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«Ho sbagliato e pagherò. Ora voglio solo sparire, sparire a lungo” .

Sono queste le parole dell’ormai ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo coinvolto nell’ennesimo scandalo a sfondo sessuale riguardante uomini delle istituzioni. Una brutta vicenda che mette nuovamente in evidenza, qualora fosse ancora necessario, la deficienza morale della nostra classe politica. Escort, trans, festini. Aveva cominciato l’ex portavoce di Prodi, Sircana sorpreso per strada a contrattare (o perlomeno a parlottare) di potenziali prestazioni sessuali con un viados. Ha continuato l’ex deputato Udc Cosimo Mele “beccato” in dolce compagnia in un albergo di via Veneto, nel cuore della dolce vita romana. Poi gli scandali berlusconiani dell’estate scorsa riversatisi anche su esponenti del PD pugliese (Frisullo), le feste a palazzo Grazioli, gli incontri amorosi nel lettone di Putin, i parties in Sardegna. Ora è il turno di Piero Marrazzo che, manifestando il desiderio di sparire (per un lungo periodo di tempo), parla di “debolezze private”. Sabato scorso, in una intervista sul “Fatto Quotidiano”, l’ex parlamentare di rifondazione comunista Vladimir Luxuria metteva in evidenza come nel nostro paese esistano due pesi e due misure nel momento i cui si sostiene la tesi secondo la quale “ se il soggetto protagonista dello scandalo è un trans c’è l’aggravante e se, al contrario, si parla di una minorenne (riferendosi al caso Noemi Letizia che ha visto coinvolto il premier) scatta l’attenuante”. Con queste affermazioni di Luxuria si può anche essere d’accordo, ma la vicenda è molto ingarbugliata e conferma innanzitutto la necessità, da parte dei nostri politici, di concedersi trasgressioni sessuali, divenute un bisogno intimo quasi comune. Desideri e fantasie che vengono appagati pagando (profumatamente) le prestazioni che si ricevono. Accade poi, ritornando al caso Marrazzo, che l’ex governatore, sorpreso in flagranza di rapporto con il trans Natalia da quattro carabinieri, venga ricattato dagli stessi con incessanti e sistematiche richieste di somme di denaro e che lo stesso Marrazzo invece di ricorrere alla magistratura e denunciare l’accaduto, decida di cedere al ricatto. Quasi contemporaneamente comincia a girare un video, proposto a vari giornali scandalistici e non, che documenta le trasgressioni dell’ex presentatore di Mi manda Raitre, ed è singolare che lo stesso venga avvisato di questo filmato dal padre degli scandali a luci rosse (il premier Berlusconi) il quale, in un gesto di irrifiutabile e immancabile solidarietà, intima ai giornali del proprio network di non pubblicizzare la vicenda. Che brutta storia questa di Marrazzo. Per l’uomo e per la sua famiglia, per l’arma dei carabinieri, per la politica. Non saprei se tutto sia frutto di un complotto ma francamente il problema mi pare non sia questo.

3 Risposte a “Non saprei se tutto sia frutto di un complotto ma francamente il problema mi pare non sia questo”
  1. anna maria mangia anna maria mangia scrive:

    Proprio una brutta storia sopratutto per l’uomo e la sua famiglia e gli uomini che pur indossando una divisa hanno posto in essere degli atteggiamenti ricattatori e vergognosi. Le debolezze di Marrazzo sono private e tali devono restare.

  2. mario mario scrive:

    d’accordissimo! qui non siamo americani. bigotti e bacchettoni fuori dai cojo..i. La colpa di Marrazzo è di non avere denunciato il ricatto, ma rispetto ai reati commessi dal pres. del cons. è roba all’acqua di rose

  3. Salvatore Ventruto Salvatore Ventruto scrive:

    Cari Mario e Annamaria penso che su questa vicenda si è detto e si dirà ancora molto.
    Già si vocifera del coinvolgimento di altri importanti uomini politici ma penso che siano due gli elementi gravi: il ruolo di ricattatori esercitato da quattro rappresentanti dell’arma dei carabinieri e l’accettazione dell’estorsione da parte di Marrazzo (che non va in procura a denunciare tutto), il quale diventa automaticamente e permanentemente ricattabile, come Berlusconi nella vicenda D’addario & C. Con una sola differenza (e non da poco): mentre il trans di Marrazzo rimane “confinato” nella vita privata dell’ex governatore del Lazio, la D’Addario veniva candidata, alle recenti elezioni amministrative con la lista “La Puglia prima di tutto” del ministro Raffaele Fitto. Facendo inevitabilmente assumere alla vicenda una dimensione pubblica.

  4.  
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