Scritto da Salvatore Ventruto in Politica
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Salvatore Ventruto

parlamento italiano

Negli ultimi mesi abbiamo assistito (ed assistiamo) ad un teatrino a dir poco indecente, caratterizzato da rotture e schermaglie politiche, dalla continua minaccia o richiesta ( a seconda dei diversi punti di vista) di elezioni anticipate, dalle dimissioni di ministri e sottosegretari, dalla nascita di nuovi gruppi parlamentari. I berluscones e i finiani continuano a rimbalzarsi le responsabilità della rottura, Bossi parla assiduamente di elezioni anticipate nel caso in cui Berlusconi non riuscisse ad ottenere, alla ripresa dei lavori parlamentari, la fiducia sui famigerati cinque punti che dovrebbero caratterizzare il nuovo programma di governo: fisco, giustizia, immigrazione, federalismo, mezzogiorno. Il Partito Democratico non ha altro di meglio da proporre che un nuovo Ulivo ( che poi sarebbe il vecchio), una nuova accozzaglia di partiti uniti semplicemente dall’antiberlusconismo. Peccato che a molti elettori sfugga il modello sociale alternativo che il centrosinistra vorrebbe realizzare nel caso in cui si riuscisse a far “cadere” Berlusconi. Per una ragione molto semplice: perché non esiste. L’Udc continua a fare ciò che gli riesce meglio: stare con un piede in due (o addirittura tre) scarpe. Un giorno ammicca al PDL, l’altro giorno a Bersani, l’altro ancora ai finiani e Rutelli. Anche l’Italia dei Valori chiede elezioni anticipate, a meno che non ci siano i presupposti di un governo tecnico che abbia come unico obiettivo quello della riforma della legge elettorale.
I partiti, come al solito, litigano e la gente si disaffeziona sempre più alla politica. Politica che ormai non è più produzione di idee, non è più individuazione delle priorità da affrontare, non è più soluzione dei problemi, non è più momento di partecipazione, non è più occasione per i cittadini di dire la propria su questioni che essi ritengono importanti. Politica che non è più diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti in Parlamento. Questione, quest’ultima, fondamentale per restituire al cittadino quella dignità democratica di cui è stato porcatamente derubato

Una Risposta a “Occorre una nuova legge elettorale”
  1. Cristian Rovito Cristian Rovito scrive:

    In effetti caro Salvatore la questione che tu giustamente hai sollevato costituisce la pietra miliare di quella schermaglia di problemi che da anni la classe politica si trascina (a mio avviso volutamente!!!). Il “porcellum” o più giornalisticamente “la porcata” dell’attuale legge elettorale se da un lato ha garantito una maggioranza schiacciante al centro – destra (che ha addirittura abbondantemente superato il plebiscito ottenuto da De Gasperi contro il fronte popolare nelle elezioni del 48), dall’altro ha evidenziato la necessità o più semplicemente l’obbrobrio di un modus operandi non certamente rispondente alle necessità e soprattutto ai problemi del sistema Italia. Benchè a mio modesto avviso il “sistema proporzionale” con vocazione maggioritaria debba essere il punto di partenza, senza dubbio la necessità di apportare adeguati strumenti di “riequilibrio” secondo i principi del ricambio della classe dirigente, della possibilità di “scegliere” per i cittadini – elettori (venendo eliminate le liste bloccate) costituisce la sfida a cui tutte le forze politiche devo tendere. Le regole del gioco vanno discusse insieme e possibilmente in maniera tale da durare nel tempo ed assicurare rappresentanza politica, stabilità di governo per risolvere i problemi e non per crearne degli altri, pesi e contrappesi senza esautorare organi costituzionali e i loro poteri. Il tutto aggancianto al senso di responsabilità ed a quei principi di etica pubblica ormai dimenticati dagli attuali rappresentati…presunti in quanto nominati….rappresentanti del popolo.

  2.  
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