a loro molto vicini. Ciò costituisce prassi fortemente antidemocratica, lesiva del principio delle pari opportunità.
Ecco quindi i contenuti che assume, oggi, la questione morale. Se a ciò aggiungiamo che molto raramente, almeno nel mezzogiorno, all’assegnazione al privato dell’attività di erogazione del servizio corrisponde un miglioramento della qualità dello stesso, il quadro è completo. Un quadro che svuota il concetto di cittadinanza di qualsiasi significato, che fa sentire il cittadino spogliato di alcuni fondamentali diritti. L’inchiesta di Bari sembra prevedere uno scenario, l’ennesimo, fatto di favori, scambi reciprocamente vantaggiosi, corruzione.
La mossa del Presidente Vendola è, in tal senso, sicuramente apprezzabile.
La trasparenza è una qualità che deve necessariamente essere incarnata dalla politica del futuro. A chi accusa il governatore di aver scelto superficialmente i suoi assessori quattro anni fa, rispondo che in politica come nella vita si possono fare delle scelte sbagliate. L’importante è riconoscere gli errori e porvi rimedio. Aggiungo che in politica ciò accade molto raramente.
Ora, il governatore lavori alacremente in questi otto mesi che rimangono alla scadenza del suo mandato e si impegni, anche in caso di sua rielezione, a promuovere un progetto politico che abbia come esclusive fondamenta i bisogni dei cittadini pugliesi e la loro voglia di riscatto.
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