
Ricorre stanotte il 2° anniversario della morte di Peppino Basile.
Mi riferiscono di una commemorazione molto più sobria rispetto a quella dello scorso anno. È giusto che sia così, in un momento in cui è in pieno svolgimento il processo a carico dei presunti assassini di Peppino. Non ho mai voluto addentrarmi nell’aspetto strettamente giudiziario della vicenda Basile. E continuerò a non farlo.
Ho apprezzato, invece, più volte il fatto che l’assassinio di Peppino Basile avesse contribuito a far aprire gli occhi a molti ugentini, nonché a risvegliare germi di partecipazione popolare. Ma l’inerzia sociale e la sfiducia nel futuro sono sempre dietro l’angolo ed è facile (come più volte accaduto) che prendano il sopravvento. Mi si dice spesso che gli ugentini non partecipino alla gestione della cosa pubblica perché pensano esclusivamente al proprio tornaconto. Mi si ripete, in modo ancora più martellante, che è impossibile farli “uscire di casa”. Se il perseguimento del bene comune è (o dovrebbe essere) l’obiettivo della politica, controllare o garantire che ciò effettivamente avvenga non dovrebbe costituire il tornaconto per eccellenza? Allora sono gli ugentini che non vogliono partecipare oppure è il “Palazzo” che non intende farli attivamente partecipare? Oppure, ancora, è il cittadino ugentino, (quello privo di particolari intrallazzi con il potere) che, non vedendo alcuna possibilità di cambiamento nel metodo politico, manda tutto e tutti a quel paese? Il cambiamento nel metodo politico. Ecco il punto. La trasparenza, la legalità, la difesa dei più deboli, il giusto utilizzo delle risorse, il far sentire i cittadini (tutti!!!) importanti e protagonisti della vita politica del paese. Questo, penso che vogliano gli ugentini. Tra pochi mesi c’è l’appuntamento elettorale. Grande occasione per essere smentito e trovare una risposta a queste mie noiose domande. Ma tutto tace nel panorama politico ugentino. O meglio tutto sembra tacere. E questo è sintomo di vecchia politica. Mi auguro non ci venga offerto, per l’ennesima volta, lo stesso copione, sgualcito ed ingiallito. Se ciò avvenisse, vorrà dire che tutto ciò che è accaduto, da quella terribile notte di due anni, non avrà avuto alcun valore e significato.


Articoli (RSS)
Personalmente, caro Salvatore, condividendo in toto le tue riflessioni, come sempre equilibrate ed alquanto legate alla realtà delle cose e dei fatti, credo che la riproposizione di un copione non ingiallito ma trucidamente incancrenito, rappressenti un’ipotesi piuttosto irreale. Pur riscontrando quel modus vivendi e quel modus operandi che con le tue domande hai riassunto, sono tuttavia fermamente convinto sia della fine del “tempo degli onori per qualcuno”, sia del sentimento forte che pur annaspando, cresce e che come tale abbisogna di un’abbondante acqua per essere innaffiato fino al punto da fargli avere radici solide. A mio modesto avviso occorre veramente partire da zero e, soprattutto occorre essere convinti di quello che gli Ugentini vogliono per se stessi come comunità organizzata, come res publica direbbe il prof. Sartori. Occorre la volontà di cercare e di volere un cambiamento che al di là dei colori politici (mi rendo conto di quanto manchi ahimè una classe dirigente degna dei padri costituenti!!!) interessi indistintamente ed inevitabilmente tutti. Se i cittadini non tornano ad interessarsi della politica, è inevitabile che la politica si occupi comunque di loro!!! Con stima ed affetto, Cristian.