
Lo scorso dicembre il pentito Gaspare Spatuzza, deponendo al processo d’appello a carico del senatore Marcello Dell’Utri, parlò di una confidenza fattagli da Giuseppe Graviano, boss del mandamento di Brancaccio, a Palermo. Siamo nel 1993. Durante la conversazione Graviano avrebbe rivelato a Spatuzza che “grazie ad un compaesano e a quello di canale 5″ Cosa Nostra aveva finalmente ottenuto, per il futuro, importanti garanzie in tema di confisca dei beni mafiosi e di applicazione del 41-bis, introdotto nel giugno del 1992 col superdecreto antimafia Scotti-Martelli. Nell’occasione ” il compaesano e quello di canale 5″ vennero anche etichettati dal boss di Brancaccio (a detta dello stesso Spatuzza) come uomini di parola, uomini di cui ci si poteva fidare ( al contrario dei politicanti della Prima Repubblica e dei socialisti), uomini che avevano consegnato l’Italia a Cosa Nostra.
Pochi giorni dopo, Graviano, chiamato a dare riscontro alle dichiarazioni di Spatuzza, decideva di non presentarsi davanti ai giudici e di inviare un fax che, letto in aula, recitava testualmente: “In sedici anni di detenzione ho espiato più di dieci anni di isolamento e la legge ne prevede come tetto massimo tre… Quando il mio stato di salute me lo permetterà sara mio dovere rispondere a tutte le domande che mi verranno poste”.
Dopo l’approvazione della legge che stabilisce la messa all’asta dei beni confiscati alla mafia ( facendo venire meno la obbligatoria assegnazione degli stessi a cooperative sociali e comunità di recupero), il primo dell’anno i giornali hanno pubblicato la notizia della revoca dell’isolamento diurno a carico di Giuseppe Graviano, una misura che gli permetterà di condividere, con altri detenuti, l’ora d’aria. Un lieve miglioramento del regime carcerario cui era ed è sottoposto, giustificato con motivazioni “prettamente tecniche” ( l’isolamento diurno può applicarsi per un massimo di tre anni,come stabilito dalla legge, e può accompagnarsi al rigore previsto dal 41-bis). “Strane concessioni” che potrebbero miracolosamente restituire la parola a Giuseppe Graviano e contribuire finalmente a fare chiarezza sull’esistenza o meno di una trattativa tra stato e Cosa Nostra nei primi anni ’90. Oppure convincerlo definitivamente a tenere la bocca chiusa, a rimuovere totalmente quel passato raccontato da Spatuzza che, se confermato, avrebbe clamorose ripercussioni sul presente. Dubbi che potranno chiarirsi il prossimo 8 gennaio quando Graviano sarà forse richiamato in Tribunale per dare la sua versione. Nell’attesa vorrei rivolgere una domanda al guardasigilli Alfano: cosa intendeva , caro Ministro, quando poco più di due mesi fa parlava ai quattro venti di inasprimento del 41-bis?
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Salvatore….sbaglio o la misura dell’isolamento è stata tolta dai magistrati di sorveglianza???