fini_berlusconi_ansa_436.jpg_415368877

Circa un anno fa parlai, in questo spazio, di PDL che, fin dalla sua nascita, si contraddistingueva per le vedute non proprio comuni dei due cofondatori: il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e quello della Camera Gianfranco Fini. Due leader che, dal marzo del 2009 ad oggi, hanno via via acuito le loro distanze. Su tutti i fronti. Sull’organizzazione del partito ( il PDL non è una caserma ripeteva costantemente Fini) e su questioni prettamente politiche (su tutte l’immigrazione, la legalità, la laicità dello stato, il testamento biologico). Ad esse si sono sicuramente aggiunte comuni ambizioni personali. Entrambi puntano, infatti, nel 2013, anno in cui finirà il mandato di Giorgio Napolitano, al Quirinale. Fini si è opposto a tutto (o quasi) negli ultimi mesi. Ha criticato il DDL intercettazioni ( a dir poco vergognoso e voluto fortemente dal Premier in nome della difesa della privacy), costringendo la maggioranza a modificarne il testo originario e rimandandone l’esame in aula a settembre. Ha espresso continuamente la propria contrarietà per la posizione dominante della Lega all’interno della coalizione di Governo. Si è opposto duramente alla nomina a Ministro per l’Attuazione del Federalismo di Aldo Brancher che, appena dopo aver giurato dinanzi al Capo dello Stato, ha tentato opportunisticamente di avvalersi del legittimo impedimento. Dopo soli 17 giorni lo stesso Brancher è stato costretto a dimettersi. L’aveva fatta troppo grossa agli occhi dell’opinione pubblica!!! Anche su Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia, Fini non si è tirato indietro dal dire la sua ( “qualsiasi governo serio non dovrebbe accettare che chi ha avuto e continua ad avere comprovati rapporti col clan dei Casalesi continui a fare il sottosegretario”). Cosentino pochi giorni dopo si sarebbe (finalmente !!!) dimesso. E poi i continui richiami sugli innumerevoli tentativi di leggi ad personam da parte del Premier ( il lodo Alfano, il processo breve e, per ultimo, il legittimo impedimento, sulla cui legittimità costituzionale si pronuncerà la Consulta il prossimo 14 dicembre) nonché l’insofferenza verso quella parte del PDL che delegittima costantemente il lavoro dei magistrati e assurge a propri eroi personaggi come Vittorio Mangano. E’,dunque, sul tema della legalità che negli ultimi mesi si è incentrato lo scontro tra Fini e Berlusconi, in passato uniti dal garantismo oggi divisi dall’illimitato desiderio di impunità del Premier e della sua cricca. Oggi su “Il Fatto Quotidiano” Furio Colombo, a proposito della rottura tra Berlusconi e Fini e della conseguente formazione in Parlamento, da parte di quest’ultimo, di un proprio gruppo parlamentare (“Futuro e Libertà per l’Italia) parlava di “giorno di inizio della fine”. Non sarei per ora così ottimista ma sicuramente si è chiusa un’epoca.

4 Risposte a “La chiusura di un’epoca”
  1. Angelo Minenna Angelo Minenna scrive:

    Ma il tuo partito, come impostazione leaderistica e personalistica, poco o nulla si differenzia dal PdL…ci avete mai fatto caso???

  2. Salvatore Ventruto Salvatore Ventruto scrive:

    Penso che nella vita, per poter migliorare sia sotto il profilo personale che professionale, occorra, oltre alla consapevolezza dei propri limiti (al fine di cercare di superarli in tutti i modi possibili) fare autocritica nella giusta misura. L’IDV, come tutti i partiti, ha le sue problematiche organizzative e di metodo che sta positivamente affrontando, dopo il Congresso Nazionale dello scorso febbraio, anche con quelli provinciali e regionali in corso di svolgimento. Penso che un partito non debba caratterizzarsi per le costanti e succubi “chiamate alle armi” dei parlamentari ogni volta che c’è da votare ” a scatola chiusa” una legge ad personam. E penso che Fini abbia più volte voluto riferirsi a questo aspetto quando parlava di caserma. Come detto precedentemente tutti i partiti hanno le loro problematiche interne (anche se di diversa natura), ma penso che nell’attuale centrosinistra non serva fossilizzarsi sulle stesse e non sia utile rinfacciarsele vicendevolmente. Occorre costruire una alternativa di governo credibile e culturalmente “allettante” per la maggioranza degli italiani. E questo credo debba valere per tutte le formazioni politiche, parlamentari e non, che si collocano nel centrosinistra.

    Un caro saluto

  3. anna maria mangua anna maria mangua scrive:

    quindi tu sei del partito di Di Pietro.Vabbè avevo capito che non eri del centrodestra, come me,ma non capisco cosa si possa trovare di così interessante nella demogogia del signor Di Pietro
    Un saluto

  4. Salvatore Ventruto Salvatore Ventruto scrive:

    Cara Annamaria avevo capito pure io che tu non eri proprio di centrosinistra :-) … l’importante è confrontarsi ed essere disponibili ad ascoltare coloro che hanno idee diverse dalle proprie. Se si fa questo qualcosa di buono esce sempre.
    Un caro saluto anche da parte mia

  5.  
Scrivi un Commento






Iscriviti al tBlog e crea un tuo profilo!

Switch to our mobile site