
Ricorre stanotte il 2° anniversario della morte di Peppino Basile.
Mi riferiscono di una commemorazione molto più sobria rispetto a quella dello scorso anno. È giusto che sia così, in un momento in cui è in pieno svolgimento il processo a carico dei presunti assassini di Peppino. Non ho mai voluto addentrarmi nell’aspetto strettamente giudiziario della vicenda Basile. E continuerò a non farlo.
Ho apprezzato, invece, più volte il fatto che l’assassinio di Peppino Basile avesse contribuito a far aprire gli occhi a molti ugentini, nonché a risvegliare germi di partecipazione popolare. Ma l’inerzia sociale e la sfiducia nel futuro sono sempre dietro l’angolo ed è facile (come più volte accaduto) che prendano il sopravvento. Mi si dice spesso che gli ugentini non partecipino alla gestione della cosa pubblica perché pensano esclusivamente al proprio tornaconto. Mi si ripete, in modo ancora più martellante, che è impossibile farli “uscire di casa”. Se il perseguimento del bene comune è (o dovrebbe essere) l’obiettivo della politica, controllare o garantire che ciò effettivamente avvenga non dovrebbe costituire il tornaconto per eccellenza? Allora sono gli ugentini che non vogliono partecipare oppure è il “Palazzo” che non intende farli attivamente partecipare? Oppure, ancora, è il cittadino ugentino, (quello privo di particolari intrallazzi con il potere) che, non vedendo alcuna possibilità di cambiamento nel metodo politico, manda tutto e tutti a quel paese? Il cambiamento nel metodo politico. Ecco il punto. La trasparenza, la legalità, la difesa dei più deboli, il giusto utilizzo delle risorse, il far sentire i cittadini (tutti!!!) importanti e protagonisti della vita politica del paese. Questo, penso che vogliano gli ugentini. Tra pochi mesi c’è l’appuntamento elettorale. Grande occasione per essere smentito e trovare una risposta a queste mie noiose domande. Ma tutto tace nel panorama politico ugentino. O meglio tutto sembra tacere. E questo è sintomo di vecchia politica. Mi auguro non ci venga offerto, per l’ennesima volta, lo stesso copione, sgualcito ed ingiallito. Se ciò avvenisse, vorrà dire che tutto ciò che è accaduto, da quella terribile notte di due anni, non avrà avuto alcun valore e significato.
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Ieri sera ho assistito, all’interno della trasmissione Chi l’ha visto, alla seconda parte del servizio riguardante l’omicidio di Giuseppe Basile il consigliere comunale di Ugento, nonché della provincia di Lecce, dell’Italia dei Valori, ucciso nella notte tra il 14 e 15 giugno dello scorso anno con 19 coltellate.
In tale servizio è stato costantemente messo in evidenza l’impegno politico del Basile per la “sua” Ugento, soprattutto in riferimento alle modalità di gestione della discarica Burgesi e all’esistenza, proprio accanto alla stessa, di un centro di stoccaggio rifiuti di proprietà comunale, in stato di totale abbandono, realizzato con fondi pubblici pari a 5 miliardi 300 milioni di lire.
In questo mio intervento non voglio addentrarmi nelle questioni prettamente giudiziarie, iniziate con l’autodenuncia circa un paio d’anni fa dell’imprenditore Bruno Colitti, bensì sul clima che si è creato attorno a questa vicenda.
Ho più volte sottolineato quanto fosse importante, per giungere alla verità, mantenere puntati i riflettori dei media su quella drammatica notte del giugno scorso. Aggiungo che dobbiamo continuare a farlo.
Tuttavia, ho altresì sempre valutato positivamente il tentativo di “utilizzare” la vicenda Basile come trampolino di lancio per una più ampia battaglia che riguardi la legalità, la riluttanza ai particolarismi e il miglioramento delle condizioni di vita degli ugentini. Stamattina scorrendo, all’interno del forum, i commenti alla sopracitata trasmissione, ho per lo più trovato insulti al sindaco Ozza. Un utente presentandosi come speranza ha dichiarato “oltre a vergognarmi, di essere rappresentato da un sindaco così arrogante e nello stesso tempo così spudorato nelle affermazioni e nelle insinuazioni verso Peppino,mi ha veramente fatto rabbia perchè ho letto nelle sue affermazioni lo strapotere politico e la sua ostentata sicurezza sotto ogni profilo di immunità”. E ancora l’indignato afferma:” siamo proprio rappresentati male! La cosa più brutta sai qual è? Che domani starà ancora là seduto sulla poltrona con la sua faccia tosta!”. Ad essi si è poi aggiunto l’anonimo di turno dichiarando:” per favore, qualcuno lo faccia visitare subito da uno psichiatra!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”
Penso che Ugento non abbia, in questo momento, bisogno di insulti e divisioni ma di concordia e unità e, a tal proposito, ho molto apprezzato l’appello, lanciato nei giorni scorsi da Don Stefano Rocca, che invitava tutte le persone intervenute al dibattito in rete a partecipare realmente, attraverso l’adesione al comitato costituitosi presso la sua parrocchia. “Dico a queste persone- ha continuato Don Stefano- fate un passo in più verso la legalità, incontratevi, incontriamoci. Facciamo nascere questa grande forza di cambiamento, tutti insieme. Il Tacco vi ha dato voce, vi ha messo a disposizione questo grande strumento di democrazia. Adesso datevi un volto”.
E questo è il punto! Non serve criticare o elogiare il sindaco, sostenere o richiamare l’attenzione dell’opposizione, appoggiare o criticare quel comitato o associazione. Serve, come riportato in uno dei miei interventi dei giorni scorsi, “lavorare seriamente per la creazione di nuovo soggetto e programma politico da presentare alle prossime elezioni” ed auspico che costruttori dello stesso, siano un gruppo di giovani ugentini, animati semplicemente da una grande passione politica, dal perseguimento dell’interesse generale e dalla volontà di creare pari opportunità per tutti. Pertanto, sarebbe opportuno che chi interviene nella rete con appellativi generici cominci a rivelare le proprie generalità al fine di poter veramente cominciare a partecipare. Solo così si può contribuire al vero cambiamento: il ripudio dell’omertà.
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