Essendo abituale spettatore della trasmissione “Ballarò”, ho assistito, martedì scorso, alla lite tra Massimo D’Alema, attuale Presidente del Copasir, e il Condirettore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti. Al centro del dibattito la vicenda che vede coinvolto l’ex Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, ennesimo caso di uomo politico “permale” che, di fronte alle accuse contestategli dalla magistratura, ha pensato di ricorrere all’ormai consolidata tecnica berlusconiana della “gogna e della persecuzione mediatica”, etichettandosi, al pari di altri “illustri” colleghi dell’ultimo ventennio di storia repubblicana, come vittima di tale accanimento.
Durante la trasmissione il condirettore de “Il Giornale” ha ripetutamente provocato baffetto D’Alema, il quale ha pensato bene, esausto, di indirizzargli un “bel vada farsi fottere” nel momento in cui Sallusti ha cercato di accomunare lo scandalo di Affittopoli, che vide coinvolti verso la fine degli anni ’90 molti politici (in gran parte di sinistra), tra cui l’immancabile baffetto, scoperti ad abitare, in affitto ad equo-canone, alloggi di proprietà di enti pubblici, e la vicenda di Scajola, a sua volta acquirente, ad una cifra ridicola, di una mega abitazione vista Colosseo. Cifra bassa quella sborsata dall’ex Ministro, non perché si fosse imbattuto in una irripetibile “occasione immobiliare” ma perché gran parte della stessa sarebbe stata pagata dalla classica “cricca”, dagli “amici degli amici”, di cui ormai quasi ogni politico ama circondarsi. In questo caso Anemone & C., coinvolti nello scandalo degli appalti riguardanti il G8, il terremoto in Abruzzo, la Protezione Civile.
E’ indubbio che l’intento di Sallusti era quello di confondere le acque e di provocare l’ira del baffetto, ma è palese che le due questioni non si potessero e non si possano accomunare e che le dimissioni di Scajola, di fronte alle fattispecie di reato che si stanno delineando, fossero, per rispetto delle istituzioni e degli italiani, doverose. Ma ribadendo la personale ripugnanza per le vicende di Scajola mi chiedo anche, e soprattutto, come faccia un politico, consapevole dei propri privilegi, ad accettare in affitto da un ente pubblico ad equo canone ( importo a dir poco irrisorio stabilito dalla legge) una casa che sicuramente farebbe molto più comodo ad un comune cittadino, in situazione economica “leggermente” più svantaggiata? E come è possibile che ad accettarla sia un politico di sinistra?
Stefano Petroselli, sul “Secolo d’Italia”, in merito alla rabbiosa reazione di baffetto D’Alema di cui sopra, ha parlato di “scatto d’orgoglio della politica vera, della politica dei contenuti, contro la politica fatta di propaganda e provocazioni”. Una affermazione del tutto opinabile se non si chiarisce preventivamente che cosa si intende per politica “vera e dei contenuti”. Anche perché negli ultimi anni di contenuti ne abbiamo visti ben pochi, anche a sinistra. Soprattutto da parte di D’Alema, capace esclusivamente di tagliare le gambe ai vari Prodi, Franceschini, Veltroni e per poco (tentativo miseramente fallito) anche a Vendola. Tutto per il potere. Quel potere che fa accumulare privilegi su privilegi. Ma che nel caso del baffetto li fa, forse, velocemente dimenticare.

2 Risposte a “Privilegi su privilegi”
  1. anna maria mangia anna maria mangia scrive:

    Già ma l’espressione usata diventerà presto un must.

  2. Cristian Rovito Cristian Rovito scrive:

    E ci sono persone che muoiono di fame…..che sono stati relegati ad essere gli ultimi a vità…..dovremmo essere più responsabili..avere dapprima una “etica della responsabilità” come uomini, come cittadini, come politici, come lavoratori, come aspiranti politici, come cittadini globalizzati”…se l’uomo non si rende conto della limitatezza della sua avidità, leggi, sistemi anticorruzione non saranno mai sufficienti..

  3.  
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