Archivio per agosto, 2010

Negli ultimi mesi abbiamo assistito (ed assistiamo) ad un teatrino a dir poco indecente, caratterizzato da rotture e schermaglie politiche, dalla continua minaccia o richiesta ( a seconda dei diversi punti di vista) di elezioni anticipate, dalle dimissioni di ministri e sottosegretari, dalla nascita di nuovi gruppi parlamentari. I berluscones e i finiani continuano a rimbalzarsi le responsabilità della rottura, Bossi parla assiduamente di elezioni anticipate nel caso in cui Berlusconi non riuscisse ad ottenere, alla ripresa dei lavori parlamentari, la fiducia sui famigerati cinque punti che dovrebbero caratterizzare il nuovo programma di governo: fisco, giustizia, immigrazione, federalismo, mezzogiorno. Il Partito Democratico non ha altro di meglio da proporre che un nuovo Ulivo ( che poi sarebbe il vecchio), una nuova accozzaglia di partiti uniti semplicemente dall’antiberlusconismo. Peccato che a molti elettori sfugga il modello sociale alternativo che il centrosinistra vorrebbe realizzare nel caso in cui si riuscisse a far “cadere” Berlusconi. Per una ragione molto semplice: perché non esiste. L’Udc continua a fare ciò che gli riesce meglio: stare con un piede in due (o addirittura tre) scarpe. Un giorno ammicca al PDL, l’altro giorno a Bersani, l’altro ancora ai finiani e Rutelli. Anche l’Italia dei Valori chiede elezioni anticipate, a meno che non ci siano i presupposti di un governo tecnico che abbia come unico obiettivo quello della riforma della legge elettorale.
I partiti, come al solito, litigano e la gente si disaffeziona sempre più alla politica. Politica che ormai non è più produzione di idee, non è più individuazione delle priorità da affrontare, non è più soluzione dei problemi, non è più momento di partecipazione, non è più occasione per i cittadini di dire la propria su questioni che essi ritengono importanti. Politica che non è più diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti in Parlamento. Questione, quest’ultima, fondamentale per restituire al cittadino quella dignità democratica di cui è stato porcatamente derubato
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RIPORTO UNO STRALCIO DI UN APPUNTO, RIGUARDANTE IL FASCISMO E MUSSOLINI, CONTENUTO NEI DIARI DI INDRO MONTANELLI, RACCOLTI DA SERGIO ROMANO NEL LIBRO “I CONTI CON ME STESSO”. APPUNTO A DIR POCO ORIGINALE.
Dino Grandi è venuto da me a cena, pregandomi di non invitare altre persone (…….).
Naturalmente il discorso, come sempre, è ricaduto sul ventennio (…..). Grandi quando parla di Mussolini, comincia sempre con accenti acri e finisce con parole d’affetto. In fondo, nutre verso di lui un complesso di colpa perché lo ha sempre tradito, anche prima del 25 luglio. Ma credo che il suo ritratto dell’uomo sia sostanzialmente giusto: un ignorante pieno d’intuito, un timido che diventava imperioso davanti ai più timidi di lui, un codardo nel pericolo, che si trasformava leone nella vittoria, un vitellone di provincia romagnola che concepiva l’amore solo come “possesso”, a esaltazione della propria virilità ( ………..).
Di ricordo in ricordo ricostruiamo insieme una storia esemplare: quella di De Feo.
All’avvento del fascismo De Feo era solo un modesto funzionario del Ministero degli Interni che ebbe il fortunato incarico di sottoporre ogni mattina al Duce le carte da firmare (……..). Un giorno dopo essere stato nominato, dallo stesso Mussolini, presidente dell’Istituto Luce vide il Duce alquanto abbattuto e, entrato ormai in confidenza con lui, ne chiese il motivo.
“La vita, camerata De Feo” rispose il Duce con un sospiro “è piena di amarezze , di rinunzie, di cose che si vorrebbero ma non si possono fare nemmeno quando si è nelle mie condizioni, anzi specialmente in questo caso…..”. “Sapete chi era qui poco fa? Bombacci. È rientrato dal volontario esilio…. malato….un relitto…. Ma come posso aiutarlo?…. Vi immaginate cosa direbbero se lo facessi i vecchi squadristi, Farinacci…..? Mi stringe il cuore ma non posso….. non posso”.
De Feo assentiva in silenzio ma appena lasciato il Duce si precipitò a cercare Bombacci e senza dir nulla a nessuno gli dette un piccolo impiego nel suo istituto.
Pochi giorni dopo Starace mandò a chiamare De Feo chiedendogli se avesse rinnovato la tessera del partito. Quando De Feo trasse la tessera dal portafogli per mostrarla a Starace, quest’ultimo la strappò in quattro pezzi e senza una parola lo congedò.
Quando De Feo rivide il Duce, fu lui a mostrarsi abbattuto.
“Ho commesso un errore caro Duce e l’ho pagato……….D’altra parte, i casi umani cui ci si trova di fronte sono imprevedibili e spesso commoventi…. Io mi sono trovato di fronte a quello di Bombacci….. Lo so, lo so: è stato uno dei più ostinati e abbietti avversari del fascismo e dovevo ricordarmene …… Ma che volete? Ne ho avuto compassione e scioccamente gli ho dato un posto.. un posticino intendiamoci, da mille lire al mese…. Ma il segretario del partito lo ha saputo… e giustamente intendiamoci …mi ha ritirato la tessera… Non ho proprio da recriminare: è colpa mia”…..
Mussolini lo aveva ascoltato in silenzio e in silenzio lo congedò. Ma la settimana dopo De Feo fu riconvocato da Starace che lo accolse con aria sorniona e, prendendolo per il ganascino, gli disse ridendo: “Dì la verità ci avevi creduto, eh….?”Ma quanto sei fesso camerata De Feo!… Tò, rieccoti la tessera…..”.
Ecco il terribile Duce: un dittatore che, pur avendo tutti i poteri, non osava servirsene nemmeno per un gesto di generosità verso un ex nemico e aspettava che un modesto collaboratore se ne assumesse il compito di propria iniziativa, salvo poi giustificarlo di fronte al segretario del partito che, avendo a sua volta compreso gli inespressi desideri del tiranno, trasformava il castigo in burletta…… ..
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La libertà è il senso della vita, della vita di una comunità. Se non c’è libertà, e con la libertà non c’è la capacità di esprimere liberamente i propri pensieri e al tempo stesso la libertà di ascoltare il pensiero altrui, non c’è vita politica vera! Non c’è la città, la civitas. La liberta è fondamentale, lo pensavo allora e lo penso ancora oggi. La libertà deve accompagnarsi con la giustizia sociale. E’ chiaro che non si può essere completamente liberi quando c’è una situazione sociale iniqua, perchè per poter esercitare la libertà occorre essere liberi dal bisogno…….
….Azionista com’ero sostenevo che non c’è libertà senza giustizia, non c’è giustizia senza libertà e di questo ero convinto allora e…… lo penso anche oggi. Non ho cambiato opinione, rimango convinto che la base fondamentale del viver sociale consista in questo: non esiste libertà se non c’è giustizia sociale.
Tratto dal Libro “Carlo Azeglio Ciampi. Da Livorno al Quirinale” . Storia di un italiano
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